Superclassico – I segreti di una canzone d’amore da manuale

È il 2020, anno particolare per il rap italiano e mondiale, condizionato e sconvolto dal Covid-19 e dalla conseguente quarantena, e il pubblico del rap italiano, dopo un biennio (18/19) letteralmente infuocato, vede un primo semestre spento, povero di uscite discografiche davvero rilevanti. C’è qualche oasi in questo deserto: escono Scusate se esistiamo di Dani Faiv, DNA di Ghali, GarbAge di Nitro e qualche altro disco di livello, ma molti progetti vengono rinviati o cancellati.

A fine quarantena, però, la scena inizia gradualmente a tornare attiva come negli anni precedenti: alcuni rapper (DPG, Tedua e Lazza) annunciano dei mixtape sviluppati durante la quarantena e altri fanno lo stesso con dei veri e propri album. Uno di questi è Ernia, uno degli artisti italiani più stimati e apprezzati dell’intera scena, per le sue grandi doti di scrittura e per la sua capacità di muoversi agilmente da un genere musicale all’altro. Ecco, Superclassico è il brano che dà la prova definitiva della sua enorme versatilità.

Il suo disco, infatti, che si chiama Gemelli, è un disco di spessore ed esce il 19 giugno, si apre con un intro dinamica e travolgente, Vivodal ritornello cantato e dalle strofe interamente rappate, e prosegue proprio con Superclassico, un secondo brano che inizialmente stordisce gli ascoltatori, per il suo arrangiamento indie-pop e per il suo testo sentimentale e romantico, lontano da tutto quello che Ernia aveva proposto in precedenza.

Facciamo un salto temporale di quasi tre mesi: oggi è il 9 settembre e Superclassico conta:

  • Una certificazione FIMI di “disco di platino” (70.000 download + streaming del brano);
  • 27 milioni e mezzo di streaming su Spotify;
  • 8 milioni e mezzo di visualizzazioni su YouTube nel suo video ufficiale e 2 milioni nel video auto-generato dalla piattaforma

e oltre ad essere un piccolo capolavoro di canzone, apprezzata dalla critica e dallo zoccolo duro dei fan del rapper, dunque, sembra essere diventata anche una hit nazionale, capace di contendersi il posto in classifica con i vari brani estivi del momento, senza tuttavia parlare di spiagge, mare o senza proporre i ritmi latino-americani tipici della stagione.

Ma quali sono davvero i segreti della hit di Ernia?

Superclassico – I segreti di un successo atipico e controtendenza:

La prima cosa da specificare quando si parla di Superclassico è che non si tratta di una hit fine a se stessa, ma è, prima di ogni cosa, una bella canzone. Se fosse uscita due anni fa, infatti, magari non sarebbe esplosa a livello nazionale – considerata la minor visibilità che aveva Ernia al tempo – ma sarebbe stata una canzone di successo per pochi, un po’ come lo fu Bella nel 2017.

Per questo chiamarla “hit” sembra quasi offensivo, perché dà al pezzo una connotazione “usa e getta”, accomunandola al marasma di brani estivi spesso troppo simili tra loro, e il fatto che un pezzo dal valore artistico nettamente superiore come Superclassico riesca a tenere testa, in classifica, ad altri studiati a tavolino per diventare virali e di tendenza, impreziosisce ancora di più il lavoro di Ernia.

È anche questa stessa differenza, però, che ha permesso a Superclassico di farsi strada nel cuore del pubblico, perché, rispetto alle altre canzoni uscite a giugno, è più universale. Pezzi come Una volta ancora di Fred de Palma o Mediterranea di Irama sono da ballare o da spiaggia, mentre Superclassico lo si può ascoltare in diverse mood, in diversi periodi dell’anno e soprattutto può essere apprezzata da diversi tipi di ascoltatore. È un pezzo che può essere vissuto con leggerezza, se si è in un periodo di spensieratezza e allegria, ma può anche essere d’aiuto per cicatrizzare la fine di una relazione, e, come si è detto, strizza l’occhio a un pubblico ampio e variegato: da chi non ascolta il rap e si fa trascinare dalle brillanti melodie – e dal brillante testo – a chi, invece, è affezionato alla penna di Ernia da più tempo.

Superclassico, infatti, è un brano vincente anche perché è spontaneo: gli ascoltatori, sentendolo per la prima volta, sono rimasti, magari, un po’ spiazzati dalle sue scelte sonore, ma hanno riconosciuto le caratteristiche tipiche della penna di Ernia. Il titolo stesso della canzone deriva dalla nota passione sportiva del rapper: il Superclásicoinfatti, è il derby fra le due squadre di calcio più blasonate di Buenos Aires e dell’Argentina: River Plate e Boca Juniors. Inoltre, solo un artista che ha passato l’adolescenza ascoltando il rap dei Club Dogo canterebbe, nel ritornello della sua hit più famosa:

“riempirei di mazzate il tuo vecchio ragazzo che è un coglione galattico”

Un altro punto di forza di Superclassico è il fatto che sia originale: propone soluzioni testuali uniche e inedite, difficilmente ravvisabili in altri pezzi del 2020. La struttura del brano, per esempio, che si basa sul racconto di tre momenti diversi (pre-relazione / in-relazione / post-relazione) permette alla canzone di raccontare tre periodi di un amore, attraverso versi molto simili e minimi cambiamenti. La strofa pre-relazione, per esempio, si chiude con:

Ma poi mi hai scritto in poco tempo e
Forse io mi sento
che forse un po’ ti penso
Dio, che fastidio

quella in-relazione con:

Poi stai zitta improvvisamente
Ti chiedo “Che ti prende?”
Tu mi rispondi “Niente”
Dio, che fastidio

e l’ultima, quella che chiude il “capitolo relazione” con:

Poi ci penseremo ogni tanto
Io insieme ad un’altra
Tu insieme ad un altro
Dio, che fastidio

Stessa formula, stesso flow, stessa metrica, ma parole differenti ed emozioni trattate e trasmesse diametralmente opposte da strofa a strofa. Si potrebbe, poi, sottolineare la scelta che si citava prima, azzeccatissima ed estremamente fotografica: Ernia passa dal descrivere la gelosia provata nei confronti dell’ex della ragazza a quella nei confronti del “tipo che ci prova”, fino a quella nei confronti del suo nuovo fidanzato, tutti e tre apostrofati come “coglioni galattici”.

Infine, ciò che ha fatto davvero la differenza nell’esplosione di Superclassico, ciò che la ha davvero resa una hit spacca-classifica: la semplicità. Ernia, difatti, aveva già dato prova di saper emozionare con le canzoni d’amore: con Bellacon La Tosse Sigarettema anche con la meno conosciuta Ti ho persotutti piccoli capolavori destinati a un pubblico ridotto e di nicchia, per la difficoltà di stare dietro a una penna così istruita e volta alle metafore, a complessi giri di parole e al racconto poetico.

Il ritornello di Bella – il più noto dei quattro pezzi – era costruito su una serie di metafore:

Ma per me era bella
Siamo come un orecchino di perla
E un cacciavite a stella dentro un sotto sella

e le strofe erano composte anche da versi come: “Ma lei ha dipinto con la cipria questo mio Guernica”, che lasciavano intuire una certa ricerca lirico-poeticaSuperclassico, al contrario, non cerca la qualità attraverso metafore, vocaboli complessi o riferimenti d’élite, ma attraverso la semplicità, la forza di travolgere il pubblico sin dal primo ascolto.

È in un certo senso normale, dunque, che un fan di vecchia data noti con una punta di nostalgia le differenze fra Bella Superclassico ma dev’essere consapevole che la penna dietro alle due canzoni è esattamente la stessa. Bisognerebbe essere, da pubblico del rap italiano, invece, davvero orgogliosi di farsi rappresentare da Ernia, un cantante che, ancora una volta, step by step, dimostra di essere un artista vero.

È un artista vero perché molti artisti sono in grado di realizzare delle hit e molti altri sono in grado di realizzare delle belle canzoni, ma solo gli artisti veri sanno far coincidere le due cose. Ernia, con Superclassico, c’è riuscito.

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