Grazie Emis, grazie per Keta Music 3

Il 2021, fin qui, è stato per il rap italiano un anno abbastanza arido, che ha visto perlopiù la pubblicazione di producer album e di dischi di seconda o terza fascia, esclusi progetti come Plaza, Taxi Driver e Madame.

È da un anno e mezzo che i rapper non possono portare le loro opere sul palco a causa della pandemia: basti pensare al fatto che il tour di Persona di Marracash non sia mai effettivamente andato in porto. I grandi rapper – e nessuno ha il diritto di biasimarli per questo – si sono logicamente fermati o quantomeno hanno rallentato. Marracash, Lazza, Vegas Jones e tha Supreme non pubblicano un CD dal 2019, Salmo, Luchè e Noyz Narcos dal 2018, Fabri Fibra addirittura dal 2017.

Il 2021, fin qui, non è stato certo l’anno ideale per i dischi e, ovviamente, per gli artisti.

C’è però una netta differenza fra chi si è fermato e chi, invece, ha deciso di dare continuità al proprio percorso in maniera intelligente e qualitativa, attraverso formule alternative come i mixtape. Fastlife 4 di Guè Pequeno è stato indiscutibilmente il progetto del 2021 fino a luglio. Poi è arrivato Keta Music 3 di Emis Killa e la parola “indiscutibilmente” è diventata inutilizzabile, perché si tratta di un progetto straordinario. È troppo presto per rispondere a una domanda che diventerà un tormentone: “meglio Fastlife 4 o Keta Music 3?”. La certezza, però, è che quest’anno, probabilmente, i veri pilastri del rap italiano non saranno tanto gli album quanto i mixtape. Come Fastlife 4. Come Keta Music 3.

Dire Keta Music, per Emis Killa, è come dire The Carter per Lil Wayne e Rocky per Sylvester Stallone: si tratta della saga che ha accompagnato Emis Killa con un’aura leggendaria e quasi sacra, proiettandolo nel mondo hip hop quando ancora aveva solo vent’anni. Keta Music è stato il primo progetto della sua discografia, il primo tassello della carriera gigantesca del primo enfant prodige italiano di questo genere.

È uscito nel 2009: Emis Killa era il freestyler più forte d’Italia e sarebbe diventato uno dei migliori artisti italiani della storia del rap. Il primo Keta Music è stato la prima miccia di una carriera di fuoco e benzina, prima di L’Erba Cattiva e di Parole di Ghiaccio, prima di Mercurio e Maracanã, prima di Terza Stagione, Supereroe e 17.

Anche il secondo Keta Music ha una storia interessantissima, che vale la pena raccontare: arriva dopo Mercurio, un disco discreto che nella discografia di Killa si inserisce fra il capolavoro L’Erba Cattiva e il capolavoro Terza Stagione. Mercurio è un disco che suona molto pop e in un periodo in cui la lotta al “rap commerciale” ha bisogno di streghe da incendiare non può che essere (insieme a Sig. Brainwash di Fedez) massacrato da numerosi haters di Killa, da media generalisti che non capiscono il mondo rap, da paladini dell’old school e, appunto, dai nostalgici, del primo Keta Music. Persino il conduttore radiofonico americano Ed Lover trova il tempo di criticare in modo assurdo e profondamente razzista, in seguito a una sua performance sottotono di Wow ai Bet Awards.

Emis in quel freddo ottobre del 2013 ha 23 anni: non ha l’esperienza di oggi né nella spiegazione della sua musica al pubblico né nella gestione delle critiche. Soprattutto, sente l’inevitabile pressione di essere il numero uno, il rapper più famoso d’Italia, l’uomo su cui puntare il dito per criticare il genere. La sua risposta, allora, è nervosa e d’istinto: uno sfogo clamoroso, che dichiara all’hip hop amore puro e incondizionato, al pubblico coraggio e carattere (nel mondo latino si parlerebbe certamente di huevos), alla scena voglia di essere, ancora e per sempre, il numero uno. Quello sfogo si chiama Keta Music 2.

Dunque, Keta Music 1 e 2 sono usciti in momenti cruciali della vita artistica di Emis Killa, ovvero rispettivamente l’inizio assoluto e il momento di maggiore difficoltà, mentre Keta Music 3 sembra essere arrivato in un periodo tranquillo, quasi ordinario. L’apparenza, però, spesso inganna: Keta Music 3 è fondamentale per Killa tanto quanto i primi due capitoli della saga perché si tratta del primo progetto solista da trentenne della sua carriera.

Keta Music 3 è il soffio di vento che spegne le candeline dei trent’anni e inaugura un nuovo decennio, che ha tutte le premesse di essere glorioso e spettacolare quanto il precedente. Infatti, il nuovo mixtape è un capolavoro, uno dei progetti in assoluto migliori della carriera di Killa, che ha saputo garantire, da un lato, skills tecnico-metriche da supereroe del rap e, dall’altro, una quantità impressionante di brani emotivi e di contenuto.

Il vero segreto di Keta Music 3, infatti, è che ogni traccia garantisce un valore speciale e non ordinario, proprio come nei più grandi capolavori di Emis, L’Erba Cattiva e Terza Stagione, completamente privi di filler. Se 17 è un grande disco, ma che accoglie nella sua tracklist diversi banger simili l’uno all’altro (come 666, No Insta, Maleducato e Il Seme Del Male), Keta Music 3 propone solo tracce uniche.

Uniche, innanzitutto, per il tipo di sound ricercato: Morto di fame, No police no problem, Notte Gialla, Street Movie, Giovani Eroi, Jam Session e I soldi degli altri riportano in auge il suono cardine degli anni ’90, permettendo addirittura a una leggenda come DJ Shocca di ricamare beat per un disco mainstream dopo dieci anni (l’ultimo a chiamarlo era stato Guè Pequeno), nonostante arrivino in un momento storico in cui le tendenze sono il rap melodico e la drill di ispirazione UK.

Tuttavia l’unicità delle tracce di Keta Music non può essere riassunta solo parlando di sound e di boom bap: pezzi come Notte Gialla, Morto di fame, Giovani eroi e Nel bene e nel male entrano nella meravigliosa hall of fame dei testi capolavoro di Emis Killa, accompagnandosi alle varie Il mondo dei grandi, La bara più grande del mondo, Jack, La mia prigione, Lettera dall’inferno, C’era una volta, Giusto e sbagliato e chi più ne ha più ne metta. D’altronde, stiamo parlando di uno dei migliori scrittori della storia del rap italiano.

Per capire la grandezza della scrittura di Killa vale la pena citare qualche esempio: in Morto di fame, in particolare, la sua forza nostalgica colpisce l’ascoltatore come un gancio ben assestato. La prima strofa inizia con un richiamo al passato:

Ah, quando ho iniziato, avevo gli occhi della fame (Seh)
Prima di te, prima di quel tale che trappa e prima dei talent
Il mio nome per le strade è ormai immortale perché (Ah)
Prima che in quel locale in centro l’ho fatto al centro sociale

e soltanto in questa quartina c’è più di un concetto: richiamo all’epoca del primo Keta Music con il primo verso, affermazione del proprio status di rapper storico che ha rappato “prima di tanti” con il secondo, poi dei propri obiettivi raggiunti con il terzo e infine del proprio ruolo con il quarto. Le barre sono in funzione del contenuto, sì, ma sono decorate dagli incastri e dal wordplay: Emis Killa ha un’intelligenza lirica talmente sviluppata da potersi permettere di curare contemporaneamente contenuto, tecnica e personalità!

Le stesse qualità di scrittura, poi, si possono evidenziare anche in un brano con un mood completamente diverso come Qualche sasso, in cui Killa viaggia a 200 km/h di flow, scagliando barre, barre e ancora barre che umiliano a morte tutti i rapper – e ce ne saranno stati tanti – che si saranno sentiti chiamati in causa. Ecco qualche esempio:

Carini questi con ‘ste collanine
Sembrano mia figlia quando aveva un mese

Mentre io sono in centro a fare spese
Questo conta i soldi pеr fare la spesa

Io ho guadagnato, tu hai racimolato
Parli ai minori, ma sei un minorato

‘Sto nuovo rapper sembra un influencer
E posta sul web ogni cosa che tocca
Non so nemmeno da dove sia uscito
Ma so di sicuro che tra un po’ ci torna

Ironia intelligente, cattiveria, cambi di flow, kili di tecnica e kili di personalità: ecco il cocktail di Emis Killa, che raggiunge l’apice del pezzo quando rappa questa barra, la più geniale, scorretta, divertente e umiliante in assoluto:

Rapper androgeni sopra il display
‘Sto qui non capisco se è un lui o una lei
Si trucca da donna così tanto bene
Che dopo due Cuba glielo butterei

Su Instagram, Killa ha svelato che Qualche sasso era originariamente il suo freestyle per il format 64 Bars di Red Bull, ma dato che “qualche rima” è stata considerata un po’ scorretta, gli è stato chiesto di cambiare traccia. Si possono dire due cose a proposito di questa vicenda:

  1. È piuttosto assurdo che un format che promette di promuovere il Rap con la R maiuscola e le Barre con la B maiuscola chieda a Emis Killa di censurarsi, specialmente dopo 64 Bars scorretti come quelli di Ernia, Lazza e Marracash.
  2. Forse vale la pena ringraziare Red Bull. Senza la loro richiesta di censura, Keta Music 3 non avrebbe potuto disporre di un’intro così clamorosamente esplosiva.

Il vero capolavoro di Keta Music 3, tuttavia, è la meravigliosa Notte Gialla, struggente ballata su note maledette in cui Killa si è fatto accompagnare da un monumentale Lazza-producer e da una perfetta Madame-ritornellara. Il vero protagonista però è sempre, inevitabilmente, il rapper di Vimercate, che scrive un testo meraviglioso con penna e sangue e lo interpreta in modo splendidamente struggente.

L’inizio della prima strofa, anche in questo caso, è un esempio tremendamente efficace:

Stanotte ha il volto della mia malinconia
Ma il tuo sorriso mi compiace (Seh) per quanto finto sia
Baby, pensavo di amarti e poi ho capito in terapia
Che mi affeziono ad ogni tua angoscia perché in fondo è un po’ la mia

Emis apre il pezzo con un’immagine, una personificazione, quella della notte con il “volto della malinconia”, per poi sconvolgere l’atmosfera rilassante del beat con una stoccata. Il secondo verso, infatti, è disillusione allo stato puro, specialmente se seguito da una riflessione fredda, lucida e matura come quella dei versi successivi. La terapia, inoltre, non era mai stata citata prima d’ora in un suo pezzo: per Emis Killa è quasi una confessione.

Un altro passaggio davvero emozionante si colloca nella seconda strofa ed è il cambio di passo, inaspettato e violento. Emis ha appena dedicato una rima, meravigliosa, alla maledetta nostalgia di suo padre:

Cerco mio papà tra i volti in strada e nel rumore del ventilatore, ora che è estate da ventiquattrore

fermando per un attimo il tempo, ma le lancette hanno ripreso a scorrere impazzite perché Emis ha accelerato, come preso dalla necessità di urlare a tutti i suoi pensieri:

È un po’ che sono stanco di gente che esulta quando
Gli metti una coppa in mano e, se perde, abbandona il campo

Fra’, ho smesso di dare il pane a ogni bocca che ha fame in quanto
Per quanto onesto sia un cane, poi torna con tutto il branco
Questa city è una giungla (Ah) con più taxi che angeli
Bestie migrano in chiesa e i palazzi sembrano alberi
E tu ti alteri, lo so, che ho la voce in radio e la faccia in TV
Forse dovrei soltanto bere meno e dormire di più

La parola giusta per raccontare Notte Gialla – lo dimostrano i versi evidenziati, ricamati attraverso splendide metafore – è probabilmente disillusione. La Notte Gialla è quella notte in cui non si riesce a chiudere occhio, circondati da demoni e pensieri maledetti; è quella notte in cui non ci si fida nemmeno del più onesto dei “cani” e in cui si disprezzano le bestie che “migrano in chiesa”. Si disprezzano perché confidano in una speranza divina, mentre nella Notte Gialla non c’è spazio per i sogni, per le illusioni e meno che mai per la speranza.

Prima di concludere, va chiarito un ultimo concetto fondamentale: i progetti dei grandi artisti (ed Emis Killa è uno dei più grandi in assoluto) vanno sentiti, ascoltati, metabolizzati e solo dopo compresi. Nonostante sia passata solo una settimana dalla sua uscita, tuttavia, è già abbastanza chiaro quanto Keta Music 3 sia davvero un capolavoro, il progetto giusto per aprire il nuovo decennio-Killa. È un capolavoro per l’unicità delle sue tracce, per la scelta così decisa e vincente di premiare un sound contro-tendenza, per la tecnica e le skills del suo autore, per il suo modo di ricamare testi profondi ed emozionanti, per le performance individuali degli ospiti (La Furia e Lazza sono stati giganteschi, ma anche Massimo Pericolo, RollzRois, Not Good, Madame, Rose Villain e Gemitaiz hanno brillato) e anche per la cura del dettaglio.

Questo commento a Keta Music 3, infatti, non può che terminare con il commento a un particolare, la sua ultima skit, con cui Emis ha dichiarato amore eterno alla cultura hip hop, al rap e alla musica:

Ah
Nella vita ho fatto tante cose nel bene e nel male, ma questa è quella in cui ho creduto di più e a cui ho dedicato tutta la mia vita
Ecco perché sono immortale
Direi che abbiamo ascoltato anche troppa merda negli ultimi anni, ristabiliamo l’ordine naturale delle cose, questo è il mio contributo, Keta Music 3

Questa skit vorrei commentarla da ascoltatore, non da opinionista e da giornalista. Vi ho spiegato con precisione i motivi per cui Keta Music 3 è oggettivamente da considerare un capolavoro. Ora vorrei spiegarvi perché per me lo è anche soggettivamente. Non è un segreto: Emis Killa è il mio rapper preferito di tutti i tempi, ha cresciuto me e la mia generazione ed è cresciuto con me e con la mia generazione. Il suo contributo all’hip hop, al rap e alla musica è estremamente prezioso e non riguarda solo Keta Music, riguarda un’intera carriera dedicata a dare il buon esempio agli ascoltatori.

Emis spesso nelle tracce è arrogante, è scorretto, è violento e gioca a fare l’antieroe, ma la verità è che per qualsiasi ascoltatore cresciuto con le sue tracce si tratta di un esempio incredibilmente positivo. È uno dei pochissimi rapper che non si è mai piegato alle regole del mercato, ha sempre fatto quello che voleva, musicalmente e non. Mi spiego meglio: Emis Killa ha sempre fatto quello che riteneva giusto, nel modo più sincero possibile. Anche stavolta, con Keta Music 3, ha cercato di fare del bene per il suo genere preferito, per alzare il livello, per essere un esempio per gli emergenti e per far conoscere agli ascoltatori più nuovi un modo diverso di fare musica, costruendo un ponte con il passato. Tutto questo ha un’importanza straordinaria per l’ambiente.

Il suo lavoro, come racconta il titolo di quest’articolo, merita solo una parola di risposta: grazie. Grazie per il tuo contributo.

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