Il botta e risposta con Nayt – “Doom: ho scavato più a fondo nella mia introspezione”

Alla vigilia della pubblicazione del suo sesto album “Doom”, Nayt ha risposto alle domande dei giornalisti in una Round Table. Queste le sue dichiarazioni:

Il botta e risposta con i giornalisti:

D: Ciao William! Com’è nata la copertina di Doom e che viaggio c’è dietro?

Nayt: La copertina del mio nuovo album è ispirata a un quadro di Francisco Goya, La sepolura della sardina. Mi sono sentito ispirato da questo artista per la sua vita incredibile: entrare in contatto con la sua energia, la sua storia e il suo immaginario è stato un fattore creativo interessantissimo. Goya ebbe una vita per certi versi tremenda, ammalandosi gravemente a quarant’anni e perdendo del tutto l’udito: da lì iniziò a dipingere in modo completamente diverso, divenne più cupo e più realista e iniziò a lavorare a quadri di denuncia diretti ed espliciti. La sepoltura della sardina rappresenta una festa spagnola di fine carnevale, in cui al popolo viene concesso un ultimo attimo di follia, e tocca tematiche come la morte, la paura, le donne e la guerra. Volevo fare miei determinati elementi di quest’opera in modo che combaciassero con i temi esistenziali e sociali di Doom. Inoltre, il concept del disco deve tanto anche a un’altra opera di Goya, ovvero Il sonno della ragione genera mostri: se lascio che la mia mente si abbandoni alle paranoie, ai desideri, alla fantasia e alle mie esperienze, scordandomi della ragione, è inevitabile andare incontro alla follia. Spesso fare arte significa andare incontro alla follia.

D: Ci racconti qualcosa sulle collaborazioni del progetto?

Nayt: La collaborazione con Gem è nata in modo super spontaneo: ha sentito la mia strofa del pezzo e ha voluto partecipare. Mattak, invece, è un rapper che supporto da tanto tempo e che si merita molto più spazio di quello che ha oggi. Quando ho avuto questo brano fra le mani ho capito di avere l’opportunità di coinvolgere Mattak, un artista che stimo, e di metterlo sul beat insieme a un rapper famoso, in modo che potesse beneficiarne e si guadagnasse la sua credibilità. Credo che sia un bel messaggio anche a livello di senso poetico: al centro dei miei progetti c’è sempre la qualità, non i ragionamenti di mercato. Sono sicuro che dopo questo brano molti scopriranno la musica di Mattak e per loro sarà una piacevole sorpresa. Per quanto riguarda le produzioni, invece, ho conosciuto Orang3 tramite amici e ci siamo trovati benissimo. Ho pensato di coinvolgere qualche producer nuovo nel CD e ho chiamato Frenetik e, appunto, Orang3, con cui sono diventato molto amico al di là della profonda stima artistica, e Gem.

D: In La mia noia dici:

E tutto si divide solo in stupidi o arroganti

Nella vita, secondo te, per avere successo cosa dobbiamo essere?

Nayt: Più che “cosa dobbiamo essere”, direi che noi siamo stupidi e arroganti. Ovviamente dipende dal contesto e dai momenti: succede a tutti di sentirsi fuori luogo, ma nella vita è importante – anche se forse è un po’ banale da dire – essere se stessi. Questo non vuol dire che ci si può accontentare di dire: “Bella, sono me stesso”, ma bisogna avere una consapevolezza e andare incontro a un processo di ricerca continuo… Guardarsi dentro non è una cazzata, è una cosa che ci mette tantissima paura. È proprio il senso dell’esistenza: affrontare i propri fantasmi, i traumi e le paure, sfidare la solitudine e l’angoscia. Personalmente, ritengo che sia un percorso lungo e complesso, ma la musica è la mia chiave per affrontarlo.

La domanda di Raphaolic: Doom e Mood sono due dischi che si parlano molto sia a livello di caratteristiche “fisiche”, come il numero di tracce, il numero di brani con featuring e la lunghezza, e anche per quanto riguarda la loro formula e l’approccio alla scrittura. Secondo la tua percezione di artista, che collegamento c’è tra Doom e Mood?

Nayt: Doom è lo step successivo e scava più a fondo rispetto a Mood per quanto riguarda la mia introspezione. Si tratta di un’introspezione personale, ma che credo possa rappresentare tutti, perché in fondo parlo di argomenti che riguardano qualsiasi persona. Non ho scelto Doom come titolo del disco “a buffo”, semplicemente perché era il contrario di Mood, ma sono molto affezionato al concetto di “condanna“. Volevo sottolineare il fatto che l’uomo è condannato perché non sceglie di nascere né di morire né tantomeno di innamorarsi: non può controllare nascita, morte e amore! Questo può essere visto come una condanna e una maledizione, così come un dono dal valore infinito. Io non credo alle verità assolute, ma ai punti di vista, e proprio per questo ogni cosa può essere il suo contrario: un dono può diventare una condanna. Per questo Doom arriva dopo Mood ed è il suo step successivo. È anche questo il messaggio del CD: nonostante tutto quello che ho passato, non intendo perdere la voglia di cantare, di vivere, di amare e di mettermi in gioco.

D: Ascoltando Mood e Doom, è possibile ricondurre la coppia Nayt-3D a quella statunitense J. Cole-T-Minus? Per il tuo liricismo, per i concept delle tue canzoni e per il concetto di off-season (andare oltre il mercato discografico), ti senti vicino alla concezione dell’arte di un artista del genere?

Nayt: Da parte mia e di 3D c’è sempre la volontà di eccellere e di superarsi. Vogliamo spaccare nell’ambiente, ma più che alzare l’asticella il nostro desiderio è esprimere noi stessi il più possibile, in modo sincero e fedele alla nostra identità artistica. Rispettiamo la musica e l’arte, quindi il mio obiettivo è realizzare dischi di qualità e che mi rappresentino come persona e come artista. Ci tengo a dire che non è per la smania di competere, che c’è stata ed è stata uno stimolo, ma non più il focus della mia musica.

D: In Mortale e La mia noia affermi rispettivamente:

Vedo rapper che non sanno scrivere

Il rap non va più di moda, meno male

Che messaggio volevi trasmettere con questi versi? Secondo te il rap è diventato un genere troppo accessibile? Se sì, da quanto?

Nayt: Allora, ciò che intendo con quei due versi è rimarcare che non è più il rap che va di moda. In questo momento il contesto vince sul rap e il personaggio sulla musica. Inoltre, percepisco una decadenza, per quanto riguarda sensibilità e cultura, per cui i ragazzi non capiscono più neanche quello che scrivono gli artisti. Negli ultimi due anni ho ascoltato canzoni senza frasi di senso compiuto. Per carità, se questa è la tua poetica e sei un folle, magari riesci anche a farlo ed è figo. Se però vuoi fare il figo e sbagli a coniugare i verbi… Il problema è che poi i ragazzi si rispecchiano nel nulla ed è pericoloso per loro. Poi sticazzi, io non sono certo il salvatore del mondo: io faccio la mia musica e basta, però notando quest’evoluzione del rap voglio farla presente.

D: Per te quindi il rap è diventato accessibile?

Nayt: Il rap è accessibile perché è di cultura popolare. Negli ultimi dieci anni abbiamo ascoltato strofe rap sui pezzi più pop del mondo d’altronde. In Italia certamente ci ha messo più tempo rispetto ad altri paesi, è difficile renderlo interessante per tutti quanti, ma con gli strumenti giusti lo può essere. Poi va detto che il rap non è un genere, ma è un’attitudine, un approccio alla musica e ai quattro quarti.

D: Al termine della strofa del brano (Partenza), dopo due minuti di vuoto si può ascoltare un monologo sul tema della sessualità, in cui entri a gamba tesa parlando dell’infelicità. Come nasce l’idea di questa skit e come si ricollega al concept della canzone?

Nayt: Guarda, la scelta è super istintiva: quel monologo è il frammento di una conversazione che ho avuto con una persona, il mio mentore. È il mio ex-maestro di teatro, con cui sono rimasto in ottimi rapporti. La conversazione parla sì di sessualità ma soprattutto di felicità e infelicità, di vivere e del nostro corpo. Certi passaggi di discorso si intuiscono, altre si capiscono e altre invece no, però volevo inserirlo in Doom perché lo trovo comunque coerente con il suo concept. La scelta di inserirlo in (Partenza) è completamente casuale, ma sentivo a intuito che quello era lo spazio giusto perché subito dopo in Collane avrei trattato il tema del materialismo.

D: In La mia noia, canti che:

Fra il pubblico e l’artista c’è sempre un malinteso

Secondo te questo è sintomo della decadenza di cui parlavi prima o è sempre stato così?

Nayt: Credo che non sia facile esprimersi, specialmente quando ti rivolgi a un pubblico su larga scala. Io mi sento continuamente frainteso e mai davvero compreso. È questo che ci spaventa e ci spinge non solo a fare musica, ma a vivere: il senso di separazione fra l’uno e l’altro. Spesso percepiamo dei muri fra noi e gli altri e ci sentiamo soli per questo; le connessioni, per questa ragione, nascono di pancia e ci fanno innamorare. Dico spesso che le uniche cose in cui ho fede sono quelle che sento, magari per una coincidenza o una connessione, non tramite l’analisi o il ragionamento.

D: Cosa ti ha portato a realizzare un progetto introspettivo come Doom? C’è stato un evento nello specifico o si è trattato di una semplice maturazione personale?

Nayt: Credo sia il normale corso degli eventi e che derivi da diversi fattori. Durante l’adolescenza sono cresciuto in modo rapidissimo ma anche tra i venti e trent’anni sono maturato e ho acquisito tanta consapevolezza. Un cambiamento chiave della mia vita artistica si è verificato forse quando sono diventato indipendente e ho ottenuto maggiore riscontro. In quel momento ho smesso di preoccuparmi dei soldi, da cui ero stato ossessionato, e mi sono finalmente guardato allo specchio.

D: Come mai hai chiamato solo due ospiti nel tuo album?

Nayt: Ormai la quasi-assenza di featuring è quasi un marchio di fabbrica della mia discografia: in Raptus 3 c’era solo Madman e in Mood solo Mezzosangue. Anche stavolta ho rispettato il naturale svolgimento degli eventi, evitando altre collaborazioni che sarebbero state forzate.

D: Che opinione hai della nuova “generazione drill”?

Nayt: Quest’ultima domanda è un po’ noiosa… Credo che non ci siano generi più belli o brutti di altri, ma musica fatta bene o fatta male. Se c’è musica fatta bene sono contento, mentre se c’è musica fatta male mi occupo della mia senza preoccuparmi degli altri.

La seconda domanda di Raphaolic: Ricollegandosi a ciò che dicevi su Collane, i versi:

Io quando li cercavo in tutti posti, a tutti costi
Non volevo essere felice, volevo essere accettato
E comprare le persone da cui volevo essere accerchiato

Come se avere è meglio di essere
Come se avere è meglio e basta
Negare i sentimenti perché amare è un salto nel vuoto
Un passo verso l’ignoto, penso mi ammazzo piuttosto… bang

sembrano i più d’impatto del disco e colpiscono l’ascoltatore con uno storytelling molto coraggioso. Nella tua discografia si nota una grande evoluzione del tema dei soldi: qualche anno fa eri molto attaccato al denaro e oggi lo sei molto meno. Come si è verificato questo cambiamento?

Nayt: Mi fa piacere che sia arrivata questa mia trasformazione e credo che quei versi siano molto esplicativi: guadagnando un po’ di soldi mi sono accorto che le cose che mi facevano stare bene erano altre. Nel pezzo dico anche:

Se parli bene dei soldi le persone ti invidiano
Se ne parli male non sai cosa significano

È un po’ così: nella nostra società i soldi sono fondamentali. Personalmente, i soldi mi servono a non preoccuparmi economicamente e potermi concentrare su altre cose più importanti. Non credo che le persone debbano necessariamente diventare ricche: conosco persone che stimo moltissimo e che potrebbero vivere con 10 euro al giorno! A un certo punto della mia vita ho realizzato che la ricchezza era molto meno importante di quanto pensassi e l’ossessione che avevo si è dissolta, come dico in (Partenza):

Che poi compri due tre cose è tutto uguale
Che ti affacci da un hotel costoso e il mondo è brutto uguale

Credo che se una persona voglia crescere e cercare la conoscenza, debba superare ideali e ossessioni come la mia per il denaro, talvolta anche scontrandosi con la dura realtà.

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