Bellaria – Com’è il primo disco di Vegas Jones?

Bellaria è il primo vero disco di Matteo Privitera, in arte Vegas Jones, rapper milanese di ventitre anni, poiché tutti i suoi lavori precedenti, Oro Nero Mixtape, Gratta e Vinci Skillstape e Chic Nisello, sono stati mixtape. Il Cd è stato pubblicato per Dogozilla Empire, etichetta discografica fondata dal beatmaker Don Joe, e per Universal Music il 23 marzo 2018.

Vegas Jones è da molti considerato uno dei migliori rapper non solo delle nuove leve, ma della scena rap italiana in assoluto, poiché nei suoi prodotti precedenti a Bellaria ha saputo dimostrare, da un lato, una tecnica assolutamente fuori dal comune, in termini di flow, velocità, fiato, intonazione e soprattutto adattabilità, e, dall’altro un particolarissimo modo di scrivere i testi delle canzoni, sia per le metriche che per i contenuti.

Analizzando la carriera di Vegas, comunque, è facile notare come sia stata veloce quanto difficile, soprattutto all’inizio, quando, inesperto e ancora diciannovenne, si trasferì da Cinisello a Roma per firmare con un’importante etichetta discografica che in passato aveva lanciato artisti come Lowlow, Mostro, Gemitaiz, Madman e Briga, ovvero Honiro Records.

Nonostante la firma, però, il primo mixtape del rapper, Oro Nero, pubblicato nel 2015, fu un fiasco, più per la sua inesperienza che per effettive responsabilità di Honiro. Infatti, nonostante il potenziale di Vegas Jones fosse indubbio, le quindici tracce non convinsero pubblico e critica, al punto che i commenti più frequenti sotto i video del suo ex canale YouTube erano volti a sottolineare il principale difetto dell’album: l’eccessivo uso di autotune.

L’esperienza in Honiro di Vegas Jones fu quindi un alternarsi di alti, i cui migliori momenti sono stati senza dubbio la sua strofa in Ispirazione di Mostro e il freestyle Un Miglio, e soprattutto bassi, ma, nonostante il difficile debutto, in un anno, il cantante di Cinisello diventò uno dei rapper più stimati e apprezzati sulla scena.

Infatti, Vegas Jones, tornato a Cinisello dopo la difficile esperienza romana e dopo la separazione da Honiro, non si perse d’animo e pubblicò una serie di brevi freestyle, (ovvero canzoni scritte in un tempo relativamente breve), che inserì in una raccolta pubblicata su Spotify nel 2016, Gratta e Vinci Skillstape.

Il neologismo Skillstape, inventato per l’occasione dal rapper, è l’unione delle parola Mixtape, ovvero album non ufficiale, e Skills, ovvero abilità, e sottolinea come, se Oro Nero era stato criticato per l’eccesso di autotune e per la forzata ricerca di una melodia da cantare, Vegas sarebbe ripartito da Gratta e Vinci, un progetto incentrato sulla tecnica e sul saper rappare.

Infatti, i freestyle, da Canada Syrup a Panama Papers, passando per Miura e 0-12 AM, sono un puro esercizio di stile, di flow e di metrica, con i loro testi autocelebrativi ricchi di punchlines, i loro incastri fenomenali e la velocità con cui Vegas rappa sulle strumentali dei tre produttori di Cinisello che lo accompagneranno da Oro Nero a Bellaria: Kid Caesar, Majestic e, soprattutto, Boston George.

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Il terzo progetto della carriera di Vegas Jones è Chic Nisello, un mixtape che, per cura, struttura e maturità, sembra un album ufficiale a tutti gli effetti. Chic Nisello è la consacrazione delle abilità al microfono del ragazzo, che in brani come Papi Papi, Belair e Gang (in cui la seconda strofa è una delle più veloci dell’hip hop italiano) sembra riprendere lo stile di Gratta e Vinci, ma negli altri brani bilancia l’attenzione per tecnica e metrica con testi profondi e poetici.

Si passa perciò da canzoni come Eclipse, Prego o Maratona, in cui il rapper mette su carta la sua voglia di emergere e di scordarsi il fallimento con Honiro, a pezzi come Lambo, Gucci Benz (arricchita dalla prestigiosa collaborazione di Emis Killa) e Bellavita, in cui invece descrive i vari aspetti della vita nel blocco, fra donne facili, spaccio, fame e droghe. La vera hit del disco, però, è Trankilo, brano realizzato in collaborazione con il rapper vicentino Nitro e certificato doppio disco di platino, il cui video ufficiale attualmente conta dodici milioni di visualizzazioni su YouTube.

Nonostante la discografia di Vegas Jones fosse, quindi, ricca quanto varia, all’appello mancava ancora un vero e proprio disco, che figurasse nei negozi in forma fisica e che fornisse al rapper un giusto biglietto da visita.

Proprio per questa ragione, il 28 febbraio, quando Vegas Jones ha annunciato sui suoi profili social che il nuovo disco Bellaria sarebbe uscito a marzo, ha certamente concentrato su di sé l’attenzione della scena. Attenzione che è aumentata, se non raddoppiata, una volta pubblicata la tracklist, ospitante quattro featuring e ben cinque produttori diversi.

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Invertendo la tendenza, assai frequente fra i suoi coetanei, di realizzare featuring solo con altri emergenti (come Tedua in Orange County California, Izi in Fenice e Capo Plaza in 20), Vegas Jones, nel disco Bellaria, ha deciso di puntare sull’esperienza di tre colonne portanti del rap italiano, Guè Pequeno, Gemitaiz e Madman, nonchè sull’internazionalità della cantante sudamericana Jenn Morel, autrice della hit estiva Ponteme.

I tre rapper presenti all’interno del disco, inoltre, si trovavano di fronte alla prima collaborazione con il talento di Cinisello e, se l’ex membro dei Club Dogo è solito fare featuing con le nuove leve (nel 2017 ha realizzato almeno una canzone con Sfera Ebbasta, Tony Effe e Wayne Santana della Dark Polo Gang, Rkomi, Izi, Vale Lambo, Ernia e Laïoung), per Gemitaiz e Madman la traccia Brillo era la prima occasione per confrontarsi con un emergente.

Per quanto riguarda le strumentali dei brani, Vegas Jones ha in parte confermato il team di produttori che aveva realizzato con lui Chic Nisello, rinnovando il sodalizio artistico con Boston George e Kid Ceasar e in parte collaborando con due nuovi beatmaker, Andry The Hitmaker e Joe Vain, provenienti dalla scuderia di Dogozilla, la sua stessa etichetta discografica. L’unica canzone non prodotta dai precedenti musicisti è la settima dell’album, Mamacita, prodotta dai ragazzi di 2nd Roof Music, da Abaz e da Xplosive.

La scelta di rivolgersi a ben quattro produttori musicali diversi piuttosto che a un singolo artista per la realizzazione dell’album è anch’essa un’inversione di tendenza rispetto alle abitudini degli altri emergenti della scena: tutti i rapper della nuova scuola hanno trovato il loro equilibrio musicale nella collaborazione con un beatmaker fisso, in modo da creare un vero e proprio duo rapper-producer (basti pensare alla fortunata collaborazione fra Sfera Ebbasta e Charlie Charles o a quella fra Tedua e Chris Nolan).

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Invece, Vegas Jones, in Bellaria, come nei suoi precedenti lavori, ha preferito avere a disposizione una gamma più vasta di musicisti e questa è stata un’arma a doppio taglio:  se è vero che la compresenza di più artisti ha fatto sì che il Cd non fosse uniforme e stantio, è vero anche che al rapper toccava la responsabilità di selezionare accortamente le strumentali delle canzoni, in modo che non suonasse, al contrario, troppo disomogeneo.

Ciò nonostante, i produttori del Cd non hanno affatto deluso: tutte le strumentali di Bellaria sono ben fatte e azzeccate e ciascuno dei quattro producers ha saputo dare sapientemente la sua impronta alle canzoni.

Boston George, per esempio, che ha composto le basi di ben sei canzoni del disco, fra cui i due fortunatissimi singoli che ne avevano preceduto l’uscita, Yankee Candle e Malibu, ha utilizzato solo due strumenti: il pianoforte e la batteria (esclusa Malibu in cui il pianoforte è sostiuito da un attualissimo xilofono). Tuttavia, con una tastiera e le percussioni, il produttore italo-georgiano è riuscito a dipingere atmosfere assai diverse, passando da basi esplosive, in cui la grancassa è amplificata, come in Malibu, Numeri e Zeri e la title track Bellaria, a canzoni rilassanti guidate da un riff di piano piuttosto malinconico come Cristo e la splendida Bubble Bubble, in cui il drop al secondo ritornello accompagna la voce di Vegas in maniera splendida.

Kid Ceasar, invece, ha avuto solo due tracce a disposizione per ricreare l’atmosfera misteriosa e malinconica che aveva perfettamente cucito per Chic Nisello, in brani come Matrimoney e Pelle Toscana. Trappola, in cui il flauto e la batteria lenta si sposano con il flow aggressivo del rapper, e soprattutto Nuova Ghini, in cui si incontrano violino, pianoforte e batteria, nel drop, sono le due ottime produzioni che il beatmaker classe ’97 ha regalato a Bellaria.

Joe Vain, autore delle basi di Il Viaggio, La Finale e Brillo, con quest’ultima ha probabilmente composto la base più bella del disco, alternando in modo originale il clap e il drum della batteria a uno xilofono estremamente Trap. Andry The Hitmaker, infine, è probabilmente il producer che ha sorpreso di più per le sue scelte, realizzando una base esplosiva e azzeccata per Ice, ma soprattutto componendo i beats delle due bonus tracks, Drive By e Lisha, sulle corde di una chitarra.

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Da sinistra a destra: Andry The Hitmaker, Joe Vain, Vegas Jones, Kid Ceasar e Boston George.

Se il lavoro dei produttori è stato estremamente positivo, lo stesso si può dire dei featuring. Basterebbe pensare che, dopo Malibu, i brani più acquistati e ascoltati di Bellaria sono stati Brillo Mamacita, per rendersi conto di quanto siano stati effettivamente apprezzati i rapper ospitati nel Cd.

Brillo, per esempio, è una traccia in cui Vegas Jones aveva dato il meglio di sé, nel ritornello e nell’eccezionale prima strofa, e sembrava impossibile da migliorare: tuttavia, Madman con la sua abilità metrica e Gemitaiz con un extrabeat fenomenale sono riusciti ad alzare ulteriormente il livello.

Dalla strofa di Madman in Brillo:

Fra‘ io ti finisco in un tiro
Sopra il tempo uccido, assassino
Così freddo che ti bruci, fra‘, Subzero
Quando rappo accendo luci come a San Siro
Merda buona che mi luccica nel taschino
Mo’ mixo tranquillanti, canne ed eccitanti
Salgo sulle spalle dei giganti
Sogno che oggi prendo dieci grammi
Muoio, Gigi Tenco, GG Allin

Gué Pequeno, d’altro canto, ha cantato poche barre, dodici, per Mamacita, ma in quelle dodici ha interpretato il pezzo facendo respirare l’atmosfera del suo ultimo disco Gentleman, dando vita ad un duetto con Vegas tanto ben riuscito quanto inusuale.

Alcuni commentatori musicali, però, hanno mosso al rapper di Cinisello una critica: secondo loro i tre brani realizati in featuring, Brillo, Mamacita e Drive By, sono difficili da contestualizzare all’interno del Cd, per sonorità e stile di scrittura.

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In realtà, Bellaria è un album a due facce: ci sono canzoni allegre come Malibu, Mamacita, Drive By, Yankee Candle, Trappola e Ice, dalle sonorità molto americane e dai testi che inneggiano al divertimento e all’autocelebrazione, e altre malinoniche come Trappola, Nuova Ghini, Cristo, Bubble Bubble, La Finale e Lisha (Su e Giù), che ricordano molto l’atmosfera di Chic Nisello.

Mentre in queste ultime tracce Vegas Jones si rifà a Chic Nisello, a volte citandolo esplicitamente (Cristo e Lisha sembrano versioni aggiornate di Lambo e Pelle Toscana), pezzi come Malibu e Mamacita, più orecchiabili e tendenti al pop, dimostrano la voglia che il rapper ha di sperimentare musicalmente, senza fossilizzarsi su un determinato genere.

La title track Bellaria e l’ultimo pezzo prima delle due bonus tracks, Numeri e Zeri, sono le uniche due canzoni che non appartengono a nessuna di queste categorie e, inoltre, sono state le prime a essere registrate dal rapper, come ha egli stesso ricordato nella sua intervista per Sto Magazine.

Rispetto al suo precedente album, comunque, Vegas Jones è migliorato moltissimo e non tanto per quanto riguarda la scrittura dei testi, che è rimasta più o meno invariata, quanto per musicalità e flow.

Infatti, i quindici brani di Bellaria sono tutti molto diversi l’uno dall’altro, nelle strofe e nei ritornelli, ma soprattutto non sono riconducibili a nessun altro artista, italiano o straniero. Il ritornello di Nuova Ghini,  in cui il rapper inizia a cantare mezzo secondo dopo il primo battito, per andare volontariamente fuori tempo e sorprendere l’ascoltatore, è l’esempio perfetto della voglia dell’artista di stupire e di creare un prodotto unico nel suo genere.

Come ha sottolineato Emis Killa nella sua ultima intervista a Hip Hop Tv, Vegas Jones è riuscito a conquistarsi la stima dei veterani della scena poiché nelle sue canzoni, pur sposando i suoni moderni della trap, ha dimostrato di saper rappare in maniera classica, senza necessariamente usare l’autotune.

Un’altra caratteristica unica di Vegas nella scena hip hop italiana è senz’altro la sua abilità lirica: rispetto ai recenti dischi dei rapper della New Wave (Sfera Ebbasta, Ghali, Capo Plaza…), che a malapena arrivano a duecento parole complessive, Bellaria è un disco che al suo interno ne conta ben mille. I testi scritti da Vegas Jones, inoltre, non hanno mai un vero e proprio argomento, ma sono flussi di coscienza in cui è facile immergersi e prendere il posto dell’autore.

Per esempio, in Lisha (Su e Giù), canzone in cui si rivolge direttamente alla sua ragazza, il rapper non racconta la sua storia, come nei classici pezzi d’amore rap, ma alterna frasi romantiche come “Quegli occhi abbaglierebbero la strada più buia che abbia mai visto.” o “In confronto a te Victoria ha un segreto così ridicolo”, a descrizioni di scene romantiche, come i due che guardano il tramonto insieme o che si stringono abbracciati, il che permette all’ascoltatore di riconoscersi facilmente nel testo.

Nella stessa canzone, poi, c’è anche un tipico esempio delle grandi abilità metriche dell’autore di Bellaria, nella seconda strofa, quando canta:

Vizio chiama vizio, non resisterò

Tizio chiama tizio, non risponderò

Lo faccio solo se sei tu dall’altra parte del telefono

Velvet rouge quello su cui io ti porterò

Anche la scrittura di Vegas Jones, però, ha due facce nel disco Bellaria: a volte i testi sono introspettivi e profondi, come in Cristo, Numeri e Zeri e sorpattutto La Finale, e altre volte sono diretti, autocelebrativi e sbruffoni, come in Brillo, in Ice e in Trappola.

In queste canzoni, infatti, Vegas non perde occasione di mostrare ai suoi detrattori i suoi successi, in un immaginario di collane d’oro, di droga e di donne che lo cercano per la sua fama. Brillo è anche l’unica canzone che Vegas ha dedicato ai suoi colleghi della nuova scena rap e, come prevedibile, non sono certamente mancate le frecciatine al suo eterno rivale Sfera Ebbasta, come al termine della prima strofa, in cui canta:

Nel mio quartiere ti chiamano gringo, A.K.A. chi cazzo ti ha mai visto

Come ha infatti detto di fronte alle telecamere di Hip Hop Tv, Sfera Ebbasta, secondo Vegas Jones, non sarebbe affatto originario di Cinisello, come invece ha sempre affermato, ma di un altro paese, Sesto San Giovanni. L’accusa di Vegas, in realtà, è molto più pesante di quanto si possa pensare, visto che il primo disco di Sfera Ebbasta, XDVR, ha tra le sue tematiche principali la vita di strada che il rapper conduceva a Cinisello, e inoltre una delle tre tracce della seconda edizione di XDVR era proprio Ciny, l’inno al suo paese d’origine.

Pur restando un ottimo primo disco, Bellaria non è esente da difetti: infatti, i ritornelli, in canzoni come Ice, Il Viaggio e Cristo, sono ripetuti troppo spesso e lasciano poco spazio alle strofe e neanche l’ordine dei brani nella tracklist ha convinto particolarmente: sembra quasi che le tracce siano state messe in ordine casuale, il che non sarebbe il massimo per uno degli artisti più ascoltati e seguiti del rap italiano.

Sicuramente, nel prossimo disco che pubblicherà, dovrà fare più attenzione all’ordine delle canzoni, poiché lo stesso difetto strutturale era presente in Chic Nisello.

Comunque, si parla di dettagli piuttosto trascurabili, considerata la qualità del disco, unico nel suo genere per ricerca sonora, produzioni e scrittura dei testi.
Inoltre, se da un lato Bellaria ha messo d’accordo la critica e gli ascoltatori più critici nei confronti della nuova scuola, dall’altro ha dato vita ad una serie di hit, come Yankee Candle o Malibu, passate in radio e apprezzate da un pubblico molto più vasto di quello abituale del rapper. Per Vegas Jones, dunque, questo disco è stato un grande successo sotto tutti i punti di vista e probabilmente le sue canzoni renderanno ancora meglio ai suoi concerti, per i quali brani come Brillo, Mamacita e Ice sembrano perfetti.

 

 

S.M.

 

 

S.M.

 

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