Erba nei Jeans – L’analisi del primo capitolo della storia di Not Good

Quando Not Good ha pubblicato il suo primo singolo ufficiale Qualche G, il 16 luglio 2020, è stato chiaro a tutti che si trattasse di un ragazzo con un grande potenziale da esprimere. Io, in particolare, avevo scritto che:

Prodotto a quattro mani da Crookers & Nic Sarno, garanzia di qualità e di imprevedibilità, NG si è trovato a rappare su un beat estremamente moderno in cassa dritta, mostrando attitudine, classe, grinta e, soprattutto, tecnica e polivalenza.
Ha realizzato un ritornello estremamente funzionale e ha rappato due strofe completamente diverse – nella seconda dando prova di evidenti doti metriche e di incastri – e, di fatto, ha dunque pubblicato un singolo assolutamente credibile per presentarsi al grande pubblico.

Oggi è passato quasi un anno da quel singolo e la carriera di Not Good ha finalmente preso una direzione definita. Il ragazzo, scoperto due anni fa da Emis Killa, ha pubblicato singoli notevoli come Killer e Mai più, ha potuto collaborare con rapper di prima fascia come Fabri Fibra, Mostro e lo stesso Emis e, soprattutto, ha timbrato il suo primo anno di carriera con un EP, Erba nei Jeans, che non solo risulta essere un lavoro davvero convincente, ma fornisce anche una panoramica a 360 gradi sulla sua personalità artistica.

L’obiettivo di questo articolo, dunque, non è tanto quello di recensire un convincente EP d’esordio, ma quello di inquadrare a tutti gli effetti il talento di NG, comprendendone pregi, limiti da superare ed eventuali margini di miglioramento. La domanda che ci si pone è la seguente: quali sono gli attributi che rendono unico Not Good nella miriade di emergenti milanesi che si preparano a fare breccia nella scena?

“Erba nei Jeans” – L’analisi dell’EP di Not Good:

Quando si parla di un progetto come Erba nei Jeans, la prima cosa che bisogna dire è che si tratta di un EP di presentazione: è chiaro che un EP di sette tracce, per quanto curato nel dettaglio, non possa mostrare il tipo di sviluppo e di visione artistica che ci si aspetta dagli album veri e propri. Proprio per questo, infatti, Erba nei Jeans accoglie nella sua tracklist i due singoli che Not Good aveva già pubblicato nel 2021, Killer e Mai più, su cui vale la pena spendere qualche parola.

Killer è una traccia che aveva entusiasmato pubblico e critica, perché lasciava ampiamente intendere il tipo di rap che NG aveva intenzione di proporre. Dopo Qualche G, un brano dinamico e a modo suo quasi ballabile, la preoccupazione era quella di trovarsi di fronte un emergente “come gli altri”, pronto a una carriera fatta di hit trap e auto-celebrazione. Invece, Killer è un pezzo maledetto, in cui Not Good sembra spaccare la strumentale – grandiosa – dei 2ndRoof con la stessa ascia con cui Jack Nicholson abbatte la porta del bagno in Shining.

Dunque è così che si presenta NG al grande pubblico, con un brano in cui mette le cose in chiaro fin da subito:

A Milano solo neve ma non è Cortina
E la scena sta parlando ma non vi compete
Questo qui la mena a tutti perché ha preso un chilo
Io da piccolo ero in casa in mezzo all’eroina

L’analisi tecnica lascia intravedere il talento grezzo del rapper: l’ultimo verso della quartina appena citata arriva al termine di un climax, di un’escalation di pathos, e al secondo 0:32 si infrange sul beat con foga, rabbia e un pizzico di follia. Killer è un brano incazzato e non è da tutti presentarsi in questo modo al grande pubblico, con rime quintuple:

Rimango nel gioco per la pros-si-ma spin-ta
Lascio questa scena tipo tos-si-ca in-cin-ta
La mia vita è una serie, si pro-nosti-ca un film

Fondamentalmente Killer è un brano di presentazione assolutamente unico: persino la scelta del featuring non è scontata, NG chiama sul beat un Mostro in gran forma, che mette a segno una strofa sconvolgente e piena di riferimenti macabri, alla Mr. Simpatia.

Questi elementi permettono di anticipare quanto si vedrà successivamente a proposito dell’EP: l’aggettivo più indicato per descrivere Not Good è unico. È unico perché si presenta al pubblico con un singolo difficile da eseguire e anche da comprendere per gli ascoltatori, rifiutando completamente l’immaginario tipico dei suoi coetanei, ma non solo. È unico anche perché è proprio vero quello che afferma nel ritornello di Killer:

Nella scena sono il tipo che sorride / Il tipo che alla fine scopri è il killer / Sono quello che sembrava il più gentile / E alla fine ti sotterra dal vicino

Per essere più chiari: Not Good, nei brani del suo EP, ha mostrato ampiamente le ragioni del suo nome d’arte: è un rapper che preferisce raccontarsi con canzoni di scrittura malinconica o con esercizi di stile rabbiosi, piuttosto che seguire i trend di una scena sempre più colorata. Al contrario, però, nella stessa scena in cui tanti emergenti si auto-proclamano king senza avere pubblicato un disco o mettono la musica in secondo piano rispetto all’immagine, Not Good è un meraviglioso esempio positivo. Considerato il suo nome d’arte, è un paradosso che fa sorridere. Sembra davvero il più gentile.

Not Good è un esempio positivo perché è umile, equilibrato e consapevole di avere appena iniziato la sua carriera da rapper, non si auto-proclama, non rilascia mai dichiarazioni sopra le righe, lascia parlare la musica e ha un rapporto cordiale ed estremamente aperto con i suoi ascoltatori. Quando, per esempio, il mio collega @marianofasulo lo ha intervistato, ha espresso dei concetti molto significativi e maturi, dicendosi onorato di essere stato ospitato nel disco di Emis e Jake e affermando:

Ci tengo a dire che anche quando scrivo un pezzo da solo sono molto competitivo anche con me stesso. Oggi molta gente rappa e quindi azzardo e dico che è un po’ superfluo fare solo le cose bene. È molto più difficile fare le cose professionalmente e durature. Sicuramente avere un’altra persona con cui confrontarti sulla stessa traccia ti spinge a voler fare la cosa più figa di tutti, ti sprona sempre a fare meglio. Quando mi hanno chiesto di fare il RMX di “Il seme del male” ho scritto 5 strofe in un’ora. Secondo me è importante che il primo rivale di te stesso sia proprio tu.

Nel rap c’è la tendenza a dire “questo è il mio anno” ancor prima di aver fatto qualcosa di concreto, io ho voluto fare il contrario (ride). Preferisco che siano gli altri a dirmi se son bravo.

Quest’intervista è uscita in seguito alla pubblicazione di Mai più, il secondo inedito che ha anticipato Erba nei Jeans, un brano convincente, ma in cui è stato piuttosto chiaro che NG deve ancora migliorare molto per brillare davvero in un featuring con un peso massimo come Emis Killa. Infatti, Not Good ha mostrato in ogni suo esercizio di stile di avere un gran potenziale, ma anche di essere (com’è normale per un emergente) ancora un po’ acerbo, sia nella scrittura delle barre che nella padronanza di voce e flow. In ogni caso, Mai più resta una piccola street-hit di livello e un esperimento che senza dubbio ha aiutato il suo autore a crescere, mettendolo alla prova su un tipo di sonorità tendenti alla latin-trap.

Il discorso che si è appena fatto a proposito dell’acerbità di NG negli esercizi di stile, tuttavia, è completamente da accantonare quando si sposta l’obiettivo sui suoi pezzi conscious, che compongono quasi metà del suo progetto Erba nei jeans. Se, infatti, Non mi interessa e Supercar seguono la scia (non per sonorità, ma per la loro natura di banger) di Killer e Mai più, le altre canzoni dell’EP, Tutti i tuoi nessuno, Parole tristi e Erba nei Jeans, mostrano il miglior Not Good in assoluto, un rapper già pronto, con doti di scrittura entusiasmanti e un’abilità di emozionare con pochi eguali nella scena.

Va detto, però, innanzitutto, che Erba nei Jeans è un progetto che riesce pienamente nel suo intento, inquadrando, traccia dopo traccia, aspetti diversi del talento del giovane rapper di Milano, facendolo passare dalla latin trap di Mai più alla miscela un po’ elettronica di Non mi interessa e dal beat maledetto di Killer a quello moderno e fresco di Supercar. Se si dovesse valutare il progetto, infatti, bisognerebbe dire che si tratta di un EP di qualità, ma soprattutto che assolve perfettamente alle sue due funzioni principali: presentare Not Good al pubblico e farlo crescere proponendogli sfide sempre diverse.

Non mi interessa e Supercar, infatti, sono brani musicalmente strepitosi:

  • Il primo è un’intro folle, prodotta in maniera visionaria da The Ceasars, su cui Not Good scaglia rime-manifesto della sua poetica, come:

Per quanto mi riguarda vi contate i cromosomi
Mentre io ho pensato sia di farmi che di farmi fuori


e punchlines tecnicamente di livello come:

Non me ne frega un cazzo, fra, se parlate di me
Se parlate di ferri, coi ferretti alla René
Tuo fratello fa René, ma non è nemmeno Francis

  • Il secondo è un banger trap eccellente per flow – da notare il tone of voice sempre più consapevole, brano dopo brano – e per barre, taglienti come coltelli. Supercar è un brano fondamentale perché rende chiaro a tutti quanto NG sia un rapper moderno e perfettamente in grado di performare su un beat trap più mainstream, dimostrazione evidente dalla cura di ogni dettaglio, dalla realizzazione delle sporche a cambi di flow come lo slancio al secondo 0:32.

Come anticipato, però, il meglio di Not Good si vede nei brani conscious, in cui ha a disposizione terreni di beat inesplorati da dipingere con la penna e con il flow. Fino alla pubblicazione di Erba nei Jeans non era ancora uscito un suo pezzo “di scrittura” e quindi era difficile comprendere cosa aspettarsi, ma questo EP ha lasciato intendere un talento lirico entusiasmante.

Not Good, per scrivere, sfrutta l’espediente del flusso di coscienza. Non si tratta, però, di un flusso di coscienza standard, in cui la scrittura avviene in freestyle, ma di un flusso strutturato, con un’ambientazione precisa e una storia da raccontare già abbozzata ma non definita. In questo modo si giustificano, per esempio, i collegamenti delle due strofe di Tutti i tuoi nessuno, come:

Una ragazza cammina a passo distinto / Una ragazza cammina col fare stanco

C’ha scritto in faccia “Sto facendo il tirocinio” / C’ha scritto in faccia “Tirocinio e dopo un cazzo”

Un ragazzino е lo zaino nuovo dell’Eastpak / Un ragazzino adesso si è dato allo spaccio

Ed una madre che è chiaro a tutti che pippa / E sua madre sente che perderà un figlio

o quelli fra intro e seconda strofa di Erba nei Jeans. Fondamentalmente, questo tipo di accorgimenti denotano una grande maturità e un’ottima capacità di controllo della propria penna.

Non è un caso, poi, che Emis Killa (il miglior storyteller italiano, autore di racconti-su-beat capolavoro come La bara più grande del mondo, 3 Messaggi in Segreteria e Romanzo Criminale e Jack), abbia perso la testa per lo stile di Not Good dopo avere ascoltato dei provini di Tutti i tuoi nessuno. Questo, infatti, è un pezzo ibrido, scritto per metà come uno storytelling e per metà come un flusso di coscienza, e il risultato è un emozionante fotografia della Milano grigia di Not Good e un ritratto dei suoi antieroi, schietto ma anche estremamente poetico.

Erba nei Jeans e Parole Tristi, invece, sono canzoni autobiografiche, ma estremamente diverse l’una dall’altra. La title track del progetto, infatti, è un brano in cui NG si racconta, fra vizi (da qui il titolo della canzone) e paure, come:

E non so come stai, e non so come sto
Che ho paura di restare o peggio di restare solo

È una canzone curata in ogni suo dettaglio, dal flow sofferto con cui Not Good si libera in volo alle parole del ritornello, che disegna in cielo una suggestiva luna “così piena di sé” e prepara il campo a uno splendido inizio di seconda strofa, liricamente di grande caratura:

Che dico a tutti che ho smesso
Che faccio come un’amico che ha detto che ha smesso
E col tempo poi ha smesso di dire che ha smesso

L’ingrediente segreto dei brani conscious di Not Good è chiaramente la capacità di emozionare, che si fonda sulla sua scrittura mai banale (non si trova nell’EP una sola rima ordinaria), sulla genuinità della sua impostazione vocale e anche sulla sua creatività.

A proposito di quest’ultimo punto, bisogna citare lo splendido ingresso in scena di Parole Tristi, un pezzo con un protagonista ma anche una protagonista, a cui è rivolta gran parte della canzone, come in un monologo a cui servirebbe necessariamente una risposta. Not Good, infatti, apre la prima strofa con questa quartina ambientata a Maiorca:

E abbiamo fatto cose in quella camera a Maiorca
Che se Dio ci avesse visto avrebbe pensato “Oh mio Dio”
E non so se sbattei più forte te oppure la porta
Quando hai detto adesso basta non sei più un problema mio

e il secondo verso, con il riferimento a Dio, è di una forza spaventosa. Anche qui è evidente la maturità di scrittura di un rapper già in grado di capire l’importanza dei primi versi, scelti in modo che siano il più possibile d’impatto.

Dunque, in conclusione, è chiaro che Erba nei Jeans di NG non possa che essere considerato un ottimo lavoro e un grande progetto di presentazione. Volendo riassumere quanto si è detto in precedenza, i punti di forza di Not Good sono senza dubbio: la sua grande brillantezza nei brani conscious (dalle entusiasmanti capacità di scrittura alle scelte musicali molto ben calibrate); la sua tecnica superiore a quella della media dei suoi coetanei; la sua polivalenza stilistica e la sua mentalità matura, umile ed equilibrata, che lo aiuterà tantissimo nella crescita.

Allo stesso modo, l’impressione è che, per migliorare, in questo momento della sua carriera, non gli serve altro che fare esperienza, diventare più sicuro di sé e affinare le doti che si sono già viste in questo EP, concentrandosi magari sul tone of voice, sulla scelta del verso giusto al momento giusto e più in generale sul coinvolgimento del pubblico. Se riesce anche a sviluppare un carisma da numero uno (come quello del suo padrino artistico Emis Killa), infatti, Not Good potrà davvero intraprendere un percorso di crescita senza limiti.

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