Il Tre racconta L’ultima notte: “Se voglio fare lo spaccone non parlo di macchine e collane, ma faccio un extrabeat che gli altri non sono in grado di fare”

L’ultima volta che avevamo fatto due chiacchiere con Il Tre era stato in occasione dell’uscita del suo primo disco “Ali”. Lo abbiamo chiamato per farci raccontare la Deluxe Edition “L’ultima notte”, pubblicata il 24 settembre 2021 per Warner Music Italy.

Intervista a cura di Sergio Mattarella:

Sergio: Ciao Guido! Colgo l’occasione, anche se sono un po’ in ritardo, per farti gli auguri di compleanno. Ormai ci conosciamo da un po’ di anni ed è sempre un piacere per me scambiare due chiacchiere con te!

Il Tre: Grazie mille per gli auguri. Anche a me fa tanto piacere!

Sergio: L’ultima volta che ti ho intervistato è stato in occasione dell’uscita del tuo disco d’esordio Ali, che ti ha confermato, qualitativamente e numericamente, come artista di prima fascia e che sta per venire completato dalla Deluxe Edition Ali – L’ultima notte. Rispetto a quando è uscito Ali, con che sensazioni ti stai avvicinando alla pubblicazione della sua repack?

Il Tre: La Deluxe del mio disco rappresenta il completamento di un cerchio: secondo me, infatti, è necessario chiudere i capitoli già iniziati per poterne aprire di nuovi. Sono contento di poter dire che sto vivendo l’uscita di Ali – L’ultima notte con grande serenità e spensieratezza: grazie ai risultati del disco posso permettermi di pubblicarla a cuor leggero. Anzi, ti dico di più, non vedo davvero l’ora che le persone possano conoscere l’altro lato di Ali.

Sergio: Mi viene spontaneo farti una domanda sul titolo della Deluxe Edition: L’ultima notte. Conoscendoti da tanto tempo, infatti, ho notato che hai un rapporto artistico molto intenso con alcuni elementi naturali, come per esempio la pioggia. La grande protagonista del tuo nuovo progetto è la notte, rappresentata anche nella nuova copertina. Da cosa deriva la scelta di questo titolo?

Il Tre: La scelta deriva dalla mia volontà di rendere la notte protagonista, ma allo stesso tempo di sottolineare l’importanza dell’aggettivo ultima, proprio per rafforzare l’idea della chiusura del cerchio di cui parlavo prima. Tutti i pezzi in un modo o nell’altro si riferiscono alla notte, tant’è che poi il pezzo scelto come singolo è stato proprio Fuori è notte.

Sergio: Anche a livello creativo la notte ha avuto un ruolo così importante?

Il Tre: Non ho scritto tutti gli inediti di notte, ma ultimamente ho preso l’abitudine di uscire verso le undici o mezzanotte e andare a scrivere canzoni, per esempio nei parcheggi… In Fuori è notte lo dico: “in un parcheggio triste, abbandonato, spento e vuoto”. Anche nella scrittura, quindi, la notte è stata fondamentale.

Sergio: Mi è sembrato che il messaggio degli inediti di L’ultima notte sia il seguente: nonostante il primo posto FIMI, il disco d’oro e il grande successo dei tuoi ultimi mesi, la tua vita non è cambiata. È come se questo progetto urlasse al mondo che alcuni problemi ci sono ancora, ma così come la fame e la passione. È un’impressione giusta?

Il Tre: Sì, hai capito perfettamente il messaggio che volevo mandare. Per carità, il disco d’oro e il primo posto in FIMI sono traguardi straordinari, ma tuttavia ci sono dei lati più oscuri di questo periodo che non volevo passassero in secondo piano. Dall’altro lato, fra l’altro, non ho affatto perso fame e spontaneità, perché è stato detto anche questo. Io faccio molto caso a quello che si dice su di me e su YouTube c’è un commento sotto al nuovo video che mi ha colpito molto e che dice: “Te la sei legata al dito Gui’, fai vedere a tutti quanto spacchi“… Ha ragione, io me la sono veramente legata al dito! Mi fa piacere che le persone mi abbiano capito da questo punto di vista.

Sergio: In che cosa, invece, l’uscita di Ali ti ha cambiato la vita?

Il Tre: Sicuramente un disco del genere, che mi ha fatto esordire al primo posto della classifica, mi ha portato delle responsabilità. Banalmente, non sapevo cosa aspettarmi con l’uscita di Fuori è notte perché credevo che parte del pubblico mi avesse già etichettato e inquadrato o che l’attenzione nei miei confronti potesse calare. Invece mi sono accorto di essere ancora in piedi, nonostante tutto.

Sergio: Un esordio così vincente non ti ha portato anche una bella botta di autostima?

Il Tre: Senza dubbio! Mai avrei pensato di pubblicare il mio disco d’esordio e vederlo certificato oro. L’autostima deriva dalla consapevolezza della solidità del mio pubblico, per esempio, ma anche dall’entusiasmo con cui sono stati accolti singolo nuovo e Deluxe. Sono tutte conferme che fanno piacere e mi rendono consapevole di quello che sto creando.

Sergio: L’ultima volta che ti ho intervistato, mi avevi raccontato del tuo rapporto con l’extrabeat e di come, nei tuoi progetti recenti, hai preferito non abusarne nelle tue canzoni. In L’ultima notte hai scelto di inserirne solo in Fari e in Warzone. Qual è, oggi, il senso degli extrabeat nei tuoi pezzi?

Il Tre: Se io oggi faccio ancora gli extrabeat è per vari motivi: innanzitutto perché mi reputo uno di quelli che lo sa fare meglio in Italia, a livello di predisposizione e talento naturale…

Sergio: E anche allenamento!

Il Tre: Esatto! Se in un pezzo voglio fare lo spaccone scelgo di non parlare di donne, soldi o macchine, ma faccio un extrabeat che gli altri non sono in grado di fare. A comprare automobili e collane siamo buoni tutti, mentre quello che faccio con la mia voce è davvero unico. A mio parere, per un rapper mettere in mostra il suo talento è il tipo di ostentazione più sana che si possa applicare nelle canzoni. Poi, tornando alla domanda, se l’extrabeat sta bene in un pezzo, sono il primo che non vede l’ora di sfrecciare sul beat.

Sergio: A proposito di quello che stai dicendo: c’è un pezzo, nella Deluxe, che farà certamente impazzire gli amanti del Rap con la R maiuscola, ovvero Warzone. Si tratta di un pezzo che mi ha sorpreso, perché prendi posizione in modo molto coraggioso rispetto a determinate figure, a determinati atteggiamenti e a determinate tendenze del rap italiano. Come mai hai scelto di esporti in modo così netto?

Il Tre: Nella mia carriera ho sempre e comunque detto quello che penso. Se vedo un ragazzo fare in un video determinati gesti che sembra faccia il linguaggio dei segni per i sordomuti… Ti ripeto: nella vita ho sempre preso posizione, mi sono sempre schierato a costo di discutere e di venire disapprovato, e credo che la mia sia una scelta assolutamente sana.

Sergio: Sono d’accordo! Credo proprio ci volesse una presa di posizione del genere…

Il Tre: Appunto! Non mi sono preoccupato di quello che avrebbero potuto dire le persone. C’è chi sicuramente sarà fomentato dalle mie rime e chi invece mi criticherà, ma va benissimo così.

Sergio: È anche per gli atteggiamenti e per le tendenze che critichi in Warzone che ti sei distaccato dalla scena rap?

Il Tre: Diciamo che non mi sono distaccato, ma di fatto ne sono sempre stato fuori, nonostante io sia un rapper a tutti gli effetti e ormai non debba dimostrare niente a nessuno. Un po’ è così perché non ho il rapporto con i colleghi che hanno altri rapper, perché caratterialmente tendo a stare molto sulle mie. Un po’ invece è per la mia identità artistica, perché spesso faccio delle canzoni diverse da quelle degli altri e quindi mi chiedo: non sono un rapper? Forse sono anche qualcos’altro?

Sergio: Allo stesso tempo in Ali i featuring erano cinque dei rapper più forti d’Italia, quindi la scena riconosce senza dubbio il tuo talento…

Il Tre: Sì assolutamente, ospitare Vegas Jones, Mostro, Emis Killa, Clementino e Nayt nel mio primo disco è tanta roba, ma parliamo comunque di rapper con una mentalità diversa, affezionata a un modo diverso di vivere il rap. Con i nuovi artisti ho un rapporto meno stretto: li conosco, però di certo non ci propsiamo nelle storie. Magari sto anche antipatico per questo motivo, ma non è assolutamente la mia intenzione, è semplicemente il mio carattere.

Sergio: Vorrei chiudere l’intervista con una riflessione: mentre ascoltavo Warzone ho pensato che, per il modo che hai tu di scrivere e rappare, se nei dischi mainstream rap ci fossi tu come featuring invece che rapper molto meno talentuosi e carismatici di te, probabilmente la scena rap sarebbe un po’ diversa… Forse ci sarebbero meno ragazzini che giocano al “linguaggio dei segni”, no?

Il Tre: Io ne sono assolutamente convinto. Quando vedo uscire dischi di realtà super importanti in cui chiamano rapper – e non farò mai nomi – scarsissimi su pezzi fighi con altri rapper bravi, mi chiedo: ma perché non mi chiamano? Non mi vergogno a dirlo, mi domando spesso se la mia roba non viene apprezzata, perché sinceramente mi ritengo abbastanza bravo a fare il rap. Magari è proprio perché sto fuori dalla scena o perché non faccio simpatia come persona…

Sergio: Però neanche nella tua repack ci sono featuring…

Il Tre: È una scelta mia, dettata dal fatto che ho il terrore di svoltare con i featuring e dal fatto che sono veramente geloso della mia musica. Anche in Fuori è notte c’era la possibilità di inserire un featuring, ma non volevo condividere il pezzo con uno sconosciuto qualsiasi, capisci che intendo? Poi magari viene fuori una hit, ma il fatto è che sono proprio geloso… (ride)

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