Mr. Fini – La recensione del nuovo kolossal di Guè Pequeno

Recensione di Mr. Fini, sesto album solista di Guè Pequeno, uscito pubblicato il 26 giugno 2020 dalla Island Records.

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Unico e mai banale: Guè Pequeno (alias Cosimo Fini) negli ultimi mesi avverte di essere saturo dei social e di aver bisogno di disintossicarsi dalla loro sterilità ed effimera vuotaggine, parla di: “l’era del niente in cui le Instagram star non sanno fare niente”. Per fare questo e lavorare al meglio al suo nuovo album, Cosimo decide di partire per una sorta di giro del mondo la cui regola principale è “no social”.

In questo periodo, durante il quale si infittisce sempre più il mistero attorno alla sua figura, Guè lavora sodo, contatta artisti, immagina e crea un album che ha un obiettivo chiaro: divertirsi e stupire. All’improvviso qualcosa cambia, Guè torna e lo fa alla sua maniera, ossia riaffermando il proprio dominio assoluto sulla scena italiana!

Come nell’Hip Hop americano, quando un rapper diventa il numero uno della scena, è solito chiamare il proprio album con il suo nome o cognome e così ha fatto Guè, all’anagrafe Cosimo Fini, intitolando il suo settimo album da solista “Mr. Fini”.

Il disco è come un diamante prezioso da incastonare su un anello d’oro 24 carati (per dirla alla Guè): un vero e proprio capolavoro senza tempo che racchiude passato, presente e futuro dell’artista!

Il collegamento con il passato, per esempio, è rintracciabile nel suo voler essere una sorta di sequel di Vero (la stessa copertina è una citazione al vecchio album, ma anche diversi “passi” a livello testuale e sonoro sono una riscoperta di un passato glorioso ed eterno).

Il disco, inoltre, racchiude perfettamente il presente in quanto Guè ha dimostrato per l’ennesima volta il suo estremo eclettismo che gli permette di sapersi adattare pienamente alle mutevoli esigenze e tendenze dei tempi.

Infine l’album introduce certamente alcune novità importanti a livello musicale, gettando una luce sul futuro (di Virgiliana memoria) che illumina la via da seguire al resto della scena.

La prima cosa importante da constatare è la densità del disco: 17 canzoni sono parecchie oggigiorno ed è raro trovare un artista che impieghi così tante energie alla creazione di un unico lavoro. Al contempo, però, questo denota ancor di più l’enorme sforzo e l’effettiva passione con cui Guè ha lavorato a questo album, mosso, così come ha lui stesso affermato, dalla voglia di dar vita a qualcosa di artisticamente Bello e non dal mero guadagno economico. Egli stesso ha poi dichiarato che quando ha concepito il disco aveva in mente classici come Tha Carter I e II di Lil’ Wayne.

Insomma la tendenza contemporanea (un disco da dieci tracce da tre minuti l’una) non gli interessava, piuttosto ha voluto fare un CD che sottolineasse il suo status, facendo incontrare tutte le influenze che compongono la sua identità artistica.

A livello testuale Guè Pequeno si è sempre contraddistinto per la schiettezza, la ricercatezza e la profondità delle sue parole; in Mr. Fini, però, è andato oltre, scavando veramente fino in fondo alla sua personalità, parlando di cose di cui non aveva mai parlato e mostrando il meglio e il peggio di ciò che ha visto da spettatore e vissuto da protagonista. Nel fare ciò Cosimo è avvantaggiato dalle personali capacità tecniche di scrittura, di racconto e dalla potenza figurativa che assumono le parole grazie al suo modo particolarissimo di pronunciarle.

Appassionato di libri e di film, anch’essi ricercati come molte delle sue rime, Mr. Fini è regista e interprete del suo album di cui il finale è forse la parte più introspettiva, quasi dark. In Stanza 106 e Ti ricordi? Cosimo racconta cos’ha vissuto mentre si gode il panorama dalla prospettiva attuale. Una lezione di vita che chiude il suo kolossal, concepito proprio per mostrarsi come è veramente: Immortale, come nel pezzo con Sfera Ebbasta, ma al contempo umano e vulnerabile. C’è molto cuore in Mr. Fini, ci sono tanti piani di ascolto, tante facce dello stesso personaggio.

Tante grandi canzoni che, come i capitoli di un libro, svelano situazioni viste e vissute, raccontano sentimenti che colpiscono come un pugno, una coltellata o una carezza lungo lo svolgimento del disco, introspettivo, vero e potente.

Enorme ulteriore punto di forza, che sottolinea la distanza tra la scena attuale e l’Imperatore Guè, sono le eccellenti strumentali che hanno racchiuso un po’ di tutto: trap minimalista, beat estivi dalle sonorità molto mediterranee, basi old school e influenze che vanno dal pop anni ’80 al reggae, alla dub, al rap puro. Magnifico, dunque, il lavoro di Guè che, tuttavia, è stato afffiancato dal fior fiore dei produttori sulla scena, ossia: 2nd Roof, Shablo, Night Skinny, Low Kidd e Lazza, SIXPM, Rvchet, AriBeatz e Takagi & Ketra. Dunque, anche sotto l’aspetto delle sonorità l’attenzione è stata riposta alla cura del dettaglio, la ricerca del particolare (ad es. il verso del delfino in Chico) è stata notevole, ma, d’altronde, è questo ciò che fa realmente la differenza tra un ottimo album e un capolavoro destinato a rimanere nel tempo.

Rilevante anche il numero delle collaborazioni, ben 12, tutte accuratamente selezionate tra gli artisti che Guè sente più compatibili al suo modo di concepire la musica, andando ad impreziosire e arricchire la qualità e la resa di ogni singolo brano. Il disco regala alcune tracce dure, crude, pesanti su tutte Il Tipo, storytelling puro e di classe sul giro di chitarra de L’ultimo bacio di Carmen Consoli.

Anche i brani con le atmosfere più leggere (Parte di me con Carl Brave e 25 ore) sono ugualmente introspettivi e sinceri, grazie alle innate capacità tecniche e liriche con cui l’autore si sa adattare a ogni sound. Mr. Fini, infatti, accompagna il pubblico per il mondo che tanto ha girato: sonorità che vengono da Francia, Inghilterra, Caraibi, Sudamerica, Stati Uniti. È magnifico, per esempio, il brano Saigon, in cui l’artista riesce a far magicamente apparire nelle menti degli ascoltatori i famosissimi ciliegi di Saigon ed è altrettanto importante l’omaggio alla dancehall giamaicana in Dem Fake con Alborosie (pietra miliare del genere reggae).

Tra gli altri artisti ospiti di Mr. Fini ci sono anche gli amici di una vita, Marracash e Luchè, artisti che collaborano con lui ormai da tempo, come Mahmood e Lazza, e ci sono giovani promesse come Geolier, Paky, Rose Villain (che in Chico con Luché fa davvero la differenza) e Young Rame. Infine Guè ha sempre gli occhi e le orecchie anche fuori dai confini italiani, tanto da collaborare con la superstar del rap albanese dalla carriera strabiliante Noizy.

Dunque oggi più che mai si può affermare con piena cognizione di causa che Guè sia l’Imperatore del rap italiano. Grazie ad una visione artistica a 360° e ad una professionalità rilevante è riuscito spiccare rispetto a tutti gli altri. La vera differenza è che per alcuni artisti il successo va e viene, è contingente, illusorio e raramente durevole, per Guè, invece, è sempre una certezza e i numeri non fanno che certificarlo questo. Tutto ciò non è casuale, ma dipende dal coraggio e dal carisma che lo hanno perennemente contraddistinto, spingendolo sempre al limite e e permettendogli, per questo, di rimanere sempre sulla vetta.

Mr. Fini è vero. Ebbene si: è proprio qui la chiave di lettura: Mr. Fini è un album vero a tutti gli effetti, in cui Guè ha mostrato se stesso per quello che è realmente, un uomo libero che si svela in modo appassionato, con brani anche romantici e senza il vincolo di dover accontentare nessuno. Mr. Fini è un album che viene dal profondo, carico di passione, che raccontae la storia che ha plasmato Cosimo Fini in Gué Pequeno e Gué Pequeno in Mr. Fini, ed è per questo che arriva dritto al cuore degli ascoltatori.

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