È giusto che un artista emergente bruci le tappe grazie a una sola hit?

L’esempio – Anna, “Bando RMX” e il feat con Gemitaiz e Madman:

Sotto il post, sulla nostra pagina Instagram, in cui si annunciava il remix di Bandola hit della rapper classe 2003, in collaborazione con Gemitaiz e Madman, un lettore ha offerto lo spunto per una riflessione complessa ma interessante: è giusto che un artista emergente bruci le tappe grazie a una sola hit? Nel caso di  Anna, è giusto che dopo una gavetta così breve si ritrovi, all’improvviso, catapultata nella Serie A del rap italiano, fino a una collaborazione con due mostri sacri come Gem e Mad?

Per approcciarsi a questa riflessione, occorre specificare che Anna non è altro che un esempio, a cui si può senza problemi sostituire un rapper come Paky (chiamato da Marracash in Sport + muscoli dopo appena 4 canzoni pubblicate su Spotify) o, spostandosi negli USA, come Lil Baby, lanciato da Drake con Yes Indeed.

In un secondo momento, per capire cosa sia “giusto”, bisogna valutare le posizioni degli artisti coinvolti nel featuring. Vista però la natura estremamente teorica dell’analisi, si procederà escludendo – per semplicità – le variabili relative al marketing: per esempio quanto per Gem e Mad potesse essere una mossa vincente partecipare al remix di una hit così di successo.

Le posizioni degli artisti:

Anna ha messo a segno una hit da (attualmente) ventuno milioni di streaming e disco d’oro. I numeri e la certificazione sono assolutamente meritati perché, fino a prova contraria, Bando è un pezzo che funziona benissimo, quindi: brava Anna che ha saputo realizzare una canzone del genere! Di fronte alla possibilità di duettare con Gemitaiz e Madman, tecnicamente indiscutibili, molto popolari e che probabilmente ha ascoltato fin da piccola, cosa avrebbe dovuto fare? Rinunciare? È giusto ed è naturale che un’artista come Anna punti alla realizzazione di un sogno come realizzare una canzone con il duo di Scatola Nera.

Gemitaiz e Madman, invece, sono in una posizione diversa: hanno ascoltato Bandohanno percepito il talento di Anna (come Drake lo vide in Lil Baby) e hanno deciso, in un certo senso, di battezzarla, regalandole due strofe nel remix del suo brano di maggiore successo. Cosa c’è di sbagliato in questo? Assolutamente nulla, anzi, il messaggio di Gem e Mad è: “Se scopriamo un talento, anche in un emergente, non abbiamo alcun problema a collaborarci e a lanciarlo”, un messaggio forte e positivo per la scena italiana e per gli artisti meno famosi!

In linea puramente teorica (e riflettendoci anche nella pratica), dunque, collaborazioni di questo tipo nascono, da un lato, per la volontà dei ragazzi di rappare con colleghi esperti e di successo e, dall’altro, per la volontà degli artisti affermati di aiutare giovane talenti. Nulla di tutto questo è minimamente attaccabile, no?

Eppure effettivamente delle criticità a questo tipo di featuring ci sono, ma per individuarle occorreva prima risolvere questo “gioco delle parti”, per non attribuire erroneamente una colpa, né all’artista emergente, né tantomeno a quello affermato.

Il problema del featuring dovuto alla sola hit:

Per individuare veramente il problema di questo tipo di featuring occorre riflettere sulla definizione di artista emergente nel 2020, che è molto difficile da formulare.

Quali parametri vanno usati per stabilire se un artista è un emergente? Ce ne potrebbero essere diversi: gli streaming su Spotify o le visualizzazioni su Youtube, gli anni da cui è sulla scena, il numero dei brani che ha pubblicato, la firma per una major e addirittura i follower su Instagram…

Fino al 2018, più o meno, i parametri sopra elencati convergevano, nella maggioranza dei casi. Oggi, invece, si verificano situazioni paradossali come quella di Anna, che:

  • ha totalizzato 21 milioni di streaming su Spotify con una canzone (quindi non è assolutamente un’emergente);
  • rappa da poco più di un anno (quindi è un’emergente);
  • ha pubblicato solo due brani da solista (quindi è “un’emergentissima”);
  • ha firmato per Universal (quindi non è un’emergente);
  • ha 330mila follower su Instagram (quindi non è assolutamente un’emergente).

Dunque, forse, nella scena rap del 2020, il vero emergente non può esistere, proprio per l’immediata esplosione dei numeri (streaming, follower, visualizzazioni…), che fa approdare i rookies in “Serie A”, spesso senza che abbiano l’esperienza né la maturità per poterci restare, nel medio-lungo termine.

Il rapper italiano di successo, pochi anni fa, aveva una carriera lineare e verticale, il cui schema tipico è raccontato in modo brillante da J-Ax nel brano Mainstream (La scala sociale del rap italiano)Oggi, per una serie di fattori mediatici, di mercato e culturali, la carriera del rapper non sembra avere quasi mai la classica struttura:

  1. Emergente sconosciuto
  2. Giovane promessa
  3. Rapper mediamente noto

e così via. Capita molto più frequentemente che l’artista parta con un picco di numeri, con una hit (o da una serie di hit), che lo costringe a cercare di mantenere salda la sua posizione, senza le solide basi di chi ha fatto la gavetta e ha costruito, passo dopo passo, il suo successo, riuscendoci più o meno bene a seconda dei singoli casi.

La risposta alla domanda di partenza:

Quindi, in definitiva, c’è qualcosa di sbagliato nel fatto che Anna collabori con Gemitaiz e Madman? Di per sé no, non c’è assolutamente nulla che non va nel featuring! Il problema potrà sorgere in seguito, se Anna sentirà il peso, a livello numerico ma anche di critica, del successo di Bando e di una collaborazione con due rapper di punta come il duo di Kepler.

Tuttavia, la sua carriera dipenderà da lei e soltanto da lei: ci sono rapper che si sono fatti schiacciare dai loro numeri d’esordio (qualcuno si ricorderà di NDG e della sua Panamera) e ce ne sono altri, come tha Supreme, che grazie alla creatività, al talento e anche a un ottimo managment, hanno saputo confermarsi in termini quantitativi e qualitativi.

In conclusione: è giusto che un rapper duetti, a inizio carriera, con un collega molto più affermato di lui? Sì, ma dev’essere consapevole che quel featuring, così come un’ipotetica hit, può trasformarsi in un peso, se non riesce a riconfermarsi nel lungo termine.

 

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