Il feat impossibile Rosa Chemical-Gianna Nannini, il fattore esperienza e il “periodo Dark Polo” – L’intervista a CanovA

Abbiamo chiamato Michele Canova, per chiedergli del suo nuovo singolo “Benedetto L’Inferno”, in collaborazione con l’accoppiata esplosiva Rosa Chemical-Gianna Nannini, ma anche per chiacchierare con lui di rap italiano, di produzione musicale e di Dark Polo Gang.

Intervista a cura di Sergio Mattarella:

Sergio: Voglio iniziare l’intervista partendo dal tuo ultimo singolo per poi arrivare a discorsi più generali. Ultimamente abbiamo visto nella scena musicale italiana collaborazioni inaspettate, ma l’impressione è che l’accostamento Rosa Chemical-Gianna Nannini sia una vera e propria follia. Qual è la genesi di un pezzo assurdo come Benedetto L’Inferno?

CanovA: Intanto ti dico: vorrei che questo tipo di “follia creativa” fosse un po’ la chiave delle mie prossime collaborazioni. Collaboro con Gianna dal 2006 e stavo producendo Diamante, il suo brano con De Gregori uscito a dicembre, mentre avevo da poco iniziato a lavorare con Rosa, circa da luglio 2021. Nel loro estremismo mi sono sembrati perfetti per un featuring! Ho fatto sentire Polka a Gianna Nannini ed è stato un po’ come far vedere un video “alla mamma” per provocarla. Volevo una reazione: era come farle vedere il video dei Dark Polo da Banana Burger!

Sergio: Non è la prima volta che Gianna Nannini collabora con un rapper: penso ai feat con Fibra, Fedez e ultimamente Coez… Il pezzo con Rosa Chemical però ha una connotazione quasi surreale, no?

CanovA: Infatti le faccio sentire Polka e si gasa, mi chiede: “Chi è questo? Da dove viene?” e allora inizio a raccontarle un po’ di storie su Rosa. Ero a Milano e quando l’ho detto a Rosa la reazione è stata pazzesca, diceva che Gianna era l’idolo di sua madre e collaborarci sarebbe stato un sogno sotto tutti i punti di vista. Un giorno li ho fatti incontrare in studio e gli ho chiesto di scrivere un pezzo per il mio disco con i miei autori. Gianna è arrivata in studio gasatissima, è entrata dicendo di voler fare un pezzo estremo, con due concetti opposti tipo “benedetto l’inferno“. Siamo stati ricettivi e abbiamo chiuso il pezzo in quattro ore.

Sergio: Com’è stata l’interazione in studio di due figure così diverse, anche anagraficamente parlando?

CanovA: Innanzitutto devo ringraziare Colella, Zaccaria e Alessandro Pacco, i miei autori di fiducia, che ho anche firmato per la mia casa discografica. È stato importante cogliere il flusso di energia di Gianna e Rosa e io ho cercato di fare da regista, calmando gli animi quando si gasavano per alcuni concetti e facendogli registrare subito il provino vocale. È un attimo che con due personalità del genere il progetto esploda!

Sergio: La mia impressione è che il segreto di un pezzo del genere sia nel colpo di genio della scelta. In quanti avrebbero creduto in un tandem del genere?

CanovA: Neanche noi sapevamo cosa avremmo chiuso quel giorno. Chissà se Gianna non fosse entrata in studio con il concept del pezzo… In effetti che chiave, che soluzione puoi trovare per far raccontare una storia d’amore impossibile di Gianna Nannini e Rosa Chemical? La genialità è stata di Gianna, che ha individuato questo “contrasto biblico” in cui lei è angelica e Rosa diabolico. Nel video, che deve uscire, l’antitesi sarà ancora più evidente.

Sergio: C’è un fil rouge che collega Benedetto L’Inferno a Sorpresa con Nayt, la tua penultima uscita?

CanovA: La chiave è la mia volontà di fare musica che vorrei ascoltare e che mi sorprenda. Con Nayt non c’è il contrasto benedetto-inferno / Gianna-Rosa: è venuto in studio per farmi sentire il disco Doom prima dell’uscita e ho subito notato Sorpresa. Gli ho detto che secondo me il pezzo aveva il potenziale per venire sviluppato ulteriormente e ci abbiamo messo le mani con gli autori di Benedetto L’Inferno e con l’artista VV, integrandolo con nuove parti.

Sergio: Di solito Nayt lavora solo con 3D…

CanovA: Era la prima volta per lui. Non aveva mai lavorato in studio con un team del genere, ma è stato coraggioso e ha sperimentato fidandosi di noi. Gli ho chiesto di mettere la nuova versione di Sorpresa nel mio disco ed è stato entusiasta: anche per questo l’abbiamo lanciata come teaser del progetto.

Sergio: Oggi spesso si parla di “direzione artistica” quando un artista dirige un progetto. Io invece voglio chiedertelo in un’altra accezione: qual è la tua direzione artistica? Dove sei diretto?

CanovA: La direzione artistica è verso le cose belle: inseguo ciò che mi piace e che mi stupisce. Voglio incuriosire. Secondo me non c’è bisogno di un ennesimo album di un producer.

Sergio: Nemmeno secondo me!

CanovA: Vale la pena fare il disco se i pezzi, invece, nascono da situazioni inaspettate, curiose o che semplicemente mi stuzzicano. Dopo quarant’anni e tante collaborazioni voglio vedere le combo impossibili.

Sergio: Quindi ne vedremo altre?

CanovA: Sì, sono alla base del mio percorso dei prossimi mesi. Sarà un percorso di singoli, con un album a raccoglierli alla fine. Non vi libererete di me! (ride)

Sergio: Sicuramente sarai d’accordo con me quando dico che il 2021 ci ha fatto ascoltare tanta sperimentazione musicale, fra generi che si mischiavano fra loro, scelte non canoniche, produttori dal timbro molto marcato… Secondo te qual è la causa di questo “vento d’innovazione”?

CanovA: Forse è perché è il periodo dei songwriters e dei produttori. Faccio un discorso piuttosto tecnico da cui escludo chi riesce a mantenere il suo status da oltre vent’anni. L’artista oggi, se non ha un team di 20-30 persone, fatica a uscire ogni cinque settimane ed è penalizzato dalla rapidità del mercato-streaming. Non riesce fisicamente a fare solo hit! Il producer lavora con dieci artisti e il songwriter scrive 40-50 pezzi. Se l’artista subisce una flessione, l’algoritmo lo penalizzerà e questo è un dispiacere, però d’altra parte sono contento di sapere che la figura del producer oggi possa essere protagonista.

Sergio: Però hai detto che non c’è bisogno di un altro disco di un producer…

CanovA: Non ce n’è bisogno se il disco è banale, se è un disco con le solite collaborazioni già sentite… C’è bisogno però di musica bella e la parola giusta è rischio. Serve la voglia di rischiare nei testi, nelle melodie, nell’arrangiamento, nella produzione e nel mix, anche perché bisogna catturare l’attenzione. L’ascoltatore vent’anni fa comprava i dischi per curiosità, oggi va diretto sulla New Music Friday.

Sergio: Voglio soffermarmi su questo concetto del producer-protagonista. A volte oggi si può parlare addirittura di “producer-copertina“. Questo cambiamento del tuo ruolo ha trasformato anche il tuo modo di intendere la musica?

CanovA: Durante il periodo del Covid ho capito che la mia figura può anche raccontarsi, come faccio il martedì con i Canova Speed Date o il giovedì in cui ascolto i brani delle persone da Virtual A&R. Non mi sarei mai aspettato numeri del genere ed evidentemente c’era bisogno di uno che si espone e ti dice: “Guarda che stai sbagliando” o “Il tuo pezzo è mixato male”. Forse la parte “educational” del mio lavoro, a quarantanove anni, mi piace sempre di più, come quella esecutiva. Parallelamente ho scelto di puntare su un disco. Anche vent’anni fa avevo pensato di farlo ma ritenevo sarebbe stato pesante e poco d’impatto, ma molti hanno dimostrato negli ultimi anni che il producer-album funziona. Mace ha fatto un bel disco e Night Skinny pubblicherà sicuramente un progetto brillante: mi hanno incoraggiato. OBE è un disco che ha vissuto un momento di estrema popolarità anche grazie all’esplosione di Blanco, ma sta di fatto che sia ricercato e unico.

Sergio: Mi collego alla tua frase sul tuo ruolo “educational” nei confronti degli artisti. Voglio chiederti di Rosa Chemical e di Nayt, ma anche soprattutto della Dark Polo Gang, con cui hai realizzato Trap Lovers. Quando lavori con artisti della loro età, il tuo fattore chiave è l’esperienza?

CanovA: Sì, specialmente nel farli concentrate sulla canzone. Serve una strofa, un inciso, un pre-inciso, degli sfoghi, dei vuoti e così via. L’unica cosa che non è mai fuori moda è il saper scrivere canzoni. Cambiare Adesso è arrivata così: l’ho prodotta e scritta insieme alla DPG e ha 70 milioni di streaming. Poi se vuoi possiamo discutere sul fatto che alcuni loro veri fan l’abbiano interpretata quasi come un tradimento. Se però il pezzo ha il doppio dei milioni di ascolti delle altre loro canzoni vuol dire che abbiamo suonato le note giuste…

Sergio: È vero anche che in Trap Lovers ti sei rivelato tu stesso un vero “trap lover“, producendo pezzi come Expensive, Splash e Young Rich Gang, futuristici e ricchi di “essenza Dark Polo”!

CanovA: A me piace quella roba, sai? Grazie al mio lavoro America riesco a essere molto aggiornato rispetto a tanti italiani ed è anche per questo che voglio collaborare con ragazzi giovani come Rosa Chemical!

Sergio: Credo che Trap Lovers sia un bell’esempio di come un artista della tua età possa essere moderno e integrarsi bene con un producer come Sick Luke. Qual è il segreto per evitare che la tua etá diventi un ostacolo quando collabori con i rapper italiani?

CanovA: Innanzitutto ti dico che la collaborazione con Sick Luke è stata voluta da me, nonostante avesse avuto degli attriti con la DPG. Voglio davvero bene a tutti: si sono comportati splendidamente con me e per questo ho cercato di “fare il papà”, facendo venire Luke in studio nonostante magari pensasse di essere “fuori dal progetto”. Ha capito lì che non ero lì per distruggere, ma per unire. È stato un lavoro congiunto: Young Rich Gang, per esempio, l’ho praticamente solo mixata, mentre per Cambiare Adesso sono partito da zero, tenendo solo i battiti di cassa e rullante del primo provino e realizzandola in sei ore con i Dark Polo. Ricordo la faccia di Wayne quando vedeva i musicisti che suonavano in studio! Il motivo per cui l’esperienza non diventa un ostacolo spesso dipende anche dall’artista: nel caso di Wayne, Tony e Pyrex il loro approccio è stato quello giusto. Quando hanno capito che conoscevo Young Thug mi hanno iniziato a dire “Maestro, lei sa tutto della trap“, perché di fatto qui in America il loro genere è dappertutto! (ride)

Sergio: Però poi quel percorso “alla Cambiare Adesso” non è stato seguito davvero dalla Dark…

CanovA: Non mi permetto di dire che sia stato un errore non proseguirlo, ma io avrei cercato di continuarlo e glielo dissi. La distanza purtroppo non aiuta, ma devo dire che lavorare con loro è stato un piacere, tant’è che abbiamo iniziato e finito Trap Lovers in soli venti giorni: dieci a Los Angeles e dieci a Milano. Devo ringraziare il fiuto di Fedez per averci fatto incontrare artisticamente, anche se io ero già super fan dopo la loro intervista da “Banana Burger“. Non capivo se stessero interpretando dei personaggi o se fossero veramente così, per questo quando li ho conosciuti mi hanno esaltato perché erano dei miti!

Sergio: Anche Rosa Chemical è un personaggio piuttosto assurdo. Con lui è stato lo stesso?

CanovA: Sì, è davvero un ragazzo d’oro e la nostra collaborazione mi ricorda il feeling che avevo trovato con Tiziano Ferro. Credo che il progetto a cui stiamo lavorando sia davvero di qualità.

Sergio: Tornando al tuo disco, infine, che obiettivi ti sei posto?

CanovA: Voglio continuare a stupire tutti, a cominciare da me stesso! È la chiave dei miei singoli e quindi del disco: provare la scelta estrema e trovare la combo impossibile.

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