Margherita Vicario: può una “non rapper” essere più forte di tanti rapper?

Da ormai qualche anno abbiamo visto come il genere rap abbia avuto un’ampia diffusione nel panorama musicale italiano. Se questo effetto ha contribuito a scoprire delle vere e proprie stelle, d’altro canto abbiamo assistito all’esplosione di artisti che non è possibile definire proprio forti.
La domanda che ci poniamo oggi è: possibile che un’artista che non si definisce parte del genere rap sia più forte di molti rapper? Nel rispondere a questa domanda ci viene in soccorso Margherita Vicario.

Articolo realizzato da Mariano Fasulo:

Margherita è una delle artiste più poliedriche in Italia. Oltre alla carriera da cantante porta avanti in parallelo una carriera da attrice e questo è un fattore da non sottovalutare. Ascoltando i brani e guardando i videoclip si nota fin da subito una grande teatralità che dà quel tocco in più al progetto artistico. Il tutto avviene nella maniera più naturale possibile e non è un qualcosa di artificioso, semplicemente Margherita è questa e il suo stile non poteva non essere un mix di quelle che sono le sue passioni e le sue doti.

Come detto in precedenza, la Vicario adotta uno stile assai variegato ma che ha dei punti di contatto molto forti con il mondo rap.
Il primo elemento da trattare è sicuramente il flow. Già, perché Margherita Vicario di flow ne ha in abbondanza.
Si può ascoltare qualsiasi brano per accorgersi di come l’artista cambi ripetutamente flow e di come questi siano sempre ricercati e mai riciclati da altre canzoni, sia che siano di Margherita stessa sia di altri artisti.
Su questo aspetto è di gran lunga superiore ad una parte della scena rap attuale che sappiamo peccare sotto questo punto di vista andando quasi ad etichettarsi come artisti monoflow o giù di lì.
Per evidenziare questa caratteristica possiamo analizzare il freestyle “Bingo (L’epilogo)” fatto uscire proprio in prossimità dell’uscita del primo disco di Margherita “Bingo”. La traccia presenta due parti abbastanza distinte per quando riguarda il mood ma in entrambe la ricchezza di flow è assicurata.

Un altro elemento da non sottovalutare è la componente di critica sociale che Margherita Vicario inserisce spesso nei suoi testi. Un esempio concreto è rappresentato dal singolo “Mandela”. Il brano comincia parlando delle difficoltà a cui una ragazza può andare incontro tornando a casa sola di notte, per poi affrontare il problema del razzismo nella società multiculturale odierna. In virtù di queste tematiche è stata anche candidata al premio di “Voci per la libertà” di Amnesty International.
Come sappiamo il rap nasce proprio per dare voce a determinate categorie della nostra società e come strumento di denuncia sociale. Questo aspetto col tempo si è andato un po’ a perdere andando a valorizzare invece il discorso del successo che si raggiunge grazie al rap.

Margherita Vicario ha già avuto vari incontri concreti con il mondo del rap italiano.
È da sottolineare come il producer che accompagna Margherita sia DADE. Quest’ultimo è uno storico produttore italiano che deriva dal mondo metal ma che negli ultimi anni ha avuto modo di avvicinarsi al rap grazie soprattutto a Salmo e alla sua presenza in varie tracce di “Machete Mixtape vol.4”. Anche lui sperimenta molto sul beat andando a creare produzioni molto particolari che si sposano perfettamente con lo spirito ibrido della cantante.

In questi anni non sono mancati featuring di Margherita con alcuni rapper italiani. Parliamo di Speranza e Izi, rispettivamente nei brani “Romeo” e “Piña Colada“.
“Romeo”, in particolare, è una collaborazione stupenda poiché i due artisti riescono a sposarsi perfettamente sulla base nonostante abbiano due stili non proprio simili. In questa traccia vediamo un ritornello molto orecchiabile, in cui Margherita sfoggia le sue doti da cantante, e una strofa molto in linea con i canoni rap dove è presente anche una parte in cui Margherita si esprime in francese come è solito fare anche Speranza.
Restando in tema Francia, un featuring futuro interessante potrebbe essere quello con Quentin40 il quale si rifà molto alla scuola francese e per cui la cantante ha alcune volte espresso apprezzamento.

Dopo aver esaminato vari punti viene da chiedersi se è possibile quindi definire Margherita Vicario una rapper e la risposta probabilmente sta nel mezzo. I richiami al mondo rap ci sono eccome. Essi si mischiano con uno stile pop in alcuni frangenti e uno stile che deriva dal mondo cantautorale italiano. Questo mix diviene ancora più esplosivo se si unisce a quelle che sono le doti vocali e alla grande capacità di creare linee melodiche che fanno gran presa sull’ascoltatore.
Ovviamente non è possibile definirla una rapper al 100%, quanto più una rapper atipica.
La questione invece che viene alla luce è che nonostante lei non appartenga al genere rap può benissimo surclassare tecnicamente una parte della scena italiana che invece appartiene a quel genere e dovrebbe rispecchiarne quelle che sono le caratteristiche.
Ovviamente il nostro titolo può e deve essere letto in una chiave abbastanza provocatoria.
L’intento è quello di voler far riflettere su come non sempre chi fa rap sa farlo e ne ha le capacità e chi invece non lo fa apertamente no. Semplicemente a volte è una questione di scelte e di voler fare un determinato tipo di musica.
Una cosa è certa, se Margherita Vicario decidesse di dedicarsi seriamente e completamente al rap sarebbe probabilmente più forte dei rapper preferiti di alcune persone.

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