Le pagelle del 2020 – Izi

Nelle “pagelle del 2020” si commenta e si valuta da 1 a 10 il percorso effettuato da un rapper italiano quest’anno. Oggi si parla di Izi.

Artista: Izi

Voto: 5,5

La pagella:

Izi è il penulitimo artista in esame nel nostro pagellone e forse è anche l’episodio più difficile da scrivere e da leggere. Il talento di Izi non è stato, non è e non sarà mai in discussione, è una stella del rap italiano e la sua discografia, fino al 2020, contava un ottimo disco d’esordio, Fenice, e due capolavori, Pizzicato e Aletheia.

In quest’anno così atipico, Izi ha pubblicato il suo quarto album, Riot, che si è rivelato essere un fallimento piuttosto amaro da digerire. Con un titolo del genere, ci si aspettava da Izi un progetto rabbioso e sovversivo, che parlasse direttamente al cervello dell’ascoltatore, invitandolo a riflettere su temi difficili e scomodi. Invece, purtroppo, non è niente di tutto questo.

Riot si è rivelato essere un CD di qualità sonora discreta (non comunque paragonabile agli eccellenti Pizzicato e Aletheia) ma piuttosto fallimentare a livello di concept e di scrittura. Le tracce sono slegate, prive di un filo conduttore, disordinate, criptiche ai limiti dell’incomprensibilitá e spesso ospitano featuring non all’altezza della classe cristallina di Izi.

L’unica spiegazione che potrebbe giustificare un progetto del genere è che si tratti in realtà di un mixtape, tanto quanto è un mixtape Vita Vera di Tedua, peró nella realtà dei fatti non è così.

Riot non ha né il concept visionario di Aletheia né la lirica coinvolgentissima di Pizzicato, non è minimamente paragonabile a quei due capolavori sotto alcun punto di vista e, purtroppo, da un fuoriclasse come Izi, uno degli artisti più entusiasmanti, geniali e completi del nostro paese, ci si aspetta sempre il capolavoro.

Siamo costretti a valutare il suo 2020 con un 5,5 un’insufficienza che ci spezza il cuore (l’anno scorso gli avevamo dato 10) e che speriamo davvero possa essere smentita il prima possibile. Semplicemente perché Izi, al di là di quello che può essere un esemprimento fallito come Riot, resta un patrimonio assoluto del rap italiano e non ha nulla da dimostare.

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