Sotto Cassa – La recensione dell’EP che ci ha fatto scoprire un nuovo lato di Carl Brave

L’analisi-recensione di “Sotto Cassa”, il nuovo particolarissimo EP di Carl Brave, uscito il 21 settembre per Universal Music Group.

Per parlare del nuovo EP di Carl Brave, Sotto Cassa, bisogna iniziare ricordando quanto sia una figura assolutamente unica per la musica italiana. Carl è unico per il suo background, fatto di indie, di rap e di elettronica ma soprattutto di produzione intensa e visionaria, per la sua discografia, che vanta un disco-pilastro dell’indie che ha rivoluzionato la musica leggera in Italia con Franco126, due album pop da solista e due EP, e soprattutto per il suo stile.

Carl Brave è assolutamente inclassificabile: non è un artista pop né indie né tantomeno rap, nonostante le sue canzoni (e le sue strumentali quando produce) siano il risultato di un mix di influenze fantasiose ed estremamente eterogenee. Non è un caso, infatti, che si sta parlando di un cantante che ha collaborato con una moltitudine di artisti diversissimi l’uno dall’altro, da rapper come Gemitaiz, Ketama126, Luchè e Guè Pequeno a personalità del mondo indie-pop come Coez, Frah Quintale e Giorgio Poi, passando per figure come Elisa Toffoli, Noemi, Max Gazzè ed Elodie.

Inoltre, per concludere quest’introduzione sull’originalità di Carl Brave, va detto anche che il suo stile musicale, estremamente riconoscibile, è assolutamente unico anche a livello internazionale. Per scrittura e scelte di sound, infatti, è impossibile trovare una figura che gli corrisponda in America, in Francia o in qualsiasi altro paese: è a tutti gli effetti una bandiera italiana, romana e trasteverina.

Puntando la lente d’ingrandimento su Sotto Cassa, tuttavia, ci si accorge immediatamente che si tratta di un progetto fuori dalle righe persino per una discografia particolare e camaleontica come quella di Carl Brave. La tesi di quest’articolo – lo specifico da subito – si muove proprio in questa direzione: Sotto Cassa è un EP che serviva tantissimo all’artista romano, perché ha ricordato alla scena quanto sia effettivamente un artista a 360 gradi, in grado di passare da un disco pop come Coraggio a un divertentissimo EP techno-rap.

Infatti, ricomponendo step by step la discografia di Carl Brave risulta evidente che, dopo lo straordinario debutto con il capolavoro Polaroid (interamente prodotto da lui) e la consacrazione mainstream con il discreto ma popolarissimo Notti Brave, i risultati dell’ultimo album Coraggio non sono stati esaltanti.

I numeri parlano in modo molto chiaro: Polaroid e Notti Brave sono stati talmente di successo da venire certificati doppio disco di platino, mentre Coraggio, a un anno dalla sua uscita, ha portato a casa appena un disco d’oro, non debuttando nemmeno al primo posto della classifica FIMI nella settimana della sua uscita. L’aspetto, tuttavia, su cui bisogna concentrarsi non è tanto quello numerico quanto quello qualitativo e Coraggio, da questo punto di vista, non può che essere considerato un progetto fallimentare. Si tratta infatti di un album troppo simile al precedente ma nettamente inferiore a livello qualitativo, con un sound monotono e poco d’impatto (specialmente ripensando alla forza di brani di Notti Brave come Malibu, Fotografia e Chapeau) e una scrittura fin troppo piena di cliché.

L’impressione successiva alla pubblicazione del CD, quindi, era che Carl Brave, arenandosi nella sua comfort-zone, avesse perso il tocco magico e fosse destinato a una carriera di continua ripetizione, ma con Sotto Cassa, invece, ha ricordato a tutti il motivo per cui è arrivato così in alto con la sua musica: la sua imprevedibile originalità. Solo Carl Brave poteva pensare, dopo due dischi pop, di pubblicare un progetto interamente rappato su beat techno-house, uscendo completamente dalla sua zona di comfort e lasciando il pubblico a bocca aperta.

In questo modo ha dimostrato che “coraggio” non è soltanto il suo cognome o il titolo del suo secondo disco, ma anche una straordinaria qualità alla base della sua carriera. Bisogna essere davvero audaci per proporre un EP da rave party senza alcun genere di filtro a un pubblico abituato a melodie frizzanti e a testi scanzonati!

Per presentare un progetto così particolare come Sotto Cassa, Carl Brave ha scelto di realizzare un trailer-sketch divertentissimo con i The Pills in cui racconta il suo amore per le serate techno, fra litigi con i buttafuori, parcheggiatori abusivi e risse all’entrata (nel video c’è anche un’interpretazione da sbellicarsi dalle risate di Pretty Solero nei panni di uno spacciatore del 2021). Nella parte finale del video, Carl si dirige nel suo studio e inizia a lavorare all’EP, mostrando come la sua ispirazione sia arrivata proprio grazie ai ricordi e alla nostalgia di quelle serate.

Non stupisce affatto, conoscendo il personaggio, l’amore del romano per un certo tipo di serate e di ambienti, già raccontati nei versi dischi precedenti:

Ho passato mesi a balla’ la techno

Il mio amico veneto mi chiama “vecchio”

e non stupisce nemmeno la scelta di raccontarle attraverso la musica. Infatti, la sua discografia si basa interamente sulla narrazione, sull’istantanea lirica, sulla descrizione e sul riferimento specifico: cosa cambia quindi tra il racconto ironico dell’aperitivo di Noccioline, quello caciarone dei Pub Crawl a Roma Centro, quello crudo dell’ambiente di Stazione Termini e quello delle serate in discoteca di Sotto Cassa? Si tratta comunque di storie di vita che Carl Brave ha scelto di raccontare.

L’EP si presenta come un progetto di sei tracce, quattro con featuring, e altrettante skit, in cui l’artista propone le versioni acustiche dei brani. Fondamentalmente, però, la cosa più importante da dire è che Sotto Cassa è un progetto techno-rap (forse è addirittura il primo EP interamente techno-rap) che surfa sulla wave delle due Ho paura di uscire di Salmo, di Boogieman ed Extasy di Ghali e Greve del BV3, e che soprattutto riesce a sfruttare al meglio questo tipo di sonorità.

La traccia introduttiva, per esempio, si intitola Matrimonio Gipsy, ospita M¥SS Keta e Speranza e racconta di un matrimonio assurdo, di cui “la M¥SS è il plug” e in cui accade di tutto, dal barista che “pare Papa Bergoglio” alla gente che “balla scalza”, fino a Carl Brave che esce “dalla toilette con la sorella dello sposo”. In questo caso la cassa dritta, accompagnata da trombette esotiche, è perfetta per far vivere all’ascoltatore il matrimonio: gli fa percepire il disordine, la frenesia e l’eccitazione di una festa in cui “tutti quanti fanno il foco”.

In Piazza Trilussa, Calimocho e soprattutto Non andrà per le lunghe (di cui si parlerà a breve) invece, la sonorità techno ha uno scopo completamente diverso: raccontare emozioni più intime e viscerali come ansia e addirittura paura. In Piazza Trilussa la strofa descrive una Trastevere da film dell’orrore, in cui ogni dettaglio sembra spaventoso e inquietante, e il ritornello proietta l’ascoltatore in una scena raccontata in modo così vivido da sembrare reale:

Dietro quel vicolo, siamo in pericolo
C’è una decina di teste di cuoio che urlano: “Carica, carica, carica”

Dunque, questi esempi dimostrano che l’aspetto davvero entusiasmante di Sotto Cassa è l’intelligenza con cui Carl Brave ha sfruttato le prospettive offerte dal nuovo cocktail di sonorità. Ha prodotto dei beat perfetti per le storie che voleva raccontare, ha curato con attenzione maniacale ogni dettaglio (ascoltate queste doppie di Pretty Solero in Piazza Trilussa o questo ritornello sussurrato in Calimocho, per intenderci) e ha scelto dei featuring estremamente adatti al mood delle singole canzoni.

Per quanto riguarda la scrittura, poi, l’artista romano non si è snaturato, ma ha scelto il solito approccio scanzonato e ironico, alla ricerca del racconto, pieno di riferimenti concreti, delle sue storie di vita. Ciò che sorprende, però, è la sensibilità con cui ha saputo adattare una penna così particolare al nuovo genere musicale, rendendo il linguaggio più crudo e grezzo (in Non andrà per le lunghe è presente addirittura una bestemmia censurata) e trovando concept estremamente originali per le canzoni.

Infatti, Piazza Trilussa, Calimocho, Matrimonio Gipsy e Brutto Esempio raccontano storie divertenti, ma in fin dei conti sono soltanto estratti di vita quotidiana. Proprio come accadeva per le istantanee romane di Polaroid e per le canzoni-romanzo di Notti Brave, la storia diventa affascinante per il modo in cui viene raccontata, fra riferimenti inaspettati e riflessioni dell’autore in cui ci si ritrova… In pratica, la più grande qualità di scrittura di Carl Brave è senza dubbio la sua capacità di narrare, creando il contesto con le strumentali e pitturando i suoi racconti con aneddoti, battute a effetto e descrizioni piene di dettagli.

L’unico pezzo che non entusiasma di Sotto Cassa, a conti fatti, è Pokemon GO, che è forse la traccia più “per tutti” del progetto ma allo stesso tempo la meno particolare. Anche la scrittura, poi, convince poco e porta inevitabilmente l’ascoltatore a chiedersi: chi gioca più a Pokemon GO nel 2021?

Allo stesso tempo, però, un brano come Non andrà per le lunghe è destinato a diventare un pilastro della discografia dell’artista romano. Si tratta davvero di una perla, di un pezzo senza tempo in cui ci si accorge che, oltre a essere un grandissimo narratore di storie, Carl Brave è davvero un artista con la A maiuscola.

Si tratta di un brano techno-rap psicologico, in cui Carl scrive mediante flusso di coscienza, mettendo a nudo le sue paure più recondite e profonde, affrontando il tema dell’insicurezza dell’uomo davanti alla morte. Anche in questo caso la cassa dritta è perfetta per l’occasione, perché carica l’ascoltatore di angoscia tribale e primitiva, lo colpisce in modo viscerale e lo porta a ballare con i fantasmi dell’autore.

Non andrà per le lunghe è paura e poesia, interrogativi esistenziali e cinismo, immagini violente e paranoiche, una vera e propria discesa agli inferi di Carl Brave. Stavolta non lo salverà l’ironia e neanche il verso:

Non ci penso che se no mi sale l’ansia

appare granché confortante.

Nessuno – e bisogna sottolinearlo con grande chiarezza – avrebbe mai potuto immaginare che un brano così profondo e complesso fosse nelle corde del cantante di Notti Brave. Forse, in questo senso, dobbiamo tutti delle sincere scuse a Carl Brave per averlo sottovalutato ed etichettato come autore di canzoncine leggere. Sotto Cassa, infatti, ci ha fatto scoprire un nuovo lato della sua produzione artistica.

In conclusione, dunque, il giudizio su Sotto Cassa non può che essere molto positivo. Si tratta di un progetto musicalmente entusiasmante ed innovativo, curato con attenzione in ogni dettaglio, scritto in modo molto convincente, con grandi featuring (la strofa di Ketama126 in Calimocho è puro genio) e, soprattutto, in grado di mescolare le carte della carriera di Carl Brave.

Mettendosi in gioco con un progetto così particolare, infatti, l’artista romano ha dimostrato di essere ancora più completo, versatile e camaleontico di quanto si immaginasse. Inoltre, la sperimentazione musicale gli ha fornito gli strumenti e le opportunità per crescere – e l’esempio perfetto è la traccia capolavoro Non andrà per le lunghe – e riscattarsi qualitativamente dopo il passo falso di Coraggio.

Certo, va detto anche che un progetto del genere, così crudo, senza filtri e musicalmente distante dal resto della sua discografia, entusiasmerà poco gli affezionati a Notti Brave, ma è proprio da questa riflessione che viene fuori il vero valore di Sotto Cassa. Carl Brave ha rischiato: ha assecondato la sua passione per la produzione, per l’esperimento musicale e per la techno come genere musicale, ignorando completamente le prospettive di vendita di un EP del genere. In poche parole: ha avuto coraggio e, nella musica, questa è una dote che va riconosciuta, apprezzata e premiata.

Da questo punto di vista, Carl Brave ha già vinto.

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