EP1 – L’essenza di Baby Gang in 7 tracce

L’immaginario che il giovane rapper di origine marocchina ha sempre cercato di esprimere è decisamente incline al suo modo di essere – ciò lo rende una delle promesse più credibili del gangsta rap di questi anni – ma Baby Gang aveva il compito di confermare la sua attitudine veritiera con il suo primo progetto ufficiale, così è arrivato “EP1”.

Sull’operato svolto dall’artista ci si può porre notevoli ed innumerevoli quesiti, partendo dall’analisi del suo percorso e della sua coerenza musicale fino ad arrivare ai vari commenti tecnici sul disco. Inizierei questo articolo focalizzandomi sulle canzoni in sé per sé.

A primo ascolto la traccia che chiama di più l’attenzione è senza dubbio “Marocchino“. Infatti grazie alla lungimiranza e intelligenza del management dell’autore di “parla tanto” è uscito prontamente il video ufficiale della traccia, elaborato in una maniera impeccabile. È l’unico pezzo senza featuring ed è forse questa la caratteristica che lo fa spiccare in mezzo a gli altri brani. Il livello lirico e tecnico nell’arco del CD si abbassa un po’ ma la genuinità ed autenticità che lo hanno sempre contraddistinto rimangono comunque invariate.

Come ho già detto in precedenza c’è solo un brano senza collaborazioni. Se da una parte può far storcere il naso a coloro che avrebbero voluto apprezzare più strofe da parte del classe 2001, è comunque innegabile che l’artista abbia intrapreso una scelta decisamente audace che gli ha fatto incontrare molti ragazzi che hanno moltissima voglia di impegnarsi e fare buona musica. Non mancano i nomi noti come Rondodasosa e Neima Ezza, ma vi sono pure degli emergenti con grande potenziale, basti pensare a Omar ed Escomar.

Ma adesso vorrei analizzare pezzo per pezzo prima di tirare le somme finali. La seconda track dell’ep è “Paura” che vede la partecipazione di Il Ghost come già avvenuto in passato con “Treni”, canzone di indubbia qualità ed anche con un discreto reseconto da parte del pubblico. Qui Baby Gang prende consapevolezza dei suoi limiti musicali infatti affida il ritornello ed una strofa al giovane rapper albanese che possiede un timbro particolare ed una voce più “piena” di quanto lo sia quella del creatore di “EP1”. Sinceramente “Paura” non si discosta molto da “3 occhi“, outro del disco anch’essa eseguita con Il Ghost.

Nel progetto è presente anche un featuring internazionale: Omar, amico di vecchia data dell’artista nato a Lecco che con una rappata cruda e arrabbiata riesce a rendere più fruibile nel complesso il CD. Poi, come detto, Baby Gang si affianca a 2 degli esponenti di importanti della Seven 7oo: Rondo e Neima. Entrambi non vogliono strafare ma sicuramente rimangono in linea con il concept e le tematiche del disco. Infine arriva “Gli occhi del blocco“, l’unico tentativo di sperimentazione musicale nell’album. Il suono risulta nuovo quindi a primo impatto non si riesce a comprendere facilmente però Baby Gang ha preso la giusta decisione, in quanto staccare dalla cupezza di 6 pezzi dell’EP era doveroso ad un certo punto del percorso.

E adesso siamo giunti alla fine, bisogna dare le considerazioni finali su quanto prodotto dall’autore di “Bimbi soldato“. Onestamente, dall’ascolto, si percepisce molto più tempo di quello che in verità dura “EP1”, e ne risulta che si tratti di un progetto a tratti pesante e anche monotono. Allo stesso tempo, però, è innegabile che l’Italia necessitasse una figura di questo tipo, che parlasse di sociale e facesse aprire gli occhi a milioni di persone, pur esprimendosi in una maniera non proprio eccelsa ecco…

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