L’intervista a Giaime – Figlio Maschio: dal reggaeton di Quando ai feat con Guè Pequeno e Jake La Furia

L’ultima volta che avevamo intervistato Giaime era stato in occasione dell’uscita del suo EP Mula. In settimana ci ha raccontato, per via telefonica, il suo nuovo attesissimo disco Figlio Maschio!

Intervista a cura di Sergio Mattarella:

Sergio: Ciao Giaime! È sempre un grande piacere per me intervistarti, da fan ancora prima che da giornalista. Entro subito nel vivo: fin da Soli, l’impressione è che tu abbia voluto scompigliare le carte che erano sul tavolo. È arrivato contemporaneamente il primo featuring con una ragazza della tua carriera, il primo progetto con un producer aggiuntivo dopo tanto tempo e anche un cambio di sonorità netto. Anche Figlio Maschio suona diverso da ciò a cui ci hai abituato negli ultimi tre anni di musica. C’era bisogno di una rivoluzione nella tua carriera?

Giaime: Ciao Sergio! Ti ringrazio e la tua osservazione è giusta. Dopo tutti quei singoli che ho pubblicato a un certo punto sono arrivato a una fase di stallo: non c’erano altre canzoni da lanciare. Quindi, c’è stata proprio l’esigenza del disco e, lavorandoci, mi sono permesso di sperimentare e di arrivare a delle tracce che non avrei mai pensato di poter pubblicare. Fra l’altro è stato tutto molto naturale, alcune delle canzoni più strane e particolari di questo progetto sono arrivate spontaneamente, facendo musica.

Sergio: A livello di realizzazione, come ti sei trovato a lavorare a un progetto più complesso come Figlio Maschio?

Giaime: È stato un lavoro diverso, perché stavolta sapevo che le tracce sarebbero state indirizzate a qualcosa di più importante e ne ho guadagnato in entusiasmo e sicurezza. Nessuno mi ha corso dietro e fortunatamente ho avuto tutto il tempo di fare quello che volevo. Il disco, infatti, è composto da quattordici brani, ma lavorandoci ne ho realizzati circa quaranta. Quindi sì: è stato un progetto diverso e mi è anche piaciuto di più.

Sergio: Sì? È stato più stimolante?

Giaime: Al cento per cento. Sapere che il tuo lavoro è al servizio di un’opera più importante ti aiuta a fare musica migliore secondo me. Almeno, nel mio caso è stato così.

Sergio: Ascoltando Figlio Maschio, ho avuto la percezione che sia un album a due anime. Come hai detto in conferenza, si tratta di un disco leggero, ma mi sembra ci sia una parte di CD realizzata per fare festa e un’altra parte diversa, che racchiude le tue altre influenze, con qualcosa di rock, Lacrima prodotta da Big Joe, un po’ old school, l’intro e l’outro che sono un po’ Gimmy Andryx.

Giaime: Bravissimo, esatto!

Sergio: Era l’intenzione di partenza realizzare un disco del genere?

Giaime: No assolutamente. Anzi, per farti capire la spontaneità del progetto ti dico che l’intro originariamente doveva essere l’intro di Mula EP e io cantavo “disco d’oro con Fiori” e ho dovuto cambiare il testo perché era arrivato il platino. È stato bello cambiarlo infatti… – ride – Intro e Outro però sono nate separatamente, non si tratta di un Gimmy Andryx scomposto, anche se hanno una struttura simile. Sono due facce della stessa medaglia: la parte più aggressiva e quella più riflessiva.

Sergio: Ho letto qualche commento del post in cui hai pubblicato lo spoiler di Quando e mi sono accorto che in Italia continua a persistere, purtroppo, qualche pregiudizio abbastanza assurdo sul reggaeton, no?

Giaime: In realtà, me lo aspettavo proprio, perché nemmeno i miei fan riescono ad accettarlo.

Sergio: Figurati quando sentono Mamma… – ride –

Giaime: Invece secondo me Mamma è più facile per la cultura italiana, perché magari per un ragazzino è riconducibile al fratello grande che ascoltava i Blink. Il reggaeton, al di là di Gasolina, non è mai davvero arrivato alla radici degli italiani. In un certo senso è normale che Quando non venga capita fin da subito, perché è un po’ come se Tiziano Ferro, senza volermi paragonare a lui, avesse fatto un pezzo tutto rappato in uno dei suoi dischi di dieci anni fa. È semplicemente una novità.

Sergio: Come si fa a far cambiare questo pregiudizio secondo te?

Giaime: Insistendo. Perché se una cosa ti piace la continui a proporre finché viene capita. Sfera, d’altronde, ci ha messo tantissimo a far accettare la trap. Ricordo che inizialmente la trap era stata pesantemente rifiutata dalla scena, ma Sfera ha insistito e il tempo gli ha dato ragione. Il punto è che il mondo si adatta ai trend: magari fra tre o quattro anni i ragazzini vorranno fare tutti reggaeton oppure vorranno tornare a fare le rockstar. Sarà sempre così.

Sergio: Io sono comunque dell’opinione che tu stia pubblicando un disco molto coraggioso, con tante sfaccettature diverse. Non ti spaventa che Figlio Maschio possa essere troppo ambizioso?

Giaime: Quella di cambiare così tanti generi potrebbe essere effettivamente una scelta rischiosa, perché per il pubblico è più facile inquadrarti se ti focalizzi su un solo tipo di musica. Se gli ascoltatori sanno cosa aspettarsi da te, è più probabile che si identifichino nelle tue canzoni. Allo stesso tempo, però, in un disco con tanti stili diversi c’è la possibilità che a te piaccia di più una canzone e alla tua ragazza ne piaccia più un’altra. In questo modo poi l’album piace a tutti.

Sergio: Nell’intro c’è una barra molto d’impatto in cui affermi di essere “più Kanye che Jay-Z“. Questo disco è più Bad Bunny che J Balvin?

Giaime: Beh, certo che sì! Figlio Maschio non è assolutamente J Balvin. Lui ha proprio un’altra visione, affronta diversamente la musica anche a livello di scrittura. È molto più reggaetonero, mentre Bad Bunny è molto più rap e mi identifico di più nella sua musica. A livello di ispirazione mi ha influenzato di più.

Sergio: L’ultima volta che ti ho intervistato, ti ho chiesto di raccontarmi Parola, dicendoti che a mio parere sarebbe stata la hit di Mula…

Giaime: C’avevi ragione!

Sergio: Era facile tutto sommato.

Giaime: Sì che era facile… – ride –

Sergio: Secondo me anche stavolta è facile, perché credo che Quando sia il brano più iconico di Figlio Maschio.

Giaime: Spero tu abbia ragione anche stavolta, anche se io ho paura che ci saranno un paio di brani che andranno meglio, nonostante Quando sia il brano che sta venendo promosso come focus track. Te lo dico sia perché conosco i trend del paese dove viviamo, sia perché ho proprio questo tipo di percezione.

Sergio: Tipo?

Giaime: Secondo me Mamma (scusa se) potrebbe sorprendere tutti, come anche Club Hotel e se Dio vuole Wonderful.

Sergio: Wonderful credo che sia il pezzo più bello in assoluto di Figlio Maschio. Ancora devo metabolizzare il progetto, ma l’ho trovato davvero emozionante.

Giaime: È anche il mio pezzo preferito: mi riesce a far commuovere anche se l’ho scritto io. Secondo me anche Ci Sta con Chadia potrebbe avere un grande potenziale. Queste però sono considerazioni che cambiano giornalmente, ascolto dopo ascolto. Ho un po’ di paura per Quando.

Sergio: Mi racconti la nascita di Quando?

Giaime: In pratica, c’è questo ragazzo, Mr. EveN, che conosco dal 2012. Rappava nello stesso periodo in cui avevamo iniziato io e Lazza ed avevamo anche un piccolo beef. Il suo stile era molto romantico, scriveva canzoni che piacevano tanto alle ragazze. L’ho incontrato di recente e aveva questo ritornello scritto nel 2015, ispirato dal fatto che frequentava da sempre club in cui si suonava il reggaeton. Gli ho detto da fan che era davvero un ritornello importante e l’ho affidato a The Ceasars, che hanno prodotto una strumentale perfetta. Volevo un beat che non suonasse di plastica, come quelli dei pezzi di questo stampo che escono in Italia, ma che ricordasse il reggaeton di qualche anno fa, più crudo, più puro e se vogliamo più cafone. Il sound “da giostre” c’era, il ritornello era fortissimo e le strofe sono nate con molta naturalezza. Fra l’altro c’è una citazione a Niente

Sergio: Parlo d’amore come un reggaetonero“!

Giaime: Esatto, perché in Niente dicevo: “parlo d’amore come un neomelodico” e adesso dovrò cercare altre figure che parlano d’amore.

Sergio: Il tuo “rimo da quando”… – ride –

Giaime: Esatto! Nel complesso, comunque, Quando è nata molto spontaneamente.

Sergio: Ho notato che in Figlio Maschio insisti tanto sul tuo rapporto con il fumo…

Giaime: Sì, fumo tantissimo, è il mio vizio più grande e mi piace parlarne sempre con una frase nuova, come in Club Hotel, in cui canto: “fumo come se facesse bene“, o in Wonderful, in cui canto: “fumo tanto così mi scordo che fumo tanto“. È un aspetto della mia vita, quindi mi viene naturale inserirlo all’interno delle mie canzoni. Pensa che molti miei amici mi hanno detto: “non puoi dire in ogni pezzo che ti fai le canne”… – ride – Però non credo che questo trasmetta l’immagine di Giaime come un cannaiolo, no?

Sergio: Infatti, a me è sembrata quasi una scelta introspettiva, poetica.

Giaime: No, introspettiva no, è semplicemente la verità. È il mio vizio più grande e lo racconto nelle mie canzoni. Se ne avessi altri probabilmente verrebbero fuori.

Sergio: Ti faccio una domanda un po’ complessa. Nei tuoi testi, a mio parere, riesci a gestire il linguaggio con una teatralità fortissima: passi da una scrittura delicata a una esplicita, quasi anti-eroica, con una disinvoltura sorprendente. Come riesci a gestire il linguaggio in questo modo?

Giaime: Il punto è che sono sempre io, posso essere molto romantico in una rima, molto ironico in un’altra e addirittura anti-eroico, come hai detto tu, in altre ancora. È chiaro che “lei se lo vuole non lo chiede nemmeno” appartiene alla famiglia delle barre cafone, però poi nel disco è presente anche un verso come “è più bella dal vivo, è l’obiettivo che mente”. Sono parti di me e dipende fondamentalmente dal contesto: in Quando siamo in un club, stiamo ballando reggaeton e parlo in un certo modo, mentre Wonderful è un appuntamento in un lounge bar. La canzone mi dice dove sono e in base a dove sono cambio il linguaggio.

Sergio: Ti faccio un’ultima domanda sul “capitolo Dogo“. Era destino probabilmente che nel tuo primo vero disco fossero presenti Guè Pequeno e Jake La Furia…

Giaime: Sì, probabilmente sì, anche perché non è una scelta presa a tavolino, sono due collaborazioni nate spontaneamente e separatamente. Lo trovo pazzesco ogni volta che ci ripenso.

Sergio: Sono due tracce completamente diverse, fra l’altro, no?

Giaime: Sì ed è un aspetto del doppio feat. che mi piace tantissimo. Guè mi sembrava la persona più adatta per Lacrima, che suona molto “classica”, e fra l’altro sono molto vicini anche nella tracklist, separati da Club Hotel.

Sergio: La mia domanda è la seguente: al di là dei risultati numerici a cui potrà arrivare Figlio Maschio, la possibilità di collaborare con i rapper che più ti hanno ispirato è il vero traguardo del 2021 di Giaime?

Giaime: Dal punto di vista dell’onore certamente sì. Mi piacerebbe tantissimo che questa doppia collaborazione diventasse leggendaria nel tempo, fra i fan accaniti. Sarebbe incredibile se fra qualche anno raccontassero: “Pensa che nel 2021, i Dogo non rappavano più insieme, ma Gimmi li aveva entrambi nel disco!” Per il rap italiano è davvero una situazione interessante: Figlio Maschio è uno dei primi album che li ospita dal loro scioglimento di fatto, il primo in assoluto volendo considerare i dischi dei rapper. Quindi sì: a livello personale, potere ospitare Guè Pequeno e Jake La Furia nel mio disco è davvero un traguardo incredibile.

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