Alla scoperta di “Ammòniti” – Due chiacchiere con Ytnop e Sehm

Ciao ragazzi! Ascoltando, “Ammòniti”, abbiamo notato un progetto musicalmente trasversale e sperimentale. Come mai questa scelta sonora?

La nostra amicizia è nata nel 2017, quando siamo diventati coinquilini a Roma dove studiavamo fonia e musica elettronica alla Saint Louis College of Music. In quel periodo ci eravamo promessi che, quando avremmo avuto la giusta consapevolezza delle nostre capacità, avremmo lavorato ad un progetto musicale tutto nostro. Venendo da due mondi musicali differenti, avevamo deciso fin da subito che l’album tendesse a un blending di generi, per questo il prodotto finale può essere definito come eterogeneo e atipico, che comprende diversi aspetti musicali.

La vostra scrittura così piena di concetti profondi vi ha insegnato a conoscervi meglio?

Questa scrittura deriva da un processo creativo ricercato all’interno di vari ambiti introspettivi, tra cui quello più importante è il problema più comune della nostra generazione, ovvero la scarsa consapevolezza di avere una forte spinta collettiva che non viene concretizzata.

Da quale punto di vista vi sentite davvero dei “marinai”?

Per noi sentirci dei marinai è assimilabile a quel sentimento di non poter trovare attorno a noi un punto di riferimento e non poter così attraccare la nostra “barca”, sapendo che in qualsiasi momento potremmo affondare.

Qual è il filo conduttore che unisce le 11 tracce dell’album?

Il filo conduttore è per sè rinchiuso nel brano Orizzonti, che può essere diviso in due parti, una più eterea e sensazionale e l’altra più aggressiva e spontanea. Ciò che attraversa tutto l’album è quella forte emozione che ogni persona prova nel  momento in cui si prende consapevolezza del problema e subito dopo si prova a risolverlo. In ogni individuo quindi c’è la sofferenza e la reazione.

Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione nella scrittura e nella produzione musicale?

Le nostre fonti d’ispirazione nella scrittura sono stati: Fabri Fibra, Willie Peyote, Kendrick Lamar, J. Cole e Salmo, invece nella produzione musicale: Flume, Koan Sound, San Holo, Hans Zimmer e la continua ricerca di musica nuova.

Avete realizzato un joint album pieno di featuring: quanto è stato difficile sintonizzarsi tutti sulle stesse frequenze?

Innanzitutto vogliamo ringraziare tutti gli ospiti dell’album per aver reso l’album ancor di più massiccio. I featuring sono tutti molto spontanei, perchè ogni partecipante sentiva già suo il brano che gli facevamo sentire per la collaborazione.

Qual è l’aspetto di “Ammóniti” di cui siete più orgogliosi?

Ci sentiamo orgogliosi del fatto che siamo riusciti ad essere poliedrici e di aver realizzato un progetto cosi impegnativo a distanza, ad arricchire il significato dei brani attraverso beat e testi e, grazie a questo, siamo migliorati artisticamente e personalmente.

Volete aggiungere qualcos’altro?

Aggiungiamo due specifiche: tutto il lavoro artistico della copertina è stato sviluppato dall’artista Pictor Ixchel che ci ha seguito e che ha fatto un lavoro straordinario, mentre mix e master sono stati realizzati nello studio di Serk, un nostro caro amico che ci ha accompagnato per tutto il percorso.

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