L’intervista a J Lord: “Con Money More Love voglio dimostrare di essere completo”

Abbiamo chiamato J Lord, per parlare del suo nuovo disco, “No Money More Love”, e più in generale della sua identità artistica.

Intervista a cura di Sergio Mattarella:

Sergio: Ciao Lord! È un piacere poterti conoscere e intervistarti su Raphaolic! Come stai vivendo questi ultimi giorni prima dell’uscita del disco?

J Lord: È un piacere per me! Qui siamo tutti carichi, non vediamo l’ora che sia venerdì sera e potremo rendere questo disco di tutti!

Sergio: Allora parto proprio da qui con l’intervista: è passato un anno e mezzo dal tuo debutto nel mainstream, sta uscendo il tuo primo disco No Money More Love e per molti sarà un’opportunità per conoscerti e scoprire la tua musica. È vero che hai partecipato a molti featuring e hai pubblicato diverse tracce d’impatto, ma l’album sarà il tuo vero primo ritratto.

J Lord: Anche io la penso così!

Sergio: Secondo te che tipo di ritratto arriverà agli ascoltatori del disco?

J Lord: Non so che ritratto sarà, ma sono convinto che sarà pieno di colori. Non so che la gente cosa ci disegnerà, magari un mostro tutto colorato.

Sergio: A livello di concept come hai disegnato questo progetto?

J Lord: Abbiamo lavorato con tanta libertà e ti parlo proprio di libertà da artista. Siamo partiti con l’idea di voler semplicemente realizzare tanta musica, senza pensare al risultato finale. Abbiamo lavorato per un anno intero in studio, facendo pezzi su pezzi su pezzi, e solo alla fine abbiamo messo tutto insieme. È stato pazzesco perché ogni giorno ho scoperto qualcosa di me oppure ascoltavo qualche suono nuovo di Dat… Il processo si è basato sulle nuove vibes e avevo voglia di creare ancora e ancora!

Sergio: Infatti ho notato proprio questo! Rispetto alla musica a cui avevi abituato il pubblico, quindi a uno stile street, dall’importa fortemente underground, il disco si apre a suoni più dolci, anche a livello di sound, in pezzi come Tiffany e Pelle D’Oca...

J Lord: Tiffany, Pelle D’Oca e Catene sono pezzi che hanno stupito persino me! Il mio è un disco pieno di emozioni e, riascoltandolo giù da me, tutti i miei amici hanno apprezzato questo tipo di vibe, oltre alla parte gangsta che comunque è presente e viva. La mia evoluzione deve passare necessariamente attraverso questo tipo di apertura: spesso si parla di J Lord come di un ragazzo pulito, rispettato da tutti e soprattutto dai Big. Con No Money More Love voglio essere rispettato e preso in considerazione dal pubblico.

Sergio: Diciamo che questo dev’essere un po’ il tuo momento, no?

J Lord: Diciamo di sì: voglio che nessuno possa più fare finta che non ci sono o che parli di me come di quello “solo underground”.

Sergio: A mio parere l’identità artistica di J Lord è complessa per il pubblico, perché la tua musica ha davvero tante facce. Sei sempre stato descritto come un liricista, ma lo sei in modo moderno e fresco e soprattutto canti in dialetto! È la tua unicità il motivo per cui sei così tanto al centro dell’attenzione?

J Lord: Ti dico: la mia unicità deriva proprio dalla mia vita. Sono un ragazzo di colore nato a Napoli che parla dialetto… Già di partenza sono strano! Quindi in un certo senso è naturale che io abbia un’identità artistica complessa e non vedo l’ora che il pubblico se ne accorga. Quando il pubblico ascolterà No Money More Love, finalmente scoprirà i diversi lati della mia personalità, oltre a quello street per cui sono già noto.

Sergio: È come se finora fossero arrivati solo dei trailer e ora arrivasse il film completo al cinema!

J Lord: Esatto, finalmente esce. Sono carico e non vedo veramente l’ora perché succederà davvero un casino! – ride –

Sergio: Io in questi anni ho ascoltato tantissimi dischi d’esordio, ma in pochi ho notato maturità e coerenza come in No Money More Love. Direi che si tratta di un disco di idee chiare. Cosa ti ha permesso di arrivare così pronto all’appuntamento con il disco?

J Lord: Ti do una risposta profondamente personale: vivere in una situazione di difficoltà economica ha fatto sì che l’introduzione della musica mi abbia cambiato la mentalità. Dopo che ho smesso di giocare a calcio, da lì ho iniziato a maturare una visione verso il futuro. Ero anche stanco di vivere in determinate situazioni, quindi mi sono dedicato al 100% nei confronti della musica.

Sergio: Che ruolo gioca nel processo artistico l’intesa con Dat Boi Dee?

J Lord: L’intesa con Dat Boi è tutto, perché abbiamo vissuto ogni cosa insieme negli ultimi due anni. Mi ha ascoltato in momenti della mia vita in cui sarei dovuto essere da solo, come un fratello vero. La nostra intesa è autentica ed è pazzesca: abbiamo sperimentato insieme e sono profondamente orgoglioso del risultato finale.

Sergio: Ti chiedo di un altro forte legame artistico che hai stretto nella scena. Ti ho scoperto, come tanti, grazie al brano Troia con Massimo Pericolo e questo venerdì la vostra intesa sarà riproposta in Pelle D’Oca, che forse è la vera hit di No Money More Love. Mi racconti il pezzo?

J Lord: Pelle D’Oca è la storia vera di un mio amico, è una storia di lealtà. Chi se non Massimo Pericolo poteva raccontare la sua versione della storia? Ha scritto una strofa vera, come al solito, e sinceramente apprezzo tanto la sua capacità di essere silenzioso e allo stesso tempo rumoroso: è uno che ti sbatte la verità in faccia, senza peli sulla lingua.

Sergio: Fra l’altro Massimo Pericolo in un certo senso ti ha scoperto! Cosa vi ha legato così tanto?

J Lord: Per me è un fatto emotivo: ci siamo trovati bene e poi, successivamente, è nata l’intesa artistica.

Sergio: Le tue scelte di featuring, a mio parere, sono state davvero coraggiose. Prima di No Money More Love avevi lavorato con i big che citavi prima (Guè, Mecna, Emis Killa), ma nell’album hai puntato su nomi meno mainstream, come Bresh e Vale Pain. Come mai?

J Lord: Ho avuto anche io la sensazione che la gente si aspettasse altri nomi, ma il protagonista del mio disco devo essere io! Fra l’altro il nome non fa tutto e gli ascoltatori devono capirlo. Potevano esserci nomi diversi, ma poche parole.

Sergio: Diciamo che chi c’è ha fatto benissimo, impreziosendo davvero le tracce, no?

J Lord: Sì, abbiamo sperimentato al 100% e penso che i nomi che sono nel disco siano abbinati perfettamente alle loro tracce. Ognuno ha una sua vibe, ho conosciuto tutti gli ospiti del CD e sono in sintonia con ognuno di loro, da Bresh e Digital Astro a Vale Pain e Vettosi che è mio fratello. Ogni pezzo è nato attraverso un processo creativo che trova il suo fondamento nella vita reale e io, facendo i pezzi, ho percepito quanto siano reali queste connessioni artistiche.

Sergio: Mi racconti la collaborazione con Bresh in Dance?

J Lord: Allora, Bresh stava per annunciare il disco, ma ci ha tenuto molto a collaborare con me. Ha ascoltato la traccia, mi ha detto che è andato fuori di testa e tre-quattro giorni dopo avevo la sua parte. Ci siamo sentiti in videochiamata, ma ho capito subito che il suo sorriso era un sorriso vero, autentico e di felicità reale.

Sergio: Non sorprende un po’ che a parte Vettosi non ci sia nessun rapper di Napoli nell’album?

J Lord: C’è J Lord nell’album! – ride –

Sergio: Risposta perfetta! – ride – Provo a chiederti qualcosa in più: qualche tempo fa ho intervistato Dat Boi Dee e abbiamo parlato tanto della scena napoletana, facendo il tuo nome ma anche quello di Geolier, dei ragazzi di SLF e dello stesso Vettosi. Tu come ti vedi nella scena della tua città?

J Lord: Io, per come sono fatto, faccio il mio e mi occupo delle mie cose, ma faccio assolutamente parte della scena napoletana! Si vaggia dicere ca nun song ra scena napulitan, no! Io sono di Napoli e spingo la scena napoletana al 100% come i miei colleghi.

Sergio: Qualcuno pensa che a Napoli avete la scena più forte d’Italia. Tu che opinione ti sei fatto?

J Lord: Penso che meritiamo di più. Solo questo. Io merito di più e tutti noi meritiamo di più.

Sergio: Chiudo l’intervista chiedendoti dei riferimenti che hanno guidato il disco. Che musica ti ha accompagnato nella realizzazione di No Money More Love?

J Lord: Mi ha trasportato tutto, da pezzi hip-hop classici di Biggie e Pac alla drill di Pop Smoke e alle vibes di The Weeknd. Tutta questa musica mi ha dato tanto.

Sergio: Credo che questa tua ultima risposta sia anche una chiave per leggere la tua musica: riesci a rispettare tanto i classici dell’hip-hop senza precluderti l’apertura alle nuove sonorità.

J Lord: Sì, ma penso anche che capire il mio stile sia un’impresa impossibile perché non ho solo uno stile, ma una serie di sfaccettature. J Lord non è solo un underground rapper e spero che questo disco possa dimostrare che so fare tutto.

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