Si scrive Drillionaire, si legge Numero Uno

Cos’hanno in comune Untouchable, il primo album solista di Tony Effe, Elo, il disco della rinascita artistica di Drefgold, e le super-hit Tik Tok, Alyx, Gangang, Mezzo Sport e Male? La risposta va cercata nella parola Drill, ma non bisogna pensare al sotto-genere di origine inglese, ma a un produttore che è piombato nella scena rap come una saetta, Drillionaire.

Drillionaire, all’anagrafe Diego Vettraino, non nasce produttore ma ala d’attacco, uno dei ruoli calcistici che per antonomasia premia la fantasia e la creatività della giocata, ma anche l’assist al finalizzatore, il movimento intelligente e il dribbling a saltare l’uomo. Vettraino non è stato Cristiano Ronaldo né Arjen Robben: ha giocato prevalentemente nelle categorie minori e solo due partite in Serie B, ma da quando nel 2018 ha cambiato campo da gioco, appendendo gli scarpini al chiodo e iniziando una carriera da producer, si è definitivamente imposto come miglior fantasista della scena rap italiana.

Il beatmaking ha sempre fatto parte della vita di Drillionaire: i più attenti si ricorderanno delle sue produzioni del 2016 per un Lazza ancora emergente (N70 e Cerotti), ma anche il suo lavoro in tandem con Slava nel biennio 2018-2019. È dal 2020, però, e più precisamente dalla pubblicazione di Snitch & Impicci, che il producer è garanzia di qualità, sperimentazione, novità e soprattutto di successo.

In Elo, il primo progetto mainstream che ha curato da protagonista, il suo lavoro è stato entusiasmante. È in gran parte suo il merito del cambio di passo di Drefgold, passato grazie a quell’album da rapper in crisi ad artista ispirato e più maturo. Volendo essere poetici, è come se le capacità del bolognese risultassero in qualche modo limitate dalla scelta di lavorare unicamente con Daves The Kid: al loro tandem serviva un trequartista, magari adattabile ala destra, proprio come lo era Vettraino in campo. L’attacco a due Drefgold-Daves The Kid ha funzionato solo in parte, mentre il “tridente delle tre D“, Drillionaire-Dref-Daves, ha consentito al rapper di alzare notevolmente il livello della sua musica e di crescere step by step, canzone dopo canzone.

Bisogna citare qualche esempio e probabilmente il più significativo è Chance, la canzone chiave di Elo, la dimostrazione del potenziale introspettivo di Drefgold. Se quest’ultimo è riuscito a raccontare una storia davvero hip hop, narrare il suo racconto biografico e, soprattutto, farlo in modo così brillante, il merito è in gran parte dell’incredibile lavoro di Drillionaire e Daves The Kid e della loro strumentale: del loro vocal synth struggente, al loro 808, alle loro chitarre e alle loro batterie così immersive.

Tuttavia, la rinascita artistica di Drefgold passa anche attraverso i banger, in cui Drillionaire è davvero libero di scatenarsi e di proporre strumentali crude e brutali. Bankroll, per esempio, è uno dei primi brani di stampo UK Drill usciti in Italia, caratterizzato da hi-hats impazziti e da un’accoppiata kick-basso esplosiva, metallica e roboante. Dref sfrutta la strumentale come meglio può, ma l’MVP del pezzo (a parte Drillionaire) è Luchè, che approccia il beat con una metrica incalzante e rapida e con rime feroci e affilate.

Zero+Zero è un altro altro banger molto convincente, che propone uno schieramento offensivo inedito, con Drillionaire spostato a fare il trequartista alle spalle delle due punte: Lazza e Drefgold. È il primo cenno di intesa fra il producer e Zzala dopo quattro anni, ma è evidente che la chimica sia quella giusta: il loro tandem funziona perché il risultato è completamente imprevedibile. Drillionaire, da un lato, è talmente polivalente che ogni sua strumentale è di fatto un’opera a sé stante, unica e diversa dalle altre, e Lazza, invece, è talmente talentuoso che riesce a trovare un flow vincente e innovativo per quartina. Per esempio, in Zero+Zero, dopo una prima parte di strofa melodica e cantilenante, il rapper accelera all’improvviso al secondo 00:35. Non avrebbe potuto farlo con la stessa efficacia se il beat non fosse stato quello così brillante di Drillionaire.

La produzione più convincente di Elo, in ogni caso, è probabilmente Giro D’Italia. Infatti, si dice spesso che un producer per essere il migliore debba essere unico: quante volte avete sentito nello stesso pezzo un kick del genere, imperioso e martellante, e una melodia così vincente?

Tuttavia, non va fatta confusione: le strumentali di Drillionaire sono brillanti e di alto livello, ma proprio per questo sono difficili da cavalcare e da gestire. Non deve passare, quindi, il messaggio che il beatmaker abbia trainato Elo quasi da solo. La chiave di volta dell’album è stato il brillantissimo lavoro di squadra (a cui ha ovviamente preso parte anche Daves The Kid), che ha messo entrambi gli artisti nelle condizioni di rilanciarsi dopo un momento di difficoltà comune. Drefgold, infatti, aveva bisogno di un progetto solido da cui ripartire dopo il flop di Kanaglia, mentre Drillionaire doveva ripartire quasi da zero. Oggi non ci sono dubbi: la missione è stata portata a termine in maniera esemplare. Elo è stato il punto di ripartenza per entrambi.

Drillionaire non si ferma mai. Negli ultimi mesi è sembrato davvero instancabile: ogni volta che si è chiuso un capitolo della sua carriera, si è messo immediatamente al lavoro su un nuovo progetto, dimostrando tenacia, voglia di migliorarsi e, soprattutto, di alzare il livello della sua musica. Restiamo nell’ambito delle metafore sportive: forse Drillionaire è così instancabile proprio perché, da calciatore, è stato costretto a fermarsi per più volte per degli infortuni oppure, magari, si tratta semplicemente di un riflesso del suo ruolo di ala, in cui era tenuto a correre avanti e indietro per il campo, in modo da coprire l’intera fascia.

In ogni caso, dopo un primo semestre di 2020 molto brillante, Drillionaire ha avuto (o, per meglio dire, si è conquistato) la possibilità di collaborare con due dei rapper più forti e più rilevanti d’Italia. Durante l’estate, infatti, si è confermato partner d’attacco ideale di Lazza, con cui ha messo a segno le clamorose hit urban Alyx, Mezzo Sport e Limbo, e durante l’autunno ha rifinito alcune delle produzioni del progetto musicale più importante dell’anno in assoluto, Famoso di Sfera Ebbasta. Quest’ultimo, in $€ Freestyle, canta: “Da niente a qualcosa, da qualcosa a tutto”, parole perfette anche per descrivere l’ascesa di Drillionaire, da produttore semi-sconosciuto e a beatmaker acclamato dall’intera scena.

Vale la pena spendere qualche parola per raccontare la meravigliosa collaborazione fra Lazza e Drillionaire: un’accoppiata infuocata, esplosiva e discretamente tamarra, come Mbappè e Neymar, con il rapper a finalizzare e il producer a rifinire.

Zzala ha iniziato a collaborare con Drillionaire dopo tre anni in cui la sua discografia aveva visto esclusivamente produzioni (eccellenti) di LowKidd e, dunque, ha visto nei beat dell’ex calciatore la possibilità di sperimentare e uscire dalla propria zona di comfort. Drillionaire, invece, ha trovato in Lazza un rapper con un flow abbastanza tosto da entrare a gamba tesa sui suoi kick-martello e un compagno di squadra che valorizza al massimo le sue strumentali più brutali ed estreme, come quella di Mezzo Sport.

È evidente, però, che la chiave della collaborazione tra Lazza e Drillionaire sia da ricercare nella loro intesa dentro e fuori dallo studio. In un’intervista, infatti, quando gli è stato chiesto quale fosse la più grande capacità artistica, Drillionaire lo ha definito un rapper-producer in grado di contribuire in modo prezioso alla realizzazione definitiva del beat. Quando, poi, gli è stato chiesto quale fosse la sua più grande dote umana, ha detto che Lazza sa “dare valore alle persone ancora prima che gli diano valore tutti gli altri“. Non a caso è stato il primo a credere in Drillionaire, quando si chiamava ancora Drilleggittimo e quando, successivamente, era un calciatore senza squadra.

Anche stavolta, la collaborazione fra Zzala e Drillionaire ha senza dubbio giovato a entrambi. Il primo, infatti, ha trovato nuovi stimoli e nuove sfide in strumentali così di qualità e ha aggiunto alla sua discografia hit come Alyx e Mezzo Sport, mentre il secondo ha avuto modo di crescere e migliorarsi, grazie al confronto con un rapper dal talento eccezionale, perfetto per valorizzare i suoi beat e la sua visione artistica.

È in questo periodo di sperimentazione e di divertimento in studio, inoltre, che nasce una delle due elettriche (e tamarrissime) tag di Drillionaire: un “Diego!” che debutta per la prima volta in Alyx. L’altra, invece, consiste nel fischio arbitrale di una partita di calcio, a testimonianza, ancora una volta, del legame fra musica e sport nella carriera del producer.

La hit per eccellenza di Drillionaire è Tik Tok. È difficile ripercorrere le emozioni percepite al primo ascolto del pezzo, che a posteriori si è rivelato la vera street-hit di Famoso. L’atmosfera epica trasmessa dalla strumentale non ha prezzo: probabilmente Tik Tok è il beat migliore del 2020 e Sfera Ebbasta era il rapper perfetto per devastarla, con i suoi cambi di tono e con le sue sporche leggendarie.

Il momento cruciale del pezzo è ovviamente il “drop” del ritornello, in cui entra in gioco il kick e Sfera cambia passo, alza di colpo il tono, schiaccia sport e sfonda il basso colpendolo in pieno per poi sparare a ripetizione i suoi “bu-bu-bu”, “bla-bla-bla” e “skrt-skrt-skrt”.

Anche la strofa è di qualità altissima e anche qui Sfera capisce perfettamente quali sono i movimenti giusti per sfruttare al meglio il beat di Drillionaire: al secondo 0:56, per esempio, c’è un vuoto, in cui il rapper è accompagnato dal ticchettio dell’orologio cha dà il titolo al brano. Sfera cambia il tono, come spesso fa quando deve aumentare i giri del motore, e prepara il colpo spettacolare, per poi colpire e scagliare sul beat il verso “soldi sul parquet, fra’ palmi sulle slot”.

Restiamo ancora una volta nell’ambito delle metafore sportive? I cambi di flow di Sfera Ebbasta sono giocate preziose come rovesciate, ma la rovesciata nasce sempre quasi sempre da un grande cross. Tutti quanti si ricorderanno di questo gol leggendario di Wayne Rooney nel derby di Manchester, ma va dato merito anche all’assist di Nani. Nel calcio le partite si vincono grazie al gioco di squadra; nella musica molto spesso anche.

Grazie al suo lavoro in Famoso, comunque, Drillionaire ha potuto anche uscire dalla sua zona di comfort, producendo Male, un singolo a base di chitarre e batterie trap, Gangang, dall’atmosfera più malinconica delle sue solite tracce, e la title track Famoso, morbida e delicata.

Negli ultimi mesi, comunque, Drillionaire non ha collaborato solo con Sfera Ebbasta, Drefgold e Lazza: è stato talmente produttivo da trovare il tempo di realizzare le strumentali di Husky e Top Gun per l’ultimo disco degli FSK, un remix “spietato” della storica Big! di Guè Pequeno e delle produzioni incredibilmente sperimentali (si potrebbero definire Drill-R&B?) per la cantante Lokita.

È il 4 giugno 2021, tuttavia, la data in cui la carriera del producer ha subito un’ulteriore impennata, con l’uscita del primo disco di Tony Effe, Untouchable. Il rapper romano, fino a quel giorno, aveva realizzato unicamente album o mixtape in collaborazione con altri membri (o ex membri) della DPG, come Crack Musica con Side, Twins con Wayne e Trap Lovers e Dark Boys Club con Wayne e Pyrex. La caratteristica comune di questi progetti? Sono stati tutti prodotti prevalentemente da Sick Luke.

L’estro di Sick Luke è stato per anni la vera chiave di volta della DPG: con le sue atmosfere a volte tetre, a volte divertenti e a volte indefinibili ha saputo tirare fuori il meglio di Tony, Side, Pyrex e Wayne, dirigendoli artisticamente e aiutandoli a definire il loro stile musicale. I tentativi recenti di Tony di trovare un’intesa con altri producer, inoltre, non erano quasi mai andati a buon fine; si pensi per esempio a Bassotto con Andry The Hitmaker, un pezzo discreto ma imparagonabile a quelli realizzati dal rapper con Luke.

La scelta più logica, dunque, sembrava quella di affidare la direzione artistica di un progetto così importante proprio a Sick Luke, ma invece, al momento della pubblicazione della tracklist, i fan hanno ricevuto l’inaspettata notizia: Untouchable sarebbe stato diretto artisticamente da Drillionaire. La scelta di Tony Effe poteva sembrare rischiosa e azzardata, potenzialmente autodistruttiva: Luke era una garanzia e aveva prodotto il rapper per cinque anni, in pratica era una soluzione semplice e di qualità sicura, mentre Drillionaire era un producer in ascesa, con solamente pochi mesi di carriera alle spalle.

A posteriori, quella di Drillionaire è stata una scelta incredibilmente vincente, perché a ogni suo fischio e a ogni suo “Diego”, in Untouchable, corrisponde un beat eccezionale scolpito con lo scalpello, perfetto per esaltare Tony Effe e per creare un’atmosfera epica e infuocata, da battaglia.

È epico, per esempio, il beat di Tony Montana, l’intro del progetto, e non è un caso che le tag di Drillionaire entrino in scena immediatamente dopo il “Sosa” di Tony e l’ah di Gucci Mane: Untouchable è un disco in cui produttore e rapper hanno quasi la stessa importanza. La strumentale del brano è semplicemente mozzafiato: ogni scelta è azzeccata, dal BPM a favorire il ritmo lento “in stile marcia trionfale” alla scelta dei suoni. Il pianoforte che entra in azione al secondo 0:43, per esempio, è di una solennità straordinaria e di un’eleganza sublime, per non parlare della batteria martellante e brutale… Tony Montana era il pezzo perfetto per ospitare Gucci Mane perché aveva un beat di qualità altissima e dal respiro internazionale: una strumentale del genere era quella giusta per mettere a segno un pezzo di storia della trap italiana.

Il vero fattore chiave della collaborazione fra Tony Effe e Drillionaire, poi, è stata l’esplosività delle sue produzioni, che hanno consentito al frontman della DPG di mettere a segno banger incredibilmente clamorosi, come Ke Lo Ke con il solito inarrestabile Lazza e con la star francese Gazo e come Romolo e Remo con un Pyrex in forma smagliante. Quest’ultimo, sfrecciando fra gli splendidi bassi roboanti del beat, omaggia addirittura il producer con una punchline a esaltare il suo straordinario lavoro:

Milionario con la D come Drillionaire

In Untouchable, infatti, Drillionaire ha dimostrato ancora una volta di essere un beatmaker incredibile, alzando il livello della sua musica e garantendo a Tony Effe le strumentali migliori per performare al meglio. La ciliegina sulla torta, prodotta a quattro mani con Sick Luke, è infine Effe, una strumentale geniale e senza tempo, completata in extremis proprio grazie a un’intuizione di Drillionaire. Il risultato finale è una canzone in stile Miami Vice, che Tony ha definito di stampo “coca anni ’80“; è ballabile, divertente, stilosa e fonde bene le caratteristiche dei due producer.

D’altronde, una strumentale così originale, così fuori dagli schemi e così “hit che non ti aspetti” non poteva che essere opera di due figure geniali come Drillionaire e Sick Luke. Traducendo per l’ultima volta in termini calcistici, il tridente con i due producer sulle fasce non può che essere garanzia di qualità e imprevedibilità, specie se il centravanti è “Francesco Tony, capitano della trap“.

Nel 2020, ricapitolando, Drillionaire ha lavorato da main producer, insieme a Daves The Kid, a Elo di Drefgold (una vera e propria scommessa vinta) e ha preso parte a J Mixtape di Lazza e a Famoso di Sfera Ebbasta realizzando rispettivamente due e quattro strumentali per questi ultimi progetti. I numeri parlano chiaro:

  • ha prodotto la seconda maggiore hit di Elo, Snitch & Impicci, che oggi può vantare 28 milioni e mezzo di streaming su Spotify;
  • ha prodotto la maggiore hit di J Mixtape, Alyx, che oggi può vantare 25 milioni e mezzo di streaming su Spotify;
  • ha prodotto la seconda maggiore hit di Famoso, Tik Tok, che oggi può vantare 25 milioni di streaming su Spotify nella sua versione originale e 9 nel suo remix con Paky e Geolier.

Nella prima parte del 2021, invece, ha diretto artisticamente con risultati brillantissimi un altro progetto-scommessa, Untouchable di Tony Effe, dimostrando ancora una volta le sue qualità eccezionali e la sua crescita artistica, fin qui esponenziale.

Inoltre, in soli diciotto mesi di “carriera mainstream”, ha visto rappare sulle sue strumentali quasi tutti i big della scena italiana, da Lazza a Sfera Ebbasta, passando per Marracash, Guè Pequeno, Capo Plaza, Luchè, Tedua, Izi, Rkomi e Gemitaiz, e alcuni colossi del rap internazionale, cioè Gazo, Lil Mosey, Smokepurpp e soprattutto Gucci Mane.

Domenica scorsa, il producer, che ha sempre optato per una comunicazione molto sobria ed equilibrata, ha risposto alle curiosità di alcuni fan e ha raccontato quanto la collaborazione con Gucci Mane fosse uno dei suoi sogni nel cassetto fin dai primi anni di produzione. Inoltre, ha risposto a chi gli chiedeva come fosse nata la scelta di abbandonare il calcio e dedicarsi alla produzione. Ha pubblicato una sua foto con la maglia della Salernitana scrivendo: “La musica mi ha dato la rivincita che nel calcio non ho mai avuto“.

Quando giocava per la Salernitana, la sua squadra militava in Lega Pro. Da quando produce, collabora solo con i top player italiani e, a volte, con qualche superstar internazionale. In un certo senso, è passato dalla Serie C alla Serie A, se non addirittura alla Champions League.

C’è riuscito grazie a uno straordinario talento naturale, sì, ma soprattutto grazie al lavoro duro, alla tenacia e alla fame. È per questo che oggi si scrive “prod. Drillionaire” e si legge “hit”. Soprattutto, si scrive Drillionaire e si legge Numero Uno.

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