Abbiamo fatto qualche domanda al rapper fiorentino Micheal-Perez!

Ciao Micheal! Come ti sei appassionato al rap e perché hai scelto proprio questo genere musicale?

Micheal-Perez: Ciao a tutti ragazzi, mi sono appassionato al rap alle medie, per un compito a scuola che ci diedero da fare: “creare una canzone rap per delineare i problemi della scuola”, molto coraggioso se si pensa che sia stata un insegnante ad alimentare la vena artistica di un suo alunno.

Quanto sei stato influenzato dall’esperienza del lockdown, nella scrittura dei tuoi ultimi singoli come “Estate in streaming”?

Micheal: Io parto col dire che durante il lockdown ho scritto un disco, per far capire a tutti quanti brani effettivamente ho scritto, ma niente verrà mai pubblicato di quei brani. “Estate in streaming” è stata pensata e creata dopo la quarantena ma con quel ricordo, delle lezioni online, smart working e quindi ho pensato insieme al produttore False, e se anche l’estate si potesse fare online? E li è nata “Estate in streaming”.

A gennaio hai pubblicato “Mood Mixtape”! Se dovessi scegliere 3 brani di quel progetto da far sentire a un nuovo ascoltatore, quali sarebbero?

Micheal: Beh tre brani…
1: direi molto probabilmente “Nono”, raccomanda di non bere alla guida o usare il telefono, messaggio credo molto buono,

2: “Infantile 2.0” ha una spensieratezza è una vivacità che piace molto,

3: “Naturalmente” tanto per ricordare che esiste anche la natura.

Scrivendo canzoni hai imparato a conoscerti meglio?

Micheal: Scrivendo canzoni ho imparato a sfogarmi meglio, il conoscersi non arriverà scrivendo pezzi, ti conosci col tempo.
Magari invece di sfogarmi rompendo roba, rompo un beat, che è molto meglio.

Quanto conta la tecnica nel rap del 2020?

Micheal: Secondo me nella musica in generale conta trasmettere, essere autentico, sento molte volte freestyler fare tanti incastri che a sentire in freestyle son fighissimi ma molte volte su i brani non portano a niente.
La tecnica conta ma conta ancora di più il sentimento.
Ciò non vuoldire che bisogna andare alla cazzo di cane, è ovvio.

Che sonorità ha Firenze?

Micheal: Firenze è confusa, c’è molta gente che parla troppo, ci sono troppe sonorità, alcune molto fighe.
Io più avanti vado e più mi sento fuori dalla mentalità che circola qui: amo Firenze ma la sua mentalità a volte è difficile da comprendere.

Quanto contano per te i videoclip delle canzoni nel 2020?

Micheal: Sono molto importanti, io poi ho un valore affettivo con i videoclip, li cura tutti il mio migliore amico Tommaso Chicchi, io e lui abbiamo iniziato insieme.
Mi ha sempre curato questa parte della mia carriera essendo veramente talentuoso e un grande amico.

Dopo aver pubblicato “Estate in Streaming” è il momento di far uscire un album?

Micheal: Dopo “Estate in streaming” meglio far uscire singoli, poi un Album, EP o MixTape ci sarà modo di creare il mood giusto e la giusta possibilità di farlo arrivare a più persone possibili.

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