Please excuse me for being antisocial – Un capolavoro “Straight Outta Compton”

Roddy Ricch, un “nuovo” nome che è già una garanzia.

Classe ’98, originario della città californiana che tra gli anni 80 e 90 è stata la culla del genere hip hop, si era già fatto notare con il suo secondo mixtape nel 2018, Feed tha Streets II, al cui interno vi è il suo primo vero successo, Every Season, che lo lancia nel panorama trap americano. Collabora poi con Marshmello in Project Dreams, con Post Malone e Tyga nel remix di Wow, ed infine con il compianto Nipsey Hussle in Racks in the Middle, che raggiunge la top 40 della Billboard Hot 100, la classifica più autorevole degli USA.

Sulla scia del successo, a giugno 2019 pubblica Ballin in collaborazione con DJ Mustard, che raggiunge la posizione numero 11 nella Hot 100 e che attualmente conta 235 milioni di streams su Spotify. Ma è con The Box, il singolo estratto da Excuse Me For Being Antisocial, che si proietta nel panorama mondiale e diventa a tutti gli effetti un top player della scena trap & hip hop, raggiungendo la vetta della Hot 100.

Please excuse me for being antisocial – Un capolavoro “Straight Outta Compton”:

Excuse Me For Being Antisocial è il primo album ufficiale di Roddy Ricch. Nell’album sono presenti diversi artisti di rilievo, già ben affermati nel rap game da tempo. La scelta di proporre un numero discreto di feat è decisamente azzeccata: l’incalzante Tip Toe con A Boogie, la ritmata Peta con Meek Mill, la distesa Bacc Seat con Ty Dolla $ign, la melliflua High Fashion con Mustard, e Moonwalkin con Lil Durk, traccia traboccante di confidenza e che riserva nel nome una dedica al defunto Micheal Jackson: ogni artista calza perfettamente con la trama che il talentuoso sarto californiano cuce addosso ad ognuno di loro, senza snaturare le loro caratteristiche, ma piuttosto adattandosi.

È proprio questa una delle peculiarità di Roddy: fa incredibilmente bene tutto. Il suo atteggiamento, stilisticamente parlando, varia da canzone a canzone, proponendo un flow e uno stile che si rinnova traccia dopo traccia, rendendo godibile tutto l’album, dall’inizio alla fine, per questo da molti è stato accostato a Young Thug, a cui l’artista ha dichiarato di essersi ispirato per la realizzazione del disco.

L’artista propone una forte componente melodica, unita a virtuosi vocalismi. L’album si apre infatti con un piano che accompagna la voce di Ricch, fino al primo drop, per più di un minuto. Da lì è tutto in discesa, con il pattern che si ripete – in declinazioni diverse – nelle tracce successive: l’andamento ipnotico di Start Wit Me con Gunna, la leggerezza di Perfect Time, il flow cantilenato di Big Stepper, il mood malinconico di Boom Boom Room.

Le liriche di Roddy Ricch sanno essere introspettive, intime e riflessive, riuscendo allo stesso tempo ad abbracciare anche gli aspetti più autocelebrativi del rap, senza però portare ad alcun tipo di dissonanza. Il rapper riflette sul successo ottenuto, su come questo abbia cambiato la sua vita e quella della sua famiglia – dagli aspetti più frivoli a quelli più sostanziosi – ma anche su come, tornando nel suo quartiere e guardandosi intorno, ci sia ancora tanta povertà e sfortuna intorno a lui.

Prayers To The Trap God è forse la confessione più lucida e a cuore aperto del disco, un racconto di quanto la vita condotta l’abbia segnato, di quanto i suoi amici e i suoi familiari abbiano pagato o stiano ancora pagando il prezzo della vita di strada, e di come sia impossibile progettare e costruire un futuro in quel mondo. È in War Baby, traccia che chiude il disco, che tira definitivamente le somme; parla di come quel passato turbolento l’abbia reso quello che è, non lo rinnega, ma sa di non essere più la persona che era un tempo.

Quella di Roddy Ricch è una storia di rivalsa, una storia hip hop fino al midollo, ben raccontata in Please Excuse Me For Being Antisocial. Ma è soprattutto una storia che è appena iniziata, con molto altro da dire.

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