“Je ne sais pas” e “Movie” – Le collaborazioni internazionali che arricchiscono il rap italiano

Negli ultimi mesi, il dibattito sulle collaborazioni internazionali si è fatto piuttosto interessante e ricco di posizioni contrastanti, specialmente dopo l’uscita di due CD, Famoso e Plaza, con diversi ospiti stranieri. Famoso ha accolto nella sua tracklist top player della scena mondiale come Future, J Balvin e Offset e le loro performance sono state lodate all’unanimità, mentre Plaza, al cui interno hanno rappato Gunna, Lil Tjay e A Boogie Wid Da Hoodie, è stato ampiamente criticato.

Il nostro opinionista, @danieleingenito, per esempio, in un dibattito sul disco di Capo Plaza, si è detto dubbioso sulla scelta di Plaza di accogliere strofe evidentemente di livello basso di Gunna e Lil Tjay:

Le loro sono due strofe che non c’entrano nulla con le tracce come se nemmeno li avessero ascoltati prima di farle. Non mi spiego perché Plaza le abbia inserite lo stesso all’interno del progetto.

e io stesso, nella mia recensione, sono stato piuttosto critico nei confronti di queste collaborazioni. Tuttavia, persino le performance di Future e Offset hanno incontrato delle perplessità, non tanto per la loro qualità – che è eccezionale – ma per la loro efficacia. In pratica, a diversi opinionisti, fra cui Andrea Bertolucci, autore di Trap Game: I sei comandamenti del nuovo hip-hop, è venuto da chiedersi se questi feat. fossero la scelta giusta per un disco come Famoso:

Sfera Ebbasta, con Rockstar, si era imposto con un’altissima credibilità anche grazie ai featuring europei di livello (nrd Miami Yacine, Tinie Tempah nell’International Version, Lacrim e SCH nella repack). Nel 2020 ha inseguito il sogno americano piuttosto che confermare la sua posizione di rilievo in Europa… La mia paura è che lo abbia fatto più per sentirsi forte in Italia che per un’effettiva missione worldwide.

Entrambe queste opinioni sottolineano in modo piuttosto acuto una parte della verità: il featuring internazionale è sempre una medaglia per i rapper italiani (Sfera può vantare una collaborazione con Future e con 2/3 dei Migos, gli artisti con cui è cresciuto e con cui sognava di parlare anche solo una volta nella vita) e altrettanto spesso rappresenta un’opportunità. La difficolta, però, è nel cogliere quest’opportunità e trasformarla in una bella canzone, soprattutto perché spesso non dipende dall’artista ospitante, ma da quello ospite. Riassumendo: come si fa ad attribuire a Plaza la colpa della performance sottotono di Gunna e a Sfera il merito di quella brillante di Future?

Nel mezzo di un dibattito così acceso e complesso, comunque, due rapper milanesi sono entrati a gamba tesa: il re delle connessioni internazionali Sfera Ebbasta e il rookie Rondo Da Sosa. Questi artisti, infatti, hanno messo a segno due collaborazioni estere di altissima qualità e che arricchiscono, da un lato, le loro carriere e, dall’altro, il rap italiano:

  • Sfera ha realizzato un featuring da ospite in Je ne sais pas, della bravissima cantautrice belga-congolese Lous And The Yakuza, la stessa che aveva accolto tha Supreme e Mara Sattei nel remix della splendida Dilemme.
  • Rondo, invece, ha unito le forze da ospitante con Central Cee, promettente rapper londinese che gli somiglia così tanto, per numeri e percorso, da sembrare il suo doppleganger britannico. Insieme hanno realizzato Movie.

Le caratteristiche di queste collaborazioni, così diverse ma così convincenti, permettono di integrare il dibattito con delle riflessioni profondamente decisive, che forniscono risposte interessanti ai dubbi sui featuring internazionali.

“Je ne sais pas” – Intesa, affiatamento e armonia sono le parole chiave

Il legame fra Sfera Ebbasta e la scena francese è stretto e romantico: il primo featuring straniero d’Italia, fra quelli veramente significativi, è infatti suo, in Cartine Cartier, con SCH. In seguito, sono arrivate:

  • due collaborazioni da ospite con Coyote Jo Bastard, che sono anche i due brani numericamente più rilevanti del francese, Daddy e Hoodboy RMX;
  • due collaborazioni una da ospite (Dracula) e una da ospitante (Serpenti a Sonagli RMX), con Lacrim, che ha addirittura remixato Figli di papà per testimoniare la sua stima per il rapper di Ciny;
  • altre due collaborazioni, da ospitante, con SCH, Balenciaga e XNX RMX;
  • una collaborazione, da ospite, con Kalash, nello spettacolare remix di Mwaka Moon, secondo brano per streaming della carriera dell’ospitante, secondo solo all’originale.

Più in generale, la sensazione è che in Francia qualsiasi rapper conosca Sfera Ebbasta e ne riconosca lo status di esportatore del rap italiano e che quest’ultimo, che da ragazzino ascoltava Booba tanto quanto Future e Gucci Mane, viva le connessioni con i transalpini con particolare trasporto e attenzione.

La collaborazione con Lous And The Yakuza potrebbe fare eccezione, in quanto realizzata con un’artista belga-congolese, ma, considerato il fatto che le sue canzoni sono scritte in francese, la si fa facilmente rientrare nell’elenco. Il feat. era nell’aria: la cantante aveva già collaborato con due italiani, i due “fratelli Mattei”, con splendidi risultati e aveva già dimostrato apprezzamento, pienamente ricambiato, per la musica di Sfera.

In ogni caso, Je ne sais pas, a cui partecipa da produttore anche un ispiratissimo Shablo, segna un unicum per la carriera del milanese: è la sua prima collaborazione internazionale con una donna e il suo secondo duetto con una ragazza in assoluto dopo Corazon Morado con Elettra Lamborghini. L’importanza si percepisce già da questi numeri e viene confermata da questo trailer:

che permette all’ascoltatore di vivere l’atmosfera dello studio, fra risate, balletti e momenti di tenerezza. La chicca è al termine del video: quando Lous And The Yakuza mima la pistola in corrispondenza del “grr” di Sfera, ma anche quando, nel trailer pubblicato dalla ragazza, il Trap King le rivolge uno scherzoso dito medio per poi scappare via e farsi inseguire fra i sorrisi divertiti di Shablo.

Le parole chiave sono ovviamente intesa, affiatamento e armonia. Se vogliamo essere internazionali: feeling. C’è feeling in studio e il risultato è uno spettacolo: Je ne sais pas è un brano che rompe i canoni, in cui a Sfera è permesso di “sporcare” con i suoi grr, brr e no-no persino il ritornello di Lous. Le vibes rilassate della canzone coincidono con l’atmosfera piacevole e svagata dello studio e con scelte inaspettate ma originali e riuscite, come il cambio di flow mozzafiato con cui l’autore di Abracadabra riprende la melodia del ritornello.

Inoltre, Je ne sais pas non è soltanto una ballata splendida sotto il profilo musicale, ma anche un pezzo dal testo emozionante e sincero, con due strofe, che, in lingua diversa, presentano persino dei collegamenti, come nei versi iniziali:

Du diable t’es l’avocat / il diavolo chiama per portare guai

A chi, poi, critica Sfera Ebbasta per una presunta ripetizione dei suoi contenuti verrebbe da rispondere che forse bisognerebbe rileggere i testi della sua discografia, in modo da apprezzare l’essenzialità e la maturità di una successione come:

A volte vinci, a volte perdi, a volte sbagli
A volte vivi, a volte muori, a volte vivi la vita degli altri

Dunque, in conclusione, cosa abbiamo imparato da Je ne sais pas?

  • Fatta la premessa che ogni collaborazione, internazionale e non, rappresenta una storia e un caso a sé, si può affermare che, quando il featuring nasce da una forte sintonia o – meglio ancora! – da un’amicizia, questa armonia sarà inevitabilmente percepita nelle note e nei versi della canzone e la impreziosirà.

Questa “regola” è stata, da sempre, una linea guida di Sfera Ebbasta, che – esclusi i tre casi eccezionali di Quavo, Offset e Future – ha sempre fatto corrispondere la connessione alla collaborazione, che si trattasse di artisti italiani (Guè, Marra, Tedua, Izi, Geolier), francesi (ha regalato a un rapper semi-sconosciuto come Coyote Jo Bastard i momenti più gloriosi della sua carriera), tedeschi (ha condiviso il palco più volte con Miami Yacine ed è addirittura comparso nel video di un suo singolo), latini e statunitensi.

Proprio per questo Sfera Ebbasta è il maestro delle collaborazioni straniere e – aggiungo – proprio per questo non vedremo mai in un suo progetto strofe sottotono come quella di Gunna in VVS di Capo Plaza.

“Movie” – Prima la stima, poi la connessione, infine la collaborazione

Rondo Da Sosa è talento e sregolatezza: fin qui non ha sbagliato neanche una strofa o un ritornello, imponendosi sulla scena e per certi versi rivoluzionandone i canoni, ma si è intestardito su una comunicazione spesso sgradevole e fuori-luogo, a volte addirittura comica in modo involontario. Tuttavia, un errore piuttosto frequente della critica è nell’incapacità di distinguere il Rondo-rapper dal Rondo-personaggio. Se si vuole analizzare la musica, bisogna isolare le sue canzoni e fin qui – va ribadito – la sua discografia è eccezionale e il suo percorso è incredibilmente avanti per trattarsi un under-20.

Riassumendo le tappe fondamentali della sua carriera (ci viene in soccorso questo brillante articolo di @francescopennacchi), si può comporre questa schematica linea del tempo relativa alla sua carriera:

  • Step 1 [gennaio-maggio]: escono i suoi primi singoli, Free Samy, Leggenda, Face to Face e Untouchables con Vale Pain;
  • Step 2 [giugno-luglio]: arrivano due grandi featuring che lo rendono l’emergente più chiacchierato d’Italia, Louboutin, ancora con Vale Pain, e Slime, con Lazza;
  • Step 3 [ottobre]: Rondo pubblica il suo primo progetto discografico, il brillante EP Giovane Rondo, con ospiti di livello come Capo Plaza e Shiva;

Qual è allora lo step 4? Consiste nel confermarsi attraverso due strade, contemporaneamente intraprese dall’artista:

  1. Rondo sta, da un lato, diventando il leader, tecnico e caratteriale, di uno dei movimenti più interessanti e ricchi di qualità dell’intera scena italiana, il collettivo RM4E, che include Vale Pain, Neima Ezza, Sacky, Kilimoney e Keta;
  2. Dall’altro lato, sta impreziosendo la sua discografia con episodi di spessore come, per l’appunto, Movie, il suo primo featuring internazionale in assoluto. Una collaborazione stimolante come quella con Central Cee non può che far migliorare un artista giovane come lui!

Sotto il video della canzone, è stato pubblicato un commento che, nella sua esaltazione, racconta in maniera molto lucida il procedimento che ha portato a trasformare – come si diceva a inizio articolo – l’opportunità del featuring internazionale in una bella canzone:

Dite quello che volete ma lui è venuto nell’UK, ha collaborato con un rapper fortissimo e affermato, ha fatto il video con dei G inglesi e li ha fatti ballare.

Parafrasando, si può dire che il paradigma di Rondo sia stato: stima-connessione-collaborazione.

L’ingrediente fondamentale, senza il quale non ci sono i presupposti per il featuring, sembra essere appunto il rispetto reciproco: quel rispetto guadagnato, probabilmente, quando Louboutin è stata segnalata dal magazine britannico GRM Daily. Ottenuta la stima, però, non si passa esclusivamente al confronto sul beat, ma, come si diceva a proposito di Sfera, alla collaborazione deve corrispondere la connessione.

Rondo Da Sosa ha saputo creare la connessione in modo intelligente, spontaneo e anche spettacolare: è andato a Londra in prima persona, ha girato il video “con dei G inglesi e li ha fatti ballare” e si è fatto immortalare insieme a Central Cee nello scatto-artwork della canzone. In questo modo ha saputo portare la sua San Siro nella Londra del collega, facendo incontrare i loro immaginari nella stessa città dove, qualche anno fa, è nata la Drill che li ha resi entrambi grandi.

La stessa Drill, fra l’altro, che è ingrediente principale della ricetta segreta di Movie e che accompagna le strofe, crude e a tratti brutali, dei due rapper, intervallate da un ritornello melodico e cantato “alla Rondo”, raddoppiato in un modo che Drefgold definirebbe “celestiale“. Vale la pena spendere qualche parola anche per la splendida strumentale di NKO, che mette Central Cee nelle condizioni di esprimersi a un livello molto alto e di regalare alla canzone una grande strofa.

Per concludere, dunque, si può decretare che, in base alle caratteristiche di Movie e Je ne sais pas, la chiave del successo di un featuring internazionale si può riassumere in questo modo:

  • Alla collaborazione deve corrispondere una connessione, nata spontaneamente dal rispetto reciproco, dalla stima artistica e dalla volontà comune di unire le proprie forze su un beat.

Volendo essere spietati, quindi, si può sentenziare che è meglio ospitare un Central Cee al 100% che un Gunna al 50%.

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