Dalla nascita di “Chevrolet” all’influenza di Roma nella loro musica – L’intervista a Marta Daddato e Dorian Gabe

Venerdì a mezzanotte è uscito il primo singolo di Dorian Gabe su Spotify, “Chevrolet”, che è anche la sua prima collaborazione con Marta Daddato. Abbiamo scritto ai ragazzi per farci raccontare la canzone e, più in generale, per scoprire qualcosa di loro!

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Intervista a cura di Sergio Mattarella:

Sergio: Volevo chiedervi, visto che si tratta del vostro primo brano insieme e, per Dorian, addirittura dell’esordio su Spotify: com’è nata la canzone e cosa vi aspettate da questo brano?

Dorian Gabe: Questa canzone è stata scritta un po’ di tempo fa, solo che le mancava qualcosa. Quando ho conosciuto Marta, in studio, è subito nata una grande intesa e, visto che la stimo tantissimo, le ho chiesto di collaborare a questo brano. Da lì è nata anche una bellissima amicizia. Ci aspettiamo che il pubblico possa apprezzare Chevrolet e “viaggiare” così come abbiamo viaggiato noi mentre ci lavoravamo!

Marta Daddato: La prima volta che ho ascoltato Chevrolet mi è subito piaciuta. Dorian stava lavorando in studio con il nostro producer Skywalker e mi ha chiesto se mi andava di aggiungere qualcosa di mio al pezzo. Ho detto subito di si! È un brano che fa stare bene, che mette allegria e fa sentire liberi, un po’ come la mia amicizia con Dorian. Ogni tanto fantastichiamo immaginando di cantarla insieme su un grande palco con la folla sotto e la musica a palla!

SergioQuando ho ascoltato il pezzo, ho avuto la sensazione di stare ascoltando qualcosa di nuovo… Forse per il primo ritornello di Dorian con le doppie di Marta, che poi viene ribaltato, forse per l’ampia gamma di flow che scivolano bene sul beat di Skywalker. E’ questa l’impressione che volevate dare attraverso questa serie di scelte artistiche?

Dorian Gabe: Assolutamente si. Ovviamente le cose vengono da sole, noi abbiamo messo le nostre emozioni in Chevrolet e se sono arrivate al pubblico allora siamo davvero soddisfatti!

Sergio: Marta, tu sei un’artista assolutamente nota, parlano i numeri con cui ti sei imposta sulla scena e la forza musicale delle tue hit. Se moltissime persone hanno ascoltato Queen, Sto una bomba e i tuoi freestyle, in pochi conoscono la tua storia e il tuo rapporto con la musica. Mi racconti, fin qui, la tua carriera?

Marta Daddato: La musica accompagna la mia vita da sempre, ma è stato durante il periodo delle scuole medie che ho iniziato a scrivere. Scrivevo principalmente rap perché mi veniva semplice, naturale. Ho sempre preso spunto dal rap americano, e tutt’ora seguo grandi artisti internazionali come Nicky Minaj, Travis Scott e Drake. Questi artisti sono quelli che ascolto di più, ma adoro girovagare su Spoty per scoprire sempre più musica nuova e cercare ispirazioni per il futuro.

SergioCome hai vissuto l’esplosione di un brano come Queen, hit che ha portato dei risultati davvero da numero uno?

Marta Daddato: Penso di non aver ancora realizzato il fatto che un mio brano abbia fatto così tanto parlare di sé. Il mio pensiero è sempre proiettato al futuro e sono molto concentrata sugli step successivi da fare, ma di certo non posso negare che questi mesi sono stati una continua esplosione di felicità.

Sergio: Più in generale è difficile, per una classe 2002 come te, trovare la propria definizione artistica e gestire la pressione mediatica e dei numeri?

Marta Daddato: Artisticamente ho ancora molto da dire e sto lavorando parecchio per esprimere la mia musica nel modo che più mi rispecchia. Riguardo la pressione mediatica, è una cosa che riesco a gestire abbastanza bene. Sono cresciuta sui social e, come dicevo prima, mi concentro sempre sugli step successivi quindi mi concedo davvero pochi momenti per pensare al presente e a quello che mi succede intorno.

Sergio: Questa è una domanda che voglio fare anche a Dorian, semplicemente perché siete romani come me e avete più o meno la mia stessa età… Quanto vieni influenzata da una città così ricca di tradizione musicale (anche per quanto riguarda il rap) nel tuo modo di approcciarti alle canzoni?

Marta Daddato: Ho la fortuna di vivere nella città più bella del mondo, ed è l’unico posto da poter chiamare “casa” per me. Sono consapevole di tutto ciò che è nato qui e tutt’ora viaggia all’interno della scena, il che mi spinge a migliorarmi e superare i miei limiti ogni giorno.

Sergio: Ieri è uscito il tuo nuovo singolo, Bordello, per Cantieri Sonori e Universal Music Italia… Me lo racconti?

Marta Daddato: Bordello segna un importante traguardo nella mia vita artistica e allo stesso modo un nuovo punto di partenza del mio percorso con il mio staff di Cantieri Sonori e il nuovo staff di Polydor / Universal Music. Il brano è semplicemente un’altra piccola finestra sul mio mondo. Ci ho lavorato davvero tanto, con tutte le difficoltà del caso, perché in piena quarantena. Spero davvero che possa arrivare a più persone possibili!

Sergio: Dorian, quando ho sentito Chevrolet era la prima volta in assoluto che sentivo parlare di te. Tuttavia non ho avuto l’impressione, dal modo in cui rappi, di trovarmi di fronte a un emergente… Qual è la tua storia e come sei arrivato a questa padronanza di flow?

Dorian Gabe: Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti. Riguardo al flow… Io nemmeno ci penso, appena attacca la strumentale vado di pancia, butto giù quello che mi viene naturale, quindi sinceramente non ti so dire come ci sono arrivato. Sicuramente… Con anni e anni di sbatti! Già da piccolino suonavo la chitarra, ero sempre chiuso in camera a imparare gli assoli dei Guns N’ Roses che mi facevano dannare, ma che mi “fomentavano”. Poi… Tanta costanza, forse… Non so. Suono da quando sono bambino e già dall’adolescenza, invece di fare altro, ho iniziato a buttare giù le prime barre un pò come sfogo… È stato subito amore!

Sergio: A livello di penna, invece, ho notato che Chevrolet è, di fatto, un flusso di coscienza, in cui racconti mille cose diverse, fra citazioni, immagini, riflessioni e anche autocelebrazione. Qual è stato il tuo approccio alla scrittura per il brano?

Dorian Gabe: Ti rispondo come per la domanda sul flow: non ci ho pensato! Non è che mi sono messo a tavolino e ho detto “Oggi scrivo una canzone e la chiamo Chevrolet..” Io scrivo di getto: apro le note del telefono, metto una base che in quel momento mi ispira, parto con i miei “viaggi mentali” e mi ritrovo con un testo scritto. Sono instanti, momenti tutti diversi, che escono così. Certe cose non le puoi descrivere.

Sergio: Giro anche a te la domanda su Roma, una città talmente piena d’arte e di tradizione musicale che colpisce necessariamente chi la vive ogni giorno. Quanto è importante Roma, nella tua musica, e che rapporto hai, invece, con il rap romano?

Dorian Gabe: Io sono romano, quindi Roma la sento mia, è la mia città… La città eterna! Quasi tutte le sensazioni e le emozioni che metto nelle mie canzoni le ho vissute qui! Quindi è molto importante per me! Del rap romano ti dico solo che sono cresciuto con Noyz Narcos; cantavamo le sue canzoni a squarciagola nel parcheggio del centro commerciale del mio quartiere. Anche Er Costa, Colle del fomento, Gemello… Tutti nel cuore!

SergioLa scena rap italiana, nel 2020, è davvero ricca di artisti e ogni settimana escono davvero tanti singoli: in qualche modo occorre dimostrare, per affermarsi, di avere qualcosa di unico… Qual è il tuo fattore unico, su cui pensi di poter puntare tutto ciò che hai?

Dorian Gabe: Non te lo so dire sinceramente! So solo che mi ci sbatto da quando sono ragazzino, perché ci sono cresciuto! Mia madre suonava e mio nonno anche, quindi per me non è mai stato noioso suonare, ma anzi mi ci sono dedicato fin da bambino, così come tanti ragazzi fanno con il pallone… Ecco, io l’ho fatto con la musica! La chitarra era la mia “PlayStation” e le canzoni erano i giochi da cambiare! Quindi non so, costanza? Forza di volontà? O entrambe! Sicuramente tanta passione.

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