5 canzoni per raccontare la grandezza di Capo Plaza

Abbiamo voltato pagina. Un 2020 ampiamente da dimenticare è giunto al termine ed è iniziato un 2021 che speriamo sia più sereno e soddisfacente. A livello musicale, tuttavia, l’anno scorso, non considerata l’assenza di musica dal vivo, non è stato poi così negativo: sono usciti diversi CD di qualità e spessore, come Mr. Fini, 17 e Famoso.

Quest’ultimo disco, in particolare, ha segnato una linea invisibile, ma impossibile da ignorare: il passaggio di Sfera Ebbasta da Trap King ad artista trasversale, in bilico fra trap, pop, raggaeton, EDM e altri generi ancora. Famoso è stato accolto in modo complessivamente positivo da pubblico e critica, ma ha incontrato anche qualche giudizio negativo, specialmente dal pubblico più purista, per cui il fatto che Sfera sia il Trap King non era solo una certezza, ma un assioma.

Questo tipo di ascoltatori, probabilmente, desiderava ascoltare un Rockstar 2″ e Famoso ha logicamente disatteso le loro aspettative, aprendo di fatto un vuoto. Un vuoto nella scena, un vuoto nelle loro playlist e – se vogliamo essere romantici – un vuoto nei loro cuori. Forse il vuoto nei loro cuori potrà essere colmato solo da un ri-ascolto nostalgicamente ripetuto di XDVR e Sfera Ebbasta, ma la sua corona, quella del Trap King, potrà essere raccolta da Capo Plaza, in uscita il 22 gennaio con Plaza, il secondo album della sua carriera.

Perché proprio Capo Plaza? Per esempio perché è, per numeri, il secondo artista più rilevante d’Italia, oppure perché ha più dischi di platino che anni sulla carta d’Identità, oppure ancora perché è rispettato dalla scena al completo: da Emis Killa e Noyz Narcos, che si entusiasma per il suo modo di usare l’autotune, a Sfera Ebbasta e Tedua, fino ai nuovi rapper Rondo e VillaBanks, che lo vedono come un esempio da imitare.

No, affatto. La risposta alla domanda “perché proprio Capo Plaza?” non va cercata nei numeri e nemmeno nelle opinioni dei colleghi, ma solamente nelle sue canzoni. Il giovane fuoriclasse ha dimostrato, brano dopo brano, di essere un predestinato: per il suo talento… Ma non solo! Anche per la sua attitudine, per la sua mentalità vincente. In questo articolo ricostruiremo la grandezza di Capo Plaza attraverso 5 canzoni della sua discografia, in attesa di Plaza. In attesa che la corona abbia un nuovo, legittimo, proprietario.

Allenamento 2

È il 13 marzo del 2017. data successiva di due mesi all’uscita di Orange County California di Tedua e precedente di due mesi a Pizzicato di Izi. Ormai nuova generazione di rapper, quella della rivoluzione trap, si è imposta.

È l’anno dei progetti di Rkomi, di Ernia, di Ghali, della Dark Polo Gang, di Lazza e di Ketama126, ma quel 13 marzo i riflettori sono puntati su un ragazzo di Salerno, di diciotto anni, quasi diciannove. Si chiama Luca D’Orso e il suo nome d’arte è Capo Plaza. Lo ha scelto a 15 anni e aveva già le idee chiarissime, perché al “Plaza” che usava nelle tag sui muri affianca un “Capo” che mette subito le cose in chiaro. È destinato a essere a capo della scena. Un anno e un mese e mezzo dopo quel 13 marzo, arriverà il suo primo disco 20 e, a fine 2018, risulterà essere il secondo cantante più ascoltato dell’anno, secondo solo a Sfera Ebbasta. Non solo: la sua Tesla, proprio in collaborazione con Sfera, sarà la canzone più ascoltata nello stesso 2018.

Tuttavia, la carriera di Capo Plaza ha due pilastri solidissimi: uno è lo street album realizzato con Peppe Soks, Sulamente Nuje, e l’altro è la “trilogia degli allenamenti”. Il 13 marzo esce Allenamento 1, il 17 marzo Allenamento 2 e, tre mesi dopo, il 14 giugno il terzo capitolo Allenamento 3. Diventerà a breve una tetralogia, perché in Plaza sarà presente Allenamento 4.

Se si prendono dieci ascoltatori di rap italiano e gli si chiede di scegliere il miglior Allenamento di Capo Plaza, almeno nove di questi diranno che il migliore è senza dubbio il secondo, quello che si apre con quel leggendario “Mettimi l’autotune“. Il titolo “allenamento” è, tecnicamente, sinonimo di freestyle, ma cattura perfettamente l’essenza di questi brani: sono letteralmente degli esercizi preparativi alla partita decisiva, che sarà Giovane Fuoriclasse, ma lasciano già intravedere la forza delle barre del salernitano, il suo campionario di flow, la sua brillantezza nell’usare l’autotune e anche la bravura e la versatilità del producer Ava.

Allenamento 1 è quello interamente rappato, mentre il secondo capitolo della saga, come detto, è quello trap: c’è l’autotune, ma viene usato in maniera differente dalla maggior parte suoi colleghi. Al contrario di quanto ha fatto Sfera l’anno prima in Sfera Ebbasta, il vocoder non addolcisce la voce di Capo Plaza, la rende anzi ancora più martellante, più grintosa e più ipnotica.

I suoi flow dimostrano modernità in ogni nota – persino le doppie ad allungare i versi suonano fresche e innovative! – ma soprattutto cambiano continuamente, prendendo in contro-tempo l’ascoltatore, sorprendendolo costantemente e trasmettendo esplosività e dinamismo. In particolare brillano di luce splendente: la sterzata a 1:27 a impattare sul kick:

Io mangio tutto, non ti lascio avanzi yah 
Contro ‘sti bastardi sempre un passo avanti yah

e quella immediatamente successiva a 1:35, che anticiperà il titolo della sua prima vera hit nazionale:

Plaza fuoriclasse sì, fuori dalla classe
A scuola giocavo a basket
Ma a fumare avevo il master yah

Allenamento 2, però, non raccontava solo di un giovane rapper salernitano con un flow spaccapietre, ma anche che quello stesso ragazzino sapeva come si scrivono le barre giuste, quelle in grado di entusiasmare il pubblico e infiammare una folla.

Tute Adidas, pacchettini e pacchi yah
Tu non hai il pass dentro ‘sti palazzi yah
Manco le gru possono spostarci yah
Io mangio tutto, non ti lascio avanzi yah

è il manifesto del Capo Plaza del 2017, uno street-rapper destinato a diventare un numero uno.

Come Me

Spostiamoci avanti nel tempo di appena un anno, fino al 20 aprile 2018, il giorno del ventesimo compleanno di Capo Plaza, ma soprattutto la data d’uscita del suo disco d’esordio 20, che prende il titolo proprio dalla sua età. Il salernitano ha alle spalle una hit colossale, Giovane Fuoriclasse, e un carico discretamente pesante di aspettative per il suo disco d’esordio; soprattutto, è come accerchiato da una parte della critica – e di riflesso del pubblico – che lo accusa, in sintesi, di comprare gli streaming e di copiare i flow di alcuni colleghi stranieri.

È da questi attimi che precedono e seguono l’uscita del primo album che si intravede la forza mentale di Capo Plaza: nessuna risposta alle critiche, nessuna parola fuori posto, quasi come se per lui fosse impossibile concentrarsi su qualcosa di esterno alla sua musica. L’unica sua reazione è in risposta a una polemica irragionevole di Laioung, gli dedica 3 minuti di un concerto parlando direttamente con i suoi ascoltatori, senza filtri e Instagram Stories, cogliendo l’occasione per infiammare la folla. È leader assoluto, sceglie le parole giuste e dimostra di non avere alcun interessa per la polemica, Chiude il discorso chiedendo a gran voce:

Ascoltiamo la musica e portiamola avanti!

Noi avevamo ascoltato la musica e, al tempo, io stesso avevo recensito 20 definendolo, in sostanza, un disco incostante con canzoni molto riuscite o molto dimenticabili. In particolare, Come Me – che avevo erroneamente stroncato – è un brano in cui si può vedere Capo Plaza in grande rispolvero ed è un po’ la diretta evoluzione di Allenamento 2, con una sostanziale differenza: non si tratta più di un freestyle, ma di un singolo a tutti gli effetti, con un ritornello e due strofe.

Si parla di un brano granitico, rappato su un sontuoso beat di Ava e con delle liriche acerbe ma discretamente spesse, che si fonda sul solito campionario di flow dell’artista e sulle sue sterzate, come la riuscitissima impennata a 0:47:

Non ti conosco ma mi chiami mon ami
Attento a quando telefoni, parla a codici

Grazie a questo pezzo, tuttavia, si possono apprendere due elementi nuovi sulla musica (e sulla grandezza) di Capo Plaza.

La prima novità è la capacità di avvolgere l’ascoltatore con ritornelli melodici ma non pop, caratterizzati da sonorità aperte ma allo stesso tempo crude e scure. Si metta a confronto, per esempio, il ritornello di Come Me con Figli di Papà di Sfera Ebbasta o – volendo restare alll’interno di 20 – quello aggressivo di Giovane Fuoriclasse e quello giocoso di Tesla. Entrambe le soluzioni musicali sono efficacissime, ma riconoscere una differenza fra le due significa sottolineare l’originalità di Plaza.

Il secondo aspetto molto rilevante è quello lirico: Come Me è una canzone di riscatto sociale, evidentemente sofferta e scritta con molto trasporto. Parlare di “grande penna”, in questa fase della carriera del rapper, è evidentemente fuori luogo: si parla di uno scrittore acerbo, con un vocabolario piuttosto limitato e che tende alla ripetizione. Tuttavia, gli va riconosciuta una dote di cui dispongono solo i veri talenti, la padronanza dei “tempi di scrittura”: sa perfettamente in che momento della canzone inserire determinati versi. Per questo decide di chiudere la seconda strofa di Come Me con:

Potevi volar con me ma hai scelto di stare giù

una rima in cui chiunque può ritrovarsi e che, a oggi, è anche una delle sue citazioni più riconosciute, impreziosita dal bridge successivo:

Ti vedo da lontano ma non mi avvicino, baby
Volevo le stelle, mo le ho qua vicino, vedi

Mai cambiato lungo ‘sto cammino e stiamo in piedi
E stiamo in piedi

Versi semplici, da ragazzino, forse un po’ banali, ma cantati esattamente nel momento in cui bisognava cantarli, per renderli versi indimenticabili.

Pookie Remix

Facciamo un altro salto temporale: è il 30 agosto del 2019 e Capo Plaza gode ormai dello status di superstar del rap italiano. Nel 2018 è risultato essere il secondo artista più ascoltato d’Italia (in assoluto, non soltanto nell’ambito urban) e, dopo featuring magistrali come Casa Mia con Noyz Narcos, Trap Phone con Guè Pequeno e la doppietta SerioCocaina con Emis Killa, il pubblico ha finalmente capito che non è una meteora, ma una voce destinata a farsi ascoltare per ancora tanto tempo.

Nel 2019 non pubblica progetti discografici, né mixtape né EP né tantomeno album, ma resta in silenzio fino ad autunno, stagione in cui si impone definitivamente, grazie a numerose collaborazioni che trasforma quotidianamente in dischi di platino. L’elenco è lungo e include Gigolò, Street Advisor, C’est la vie, Holly & Benji, Gangshit, Mi ami o no, Yoshi RMX e Colpo Grosso, tutti pezzi che mandano il pubblico in visibilio. La vera hit, tuttavia, è Pookie, remix di un brano della cantante-rapper Aya Nakamura, considerata l’artista francese più ascoltata al mondo.

Ecco un piccolo identikit dell’artista in questione, che in quel momento può vantare:

  • 7 canzoni contemporaneamente presenti nella top 10 della classifica francese;
  • oltre 1 miliardo di visualizzazioni sul suo canale Youtube;
  • la certificazione di Doppio Platino per l’album Nakamura che contiene 7 singoli certificati;
  • una hit mondiale, Djadja.

Pookie è il secondo pezzo più ascoltato della sua discografia e Capo Plaza avverte da subito l’occasione, perché se il suo remix funziona corrisponderà inevitabilmente a una hit clamorosa, ma anche la difficoltà. Anche Lil Pump, uno dei rapper più famosi del mondo, ha provato a remixare Pookie, con dei risultati disastrosi, con un risultato pari a nemmeno un ottavo degli streaming del brano originale. Il remix di Plaza arriva il 30 agosto e, a inizio gennaio, avrà totalizzato il quadruplo degli ascolti di quello di Pump, rendendo orgogliosa la scena italiana.

Non è la prima volta (e non sarà l’ultima) che il salernitano intercetta una hit e la impreziosisce: è già successo pochi mesi prima con Look Back At It, successo straordinario di cui si parlerà in seguito per altri motivi. Per Capo Plaza è la prova del nove, perché è chiaro a tutti che Pookie sia una dimostrazione di come sappia individuare un brano già di per sé vincente e approcciarlo con personalità, trasformandolo quasi in un’altra canzone, ma conservandone con rispetto le caratteristiche originali.

Sono due gli elementi chiave:

  • la capacità di rendere Pookie RMX un duetto a tutti gli effetti, quasi come se avesse realizzato il brano in studio con Aya Nakamura, adattandosi perfettamente all’atmosfera dell’originale e accompagnando la francese anche nel ritornello e nel bridge;
  • la solita, ormai indiscussa, abilità al microfono: è la prima volta che Capo Plaza si trova a confrontarsi con un beat afro-trap e lo affronta con una disinvoltura straordinaria, disegnando dei flow perfetti per rimbalzare su kick così morbidi.

I flow sono quelli giusti, l’attitudine è quella giusta e le rime sono quelle giuste.

Il risultato? 71 milioni di streaming: a oggi il secondo brano più ascoltato della discografia di Capo Plaza.

Look Back At It

Poche righe fa, a proposito di Pookie, si è sottolineato che non si trattava del primo remix internazionale di Capo Plaza, ma del secondo di un elenco destinato a includere anche Goteo, Fuego del Calor e se vogliamo Yoshi con J Balvin. Il primo capitolo di questa serie di successi è Look Back At It, uscita il 7 giugno 2019 e annunciata con la stessa cura e lo stesso entusiasmo con cui si annuncia una propria canzone.

La Look Back At It originale è una splendida hit del rapper del Bronx A Boogie wit da Hoodie, che ha tre anni più di Capo Plaza e ha da poco pubblicato il suo secondo disco – un successo clamoroso – Hoodie SZN. È anche il secondo brano più famoso del disco, dopo Swervin con 6ix9ine, al centro dell’attenzione soprattutto perché quest’ultimo è appena stato arrestato.

Escono in ordine cronologico: un remix con il rapper ucraino Olexesh, uno con il cantante K-Pop Park Woo-jin e quello con Capo Plaza. Le prime due “nuove versioni” oggi totalizzano insieme 300mila visualizzazioni su YouTube, quella con il giovane fuoriclasse 29 milioni.

Si potrebbero ripetere i concetti espressi a proposito di Pookie: anche qui Capo si adatta perfettamente all’atmosfera del brano e gli regala una strofa stellare, che ricrea l’effetto duetto di cui si parlava prima e dimostra il suo spessore musicale. Qui, inoltre, la difficoltà è anche maggiore: Look Back At It, considerati i suoi toni romantici e struggenti, significa uscire a tutti gli effetti dalla propria zona di comfort, affrontare un tipo di canzone a cui si è abituati. Nessun problema: la risposta del rapper è, ancora una volta, quella giusta: il brano è una perla, monopolizza le classifiche e, in quell’estate del 2019, è una di quelle canzoni impossibili da tenere fuori dalle proprie playlist.

La considerazione più significativa che si può fare riguardo a Look Back At It, tuttavia, riguarda la penna di Plaza: è, infatti, la traccia scritta meglio della sua discografia a pari merito con Uno Squillo. La strofa rappresenta una sintesi molto ben fatta della sua poetica: ha un po’ di rivincita sociale:

Ora che fare?
Questi qua più vado in alto, più gli fa male

un po’ di immaginario street, fra vicoli scuri e serpenti pronti a mordere:

Questo posto è infame e io devo scappare in fretta
Serpi agli angoli, la strada è scura e stretta
Ma ora non mi posso più fermare, yah

un po’ di swag-rap (e di immancabile name-drop):

Lei si muove giusta
Gucci, Fendi e Woolrich
Fra’, tutto si aggiusta
Fumo ad occhi chiusi

ma soprattutto, un’emozionante serie di versi di amore perduto:

Ha vinto l’orgoglio e non ci parliamo per questo
Io non mi guardo indietro, chi si guarda indietro è perso
Money, money, come tutti voglio farli, yah, yah
Mi ricordo dei treni dai mille pianti
Non mi ricordo quante ne ho scopate
Ma mi ricordo bene di noi assieme sulle scale, yah, yah

Va ripetuto: a questo punto della sua carriera parlare di “grande penna” è evidentemente fuori luogo, ma è altrettanto sbagliato considerarlo un artista che non ha mai manifestato valori di scrittura. Questi sei versi evidenziano che, sporadicamente, Capo Plaza ha dimostrato invece di poter essere un valido scrittore, specialmente quando è stimolato da una strumentale emotivamente coinvolgente come quella di Look Back At It.

In ogni caso, qualche giorno fa l’artista ha svelato la tracklist e i featuring di Plaza: un italiano, Sfera Ebbasta (il brano sembra annunciare un passaggio di consegne a tutti gli effetti), un tedesco, Luciano, e tre star americane: Gunna, Lil Tjay e proprio A Boogie wit da Hoodie. Stavolta si tratterà di un brano inedito e di una collaborazione “reale”. Che il newyorkese si sia lasciato convincere dal successo di Look Back At It? A questo punto è difficile escluderlo.

In ogni caso, poterlo ospitare nel suo CD è una grande vittoria di Capo Plaza.

Giovane Fuoriclasse

Qualsiasi appassionato di rap italiano, almeno una volta nella vita, è rimasto sorpreso nel vedere come alcune canzoni, come 90MIN di Salmo e Tran Tran di Sfera, siano conosciute praticamente da chiunque. Vedere un proprio amico completamente esterno al genere cantare a memoria il testo di un pezzo come Brivido provoca in noi appassionati sensazioni contrastanti: da un lato c’è il piacere della sorpresa, la voglia di condividere quella canzone e magari anche di far avvicinare quella persona ad altri brani rap, dall’altro anche un pizzico di gelosia, perché ci si accorge che ormai il brano non è più una gemma per pochi, ma per tutti.

L’unica certezza è che se un brano rap diventa così noto a tutti da raggiungere anche l’ascoltatore esterno al rap – e addirittura quello che non apprezza il genere – si tratta a tutti gli effetti di una Hit con la H maiuscola. Il verbo hit, d’altronde, significa colpire: allora una hit è un pezzo colpisce tutti, anche i più lontani dal pubblico dell’artista, proprio come è successo a Giovane Fuoriclasse, pubblicata il 18 ottobre 2017.

Questo articolo poteva terminare con tre canzoni alternative: Uno Squillo, ma si è preferito raccontare Look Back At It per quanto riguarda i brani emotivi, Tesla e Giovane Fuoriclasse. Il motivo per cui si è scelta la seconda traccia va ricercato nel suo ritornello, molto più aggressivo ed esplosivo di quello di Sfera nell’altra canzone. Se era chiaro a tutti, sin dal primo ascolto, che Tesla sarebbe stata una hit, con quel ritornello così dolce e cantilenante di Sfera, Giovane Fuoriclasse – e questo aumenta a dismisura il suo valore – sembrava inizialmente una street-hit, che un po’ alla volta ha acquisito volume, travolgendo la scena come una valanga.

La caratteristica principale del brano è il senso di epicità che riecheggia in ogni singola nota della strumentale-capolavoro di Ava. In Giovane Fuoriclasse Capo Plaza non attacca fino al secondo 0:35: si prende il suo tempo, fa sognare l’ascoltatore con un’intro lunghissima, per poi rompere la suspense e scagliarsi sul kick con un “ehi” fragoroso, quasi come se volesse spaccare in due la base. La canzone è una marcia, rappresentata e messa in atto in uno splendido video diretto da Martina Pastori: è la camminata eroica di un artista che, dopo i suoi allenamenti, sta finalmente scendendo in campo.

La strofa, infatti, inizia proprio con un riferimento alla serie degli Allenamento:

Plaza campione come Ronaldo
Scemo, mi stavo solo allenando
Sì ora sono cazzi, sono sceso in campo

per poi continuare con le solite barre granitiche, fra vita di strada, riferimenti al mondo del calcio, cene a “tavola coi diavoli” e riscatto sociale ed economico.

Giovane Fuoriclasse racconta la grandezza di Capo Plaza perché è un Allenamento all’ennesima potenza: il flow del rapper è un vulcano in eruzione, capace di piegare il beat a suo piacimento, bombardandolo e sparando raffiche di barre crude, per poi culminare in un ritornello potentissimo, capace di entusiasmare qualsiasi tipo di ascoltatore.

È una canzone che trascende rap e trap. In una parola, è una Hit, la prima di una carriera brillante che, con l’uscita di Plaza, potrebbe subire l’ennesima vertiginosa impennata.

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