Da “Lego” al rapporto con JVLI e con i suoi fan – L’intervista a Olly

Olly, all’anagrafe Federico Olivieri, è un rapper genovese classe 2001. In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Lego”, lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua musica e le sue canzoni.

Intervista realizzata da Riccardo D’Amico:

Riccardo: Ciao Olly! In Lego parli del cambiamento di una persona molto importante per te. Pensi che ai suoi occhi anche tu sia cambiato per lei?

Olly: Ciao Riccardo! Vorrei partire dal presupposto che non minaccio il cambiamento. Trovo sia normalissimo anzi necessario. Non ho idea di cosa lei pensi di me, non parliamo letteralmente da anni. Sicuramente sono cambiato e tranne alcune cose vado fiero di chi sto diventando. Mi auguro lei stia bene, non ho mai avuto il coraggio di ricercarla.

Riccardo: Ho notato vari tipi di influenze musicali ascoltando Lego e i tuoi brani precedenti. C’è un’artista in particolare da cui hai preso ispirazione?

Olly: Prendo senza accorgermene, sono tipo cleptomane! Detto ciò non saprei dirti a chi mi ispiro, piuttosto a cosa. Ho sempre trovato grande ispirazione nelle piccole cose, quelle per tutti scontate.

Riccardo: Quali sono i tuoi progetti futuri? Dopo Lego preferisci far uscire dei singoli oppure in pentola sta bollendo qualcosa di grosso?

Olly: Ancora devo sedermi a un tavolo e definire un bel planning. I miei soci mi odiano perché ho un botto di roba pronta e non la faccio uscire ma a dirla tutta sono stufo anche io di cacciare un singolo ogni due mesi. O alzo il ritmo o caccio un progetto, ho una scimmia assurda. Detto questo sento che quest’estate mi servirà a rinascere, dopodichè saprò cosa fare. L’importante è che ci sia la musica e lei c’è.

Riccardo: Come hai conosciuto JVLI?

Olly: JVLI è comparso nel momento giusto e nel modo giusto. Mi ha scritto su Instagram in un periodo orrendo: volevo chiudere Io Sono e non riuscivo, mi sentivo sfiancato e inutile. Sono salito a Torino senza aspettative, in down totale. In due giorni senza esserci mai visti prima abbiamo chiuso tre tracce e l’EP si è rivoluzionato. Ci capiamo molto e la cosa che più mi piace è il rispetto che c’è tra di noi. Non è facile lavorare con me, sono un rompipalle perfezionista, ma sa tenermi a bada e sa lasciare spazio alle mie idee. È davvero un fre.

Riccardo: Quali sono le tempistiche del tuo processo di scrittura?

Olly: Dipende molto dalla canzone. Con la giusta ispirazione chiudiamo un pezzo in 4 ore: produzione, testo e registrazione. C’è da dire che se le prime barre non escono da sole il pezzo non si fa, sono dell’idea che serva ill colpo di fulmine, l’amore a prima vista. 

Riccardo: Che rapporto hai con i tuoi fan?

Olly: I miei fan sono strani come me. C’è un rapporto molto forte con alcuni di loro e ci sentiamo spesso. Ogni volta che posso cerco di dare energie positive ai ragazzi che mi seguono perché sento che ne abbiamo tutti bisogno. So che sembra strano ma è così: la mia non è musica felice, non riesco a farla ancora. Nonostante ciò, riesco a collegarmi con loro per il modo in cui dico le cose, sanno che possono fidarsi e che sotto certi aspetti posso capirli. Detto questo purtroppo vivo un conflitto interiore peso per via dei social network. Li odio ma devo usarli e sono, ad ora, l’unico modo per capire se sto svolgendo bene la mia missione o no. Mando un abbraccio fortissimo ai miei fan che stanno leggendo questa intervista.

Riccardo: Qual’è il featuring dei tuoi sogni?

Olly: I sogni non si dicono… Spero di esserlo io per qualcun altro.

Riccardo: Hai altre passioni oltre la musica?

Olly: Ho sempre giocato a rugby ma ultimamente ho smesso per problemi di salute. Devo dire che ultimamente ho impiegato l’80% del tempo che ho a disposizione facendo/pensando solo alla musica, quasi in modo malsano. Voglio fare un bel po’ di esperienze da qui in poi, per sentirmi sempre più vivo e anche per avere cose vere da comunicare.

Riccardo: Sei soddisfatto dei traguardi che hai raggiunto e della tua vita in questo momento?

Olly: Purtroppo la mia prerogativa è essere insoddisfatto. Yanomi che su questo sta crescendo a passi da gigante mi sta prendendo per le orecchie. So di aver fatto cose belle e di aver fatto scelte che mi hanno reso il percorso più tortuoso, ma voglio iniziare a stringermi la mano da solo più spesso. Gran parte delle mie sedute dalla psicologa toccano questo argomento: tendo sempre a rimproverarmi e quasi mai a dirmi bravo. Imparerò col tempo.

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