Ritardo, Wonderful e Club Hotel – Attimi di pura magia nel disco di Giaime

Il 28 maggio del 2021 è stato uno dei giorni più importanti in assoluto per la carriera di Giaime: è uscito Figlio Maschio, il progetto in assoluto più atteso della sua discografia. Si trattava di un vero e proprio test di maturità: dopo un quadriennio di singoli, in cui al massimo aveva pubblicato un EP di cinque tracce, il rapper doveva dimostrare di essere pronto a lavorare a un progetto più complesso, più ambizioso e più difficile da realizzare.

A distanza di un mese e mezzo dalla sua pubblicazione, risulta facile trarre delle conclusioni piuttosto lucide e calibrate su Figlio Maschio: si tratta di un album molto convincente, variegato e variopinto, realizzato con una cura musicale strepitosa e che si presenta con scelte di sound raffinate e testi scritti a cuore aperto.

In particolare, la caratteristica principale della scrittura di Giaime è quella di seguire l’istinto dell’artista in ogni momento: la sua penna è libera e impulsiva, completamente al servizio del flusso di pensieri che meglio esporrebbe la sua personalità, focosa e passionale.

È anche per questo che l’artista riesce a gestire in modo brillante tracce diverse come Ci Sta e Quando, dall’anima festaiola; Mamma (scusa se), dall’anima esplosiva e infuocata; Favore e Outro, dall’anima incazzata; Motorino e Amico (come stai), dall’anima malinconica e triste. Infatti, il suo modo di scrivere così elettrico e impulsivo gli permette di trovare le parole giuste per le strumentali più disparate, accelerando e decelerando con la massima naturalezza.

In questo articolo, nello specifico, si vuole analizzare l’anima di Figlio Maschio che ha di fatto reso famoso Giaime: quella romantica. Nella sua carriera, infatti, i brani più emozionanti sono arrivati quando i ritmi sono rallentati e le strumentali gli hanno dato gli stimoli giusti per trovare le parole più adatte a un pezzo introspettivo. Si pensi a Parola e Pioggia, ma anche a Vodka, Ragione, Quanto freddo fa, Finchè fa giorno e Timido. Volendo soffermarsi su Figlio Maschio, i tre brani introspettivi di cui vale la pena parlare sono Ritardo, Wonderful e Club Hotel, splendidi pezzi fatti di attimi di pura magia.

Ritardo

Fra i tre brani in analisi, Ritardo è certamente il più leggero, per scelte di sound e conseguentemente di scrittura. È una canzone che, nel percorso di Giaime, può essere vista come l’anello di congiunzione fra Mula EP e Figlio Maschio, perché si incastra molto bene nella struttura dell’album, ma non avrebbe affatto stonato se fosse stata la sesta traccia di Mula, magari incastrandosi, nella tracklist, fra Torna a casa e Iqos.

Andry, infatti, stende un beat estremamente delicato, fatto di synth morbidi e di kick ipnotici ma non pesanti, su cui Giaime surfa con agilità, disegnando un ritornello strepitoso, incalzato da sporche divertentissime tra un verso e l’altro. A questo proposito, mi sembra doveroso raccontare questo aneddoto: ho avuto il piacere di assistere recentemente al primo concerto del 2021 di Giaime, a Santa Severa, e durante l’esecuzione di Ritardo, sono rimasto sorpreso dal fatto che l’intero pubblico cantasse a squarciagola i no-no” del ritornello, quasi come se si fossero organizzati per decidere di farlo.

Tornando all’analisi del brano, l’impressione è che ogni scelta, musicale e testuale, sia in funzione della leggerezza della canzone: dalle doppie cantate un tono sopra, quasi angeliche, ai cambi di flow, come quello al minuto 1:17 in cui il beat ferma per un attimo gli strumenti della batteria e Giaime sceglie saggiamente di rallentare e di fermare il tempo, “come quando l’orologio è spento”.

Questa citazione, come diversi altri versi di Ritardo, dimostrano quanto la scrittura combaci con la vibe spensierata e serena della canzone. Le similitudini usate da Giaime sono semplici, immediate, come quella appena riportata:

E non c’è tempo
Come quando l’orologio è spento

che è essenziale, quasi fanciullesca, ma anche il riferimento allo shot di tequila per raccontare l’effetto che fa lo sguardo di una donna amata è efficace, divertente e d’impatto. Nella seconda strofa, poi, c’è una serie di versi intrigante:

È che non mi va di fare i TikTok
E nemmeno storie in cui ti dico (Yeah)
Qual è il mio colore preferito

che racconta, con evidente spensieratezza e anche un pizzico di sarcasmo nei confronti di qualche collega, la volontà ferrea di fare musica solo in base alle proprie regole, “costi quel che costi, finché non è gratis”. Giaime non ha nessuna intenzione di fare qualche balletto su TikTok per aumentare il numero di visualizzazioni delle sue canzoni né tantomeno di diventare quel tipo di artista più attivo su Instagram che su Spotify. È proprio per questo che è amato dal suo pubblico.

La serie di versi appena analizzata svela la vera chiave di lettura di Ritardo: non bisogna farsi trarre in inganno da un ritornello leggero o da un tipo di scrittura semplice e lineare, perché questa è comunque una traccia che esprime dei concetti significativi. Il ritornello, per esempio, è effettivamente leggero e rilassante, ma con le sue parole trasmette all’ascoltatore tutta la focosità e la passionalità della personalità dell’artista:

Dicono in molti (Na-na) di andarci piano (Ah-ah)
Ma se rallento, poi faccio presto a arrivare in ritardo (Eh, yeah)

Giaime non rallenta: non può fare a meno di vivere al massimo della velocità le relazioni sentimentali, nonostante venga detto da molti che dovrebbe “andarci piano”. L’impetuosità del carattere dell’artista (che si citava anche a proposito del suo modo di scrivere) non si scopre certo con Figlio Maschio e neanche il suo legame con il tema del tempismo, visto che in Parola, uno dei suoi brani più noti, cantava:

Fra’, tu arrivi tardi, devi cambiare mezzo

e in Pioggia:

Non hai capito un cazzo, eh
Tranquilla pure io ci sono arrivato in ritardo

e anche in Ragione:

Se non ci parliamo
Co-me so che ho sbagliato
For-se sono in ritardo
Piove sopra il bagnato, yah (Yeah)

Tuttavia, la sensazione è che in questo ritornello Giaime abbia espresso un concetto complesso in modo semplice e, più in generale, che in Ritardo abbia trovato le parole e le melodie giuste per scrivere un pezzo conscious in modo spensierato, rendendolo di fatto un ibrido: una canzone che è al contempo profonda e leggera. Soprattutto, che regala attimi di pura magia.

Wonderful

Quando ho intervistato Giaime in occasione dell’uscita di Figlio Maschio, gli ho detto che, sulla base dei miei primi ascolti, Wonderful mi sembrava la traccia migliore in assoluto nel disco. Confermando la mia sensazione, Gimmi mi ha svelato che si trattava anche della sua traccia preferita, e, rincontrandomi a distanza di quasi due mesi, ha specificato che lo è effettivamente, ma insieme a Club Hotel (che verrà analizzata successivamente).

Wonderful è un pezzo semplicemente incredibile, un grande capolavoro di sound e di scrittura: basti pensare a come catapulta l’ascoltatore nel bel mezzo di un’inquadratura cinematografica:

Stavo solo cazzeggiando dietro l’angolo
Sto pensando mi ami o no, come fa un mio singolo

citando anche una delle hit più significative della carriera di Giaime, Mi ami o no, per poi continuare con due versi poetici, intrisi di mistero:

Ogni male ha un sintomo, pure i sogni scadono
Mio fra’ non ha vinto, no, io forse mi salvo

Al termine della quartina, però, il cambio di passo: Giaime prende un respiro, alza il tono e spicca il volo, si avvicina al cielo, alle nuvole e agli astri, aprendo definitivamente il suo cuore alle insicurezze. In quattro versi: la paura di non essere sufficientemente talentuoso:

Non sono convinto forse quanto sono bravo

la confessione di nascondere qualcosa di tormentoso e difficile da rivelare:

Solo pochi sanno gli scheletri nell’armadio

e il triste dubbio su quanti effettivamente tengano a lui come persona:

Dimmi quanti poi si ricordano il compleanno

Wonderful, infatti, è un brano in cui Giaime immagina la fine di tutto: è costretto a fare i conti con un futuro spaventoso ben lontano dagli happy ending dei film, in cui i soldi sono andati via e la magia della carriera da cantante si è esaurita. Quegli attimi di pura magia di cui abbiamo parlato finora… Puff, spariti nel nulla.

Cosa è wonderful allora? Il presente.

Ma tu dimmi sì
Anche se non finisce come un film
Questo momento è wonderful
Fammi mettere comodo

Questo momento è wonderful” dice Giaime e poco importa se si riferisce al momento estremamente gratificante del disco d’oro di Fiori o a quello estremamente passionale del bacio con la donna ideale, in grado di fermare tempo e spazio. Bisogna godersi il momento. Questo carpe diem è commovente perché arriva solo nel ritornello, dopo una strofa-monologo in cui Giaime sembra scavare dentro sé stesso e in cui ogni cambio di flow somiglia a un cambio di umore.

Nella prima quartina l’artista è quieto, nella seconda si strugge, nella terza reagisce con veemenza e nella quarta è commosso. Il ritornello è una catarsi, come se mentre Giaime stesse riflettendo “dietro l’angolo” qualcuno avesse pensato di dare il via a uno spettacolo meraviglioso di fuochi d’artificio, destinati a fargli da sfondo.

Anche la seconda strofa, poi, è di qualità e introduce all’ascoltatore una figura femminile in grado di scuotere l’artista nel profondo con la sua bellezza folgorante:

È già tardi come sempre
Sto aspettando che scende nella Mercedes
È più bella dal vivo, è l’obiettivo che mente

Il loro rapporto, anche stavolta, è descritto con parole eteree, misteriose e enigmatiche:

Torniamo indietro come in video
Facciamo finta che ho capito
Eri perfetta, io ero persuasivo

ma mentre l’ascoltatore si interroga sul loro significato, Giaime conclude la seconda strofa con il verso della catarsi spirituale definitiva, forse il più importante della sua intera discografia:

Sembra che ho solo perso, adesso vinco

Poi, di nuovo il ritornello: altri fuochi d’artificio. Questa volta, però, sono alle spalle di un Giaime diverso, più sorridente e meno insicuro, più sereno e meno dubbioso, più vincitore e meno sconfitto, come se scrivere Wonderful lo abbia aiutato a togliersi, finalmente, un enorme peso dalla coscienza.

Anche stavolta: attimi di pura magia.

Club Hotel

In una splendida intervista realizzata dal rapper Nerone per TRX Radio, Giaime ha speso parole meravigliose per Club Hotel, affermando addirittura che il suo beat sia uno dei migliori in assoluto della carriera di Andry The Hitmaker.

Club Hotel non ha la leggerezza di Ritardo e neanche i fuochi d’artificio di Wonderful, ma quest’articolo non si chiama “attimi di leggerezza nel disco di Giaime” o “fuochi d’artificio nel disco di Giaime”: si chiama “attimi di pura magia nel disco di Giaime” e Club Hotel è senza ombra di dubbio il pezzo più magico di Figlio Maschio.

Fin dalla prima quartina, infatti, il rapper cerca una metafora particolare, paragonando prima il tempo a un chirurgo bravo e poi se stesso a un chirurgo pessimo, spiazzando un po’ l’ascoltatore:

Se il tempo cambia le persone, spero sia un bravo chirurgo
Perdonami se ho il dubbio (Yah)
A lei sembrava giusto la toccassi nonostante tutto
Senza guanti come un pessimo chirurgo

Quella del chirurgo è un’immagine forte e non può che colpire, specialmente se contestualizzata in un momento del pezzo in cui le parole sono accompagnate soltanto da un pianoforte struggente e vengono interpretate in modo sommesso e malinconico. Al termine della quartina entra in scena la batteria e si alzano i ritmi della canzone, ma Giaime non cambia flow e continua con il suo sfogo grigio, finché:

Lei se ne va a fanculo

e si trova spazio per una chiusura dedicata “a chi ha corso per ultimo“, la seguente:

Se sono in pista, lo devo anche a chi ha corso per ultimo

Anche l’ultimo verso “e quando vinco è notevole perché ho un certo vissuto” è importante, perché racconta l’ennesimo motivo per cui Giaime è così apprezzato dal suo pubblico: l’interpretazione epica che ha sempre trasmesso del suo percorso, artistico e non.

La scrittura, dunque, è uno dei punti di forza principali di Club Hotel, con il suo flusso di pensieri irregolare e implacabile, che passa dall’immagine non canonica del chirurgo (o delle strade come babysitter) alla rivelazione di aver “detto no a tutti i talent”, fino al brindisi a soldi, salute e lusso e al fotogramma di Giaime sull’autobus che lascia il posto a una signora. Non c’è alcun ordine nel flusso di coscienza del pezzo, ma è come se ogni pensiero sia al posto giusto e ogni parola trasmetta l’emozione perfetta, come per magia.

La magia del brano, però, non è solo nella sua scrittura , ma anche nella melodia dello strepitoso ritornello. Intendiamoci: Figlio Maschio è un CD in cui ogni singolo ritornello è molto brillante, ma Club Hotel ha qualcosa di diverso… Non vede neanche l’esplosione dei fuochi d’artificio di Wonderful, perché non è un ritornello catartico e liberatorio; quello di Club Hotel è un ritornello sofferto, in cui gli “ah-ah-ah” suonano come versi di dolore, in grado di trascinare l’ascoltatore nel turbine di emozioni che Giaime deve avere attraversato scrivendo e registrando la canzone.

Quanti sono i ritornelli magici come Club Hotel? Si contano sulle dita di una mano.

È un peccato che una perla del genere, nel rap italiano, sia in questo momento un brano di nicchia e vale lo stesso per Ritardo e Wonderful, ma la realtà è che non si tratta di canzoni per tutti. Chi le ha sapute ascoltare, però, ha avuto la possibilità di vivere ciò che di più prezioso Giaime è riuscito a regalare in Figlio Maschio (e che forse a questo punto dell’articolo è addirittura superfluo ricordare): quei meravigliosi attimi di pura magia.

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