Peppe Soks racconta Stella Del Sud – Dalla strada alla passione per l’hip hop, passando per i featuring e la scelta del dialetto.

Abbiamo chiamato Peppe Soks, per parlare del suo secondo disco “Stella del Sud”, uscito il 4 dicembre 2020 per AR.MS. Empire.

Intervista a cura di Sergio Mattarella:

Sergio: Ciao Peppe! È un piacere conoscerti ed è un piacere ospitarti su Raphaolic! Voglio iniziare la nostra chiacchierata con dei sinceri complimenti per il disco, tanto forte a livello di sound quanto curato dal punto di vista dei testi! Prima di parlare di Stella del Sud, però, voglio fare un salto indietro nel tempo e chiederti di Riparto da me: qual è stata la maggiore difficoltà nella tua ripartenza? E di che cosa sei più orgoglioso?

Peppe Soks: Ciao Sergio! Anche per me è un piacere e ti ringrazio tanto per i complimenti. Ciò che mi ha reso più orgoglioso è stato il riuscire a ripartire da solo, senza l’aiuto di label e big del rap italiano. Sono davvero “ripartito da me”: mi sono rimesso in gioco dopo una grande delusione e sono riuscito con soddisfazione a ottenere buoni numeri e persino una certificazione, il singolo d’oro di Mancavi Tu. Non ti saprei indicare una sola difficoltà di quel periodo, ce ne sono state tante, ma mi sono rimboccato le maniche e sono riuscito a ripartire nel modo giusto.

Sergio: È passato un sacco di tempo da Riparto da me…

Peppe Soks: Sì! È passato un anno e mezzo…

Sergio: Che cosa è successo in quest’anno e mezzo?

Peppe Soks: Tantissime cose! Nel 2019 abbiamo fatto, grazie a Riparto da me, quasi 150 date in giro per il Sud Italia e ho conosciuto tantissime persone e tantissimi artisti…

Sergio: Hai fatto anche tanti featuring!

Peppe Soks: Sì, abbastanza! Inoltre, oltre ai live ho lavorato tanto a Stella del Sud.

Sergio: Ed è stato difficile lavorarci durante la quarantena?

Peppe Soks: Ti dico la verità: sì e no. Il disco era chiuso a gennaio 2020: lo volevamo pubblicare prima dell’estate, ma poi con la pandemia abbiamo deciso di metterlo da parte. In questo modo, però, lo abbiamo potuto riaprire e migliorare con più tempo a disposizione, ho aggiunto nuovi brani e ne ho modificati altri e sono davvero entusiasta di questo lavoro di perfezionamento.

Sergio: La seconda traccia del CD, Hip Hop, è abbastanza unica sia per Stella del Sud che per la tua discografia. Di solito la tua musica è caratterizzata o da un’anima molto sentimentale o da un’anima molto street… Invece questo è un pezzo più biografico, più vecchia scuola, no?

Peppe Soks: Esattamente! Io vengo da questo tipo di musica, faccio musica dal 2007, in cui era tutto completamente diverso; ho cercato di raccontare quel periodo e quel tipo di vita ai ragazzi che sentono la mia musica oggi.

Sergio: Nel pezzo fai anche i nomi dei rapper che ti hanno formato, dal Truceklan ai Co’ Sang passando per i Club Dogo

Peppe Soks: Wu-Tang Clan, Mobb Deep…

Sergio: Che cosa ti manca di più del periodo delle tue prime rime?

Peppe Soks: In realtà mi manca il fare musica per il semplice e spontaneo gusto di farla. Oggi devo comunque pensare dieci volte a un pezzo prima di pubblicarlo, mentre prima, non trattandosi di un lavoro, si facevano canzoni con molta più naturalezza.

Sergio: Tu che sei affezionato a questo tipo di rap più classico, non hai voglia certe volte di fare un progetto dal sound più tendente all‘old school?

Peppe Soks: Guarda, io sono affezionato a quel mondo ma non a quel sound. Mi piace quel tipo di sonorità, ma allo stesso tempo mi piace rappare su qualsiasi tipo di beat. Tu che hai ascoltato il disco mi dirai che comunque si tratta di un progetto molto variegato, in cui c’è davvero un po’ di tutto…

Sergio: Io penso anche che tu sia migliorato molto nei ritornelli

Peppe Soks: Sì, lo penso anche io. In passato forse sono anche stato penalizzato da questa mia caratteristica: prima rappavo strofe lunghissime e super-dritte e avevo più difficoltà nel cantato. Un po’ alla volta però sono migliorato, anche nell’uso dell’autotune, e adesso riesco a intonare anche ritornelli molto aperti.

Sergio: I miei due ritornelli preferiti di Stella del Sud: Nel Club e Bravi a perderci!

Peppe Soks: Ci credi che hai citato due brani che piacciono tantissimo anche a me?

Sergio: Per me tu e Vaz Tè dopo questo pezzo e Risky Road dovreste fare un disco insieme per quanto spaccate in combo! – ride –

Peppe Soks: Grande! Grazie mille! Speriamo di farlo presto… – ride – Ti dico di più: spero mi ospitino nel mixtape di Wild Bandana perché sono davvero affezionato al loro collettivo.

Sergio: A proposito di “road”, nel tuo disco parli tantissimo di strada. Dall’intro, che si chiama proprio La mia storia, al penultimo pezzo Sceng ind’o quartier. Perché è così importante, per te, rimarcare l’appartenenza alla strada?

Peppe Soks: La strada è fondamentale perché è nato tutto lì e spero che finisca tutto lì. Per me ha avuto un ruolo positivo, mi ha insegnato tanto a livello personale e mi ha ispirato tanto a livello artistico, ma la collego anche a tanti momenti difficili. Non dimenticherò mai che quando ho iniziato a rappare ero “quello diverso dagli altri“. Scendevo in strada con il cappellino e alcuni ragazzi me lo toglievano dalla testa per prendermi in giro. Oggi sono le stesse persone che mi chiedono le foto. Per questo la strada, per me, significa anche rivincita.

Sergio: Io è da un po’ che volevo affrontare con un rapper campano l’argomento del dialetto. La mia premessa è che il vostro dialetto sia una lingua a tutti gli effetti.

Peppe Soks: Sono assolutamente d’accordo.

Sergio: Tu sei uno dei pochi rapper che conosco che rappa benissimo sia in dialetto che in italiano. Per dire: Geolier, che è anche ospite del tuo disco, è un fuoriclasse assoluto con il Napoletano, ma forse in Italiano deve ancora migliorare un po’. Per te è la davvero stessa cosa scrivere in Italiano o in dialetto?

Peppe Soks: Ti ringrazio per i complimenti! Guarda, per quanto riguarda Geolier stiamo parlando di uno dei più forti con il dialetto e, nonostante la nostra forte amicizia, non ho mai ascoltato suoi brani in Italiano. Sono convinto che spacchi comunque, però per rispondere alla tua domanda: no, non è la stessa cosa. È difficile e strano da spiegare ma ci sono alcune cose che si possono dire solo in dialetto ed è per questo che poi i brani più di successo si rivelano essere quelli scritti in questa lingua.

Sergio: Per esempio quando parli d’amore?

Peppe Soks: Sì. Quando parli d’amore in dialetto appari per forza più fascinoso, più intrigante, magari anche per chi non è campano. Invece in Italiano mi sento un po’ ridicolo… – ride –

Sergio: A livello di produzioni, nel disco ti affidi a Janax e ai 2ndRoof. Tanti rapper raccontano che il lavoro con i 2ndRoof è particolarmente piacevole perché capiscono perfettamente le esigenze degli artisti. È stato così anche per te?

Peppe Soks: È proprio così: i 2ndRoof sono due mostri sacri del beatmaking italiano, capiscono al volo le tue idee e sono operativi fin da subito. Lavorare con i producer del disco di Guè Pequeno è una soddisfazione personale incredibile, significa essere sempre motivato: se mi stanno dando fiducia vuol dire che evidentemente sono bravo!

Sergio: Immagino che sia arrivato un momento in cui hai dovuto scegliere i featuring di Stella del Sud, un CD comunque molto personale, e in cui hai dovuto prendere delle decisioni, secondo me anche molto particolari. In base a cosa hai scelto di collaborare proprio con questi aritsti?

Peppe Soks: So che tanti artisti scelgono il featuring dando spazio a un big sul loro pezzo del disco con più potenziale per impacchettare un singolo di successo. Io in realtà la penso in modo diverso: spesso è il brano che chiama l’artista per la sua mood e infatti quando poi la proponi all’ospite lui ti fa: “Questa traccia fa proprio per me!” ed è molto piacevole. Alcuni pezzi, invece, li ho lavorati da zero in studio con l’ospite.

Sergio: A questo punto mi incuriosisce il featuring doppio Remy-Vaz Tè in Bravi a perderci, che fra l’altro è il mio pezzo preferito del disco!

Peppe Soks: Allora, quella traccia nasce così: al tempo avevo scritto il suo ritornello e lo avevo scartato, ma i 2ndRoof mi dissero che era una hit e mi incoraggiarono a scrivere di nuovo su quel beat. Anche il mio manager mi disse che era un super ritornello e allora effettivamente ci lavorai. Prima di inserirci Remy e Vaz Tè, doveva esserci un altro artista e poi un altro ancora a cui non piaceva il brano. Allora ho chiesto a Remy, questo rapper francese di cui avevo il contatto, e quando la feci sentire a Vaz Tè mi disse che gli piaceva tantissimo e allora abbiamo aggiunto una sua strofa!

Sergio: A chi ti riferisci nel ritornello?

Peppe Soks: Considera che i miei pezzi sono sempre da interpretare liberamente… Quel ritornello in particolare è come se fosse rivolto a una ragazza, perché poi dico: “Dai, ti passo a prendere, tu vestiti“, però può essere davvero dedicato da chiunque a chiunque.

Sergio: Un altro pezzo entusiasmante, stavolta a livello di scrittura, secondo me è Che fa con Franco Ricciardi…

Peppe Soks: Quel pezzo nasce in studio da zero. Avevo proposto a Franco altri due pezzi che gli piacevano, ma poi mi ha detto che preferiva far nascere il pezzo insieme.

Sergio: Skinny, invece, è un rapper che ho scoperto molto di recente, per un consiglio di un amico. Tu invece come l’hai scoperto?

Peppe Soks: Io sono molto amico con Niko Pandetta, un cantante neomelodico che ho conosciuto a Catania per ragioni extra-musicali, e una volta mi ha presentato Skinny, questo ragazzo che effettivamente spacca. Magari può evolvere il suo stile, e glielo auguro, specialmente a livello di scrittura, ma ha un immaginario che mi piace molto. Sono convinto che un rapper con le sue caratteristiche sia anche unico per la Sicilia, che è piena di rapper forti ma con stili molto diversi. Credo che se lavorerà bene si prenderà tutto quello che gli spetta.

Sergio: Chiudiamo con le domande classiche: il tuo pezzo preferito di Stella del Sud?

Peppe Soks: Pareva a luna.

Sergio: E qual è il tuo obiettivo con questo CD?

Peppe Soks: Spaccare tutto e diventare una stella del Sud a tutti gli effetti.

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