“Milano Demons”: upgrade o downgrade? – La recensione dell’album di Shiva

Recensione di Milano Demons, quarto album in studio di Shiva, pubblicato il 25 novembre 2022 per Columbia Records

La carriera di Shiva, come ormai è ben noto agli appassionati rap italiano, è una giostra che non si ferma mai e che stupisce sempre: ogni progetto del rapper di Milano Ovest è contestualizzato in un periodo artistico-musicale unico e completamente diverso dal precedente.

Shiva ha aperto il suo ciclo di progetti maturi con Routine EP, accolto in modo piuttosto negativo dalla critica e seguito dal disastro Auto Blu, su cui si è scritto tanto su questo sito web, ma poi è riuscito a invertire la rotta con caparbietà, talento e scelte ben calibrate, trasformando la sua reputazione da rapper burattino della major ad artista stimato in tutta Italia per la sua tecnica, il suo stile e la sua vivacità artistica. Nel periodo della sua “rivincita”, cioè il biennio 2021-2022 sono arrivati il convincente disco Dolce Vita, diversi featuring e singoli di qualità, l’EP a tema romantico Dark Love e, ora, il quarto disco in studio Milano Demons.

Quando un artista musicalmente iperattivo come Shiva pubblica un disco, è difficile anche solo essere curiosi del suo contenuto: l’identità del rapper, infatti, è stata costruita in modo talmente chiaro da non lasciare spazio a equivoci. Se un progetto come Io non ho paura di Ernia, uscito la settimana prima di Milano Demons, intrigava per il suo concept e per la sua composizione artistica, dal disco di Shiva ci si aspettava un tipo di musica molto precisa, che non infrangesse il paradigma costruito attentamente progetto dopo progetto.

A una settimana dalla sua uscita si può dire: Milano Demons è il manifesto musicale di Shiva ed è perfettamente coerente con il suo percorso artistico, con un’identità trap figlia di Routine EP e Dolce Vita e con toni romantici che, dopo Dark Love EP, non stupiscono più. La domanda che guida questa recensione, allora, non può che essere: Milano Demons è il progetto migliore della discografia dell’artista? Soprattutto, oggi si può parlare di Shiva come di uno dei rapper migliori d’Italia?

Per cominciare, vale la pena riportare qualche dato relativo all’accoglienza strepitosa di Milano Demons: le diciotto tracce del progetto sono entrate direttamente in Top 50, divorando la classifica e imponendo il suono demoniaco del progetto, il disco è il più ascoltato del mondo nella prima settimana della sua uscita e Alleluia con Sfera Ebbasta è il secondo brano più streammato su Spotify nel globo. Milano Demons, dunque è per distacco l’album di Shiva che ha ottenuto la miglior risposta del pubblico, a testimonianza della crescita netta e incontestabile del giovane artista, che è probabilmente nel miglior momento di forma della sua carriera.

Non bisogna dimenticarsi tuttavia che per arrivare a Milano Demons, dopo le critiche e il fragoroso tonfo post-Auto Blu, Shiva ha affrontato un periodo difficilissimo, in cui la sua credibilità era stata minata in modo apparentemente risolvibile e la sua figura era bersagliata da pubblico e critica all’unisono. Con Dolce Vita, che aveva avuto un’accoglienza molto deludente, Shiva aveva ripulito del tutto la sua immagine, proponendo un disco senza featuring, che non mirava ai risultati numerici ma a cambiare la percezione che la scena aveva di lui. Milano Demons, in un certo senso, dunque, è figlio dello splendido lavoro che ha portato a Dolce Vita, un album dal successo relativo, ma dalla qualità evidentemente brillante.

Tuttavia, Milano Demons e Dolce Vita hanno sì dei punti di contatto, ma anche delle differenze evidenti, specialmente nell’apparato sonoro, curato non più dal solo Adam11, ma anche da un producer che oggi è simbolo di garanzia di qualità: Drillionaire. Il binomio Adam11-Drillionaire ha permesso a Shiva di conservare la sua identità trap, senza intaccare le sue radici musicali, ma di compiere uno step-up, aprendosi a un ventaglio di soluzioni sonore diverse e più mature.

Con le sue diciotto tracce per 53 minuti di Milano Demons (contro le dodici della versione originale di Dolce Vita), Shiva ha cercato di raccontarsi il più possibile, mostrando due grandi anime della sua produzione musicale. La prima è senz’altro l‘anima trap, palesemente influenzata da rapper americani come Lil Baby e Polo G, tanto evidente nella title track e nei banger Soldi Puliti, Cup, Rollie AP, Alleluia e Non è easy quanto nei brani di rivincita sociale come Cicatrici e Se fosse per me. Dall’altro lato, poi, Shiva ha dato continuità alle liriche romantiche che tanto avevano funzionato in Dark Love EP: moltissimi brani di Milano Demons non sono altro che street-love songs, in cui Shiva esce spesso e volentieri dalla sua zona di comfort: basti pensare al brano synth-pop Diamante, all’interlude Messaggio in segreteria e ai brani melodici e aperti Non lo sai, Naturale e Dimenticare.

Se questa è la struttura artistica di Milano Demons, però, come lo si può giudicare qualitativamente parlando?

Innanzitutto, bisogna dire che la collaborazione con Drillionaire, a partire da 3 Stick Freestyle e Take 4, fino ad Alleluja, ha permesso a Shiva di rappare su un nuovo tipo di strumentali trap, dai kick arrembanti e dalle melodie ipnotiche, e questo ha fatto sì che abbia dovuto trovare nuove soluzioni, come gli inediti ritornelli con l’autotune dei brani appena citati, ma anche di Milano Demons e Cup, una delle novità più entusiasmanti dell’album, in grado di esaltare la forza delle sue strofe taglienti e veloci.

In un secondo momento, poi, vale la pena esaltare anche il miglioramento tecnico di Shiva, conseguito lavorando disco dopo disco. La strofa di Rollie AP, per esempio, ha uno schema metrico entusiasmante, come anche la seconda di Cup e Take 4. Non c’è alcun dubbio, infatti, Shiva è in costante crescita per quanto riguarda flow, versatilità, delivery, metrica e incastri e melodie dei ritornelli.

Al contrario, Shiva non è affatto migliorato nel cantare. Già nella recensione di Dolce Vita si sottolineava che:

Dolce Vita è un progetto di qualità sonora non esaltante, mixato in modo raffazzonato e grezzo e soprattutto che presenta clamorose imperfezioni tecnicheL’esempio è Superstarun pezzo che aveva il potenziale per essere una grandiosa hit conscious e invece trova i suoi limiti negli errori di Shiva al microfono. Il beat è eccezionale (come tutti gli altri, davvero di alta qualità), il testo è ben scritto e pieno di significato, la prima strofa è convincente e il ritornello ha una potenza magica: la sua melodia è quella delle grandi hit esplosive ma riflessive.

L’unico passo in avanti di Milano Demons, in questo senso, è rappresentato da mix e master, perché brani come Vorrei, Messaggio in segreteria e Naturale palesano in maniera evidente le difficoltà del rapper di Milano Ovest nell’intonare determinate note, nonostante la mano tesagli dall’autotune. In conclusione, quindi, i ritornelli di Cicatrici, Cellphone, Cup e Non lo sai entusiasmano, mentre quelli dei brani appena citati non sono all’altezza del disco di uno degli artisti più famosi d’Italia. Shiva ha due possibilità: provare a migliorarsi prendendo lezioni di canto o abbandonare l’idea di realizzare brani del genere., ma continuare a proporre brani stonati non è una scelta ammissibile.

Per quanto riguarda i testi di Shiva, in Milano Demons, bisogna dire che si tratta di un disco con meno cliché rispetto a Dolce Vita e Dark Love EP, dai toni convincenti in banger come Rollie AP, Milano Demons e Alleluia e addirittura entusiasmanti in pezzi profondi o romantici come, rispettivamente Se fosse per me / Un altro show e Diamante / Non lo sai, probabilmente il pezzo più maturo del disco.

Si tratta di un progetto dai testi credibili, che descrive in modo poetico la Milano Ovest piena di “demons” di Shiva, fra chiamate al “cellphone” e “cicatrici”, accompagnando la narrazione – come detto – con banger esplosive e tracce romantiche dolci e a tratti quasi fanciullesche. Rispetto a Dolce Vita, tuttavia, Shiva appare più sicuro di sé e dei suoi mezzi e la conseguenza di ciò è la sua penna è più ispirata, più originale, più impattante e riesce a toccare un livello di introspezione e di intimità che fin qui non era mai stato raggiunto.

Restano, tuttavia, due elementi piuttosto centrali per completare la recensione di Milano Demons: l’analisi dei featuring, grande novità rispetto agli ultimi due progetti (un solo featuring sia per Dolce Vita sia per Dark Love EP), e l’analisi della tracklist.

Partendo dai featuring, si può già dire che le scelte di Shiva, a livello commerciale quanto musicale, siano state perfette. Lo dimostrano ampiamente i risultati: Sfera Ebbasta, Lazza, Pyrex, Slings, Tedua, Rhove e Geolier hanno portato numeri, clamore mediatico e attenzione intorno a Milano Demons, come anche qualità e freschezza, ma d’altronde si tratta di nomi di altissimo profilo. Le loro performance infatti non hanno deluso, anzi, tutti gli ospiti hanno dato il 100%, da un Lazza poetico e raffinatissimo a uno Sfera Ebbasta irresistibile, che ha regalato a Shiva la sua miglior strofa del 2022, investendolo definitivamente della sua eredità trap.

Tuttavia, contestualizzare i featuring nel disco, per Shiva, è stata una sfida nuova e inedita, che ha saputo gestire in maniera solo parziale. È vero infatti che Milano Demons offre duetti (o poker di artisti, nel caso di Rollie AP con Pyrex e gli Slings) di grande equilibrio, offrendo a ciascun ospite un beat familiare in grado di esaltarlo, ma è vero anche che il risultato di un disco così pieno di collaborazioni ha portato a una tracklist confusissima e disordinata.

Milano Demons, infatti, inizia con due brani che lasciano intravedere uno sviluppo legato a una Milano trap, per poi spiazzare l’ascoltatore virando su un brano conscious/romantico come Vorrei, per poi tornare al filone trap con Take 4, come se non ci fosse alcun filo logico a legare le canzoni del progetto. Ancora, dopo l’esplosiva Rollie AP, Shiva sceglie di raccontare il quartiere con Cellphone, ma appena può torna a parlare d’amore con Diamante e subito dopo colloca un banger esplosivo come Non è easy, per poi tornare ancora una volta su liriche romantiche. La recensione di Milano Demons, dunque, non può ignorare il fatto che si tratta, probabilmente, del disco più discontinuo e slegato dell’intero 2022, davvero difficile da ascoltare dalla prima all’ultima canzone.

Dunque, per concludere, può essere d’aiuto citare il giudizio di un Lazza improvvisato critico sulle sue Instagram Stories, che ha definito Milano Demons un bell’upgrade“, confrontandolo indirettamente con la musica proposta in precedenza da Shiva.

Da un punto di vista critico, il giudizio del fine orecchio d’artista di Lazza non può che essere confermato: Shiva è visibilmente migliorato e Milano Demons è il disco che permette maggiormente di apprezzare il suo talento, ma gli manca, in definitiva, l’unità, la conformità e la compattezza di Dolce Vita. Per dirlo in altri termini: Milano Demons è un progetto di canzoni brillanti ma, allo stesso tempo, non riesce a essere contemporaneamente un progetto brillante, mentre Dolce Vita era un album convincente, senza picchi davvero memorabili. Da questo punto di vista, si può addirittura dire che sono due dischi opposti che generano una situazione davvero paradossale: Dolce Vita risulta migliore, complessivamente parlando, di Milano Demons, ma le tracce di quest’ultimo sono nettamente superiori a quelle del CD precedente.

Ciò che contava davvero, però, era la crescita di Shiva, perché – album o non album – l’importante, nella musica, è emozionare e l’artista di Milano Ovest, forte della sua crescita tecnico-musicale, nelle tracce di Milano Demons risulta ben più convincente rispetto a Dolce Vita. Dunque, per chiudere la recensione con un giudizio finale: si può dire che Milano Demons non sarà certamente uno degli album migliori del 2022, ma che alcune tracce di questo disco resteranno sicuramente nel cuore degli appassionati a testimoniare, inoltre, quanto Shiva sia senza dubbio uno dei rapper migliori della sua generazione. Sentire Alleluia e Non lo sai per credere.

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