Da “Plaza” a “Envidioso”, passando per il dissing di Luchè – Il punto su Capo Plaza

Il 2021 doveva essere, per Capo Plaza, l’anno della svolta definitiva e il suo secondo disco Plaza rappresentava una sorta di giro di boa.

Era stato presentato da Allenamento #4, un vero e proprio missile nucleare, che aveva spaventato la scena ed era entrato immediatamente nella hall of fame della discografia del salernitano, distinguendosi per esplosività dei flow, brutalità delle barre e decisione nel rappato. Plaza aveva dimostrato uno stato forma smagliante e, se Allenamento #4 doveva essere l’antipasto di Plaza, c’erano tutti gli indizi per credere che stesse per arrivare un disco straordinario, nettamente superiore al precedente 20.

Le aspettative erano gigantesche: Plaza non era soltanto stato anticipato da un singolo stellare, ma era stato annunciato con quasi due mesi d’anticipo, accompagnato da un epico trailer recitato da Fortunato Cerlino (l’interprete di Pietro Savastano) e addirittura da una rivista, oltre che da una tracklist di superstar, con Sfera Ebbasta e ben tre ospiti americani, Gunna, Lil Tjay e A Boogie Wid Da Hoodie.

A distanza di tre mesi, è piuttosto chiaro che Plaza non sia stato l’ottimo lavoro di cui aveva bisogno la carriera del salernitano, ma risultando un CD mediocre, di alti e bassi, con poche canzoni splendide (Allenamento #4, Street, OMG, Non fare così e Demonio) e molte dimenticabili, e soprattutto con troppi, troppi difetti per un artista di primissima fascia. Se dal punto di vista del sound il disco di Capo si è rivelato vincente, con strumentali perfette, ritornelli grandiosi e strofe sempre efficaci, la scrittura delle tracce è invece piatta, ripetitiva e piena di luoghi comuni. Soprattutto, l’impressione è che, liricamente parlando, il rapper non sia minimamente cresciuto nei tre anni intercorsi fra 20 e Plaza, rendendo completamente improduttivo un periodo di tempo così ampio.

Va comunque chiarito: Plaza non è assolutamente un disco insufficiente, ma un disco mediocre, da 6,5 in pagella, inferiore alle aspettative ma con molti più di un aspetto positivo e incoraggiante. Tuttavia, è uscito in un semestre in cui tutti gli altri artisti della scena hanno pubblicato progetti di livello molto alto, chi confermando il suo talento e chi dimostrando un salto di qualità. Per esempio:

  • Il Tre ha pubblicato un ottimo primo disco, in controtendenza rispetto alla musica dei colleghi, ha perfezionato la sua già promettente scrittura ed è cresciuto tantissimo nei ritornelli;
  • Madame, anche lei alle prese con il suo omonimo disco d’esordio, ha dimostrato come, a soli diciannove anni, sia già a tutti gli effetti la ragazza più completa della storia del rap italiano, grazie alle sue eccellenti doti musicali e liriche;
  • Massimo Pericolo, che aveva il difficile compito di confermarsi dopo il capolavoro Scialla Semper, ha dimostrato idee chiare e capacità di emozionare. Il suo Solo Tutto è un album massiccio e maturo, che evidenzia quanto ancora abbia da dire – e da dare alla musica – il talento di Brebbia.

Il Tre, Madame e Massimo Pericolo sono solo alcuni degli artisti che si sono confermati su livelli entusiasmanti: si potevano citare anche, fra gli altri, Guè Pequeno, Inoki, Nerone e addirittura un producer come Mace.

In una scena in cui i rapper di prima fascia (Guè Pequeno e Massimo Pericolo) garantiscono qualità disco dopo disco, quelli di seconda fascia (Nerone e Inoki) alzano l’asticella della loro musica e le promesse (Il Tre e Madame) crescono con una rapidità sorprendente, non c’è spazio per i dischi mediocri ed è per questo che, confrontato con i progetti dei colleghi, Plaza è a tutti gli effetti una delusione, un’occasione sprecata.

Nelle settimane successive alla sua uscita, Plaza ha scatenato un vero e proprio turbine di polemiche, critiche (qualcuna giusta e qualcuna più faziosa) e giudizi negativi sul rapper salernitano e, proprio quando il dibattito sul progetto sembrava essersi spento, è stato un collega, Luchè, a scagliarglisi contro con veemenza.

Vedendo Capo Plaza in difficoltà e soprattutto notando delle vere e proprie crepe nel suo progetto, Luchè ha colto l’occasione di ribadire la sua potenza e il suo potere, prendendosi una rivincita nei confronti di un artista che lo aveva snobbato e che aveva dimostrato così di non riconoscergli il rispetto che si deve a una leggenda. Il casus belli risale al 2018, la dichiarazione di guerra al 2021 ed è il brutale dissing in Denim Giappo, in Fastlife 4 di Guè Pequeno, con rime dritte al bersaglio, inequivocabili e taglienti come lame.

Con:

Brother, cosa fai? (Yeah) Droppi l’album, cade l’hype (Ah)
A pensare che ai vent’anni hai dato già il meglio che hai, ehi (Uoh)

Luchè irrideva il fallimento qualitativo di Plaza e derideva il suo autore, dandogli addirittura del rapper-finito (un paradosso se si pensa che l’autore dell’offensiva ha quasi il doppio degli anni del rapper offeso), mentre con le rime:

Fino a ieri copiavano i francesi, mo gli inglesi (Uoh)

[…]
Scelgo musica da vita vera (Ah), quella che non puoi raccontare (Oh)

concludeva il suo attacco frontale, perfettamente riuscito.


Luchè ha pubblicato un video, sul suo profilo Instagram, in cui ascolta il dissing in macchina insieme a Geolier, l’altro baby talento della rap campana, più giovane di un anno rispetto a Plaza e, per molti, più completo. Nei commenti del post l’intera scena partenopea si è di fatto schierata con Luchè, da MV Killa e Coco a Vale Lambo e Lele Blade passando addirittura per il Peppe Soks, ex socio storico del salernitano.

Capo Plaza, invece, ha reagito solamente con una risata, prima espressa con un Emoji nelle Instagram Stories e poi esplicitata da questo Tweet:

Ci sono pochi dubbi: quella dell’autore di Tesla è una risata amara, sofferta e soprattutto di facciata. Non fosse così, non avrebbe neanche degnato Luchè di una risposta, come ha effettivamente fatto in occasione della stoccata nel libro Il giorno dopo.

Lo stesso venerdì in cui Luchè ha dissato Capo Plaza, comunque, quest’ultimo ha pubblicato lo spoiler di un nuovo singolo, Envidioso, in collaborazione con Morad, la stella più luminosa del rap iberico. L’incontro su strumentale fra due talenti, uno italiano e uno spagnolo di origini marocchine, è una splendida notizia, e disegna:

  1. Da un lato, l’ennesima connessione europea per il salernitano (che nei featuring con artisti stranieri è una garanzia) dopo i top player francesi Ninho, Soolking, Dosseh, SCH e Aya Nakamura, il tedesco Luciano, il greco Snik e l’albanese Noizy.
  2. Dall’altro, l’ennesimo ponte che unisce la scena italiana con quella spagnola. La prima collaborazione fra artisti italiani e spagnoli è infatti Trapping en el Vaticano di Side Baby e il gruppo Los Santos, seguita da una serie di feat. di Kaydy Cain (membro del gruppo appena citato) con Tony Effe e Wayne, con Lazza e ancora con Side. Infine, Kidd Keo, superstar della trap spagnola, ha accolto nel suo Back To Rockport il trio Pyrex-Tony-Wayne e ben due strumentali di Sick Luke.

Tornando a Envidioso, va detto che il brano ha confermato il fatto che Capo Plaza sia garanzia di qualità nei featuring con rapper stranieri – si pensi a Billets, a C’est la vie e a VVS – e che, in generale, sia un rapper musicalmente eccezionale, specialmente in termini di adattabilità.

Envidioso è un brano “alla Morad”, rapper che ha costruito il suo successo più recente su una forte street-credibility, su un’abilità metrica eccellente e su un carisma particolarmente spontaneo, ma soprattutto su un sound costruito con lo scalpello, su misura per il suo timbro vocale così particolare. Per comprendere meglio il concetto, basterebbe dare un ascolto alle sue ultime canzoni come Toca, El Coleta, Yo No Voi e soprattutto la strepitosa hit Motorola, in cui il rapper ha scelto di applicare sempre la stessa formula, che si ispira al rap marsigliese di Jul e si caratterizza per una cassa dritta martellante e impazzita, a tratti irrefrenabile.

Nonostante il brano sia di Capo Plaza featuring Morad, lo stile della strumentale è dunque decisamente “alla Morad”, ma il giovane fuoriclasse del rap italiano, che gioca in casa ma è di fatto ospite, accetta la sfida e dimostra la sua polivalenza. UK Drill, boom bap, trap “alla Atlanta”, beat in cassa dritta, strumentali chill o afrotrap: per Plaza non c’è alcuna differenza. Musicalmente, le sue performance sono quasi sempre di livello altissimo e la sua flessibilità sonora deve essere considerata un grande vanto.

In Envidioso, consapevole di essere nettamente meno abituato del collega spagnolo a surfare su questo tipo di beat, si sintonizza sulla sua lunghezza d’onda, al punto da rimare in “itagnolo” e di inserire fra i versi espressioni come hombre, trabajo, peligroso, ¿que pasa?, andale andale, dinero, hermano e via dicendo. A livello prettamente musicale, poi, va sottolineata la sua intelligenza nel serrare le metriche, proprio come aveva fatto in VVS, lasciando pochissimo spazio fra un verso e l’altro e portando come risultato un flow da velocista, da Formula Uno. L’ultima carta vincente sul tavolo di Plaza è la scelta di sbizzarrirsi con gli incastri e giocare con le parole conclusive delle barre, proprio come è abitudine di Morad. Quest’ultimo, infatti, in Motorola rappava:

Aquí se busca lanalana, policía interviene
Viviendo como nadanada y facturando ciene
Se que esta’ vece’ parapara‘, pero porque vos quiere

e Plaza risponde, in Envidioso:

Chiamo col Motoro-la, ho-la (Hola)
Muove il culo e la tes-ta, bal-la
Lo so che pure ques-ta è fal-sa

Envidioso, dunque, mette ancora in evidenza il talento musicale da fuoriclasse di Capo Plaza, un rapper cresciuto tantissimo, anno dopo anno, nella scelta delle melodie e delle metriche, nell’interpretazione dei ritornelli e anche nella lettura delle strumentali (basta notare come sfrutta il vuoto di batteria al secondo 0:50 per darsi lo slancio e accelerare). In questo momento, inoltre, è palesemente in un ottimo stato di forma e – affermare il contrario significherebbe negare l’evidenza – il fatto che sia proprio lui a rappresentare l’Italia in questi featuring internazionali non può che essere motivo d’orgoglio.

Di contro, però, se si vuole effettuare un bilancio su quanto ha dimostrato il salernitano in questo primo semestre, vanno considerati anche due aspetti molto meno entusiasmanti della sua produzione: i limiti di scrittura ancora troppo vistosi – chiaramente ci si riferisce alle tracce di Plaza e sarebbe assurdo aspettarsi impegno lirico da un banger come Envidioso – e una piuttosto evidente confusione nel suo percorso.

Per quanto riguarda il primo punto, su cui ha insistito anche Luchè con il suo “Scelgo musica da vita vera, quella che non puoi raccontare“, è assolutamente inaccettabile che Capo Plaza, artista di primissima fascia e ormai nella scena mainstream da quattro anni, non abbia alzato il livello della sua scrittura. Plaza è stato presentato come un album di risposta a un periodo di sofferenza, ma i suoi testi non spiegano quali siano state le sue motivazioni e come l’artista sia riuscito a vincerlo, non riuscendo mai (a eccezione della splendida Non fare così) a trasmettere all’ascoltatore il senso di dolore e di angoscia che ci si aspetterebbe, viste le premesse. Poche idee originali, testi pieni di luoghi comuni e dalla struttura piuttosto casuale, vocabolario estremamente limitato: sono troppi i difetti di scrittura di Capo Plaza e, purtroppo, da questo punto di vista i passi avanti negli anni sono stati pochi.

Invece, con riferimento al secondo aspetto che si citava in precedenza, vale la pena porsi una domanda fondamentale su Envidioso: appurato che sia un brano figo e di livello, siamo così sicuri che sia uscito al momento giusto? La risposta è difficile da trovare perché Envidioso è un brano alla Morad che arriva subito dopo un disco, Plaza, dalle sonorità molto coerenti fra loro, che a volte strizzavano l’occhio alla UK Drill (Plaza e Ferrari) e altre volte rincorrevano influenze americane, come in VVS, Track 1, Tevez e No Stress, caratterizzate tutte da pattern di batteria trap e da 808 esplosivi. L’uscita, oggi, di un brano come Envidioso, completamente in disarmonia con il sound del disco, mette un punto sul “capitolo Plaza” appena tre mesi dopo la sua uscita. È la scelta giusta?

Forse no: probabilmente avrebbe avuto più senso aspettare giugno per un EP, di repack, con più di un featuring europeo di caratura e dallo stile eterogeneo. Da questo punto di vista, le scelte di Plaza ricordano vagamente quelle prese da Shiva l’anno scorso che, dopo un EP mediocre, aveva fatto uscire una quantità spropositata di freestyle, singoli e musica per dimostrare il suo valore, quando invece avrebbe avuto bisogno di un attimo di riposo. Quel che è certo, in ogni caso, è che Plaza ed Envidioso sono progetti incompatibili e la scelta di inserire il nuovo singolo, su Spotify, fra le tracce dell’album, alimenta la confusione sul percorso del rapper.

In conclusione, dunque, si può affermare che Capo Plaza:

  • sia migliorato tantissimo a livello musicale, negli ultimi anni, e oggi sia a tutti gli effetti un fuoriclasse, garanzia di qualità, dinamismo e forza sonora;
  • debba, al contrario, crescere tanto nella scrittura, trovando delle quadrature che fin qui sono effettivamente mancate;
  • abbia bisogno, per lavorare bene e per diventare a tutti gli effetti una leggenda del rap italiano (i presupposti ci sarebbero tutti), di ordine, non di confusione, e di un team che lo segua, sottolinei le criticità del suo lavoro e lo stimoli a lavorare sui suoi punti deboli.

Questo è senza dubbio il momento più difficile dell’intera carriera di Plaza perché, fra il mezzo-flop di Plaza e il dissing di Luchè, deve dare diverse risposte al rap italiano. Tuttavia, per uscire da una situazione così critica, è necessario essere lucidi, equilibrati e soprattutto umili nel riconoscere i propri errori. Se Plaza lo sarà, non c’è dubbio che ne uscirà più forte e più sicuro del suo talento.

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