Youngstar di Vale Pain – L’EP di una delle stelle più luminose della nuova generazione

Recensione dell’EP “Youngstar” di Vale Pain, uscito per
Cantera Srl & Real Music 4E l’11 dicembre 2020.

Vale Pain – La stella della nuova scuola milanese:

Ormai lo si può dire a tutti gli effetti: il 2020 è stato un anno Milano-centrico, in cui, salvo pochissime eccezioni, i protagonisti sono stati gli artisti del capoluogo lombardo. I CD principali usciti quest’anno sono stati, numeri alla mano, Mr. Fini, 17, Famoso, DNA e Gemelli, una cinquina qualitativamente di livello molto alto. Parallelamente, un artista come Lazza ha impressionato nei featuring e ha pubblicato un mixtape che ha conquistato l’estate, Shiva e Giaime hanno aperto l’anno con Routine e Mula e persino Vegas Jones ha contribuito alla discografia del 2020 con il suo Giro Veloce.

Se quindi la Serie A del rap italiano ha visto l’attività principalmente di artisti milanesi – e a rigor del vero va sottolineata l’importanza nel 2020 di artisti anche di altre città d’Italia come Gianni Bismark, Nitro, Drefgold, Dani Faiv e Geolier – si può affermare lo stesso per quanto riguarda il “Campionato Primavera“. Al dì là dell’exploit della spezzina Anna, che pur nella sua acerbità ha lasciato trasparire un talento impressionante, il 2020 è stato l’anno dell’emersione di una nuova scuola milanese, rappresentata da artisti ambiziosissimi e originali, influenzati tanto dal mondo rap francese quanto da quello americano, specialmente in termini di UK Drill e scena newyorkese, che non hanno paura di esprimersi e di evolvere continuamente il loro stile.

Se si dovessero scegliere i nomi più rappresentativi della new school, sarebbero senza dubbio:

  • Rondodasosa
  • Vale Pain
  • VillaBanks
  • Neima Ezza
  • Baby Gang
  • Sacky

e ciò che li rende davvero interessanti, rispetto a molti altri giovani rapper, è che hanno intrapreso tutti percorsi diversi l’uno dall’altro e stanno plasmando, un po’ alla volta, un loro stile unico per sound e per scrittura. Per fare un esempio, non esiste in Italia un cantante rap che somiglia a Rondo né per flow né per immaginario, così come non si trova un disco con le sfumature sonore e la poetica così particolare di El Puto Mundo di VillaBanks e nemmeno una penna come quella con cui Neima Ezza in Perif racconta la povertà e il disagio del suo quartiere.

Vale Pain, all’anagrafe Valerio Paini, italo-peruviano classe 2002, è senza dubbio una delle stelle più luminose di questa generazione, esploso grazie alle due hit Louboutin e Candy, rispettivamente con Rondo e VillaBanks. È proprio con questi pezzi, infatti, che Vale è stato scoperto dal grande pubblico, imponendosi con uno stile molto acerbo, con rime facili e tante ripetizioni, ma anche vincente, che punta su un immaginario street molto credibile e su una capacità melodica da numero uno.

Louboutin, per esempio, è chiaramente un brano in cui Rondo è il grande protagonista e prende letteralmente il beat a cazzotti, ma i suoi flow così aggressivi e dinamici sono perfettamente bilanciati dalle brillantissime melodie di Vale, che realizza un ritornello esaltante, quasi ipnotico, in grado di catturare l’ascoltatore, fondamentale per la riuscita complessiva del pezzo.

Proprio in virtù di questa sua spiccata propensione alle strofe melodiche e ai ritornelli, il rapper viene chiamato nel BV3 in una traccia che, a oggi, rappresenta il suo esordio nella Serie A del rap italiano, OMG con Hell Raton e Guè Pequeno. Vale non ha paura, non sente la pressione e neanche l’ansia da prestazione che, condividendo un beat con il rapper probabilmente più importante della storia di Milano, potrebbe sorgere spontanea. No, Vale è coraggioso e sfrontato, al punto da iniziare la strofa con “siamo in studio dieci n***i a far la trap“, per poi mettere a segno una strofa di gran livello e un ritornello di una forza melodica straordinaria.

Si parla di “strofa di gran livello” e non “tecnicamente perfetta“, semplicemente perché lo stile di Vale Pain è sporco e spesso imperfetto, ma una delle sue più grandi doti è quella di trasformare i suoi difetti in pregi. Facciamo degli esempi:

  • In OMG, di cui si è appena parlato, più precisamente nel ritornello, c’è una serie di versi, ovvero “usciamo di notte la scuola in strada, sputiamo per terra quando passa la madama”, in cui il suo difetto di pronuncia della S è lampante. Tuttavia, al contrario di quello che ci si aspetterebbe, quest’imperfezione diventa una sorta di “fattore unico” e dunque paradossalmente un aspetto positivo del suo stile (lo stesso accade, per esempio, a Marracash).
  • In Soutshide, terzo featuring dell’anno con Rondodasosa, Vale Pain realizza un ennesimo ritornello-missile, che impreziosisce un brano crudo con due grandi strofe. In questo caso il rapper non cerca la melodia, ma piuttosto la velocità supersonica, l’extrabeat, il tentativo di scagliare quante più parole riesce nel minore tempo possibile. Vale fatica a reggere la velocità, tant’è che pronuncia in modo sporco e masticato la parola “gioielli“, ma questa imperfezione rende più vero il ritornello, più grintoso e più credibile (stavolta è quello che invece accade a Paky, che ha dei difetti di pronuncia molto più evidente).

Per spiegare questo paradosso dell’imperfezione, si può citare quanto diceva Einstein sul calabrone:

La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso

Beh, anche lo stile Vale Pain, con i suoi difetti di pronuncia, non è adatto all’extreabeat, ma lui non lo sa e spacca lo stesso!

In ogni caso, dopo le numerose prove di forza di questo 2020, da Louboutin e Southside a OMG, Vale Pain aveva bisogno, come next step, di un progetto discografico, anche breve, che lo presentasse a tutti gli effetti al grande pubblico, come lo erano stati Giovane Rondo, El Puto Mundo e Perif per i suoi colleghi concittadini. Proprio per questo, Vale non perde tempo e decide di chiudere un gran 2020 con un EP, Youngstar, che esce l’11 dicembre e conferma le splendide sensazioni della vigilia sul suo conto.

Youngstar – Un EP bipolare, simbolo di una maturità entusiasmante e precoce:

Youngstar EP è composto da sette brani per un totale di 21 minuti di musica, le stesse caratteristiche di Giovane Rondo EP del gemellino artistico Rondodasosa, a cui lo si paragonerà spesso nel corso di quest’analisi. Infatti, oltre ad avere queste caratteristiche numeriche in comune, i due EP presentano anche una struttura molto simile, la seguente:

  1. Intro biografica
  2. Banger con feat.
  3. Banger
  4. Banger con feat.
  5. Brano d’amore
  6. Banger / Brano conscious
  7. Brano conscious

L’unica differenza davvero sostanziale (specie per quanto si dirà in seguito), come si evince, è nella sesta traccia, che in Giovane Rondo è il banger Soutshide, di cui si è parlato in precedenza, e che, al contrario, in Youngstar è Promessa, uno splendido pezzo conscious prodotto dai 2ndRoof.

Tuttavia, nonostante struttura, durata e numero di tracce praticamente identico, Giovane Rondo e Youngstar sono, per sound, scrittura, immaginario e soprattutto valori, completamente diversi l’uno dall’altro.

Per quanto riguarda il sound, infatti Vale si è affidato prevalentemente a Nko, beatmaker perfetto per valorizzare le sue caratteristiche, con le eccezioni della dimenticabile intro Pile di soldi, il cui splendido beat – senza dubbio l’aspetto migliore della canzone – è stato prodotto da Bovychulo, e di Promessa. Esclusa l’intro, che è senza dubbio la traccia meno riuscita del progetto, Youngstar è un EP dal sound strepitoso, sia per quanto riguarda i beat, a volte però un po’ troppo simili a quelli di note hit americane (si mettano a paragone le chitarre di Mood con quelle di Agosto), sia, soprattutto, per la capacità dell’artista di interpretarli nel modo giusto.

Prima di entrare nello specifico, bisogna aprire una grande parentesi-premessa, già individuata nel titolo del paragrafo e nell’analisi di struttura, è la seguente: l’EP di Vale Pain è davvero bipolare. Si apre infatti con quattro banger abbastanza convincenti (Pile di soldi, Youngstar, Mon Amour, Louboutin) e si chiude con tre tracce conscious strepitose (Agosto, Promessa, Sogni). Per questo motivo, il primo titolo di questo articolo era “Vale Pain – Dietro Louboutin si nasconde una delle stelle più luminose della new generation” e dunque si dovranno fare delle valutazioni duali, prima sulla parte banger e poi sulla parte conscious.

Facciamo qualche esempio restando nel campo del sound: da questo punto di vista entrambe le parti, a eccezione dell’intro, sono di livello assoluto. Per quanto riguarda i banger:

  • Youngstar con Sacky (autore di una strofa di gran qualità) è un’ottima traccia, che prende una direzione simile a Louboutin, proponendosi come street-hit UK Drill, ma che si differenzia completamente per quanto riguarda il flow, risultando molto più urlata e aggressiva, per sfociare in un bridge pre-ritornello calmo e dai ritmi sincopati e in un ritornello-dinamite.
  • Mon Amour, invece, ha un valore ancora maggiore, perché è il primo brano in assoluto, dal suo esordio nella “Serie A del rap italiano” in cui Vale mette in mostra il suo sangue latinoamericano, proponendo una “bachatrap“, la prima del panorama musicale italiano. L’esperimento funziona alla perfezione, perché il beat valorizza le sue melodie e la sua attitudine sfacciata e “da zanza milanese”. A livello prettamente musicale, si tratta del pezzo più interessante e originale dell’intero progetto.

Gli altri due banger, di cui si è già parlato, sono Pile di soldi e Louboutin, e dunque, fin qui, Youngstar sarebbe senza dubbio un EP di livello discreto, con qualche intuizione sonora, ma niente più, sicuramente inferiore, per esempio, a Giovane Rondo. È però proprio la tripletta finale (Agosto, Promessa, Sogni) a rendere il progetto straordinario e a rivelare la vera essenza del talento di Vale Pain, un rapper di una maturità lirica sconcertante per la sua età.

Le tre tracce che chiudono l’EP, infatti, evidenziano una penna emozionante, ordinata, credibile, con un discreto vocabolario, con dei tempi di scrittura (sapere quando dire esattamente una determinata cosa in una canzone) eccezionali e soprattutto matura. È qui oggi la vera differenza di valori fra Rondo e Vale: se il primo dispone di una sensazionale attitudine alla hit e rende musicalmente vincente tutto ciò che tocca, il secondo ha per distacco la penna migliore della new school milanese. Com’è possibile, poi, che lo stesso artista che in Louboutin sputa rime zarre come:

Siamo leggende sto a carte scoperte
Due t***e mi bagnano nelle coperte
Oro giallo, vogliamo l’oro giallo
Ora è la mia ora e ti giuro che sto per farlo

si ritrovi a disegnare versi raffinati e struggenti come:

Ringrazio Dio se adesso sono dove sono
Mamma dammi un abbraccio e dimmi: “Vale, ti perdono”
Tra mezza sigaretta passo la fine del mondo
Io voglio fare i soldi e portarti via da ‘sto posto
Mamma dice: “Stai attento che è una merda stare in strada”
Vorrei darle la calma che forse gli dava papà

resta un mistero, ma forse questo bipolarismo stilistico aggiunge ancora più fascino alla sua musica. Lo stesso concetto viene applicato al suo controverso rapporto con il tema del denaro; Vale canta la ricchezza e l’ambizione a guadagnare in praticamente tutte le sue canzoni, ma nel momento decisivo dell’EP dedica a una ragazza il seguente verso, nel ritornello di Agosto:

E se il mondo fosse nostro, sarebbe sempre agosto
E ‘sti soldi non sarebbero l’accesso ad ogni posto

Per concludere il discorso, in ogni caso, le tre canzoni conclusive dell’EP sono, oltre che delle perle musicalmente parlando, la dimostrazione di una lucidità e di una maturità notevolissime per un diciottenne, che potrebbe a questo punto proporre un intero CD profondo ed emotivo. Fra Agosto, Sogni e Promessa, Vale affronta diverse tematiche, tutte biografiche: dal rapporto rapporto con sua madre e con la sua famiglia a quello con il denaro e la ricchezza, fino alla vita di strada, all’importanza del suo successo e alla difficoltà di gestirlo.

Non è finita qui, c’è persino una ciliegina sulla torta: in Agosto, brano che nasce come una love-song per poi trasformarsi un brano conscious più complesso, c’è spazio per una citazione, all’inizio della prima strofa, a Neve e fango di Emis Killa:

Ricordo il primo appuntamento, ero felice
Tu con lo smalto rosso, io sulla mano qualche cicatrice

espediente utilizzato, in maniera altrettanto apprezzabile ma certamente meno raffinata, anche da Rondodasosa, che in Baby aveva citato la più sdoganata Scordarmi chi ero.

In conclusione, dunque, l’EP Youngstar è entusiasmante, ma per motivi diversi da quelli che ci si aspettava: Vale Pain si è infatti confermato da hitmaker e da buon rapper da banger, ma ha anche svelato un lato nuovo della sua personalità artistica, quello più profondo e introverso. Forse, quello che gli permetterà, se lavorerà nel modo giusto, di diventare un grande artista, oltre che un grande rapper.

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