Armageddon: “Non per la fama, per la gloria” – La recensione del disco di Ketama126

La recensione di “Armageddon”, il quinto disco di Ketama126, uscito il 3 giugno 2022 per Epic/Sony Music.

Nel periodo in cui ho fatto questo disco sono successe un botto di cose, sia nella mia vita che nel resto del mondo. Ho cambiato opinione su molte cose, ma il punto fermo, l’ancora di salvezza, è sempre la musica. Grazie a tutte le persone che hanno partecipato a questo disco, senza di voi non sarebbe lo stesso, è grazie a tutte le persone che ho incontrato nei viaggi che ho fatto in questi due anni e che anche se non lo sanno sono in questo disco anche loro.
ARMAGEDDON È FUORI 💥☠💥
OGGI RINGRAZIO IL CIELO PER LA BENEDIZIONE 🙏

Queste sono le parole che Ketama126 ha scelto per raccontare al suo pubblico la pubblicazione del suo quinto album Armageddon e, conoscendolo da diversi anni, sono perfettamente coerenti con la sua personalità e con la sua comunicazione spontanea e senza filtri.

Si tratta, infatti, del quinto disco di una carriera sempre in crescita di un grande artista, versatile e completo, a volte sottovalutato a causa del suo lifestyle spericolato e da rockstar maledetta, quasi come se nella sua narrazione mediatica valesse la pena raccontare questi aspetti della sua vita rispetto al suo talento cristallino. In realtà non c’è dubbio: da Oh Madonna in poi Ketama si è imposto con uno stile unico e in costante evoluzione, dipingendo progetti esplosivi e di fortissima identità lirico-sonora come Rehab e Kety e tingendo di emozioni vivide le tele dei suoi brani, vestendo contemporaneamente i panni del producer e del cantante senza mai ripetersi.

Ketama126 è, sostanzialmente, la risposta romana a una scena trap Milano-centrica e al massimo Napoli-centrica, ma non poteva davvero andare meglio alla Capitale. Si tratta dello stesso artista capace di entrare in contatto con l’anima di Franco Califano in Cos’è l’amore e di disegnare una poesia nostalgica piena di emozioni e ricordi in Stay Away, ma si tratta anche della trapstar dal flow perfetto di Domai e Volante 4, brani in cui ha tenuto testa brillantemente a leggende come Guè e Noyz Narcos. Ketama è la rabbia e il disagio sociale di Scacciacani:

Se muore un tossico, a nessuno frega un cazzo (No)
Tranne se il tossico è tuo padre o il tuo ragazzo (Skrrt, skrrt)

ma è anche la foga animale di S.Q.C.S, la catarsi di Angelo Caduto e la trap-life di Bad Boys con Gemitaiz. È l’atmosfera spensierata di Oh Madonna, il viaggio infernale di Rehab e la messa a nudo di Kety.

Più in generale, come evidenziato, si tratta di un artista che, nei suoi cinque anni di carriera, ha stupito spesso con la sua personalità controversa e con la sua vita spericolata, ma anche di un patrimonio musicale del rap italiano. Kety è rapper entusiasmante su qualsiasi tipo di strumentale, è macchina perfetta da ritornelli, è produttore ispirato e geniale ed è anche uno scrittore di qualità, bravissimo a creare atmosfere uniche e a emozionare l’ascoltatore. Non esiste, in Italia, un artista versatile quanto Ketama126 che al contempo sia così iconico e abbia un’identità musicale così forte e radicata.

Negli ultimi mesi di carriera, in particolare, i riflettori della scena rap italiana hanno visto Ketama brillare di una luce diversa, più luminosa e scintillante, specialmente dopo le performance-mostre del rapper nelle citate Domai e Volante 4, rispettivamente nei dischi GVESVS e Virus dei colossi Guè e Noyz Narcos. Le sue strofe – e il ritornello di Volante 4 – erano talmente sbalorditive da portare una grossa fetta di pubblico ad aprire definitivamente gli occhi: dubitare della forza artistica di Kety, nel 2022, non era più possibile, ma per confermare queste ottime sensazioni sulla sua carriera era necessario un disco iconico.

Ripercorrendo a ritroso la sua carriera, va detto che, da Oh Madonna e Rehab fino a Kety, Ketama126 non ha mai sbagliato un disco, ma, anzi, ha seguito un percorso che lo ha portato a migliorarsi costantemente e a rinnovarsi senza mai ripetersi, così come dovrebbero fare tutti i grandi artisti. Oh Madonna era un disco cloud trap, spensierato e divertente, mentre Rehab era al contrario un progetto emo-trap fatto di chitarre ferite e sanguinanti. Kety, invece, certificato disco di platino in due anni, era un progetto variopinto ma al contempo uniforme, caratterizzato da un suono sporco e da influenze rock, metal e grunge, ma era senza dubbio il più maturo dei tre. È ironico pensare come la sua parabola crescente sia paradossale: da un artista con il suo lifestyle ci si aspetterebbe logicamente un declino rapido, quasi come nel caso di atleti indisciplinati e dalla vita sregolata, mentre Ketama, da ciò che si evince nei suoi testi, sembra maturare non solo musicalmente, ma anche come persona.

Per queste due ragioni, cioè:

  1. Prestazioni magistrali in featuring che lasciavano intendere il tentativo di fare un salto di qualità;
  2. Una carriera in crescita costante, in cui ogni disco è sempre risultato più maturo del precedente;

il pubblico aspettava un capolavoro. È arrivato Armageddon.

Armageddon è arrivato nel weekend più competitivo dell’anno musicale 2022, oscurato dall’ombra spaventosa di Twelve Carat Toothache di Post Malone e osteggiato dalla concorrenza dei nuovi progetti di Capo Plaza e Dani Faiv e di una miriade di singoli scoppiettanti. Tuttavia, quello di Ketama è uno dei pochi dischi in grado di resistere alla bufera dell’ipercompetitivà del mercato: già dal primo ascolto è stato chiaro a tutti che si trattava del capolavoro di cui la sua carriera aveva bisogno.

Si tratta, innanzitutto, di un disco dal peso specifico molto consistente, composto da 16 brani (e una bonus track) per un totale di 44 minuti di musica. Già da questa prima scelta di comprende il tipo di identità che Kety ha voluto confezionare per il progetto: replicare l’atmosfera intima e struggente del suo progetto precedente sarebbe stato forzato e controproducente, ma Armageddon avrebbe dovuto avere la stessa imponenza in termini di struttura e sviluppo.

A livello musicale, poi, Kety e Armageddon sono così diversi che quasi sembrano appartenere a due carriere diverse, al punto che lo stesso artista ha precisato, in un’intervista per Rolling Stone:

Armageddon suona più caldo rispetto alle mie altre produzioni: non è un sound allegro, ma al posto delle solite chitarre metal o grunge ho usato quelle in levare, o latine alla Santana. Ci sono campioni dub e reggae. […] È comunque un disco trap, le batterie sono quelle.

Si può dire da subito: Armageddon è un capolavoro musicale. Nelle interviste, infatti, molti rapper descrivono i loro album raccontandoli come “progetti in cui tutte le tracce sono diverse”, quando invece l’ascolto rivela la loro uniformità di sound. Quello di Ketama, invece, è un disco ricco di differenziazione, che non solo mostra tantissime sfumature di musica, quasi come se i brani fossero pianeti di colori e dimensioni diverse, ma riesce anche a legargli insieme in una galassia con un DNA sonoro distinguibile e iconico. È la quarta volta che Kety riesce in una sfida del genere ed è perciò chiaro come sia, oltre che un grande rapper, un grande produttore artistico, con un gusto intelligente ed estremamente raffinato.

In Armageddon si passa dalla trap più spaccona di Coca Rosa, con i bassi croccanti e dalla melodia ipnotica, a quella più raffinata di Animale, impreziosita dal sample di Open Up Your Love, in pieno stile Night Skinny, però c’è anche tanto altro, dal boom bap solenne ed emozionante di Ragazzi Fuori alla drill oscura di Armageddon e Benedizione, fino addirittura al ritmo latino di Tanga. Anche flow e metriche, inoltre, sono molto varie all’interno del CD e in ogni singolo pezzo del disco Ketama riesce a dipingere, anche attraverso il tone of voice, un mood ben preciso, creando atmosfere spensierate (Coca Rosa e Tanga), atmosfere esplosive (Armageddon e Guerra) e atmosfere disperate (Benedizione e Immortale).

A livello di flow, dunque, Ketama è davvero fenomenale e fra le caratteristiche più brillanti del suo stile è importante citare due punti:

  • La sua maniera unica di affrontare i beat trap, con metriche lente e intervallate da lunghe pause, ma anche con una padronanza magistrale dell’autotune e addirittura delle sporche (è celebre il suo “Kety!” urlato a squarciagola);
  • Il fatto che sia uno dei migliori artisti rap nella scrittura e nell’interpretazione dei ritornelli. In Armageddon, infatti sono tutti incredibilmente efficaci e alcuni, a partire da Animale e Ragazzi Fuori fino a Sparando alla luna e a Immortale.

La caratura musicale di Ketama non è certamente una novità: al massimo qualcuno si è accorto soltanto recentemente del suo livello qualitativo. Quel che invece è cambiato, con Armageddon, è il modo di scrivere del rapper romano. Nei suoi progetti passati, infatti, il suo modo di scrivere era efficace e spesso molto emozionante, ma era come dettato da una fiamma interiore, da colpi e ispirazioni fulminee; Fabri Fibra direbbe addirittura dal Caos. Armageddon è diverso: è un disco di intelligenza e di pianificazione, altrettanto spontaneo ma molto più ragionato e maturo nella scelta delle parole, tanto nei banger quanto nelle tracce conscious, che logicamente beneficiano di più di questo cambiamento.

L’impressione è che Ketama, nel 2022, abbia una padronanza tale della sua penna e dei suoi tempi di scrittura da non sbagliare mai un verso. Sa quando stuzzicare e divertire l’ascoltatore con rime grottesche in pieno stile 126 (di cui il CD è pieno), ma anche quando è il caso di rallentare e di esprimere dei concetti. In una certo misura, Kety ha beneficiato tanto anche della conoscenza che il pubblico italiano ha oggi della sua personalità artistica: in Armageddon ha potuto impegnarsi maggiormente nel dettagliare i suoi testi con sfumature di significato, consapevole che il disco sarebbe stato ascoltato con un’attenzione diversa dai progetti prendenti.

Anche la sua personalità, inoltre, sembra essere maturata, basti pensare a un brano come Ribelle, impossibile da immaginare nella tracklist di Kety o Rehab. Infatti, si tratta di un pezzo che, liricamente, ribalta la poetica di Ketama, con il suo ritornello semplice ma efficacissimo (cantato nella seconda ripetizione da un coro di bambini, a testimoniare la purezza delle sue parole):

Se questa è civiltà (Uh-uh)
Io sarò incivile (Io sarò incivile)

Se questa è intelligenza (Uh-uh)
Io sono un imbecille (Io sono un imbecille)
E se questa è la legge (Uh-uh)
Io sarò un ribelle (Io sarò un ribelle)

Se questa è vittoria (Uh-uh)
Io sono un perdente (Io sono un perdente)

Questo testo, come altri numerosi passaggi del disco, per esempio in Guerra, testimonia come la poetica di Ketama sia leggermente cambiata rispetto al passato: non vede più il rapper come “il maledetto, il diavolo e quello sbagliato nella società”, ma inverte la prospettiva, come se fosse la società a essere sbagliata. Di conseguenza, Armageddon è anche un disco sociale, di reazione, che aggiunge ai numerosi temi, unici, affrontati dal rapper, quello nuovo della società marcia, del potere che schiaccia i ragazzi e dell’essere scomodo. A suo modo, quella di Ketama è un’assunzione di responsabilità davvero notevole.

Oltre che a livello prettamente lirico, la maturità acquisita da Ketama è evidente, in Armageddon, sotto tanti altri punti di vista, a cominciare suo concept, a proposito del quale sono state spese queste parole:

Ho la fascinazione del giorno del giudizio, dei suoi aspetti mistici e religiosi, dalle tradizioni orientali al Vangelo, che mi piace leggere. Poi dopo il Covid e con la guerra in corso, mi sembra un titolo azzeccato. Era tempo che volevo chiamare un disco così, e questo suona pure come una bomba atomica, quindi è perfetto.

Come ricordava @therealsane15 sulle frequenze di Radio Sonica, la copertina stessa del progetto ricalca le intenzioni di un titolo del genere, con i suoi simboli esoterici e demoniaci e con la sua estetica riconducibile ai tarocchi. In Armageddon, infatti, sembra davvero che ogni scelta sia presa in modo tale da far sì che il progetto non sia solo un grande album, ma una vera e propria opera d’arte a 360 gradi.

L’ordine della tracklist, inoltre, rinforza ulteriormente la forza delle canzoni, aprendo il disco con tre tracce esplosive, rallentando in funzione del capolavoro Ragazzi Fuori, per poi ripartire forte e comporre una seconda parte, da Ribelle a L’ultimo treno, sempre più intensa e, sul finire, addirittura catartica. Immortale e L’ultimo treno, in particolare, sono dei gioielli che chiudono il climax di intensità emotiva del progetto, trovando una dimensione da brividi, in grado di canalizzare al massimo il flusso di sentimenti del progetto.

Vale la pena spendere qualche parola anche sulle brillanti scelte di featuring. Ketama126 è un artista talmente stimato dalla scena italiana, che avrebbe davvero potuto ospitare chiunque in Armageddon. Le collaborazioni del CD, tuttavia, non sono state scelte in funzione degli streaming o del clamore mediatico, ma soltanto in funzione del valore artistico che gli ospiti avrebbero potuto aggiungere all’album. Nello specifico, i tre rapper internazionali che figurano in Armageddon, il tedesco Raf Camora e il duo spagnolo Kaydy Cain-Yung Beef, sono stati contestualizzati in maniera eccezionale (e non era affatto facile, visti loro stili così particolari!), mentre, per quanto riguarda la scena italiana, Kety ha puntato sulla sua “famiglia musicale“: i fratelli artistici Franco126, Carl Brave e Pretty Solero e il suo padrino Noyz Narcos. Sono tanti, dunque, i featuring del progetto, ma sono ben gestiti e non c’è alcun dubbio: Ketama ha scelto di essere per tutto il “viaggio Armageddon” il protagonista indiscusso del suo disco. Nel 2022 non è facile non farsi oscurare da artisti fenomenali come Noyz Narcos e Franco126; quindi bisogna premiare anche la gestione delle collaborazioni dell’album.

Infine, un ulteriore aspetto che entusiasma di Armageddon è legato ancora una volta al gusto musicale del suo autore, che ha trovato, come in ogni suo album, delle vere e proprie intuizioni da Artista con la A maiuscola. Si parla di cura del dettaglio e, in particolare, di scelte come il sample di Animale, già citato, ma anche come il coro di bambini che intona il ritornello di Ribelle e come il particolarissimo ritornello in spagnolo di Yung Beef, con la sua voce a metà fra il maschile e il femminile, dal sound infernale e “da preghiera di strada”. Si tratta di intuizioni rischiose (l’ascoltatore sarà necessariamente polarizzato: Kety si ama o si odia), ma sono proprio queste scelte a rendere Armageddon così particolare e il rapper romano così unico.

Per concludere la recensione del progetto, infine, vale la pena approfondire le due tracce più iconiche del progetto, quelle più importanti per contenuti e peso specifico: Ragazzi Fuori e Immortale.

Ragazzi Fuori, traccia sorella del capolavoro Stay Away, è in assoluto uno dei pezzi più hip hop della discografia di Ketama. È il pezzo autobiografico per eccellenza, in cui l’artista racconta ogni tappa della sua vita, con momenti di grande sentimento, come il racconto dell’amicizia con la crew a Trastevere:

Mia mamma mi diceva: “Non passare per le scale”
Le stesse scale ci hanno visto diventare quel che siamo
Crescere, farci del male

Quattordic’anni insieme a Sean, Gordo e Franco
Mi ricordo le risse con la comitiva a San Co’
Le prime canne in cortile oppure in bagno
Poi non ricordo un cazzo, infatti ‘sta parte la salto

o l’inevitabile riferimento, sempre molto emozionante, al compianto Giovanni detto Gordo, raccontato attraverso una meravigliosa citazione a Chicoria:

Le vere tragedie accadono in silenzio
E di solito sono annunciate da un telefono (Ah)
Lo diceva Armando in un vecchio pezzo
È andata proprio così e io ancora non ci credo (No, no)

Si tratta di una canzone speciale perché, in fondo, qualsiasi rapper avrebbe bisogno di un brano autobiografico che gli faccia “da bandiera”: pezzi come Ragazzi Fuori sono veri e propri film che raccontano, meglio di quanto si possa fare in qualsiasi altro modo, la vita e la storia di un artista.

Immortale, invece, è un pezzo molto più “classico” per la carriera di Ketama, ma, in quanto penultima traccia, rappresenta il momento chiave dello svolgimento di Armageddon. Sembra quasi che, con quel ritornello così iconico (come raccontare con parole più adatte la sua personalità?) e quelle strofe così profondamente “alla Kety”, Immortale sia un testamento, l’ultima traccia prima dell’armageddon. D’altronde, lo stesso ritornello del pezzo recita: “Vivo per miracolo, Kety l’immortale” e, nella prima strofa, il rapper canta:

Sono pronto a morire (Ah) e pronto a vivere per sempre
Perché è così che fanno le leggende (Seh)

ed è un po’ la chiusura di un cerchio aperto con l’intro del disco, che iniziava con:

Ah, non per la fama, per la gloria

In Armageddon, infatti, Ketama126 sembra essere maturato a tal punto da aver trovato anche il suo posto nel mondo grazie alla musica: vuole vivere per sempre attraverso le sue canzoni, da leggenda vera, e ogni scelta del disco sembra urlare: “non per la fama, per la gloria”. È proprio per questo che il disco convince sotto tutti i punti di vista.

In conclusione, dunque, non si può che parlare di Armageddon come di un’opera di altissimo livello, dell’album migliore della carriera di Ketama e dell’ennesimo step-up di una discografia esaltante. Si tratta di un album dal sound brillantissimo, innovativo e unico, dalla scrittura autentica e con picchi di qualità significativi (Ragazzi Fuori, Immortale e Ribelle sono tre tracce molto diverse, simbolo di un Kety ispirato e con tante idee) e soprattutto curato con l’attenzione al dettaglio del grande progetto.

Nel 2022, infati, bisognerebbe proporre qualche accorgimento alla narrazione mediatica di Ketama126. È giusto raccontarlo come la rockstar moderna e maledetta che effettivamente è, ma bisogna sottolineare più spesso quanto, musicalmente, si tratti di un vero e proprio fenomeno, quanto sia un leader tecnico della “nuova scena rap romana”, quanto non abbia mai sbagliato un disco e quanto sembri, per certi versi, l’erede spirituale di Noyz Narcos (il parallelismo fra Truceklan e Lovegang viene spontaneo è stato proposto dallo stesso Noyz in Volante 4).

Quindi, ricapitolando quanto detto, a Ketama vanno riconosciuti diversi meriti: quello di avere centrato ancora una volta il bersaglio (il fatto che non abbia mai sbagliato un disco è davvero impressionante), quello di avere nuovamente rivoluzionato il suo stile, quello di essere cresciuto, musicalmente e umanamente, e infine quello di avere lavorato ad Armageddon con un’idea ben precisa: “non per la fama, per la gloria”.

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