Qual è il vero valore di VillaBanks?

Negli ultimi tre anni, sulla scia di ciò che era accaduto nel 2016, il rap italiano ha visto l’esplosione simultanea di una serie di ragazzi della nuova scuola milanese: dal “blocco San Siro”, rappresentato da Rondo, Vale Pain, Sacky, Neima Ezza, Kilimoney e Keta, a una serie di altri giovani rapper come Not Good, Paky, Baby Gang, Young Rame, Abby 6ix, Shiva (che è nella scena da qualche anno in più degli altri ma è comunque un classe ’99) e VillaBanks.

VillaBanks, classe 2000, è un rapper estremamente difficile da inquadrare:

  • Da un lato, a causa del suo percorso irregolare e spezzettato, caratterizzato da cambiamenti continui e rivoluzioni improvvise. Nel 2019, infatti, esce il suo primo disco Non lo so, trainato dalla hit Candy (oggi 22 milioni di streaming), realizzata in collaborazione con Vale Pain. La coppia VillaBanks-Vale Pain è pronta a pubblicare diversi nuovi singoli, sembra destinata al successo e ricorda intese fraterne del rap italiano come Guè-Marra, Tedua-Izi e Lazza-Giaime, ma, quando nel 2020 Candy viene certificata disco d’oro, i due rapper non sono più in buoni rapporti. Nello stesso 2020, inoltre, VillaBanks, con due album alle spalle, sceglie una direzione che potrebbe cambiare la sua carriera a tutti gli effetti, firma per Virgin Records. Tuttavia, esattamente un anno dopo, oggi, nel 2021, il giovane rapper è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua discografia in collaborazione con Thaurus Music.
  • Dall’altro lato, a causa del suo carattere e sopra le righe e di atteggiamenti tanto controversi quanto a volte spassosi. La sua biografia, innanzitutto, è già di per sé una premessa a una personalità tutt’altro che ordinaria e prevedibile: si parla di un ragazzo che ha trascorso la sua adolescenza vivendo in Italia, ma anche a New York, a Parigi a Palma de Maiorca, assorbendo e facendo suoi elementi di culture completamente diverse l’una dall’altra. Infatti, VillaBanks è noto al grande pubblico sì, per le sue hit (su tutte Pasticche, Candy, Caribe e Succo di bimbi), ma anche per ragioni extra-musicali come, per esempio, la pubblicazione di un suo videoclip su Pornhub. Più in generale, VillaBanks è sempre sembrato ossessionato dalla sessualità, scegliendo di raccontarla senza censure nei suoi brani, di circondarsi di donne seminude (o addirittura nude) nei video musicali, nelle sue assurde dirette e Instagram Stories.

Per queste due ragioni, dunque, spesso si parla di VillaBanks concentrandosi esclusivamente su alcuni aspetti della sua produzione (molto spesso si discute, per esempio, il modo in cui racconta il sesso nei testi) o addirittura ignorando completamente la sua musica, trattandolo più come un personaggio del web che come un rapper. Dunque, in questo articolo, si proverà a dare una risposta a una domanda fin troppo trascurata dalla critica, cercando di risultare più completi ed esaustivi possibile.

Qual è, quindi, il vero valore di VillaBanks?

1) La musicalità:

Per la valutazione di VillaBanks, allo stato attuale, si hanno a disposizione tre dischi (Non lo so, Quanto Manca e El Puto Mundo), diversi singoli e molti featuring, fra cui Mood con Madame e The Italian Dream con Guè Pequeno. Il primo aspetto su cui concentrarsi è quello musicale, relativo dunque alla capacità del rapper di surfare sulle strumentali. Come si comporta in termini di sound?

Si può iniziare l’analisi partendo dalla sua prima hit, Candy, che si citava in precedenza. Su quella strumentale, estremamente essenziale e caratterizzata da un riff semplice ed efficace di pianoforte, Villa si muove con intelligenza, cambiando diversi flow e mettendo a segno un ritornello estremamente vincente. Nel brano si evidenziano diversi aspetti incoraggianti sulla sua personalità, come il flow intenso ma scorrevole e la tendenza all’incastro e a un tipo di wordplay estremamente qualitativo. Allo stesso tempo, però, Candy racconta anche delle ingenuità piuttosto chiare, come lo scatto fuori tempo al secondo 0:50 o la chiusura di strofa, che sembra realizzata in modo casuale e soprattutto superficiale.

Concentrandosi sull’aspetto metrico della sua produzione, si nota una qualità superiore rispetto ai suoi coetanei nella capacità di gestire l’incastro e di giocare con le sillabe delle parole. Tuttavia, rispetto a un incastro quadruplo di Lazza o alle allitterazioni dei testi di Vegas Jones, le qualità metriche di Villa sono in realtà piuttosto casuali. Nel ritornello di Caribe, per esempio, recita:

Se ne fotte dei ca-ra-ti, profuma di Ca-ra-ibi
E se fumo ca-ri-be è solo per dimenticarti

e non pare esserci un’idea alla base di questa scelta di scrittura, ma piuttosto una sensazione, come anche nei vari incastri quadrupli dei suoi testi come “men-ti-ro-sa /l en-ti ro-sa” e “glie-li por-to / e-li-por-to”. In poche parole: Villa non sembra sceglie soluzioni metricamente complesse per metterle al servizio dei suoi testi o per scrivere punchlines esplosive o, ancora, per alzare il tasso tecnico, ma unicamente perché suonano bene. Pasticche, in particolare, è il suo brano metricamente più strepitoso, con un bridge di livello altissimo:

Dentro casa zero si-ga
Mangio maccheroni al su-go
E la tua tipa mi se-ga, sembra
[…]
E son lo stes-so
Potresti chiamarmi oggi, sai ci beccheremmo sta-se
Ma tu non ti fai vedere dopo le raglie che hai ste-so, oh
E come al solito resto solo con Sta-cy

Dunque da questo di vista ci sono pochi dubbi: VillaBanks è un rapper con dei valori molto significativi in termini di wordplay e incastri. Lo è in modo piuttosto strano – se vogliamo in modo unico -, ma lo è comunque.

Pasticche è, anche a livello di flow e di ritornello, uno dei brani più riusciti della discografia di VillaBanks, impreziosito da una strofa eccezionale di Capo Plaza.

A livello di flow, invece, va detto innanzitutto quanto VillaBanks sia un rapper estremamente versatile ed eclettico: già nel suo primo disco, infatti, aveva dimostrato di saper rappare con l’autotune e con delicatezza, come in S e Mentirosa, ma anche con forza e vigore come in Candy e Chupa Chupa.

In Jasmine, intro di Quanto Manca, il ritornello è inizialmente privo di autotune e rappato con un flow molto rigido, per poi sciogliersi nella sua seconda parte, caricarsi di intensità di correzione del tono e diventare ipnotico e sognante. Nello stesso disco, le due anime di VillaBanks sono rappresentate da Caribe, dal ritornello delicato e dalle strofe melodiche e leggere, e da Barbie con Bello Figo (subentrato nel pezzo per sostituire Vale Pain), dal flow impetuoso e dal ritmo incalzante. Le due tracce raccontano anche le due facce del rapporto con le donne del rapper, ma lo si vedrà più avanti quando si tratterà la sua scrittura.

Il problema principale dei primi due dischi di VillaBanks, pienamente giustificato dalla giovane età, è che, escluse due-tre tracce estremamente forti (Candy, S e Chupa Chupa in Non lo so e Jasmin, Barbie e Caribe in Quanto Manca), il resto è di livello nettamente più basso. Una traccia come Avatar (Quanto Manca), infatti, ha qualche intuizione di livello in termini di flow, ma è sostanzialmente impossibile da paragonare a Caribe.

Questo difetto, tuttavia, non è presente in El Puto Mundo, il suo terzo album, di gran lunga superiore ai primi due progetti e qualitativamente molto più omogeneo. In quel progetto, infatti, Villa è già un rapper diverso, più sicuro e meno istintivo, che sceglie di mettere a frutto le sue ispirazioni spagnole e francesi. Il suo stile trova delle quadrature estremamente peculiari: sposa strumentali “alla PNL“, dai ritmi lenti e molli, avvolgenti e ipnotici, e le approccia con flow altrettanto compassati e soffici come in Todo, Vasca Di Squali, Plastica e Zero Amour.

Nei ritornelli del CD, Villa dimostra di padroneggiare con molto più controllo la sua voce, come si può notare ascoltando, per esempio, le melodie di Zero Amour, Come ti ho persa, El Puto Mundo e Pasticche, dalle linee melodiche così avvincenti da incastrarsi nella testa dell’ascoltatore. Allo stesso tempo, però, il rapper continua a puntare anche sulle caratteristiche secondarie del suo stile, rendendole così distintive, “alla Villa Banks”, e innovative, come le sporche urlate e le onomatopee (come i “bum-to-lo-lol” della title track).

Zero Amour esplode in un ritornello che ricorda a tratti una danza tribale. Stupisce il contrasto fra la malinconia trasmessa dal testo e il ritmo incalzante dei tamburi nel ritornello.

Per sintetizzare quanto si è scritto finora, nel 2021, VillaBanks è un rapper:

  • Estremamente capace metricamente, dotato di ottime qualità nell’incastro e nel wordplay;
  • Molto forte nei ritornelli (si tratta di un’abilità che ha migliorato un po’ alla volta, crescendo disco dopo disco);
  • Dallo stile peculiare e ben definito, impossibile da confondere con quello di altri rapper, innovativo anche grazie a espedienti secondari come le sporche in scream;
  • Versatile e polivalente, che non rinuncia mai a mettersi in gioco e ad accettare nuove sfide musicali.

A proposito di quest’ultimo punto, vanno citate le ultime strofe in featuring di VillaBanks, ovvero Bonita con Young Slash e Mood con Madame, che dimostrano anche le sue discrete capacità di lettura della strumentale.

Il primo è un brano salvato in corner proprio dal rapper di Pasticche, che legge la strumentale, capisce che il collega genovese ha rappato con un flow troppo leggero e cambia letteralmente le regole della canzone, entrando a gamba tesa sul kick martellante. Lo colpisce tre volte con le sillabe del suo verso d’ingresso, per poi continuare la strofa con un’intensità impressionante, fino a un cambio di ritmo mostruoso, una decelerazione impressionante al secondo 1:51, che esplode in un flow urlato ed incendiario. È la prima volta che si ascolta qualcosa del genere nella sua discografia ed è l’ennesima dimostrazione del suo eclettismo.

Mood, invece, di Madame, è un brano soffice, dal ritornello rilassante e dalla strumentale elegante, e VillaBanks sceglie di mostrare il suo lato più emotivo, sintonizzandosi sulle frequenze giuste e non sfigurando di fronte a un talento come quello della giovane collega.

Ci sono altri due featuring particolarmente interessanti, The Italian Dream e Perros, che permettono di introdurre l’unica caratteristica musicale di cui fin qui non si è ancora parlato, senza dubbio la più incredibile: il sapere rappare in quattro lingue. Infatti, la sua formazione a cavallo fra Italia, Francia, Spagna e America, fa sì che VillaBanks scriva e rappi in italiano, francese, spagnolo e inglese, spesso mischiando le lingue fra loro e dando vita a brani ibridi, magari con una strofa in francese e una in italiano.

Delle dimostrazioni del suo “poliglottismo rap” (caratteristica assolutamente unica) sono:

  • Vasca Di Squali, traccia introduttiva di El Puto Mundo, ha una bella prima strofa in italiano, ma dopo il primo ritornello Villa inizia una seconda strofa in francese. Nella nuova lingua sembra perfettamente a suo agio, ha un’ottima pronuncia e ricalca la stessa impostazione di flow della parte in italiano. La sua strofa nel pezzo, complice anche il beat, ricorda un po’ il modo di cantare dei PNL.
  • Cocktail, secondo pezzo dello stesso progetto, ha una sola strofa, rappata in italiano all’inizio e in spagnolo alla fine. Il cambio di lingua, qui, è un pochino più forzato ma altrettanto ben riuscito: il timbro del rapper si trasforma, diventa più acuto, quasi più demoniaco, e si ribella al ritmo del brano, accelerando e sforando con la metrica sulla strumentale. Quando lo ho intervistato, VillaBanks mi ha detto che, a suo parere, con lo spagnolo doveva prendere ancora un po’ di confidenza.
  • Nell’inno cantato per Marvin Vettori, Villa entra con una strofa in inglese. Il suo flow in questa lingua è molto più “da peso leggero” rispetto al suo flow italiano, nonostante sia carico di aggressività e mantenga la scelta delle sporche urlate. Aveva rappato in inglese anche in El Puto Mundo, precisamente in Summer Drip, regalando cambi di flow incredibilmente freshi come quello a 1:15.

Oggi dunque, considerati i suoi 21 anni, quando si parla di VillaBanks ci si riferisce a un rapper musicalmente dirompente, una forza inarrestabile della scena italiana, dai valori metrici e melodici molto alti, dallo stile unico, sperimentale e in continua evoluzione e soprattutto in grado di rappare in quattro lingue. Una proposta del genere, nella musica italiana, non esiste, soprattutto considerati i suoi margini di miglioramento praticamente sconfinati!

Dall’altro lato della medaglia, va detto anche il difetto principale di VillaBanks corrisponde al suo miglior pregio: l’istintività. Tutta la sua musica, dalle scelte linguistiche a quelle di sound, passando per la scrittura degli incastri e per la registrazione delle sporche, viene mossa esclusivamente da sensazioni spontanee e impulsive. Se Villa riuscirà a gestire il suo enorme talento con più controllo e consapevolezza, come già ha iniziato a fare in El Puto Mundo, la sua carriera vedrà un enorme salto di qualità. Non sarà un’impresa facile, tuttavia, perché la libertà, l’impulsività e la naturalezza sono le componenti principali dello stile che lo ha reso l’artista che è oggi.

2) La scrittura:

Anche a livello di scrittura, VillaBanks risulta essere una figura estremamente complessa da leggere e valutare, perché riesce ad essere tanto poetico e introspettivo in alcune tracce quanto grottesco e divertente in altre. Soprattutto – questa è la vera difficoltà – la sua discografia è piena zeppa di canzoni ibride: scritte in modo un po’ grezzo e un po’ malinconico allo stesso tempo.

Anche stavolta, l’analisi può partire da Candy, un banger secco, che appartiene senza dubbio alla categoria dei testi “di cazzeggio”, che però inizia con un tentativo di raccontarsi:

Prima vendevo il fumo per pagarmi lo studio ora
Vado in studio per pagarmi il fumo

Ho la carne sul fuoco
Senti che profumo
Con il pollo e il fumo
Sono un grande cuoco, baby

Al di là della poca originalità (si tratta comunque del suo primo disco), la contrapposizione studio/fumo è interessante e colpisce, come anche l‘assetto metrico è di alto livello tecnico. Subito dopo, però, Villa inizia una descrizione di un rapporto sessuale con una ragazza parlandole direttamente, senza mezzi termini, lasciando l’ascoltatore sbigottito e confuso:

Mi piaci se ti muovi
Dimmi qualcosina poi rifammelo di nuovo
Scendi, guardami negli occhi (negli occhi)
Candy, va pazza per i fiocchi (la coca)

Nei suoi testi, VillaBanks parla di sessualità con un’incredibile disinvoltura – si può affermare che sia il suo tema preferito – raccontando spesso le sue stesse esperienze, a volte in modo goliardico (e spesso molto scurrile) come in Kardashian, Il Doc o Succo di bimbi e altre volte come con la sensibilità di uno scultore di una statua classica, come in alcuni versi di Mood:

Fammi spogliare
Anni che mi sento come se lo faccio da vestito
Nudo il tuo corpo contro al mio ed è subito estate
Fino ad ora tu dove sei stata?
E c’ho messo quei due-tre mesi per capirti
Ora mi tieni stretto sotto alle coperte (Ah)
Rimaniamo sconosciuti come due comparse

in cui si destreggia in splendide similitudini sulla strumentale.

Il modo in cui Villa si approccia alla sessualità è molto diverso da quello degli altri rapper: l’ostentazione della sua vita erotica non è quasi mai una forma di ego-trip, al contrario di quanto accade spesso nei testi di Guè Pequeno o di Sfera Ebbasta, e allo stesso tempo la sua volgarità non è in nessun modo riconducibile alle liriche passionali di Luchè o di Mecna. Si parla ancora una volta di una caratteristica stilistica distintiva: assolutamente discutibile, ma senza dubbio unica.

Succo di bimbi è uno dei brani più estremi di VillaBanks. Il testo della canzone è forse il più esplicito e scurrile della sua intera discografia.

Se il VillaBanks senza freni inibitori e alla ricerca dell’immagine più spinta possibile può piacere come non piacere (ed è perfettamente legittimo), ciò che non è discutibile, perché di livello ottimo, è la sua scrittura nei rari momenti di introspezione, che di solito sono uno o due per ogni CD. S di Non lo so e Caribe di Quanto Manca sono esempi molto diversi di queste sue qualità.

S, infatti, è un brano disperato che racconta di un cuore in pezzi, una lettera di malinconia e un’ammissione di colpe nei confronti di una ragazza, soprattutto un testo che colpisce forte come un destro in faccia, con versi ricchi di immagini vivide:

Vedi ho sbagliato io
È tutta colpa mia, lo confesso
A 300 all’ora che pesto
Con gli occhi rossi che ci penso
Provo a risalire il tempo
Forse è meglio se rallento
Le mani che tremano
E gli occhi che vedono a stento

e permeati da una sincerità brutale:

È passato più di un anno
E io ancora non ci dormo
Mi chiedo ora dove saremmo
Se fossi stato fedele ogni giorno

Se da una canzone del genere si coglie la capacità di VillaBanks di colpire e di emozionare con vibes a base di ferite profonde, Caribe è invece un brano sereno in cui la malinconia è accettata solo con il contagocce, che proprio per questo lascia all’ascoltatore una sensazione dolce-amara, in un valzer di luci soffuse, di chiaroscuri e di colori sfumati.

El Puto Mundo, attualmente il suo miglior disco, accoglie anche il miglior testo di VillaBanks (forse la canzone migliore della sua discografia), l’interludio Come ti ho persa, un’esplosione di emozioni e sensazioni che frana sull’ascoltatore e lo travolge come una valga, nonostante versi estremamente semplici:

Ti avevo lasciata convinto, avevo la vita davanti
Milionario a venti, pensavo già di aver vinto
Forse è cambiato il vento, forse è solo che a volte
Avrei preferito te a tutti i cash di cui mi vanto
E ci ho pensato tanto a quello che ci siam detti
Io se non muoio intanto, entro un anno torno da te
Darei tutto quel che ho solo per poter averti
Invece lo butterò pensando a come ti ho persa

La canzone è anche rappresentativa della scrittura di El Puto Mundo: un disco di rivincita sociale ed economica, ma anche di sofferenza emotiva – che ritorna in Zero Amour e nella title track -, scritto in modo estremamente coerente, con un filo logico chiaro fra un brano e l’altro. Al rapper va dato il merito anche di questo aspetto.

Come Ti Ho Persa è forse la canzone migliore della canzone di VillaBanks: note della strumentale, flow e parole sono le tessere perfette di un puzzle eccezionale.

Al contrario di quanto spesso si afferma, però, VillaBanks non è assolutamente un rapper monotematico, ma, anzi, tratta diverse tematiche nelle sue canzoni. In Pasticche, per esempio, affronta il tema delle dipendenze come un dialogo con una persona che lo ha deluso:

E son lo stesso
Potresti chiamarmi oggi, sai ci beccheremo stase’
Ma tu non ti fai vedere
Dopo le raglie che hai steso, oh
E come al solito resto solo con Stacy

mentre in Jasmine, Vasca di Squali e Plastica, descrive il suo disappunto nei confronti delle persone finte, “di plastica”, e in El Puto Mundo e Todo racconta il successo e la solitudine che ne deriva.

Si può dire, invece, che Villa dovrebbe concentrarsi, per migliorare, sulla ricerca di nuove soluzioni di scrittura, come eventuali storytelling o un racconto più chiaro della sua adolescenza, perché alcune volte, da questo punto di vista, risulta effettivamente ripetitivo. In più, anche l’ampliamento del suo vocabolario e la capacità di padroneggiare meglio metafore e similitudini possono essere obiettivi a breve termine del rapper, nel suo percorso di crescita

Caratteristiche secondarie da sottolineare, infine, della scrittura di Villa Banks sono:

  • L’inserimento, fra i versi, di espressioni assurde e grottesche come “faccio sport estremi con questa” e di altre che mischiano le lingue fra loro come “necesito mucho siexo” (entrambe le citazioni sono di Zero Amour),
  • La scelta di onomatopee come il noto “pum pum pum” di Candy, ma anche come il più assurdo “bum-to-lo-lol” in El Puto Mundo,
  • Il poco interesse, rispetto alla maggior parte dei suoi coetanei, nella citazione di marche e brand nelle proprie canzoni.

In conclusione, dunque, si può affermare che VillaBanks sia uno scrittore assolutamente unico nella scena musicale italiana, per la sua maniera così peculiare di raccontare la sessualità, per l’intensità della sua penna e per i tanti elementi distintivi delle sue lyrics. Qualitativamente, poi, i suoi primi due progetti hanno vissuto di alti e bassi, mentre El Puto Mundo ha nettamente alzato il livello, proponendosi come con testi credibili, scritti con attenzione e con idee originali e ben sviluppate.

È vero, poi, che la sua scrittura ha dei punti deboli (un vocabolario un po’ ripetitivo e un ventaglio di soluzioni liriche troppo limitato su tutti), ma è altrettanto vero che non sono molti i ventunenni che possono vantare la capacità di emozionare di S, Come ti ho persa e Todo, oltre che le sua abilità metriche. Quindi, in fin dei conti, si può concordare anche sul fatto che Villa abbia dei discreti valori di scrittura, dei margini di miglioramento incoraggianti e, soprattutto, uno stile già definito ed estremamente riconoscibile.

3) L’originalità:

Come terzo punto dell’analisi, vale la pena soffermarsi sul denominatore comune dei valori di sound e di scrittura di VillaBanks: l’originalità. Si è scritto più di una volta nei paragrafi precedenti, infatti, quanto la sua natura sia quella di un rapper atipico e si possono citare moltissimi elementi del suo stile non riconducibili ad alcun collega, per esempio:

  1. Il rapporto assolutamente unico con gli incastri e con il wordplay nei testi;
  2. Il poliglottismo musicale (si fatica a trovare un artista che sappia andare oltre l’italiano, mentre VillaBanks scrive e rappa in quattro lingue);
  3. Il modo in cui usa l’autotune per approcciarsi a beat lenti e molli, ipnotizzando l’ascoltatore e lasciandolo stordito (YouTube è pieno di versioni rallentate e riverberate delle sue canzoni, che provocano un effetto quasi allucinogeno su chi le ascolta);
  4. La maniera in cui si approccia alla scrittura dei suoi testi, caratterizzata da espressioni assurde, onomatopee e vocaboli atipici per un testo rap;
  5. Il rapporto con la sessualità, raccontato in modo esplicito e scurrile, senza peli sulla lingua, a volte addirittura con espressioni grottesche ed esilaranti;
  6. L’intensità della sua penna, letteralmente da brividi quando Villa decide di raccontare le sue sofferenze.

Questo terzo paragrafo, dunque, vuole dimostrare che non c’è nulla di più sbagliato nell’affermare che VillaBanks sia un rapper come tanti. Infatti, alcuni aspetti del suo stile si possono discutere, come il modo in cui affronta il sesso nei suoi testi o il modo in cui sfrutta l’autotune, ma è indubbio che abbia dei valori assolutamente unici.

Il punto è che tutti i ragazzi di cui si parlava a inizio articolo, da Shiva a Rondodasosa, hanno dei valori musicali, carismatici e di scrittura, altrimenti non sarebbero considerati dei talenti in rampa di lancio. Quanti, però, possono vantare uno stile unico e affermare di stare portando qualcosa di nuovo alla scena italiana, senza risultare la parodia dei rapper di un altro paese?

VillaBanks può senz’altro farlo.

Questa versione “slowed + reverb” di Vasca di Squali, intro di El Puto Mundo, è davvero una perla e, modificata in questo modo, sembra addirittura un brano diverso dall’originale.

4) Il percorso di crescita:

L’ultimo paragrafo di questa analisi, da cui risulta senza ormai alcun dubbio che VillaBanks sia un rapper estremamente sottovalutato, con degli ottimi valori tecnici, sul piano del sound e della scrittura, e soprattutto con delle cifre stilistiche estremamente originali. L’ultimo aspetto, estremamente incoraggiante, della sua personalità artistica è quello relativo al suo percorso.

Non lo so e Quanto Manca, i suoi due album del 2019, erano progetti molto acerbi, mentre El Puto Mundo uscito solo un anno dopo, evidenziava una crescita esponenziale, a tratti sorprendente, dimostrazione di una sua creatività in costante evoluzione sotto tutti i punti di vista. Va detto inoltre che Villa, forte del suo eclettismo, della sua voglia di sperimentare e dei margini di miglioramento testuali che si citavano in precedenza (ampliamento del vocabolario e ricerca di nuove soluzioni liriche), nasconde ancora un potenziale inespresso clamoroso e sarebbe davvero un peccato non riuscire a sfruttarlo pienamente.

La vera carriera di VillaBanks, probabilmente, inizia adesso: fino a El Puto Mundo era un emergente, un ragazzino che cercava di farsi largo “nella vasca degli squali”, mentre oggi, dopo i featuring con Guè Pequeno, Madame e Capo Plaza, è a tutti gli effetti nella parte della scena che conta. In poche parole: non sono più ammessi errori.

Venerdì 30 aprile è in arrivo un suo nuovo mixtape: si chiamerà Filtri e ospiterà ben dieci featuring. Si sa ancora pochissimo su questo progetto, ma probabilmente sarà l’antipasto di un CD che gli potrebbe permettere di mettere a segno il definitivo salto di qualità.

La certezza nel 2021 è che il talento di VillaBanks sia una splendida realtà per la scena italiana. Inoltre, se le sue prossime idee verranno sviluppate con la mentalità giusta, la sua musica potrà vedere un’evoluzione notevole e gustosa, proprio come quella che ha portato a El Puto Mundo.

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