Frammenti di Persona – Il significato del nuovo disco di Marracash

Persona, il nuovo disco di Marracash, è un vero e proprio capolavoro, uno dei dischi più straordinari della storia del rap italiano. Un’opera d’arte che fa incontrare musica, filosofia, psicologia, poesia, politica, sociale e, a tratti, addirittura teatro. Il concept del CD è la corrispondenza di ogni brano con una parte del corpo dell’artista: Appartengo rappresenta il sangue, Crudelia i nervi, Bravi a cadere i polmoni…

In questo articolo ognuno dei membri della redazione ha scelto una canzone del disco da commentare e analizzare, puntando la lente d’ingrandimento sul ruolo del brano in Persona. Questo è un articolo di impressioni, di interpretazioni, in cui tutti cercheremo di ricostruire il processo creativo di Marracash, cercando di capire, per esempio, perché Qualcosa in cui credere rappresenta proprio lo scheletro e qual è il suo ruolo nel disco. Procediamo!

Body Parts – I denti

[a cura di Daniele Ingenito]

Persona, il nuovo album di Marracash pubblicato il 31 ottobre, si apre mostrando subito i denti, come una tigre pronta a lottare.

Marracash alza la voce, digrignando i denti e partendo con una strofa che fa capire all’ascoltare che è tornato ed è pronto a conquistare la scena rap. Lo stile è quello tipico di Marracash, underground, che caratterizza la maggior parte dei suoi precedenti lavori, ma che in Persona viene usato raramente (uno stile simile si ritrova solo in Sport), essendo l’album contraddistinto da stili diversi e innovativi, ciò grazie anche all’eccellente  produzione di Marz.

Body Parts rappresenta una sorta di sommario, di indice, una guida a ciò che l’ascoltatore si troverà davanti ascoltando le tracce dell’album. La seconda strofa, infatti, elenca tutte le parti del corpo alle quali l’artista ha dedicato una traccia del proprio album dando un’idea preliminare del concept dell’album e di ciò che rappresenta ciascuna parte del corpo.

Il brano si conclude con una voce fuori campo, proveniente dall’omonimo film Persona di Ingmar Bergman del 1966. Il film in questione è essenziale ai fini della comprensione del lavoro che c’è stato dietro questo album perché rappresenta il filo conduttore del disco di Marra.

L’etimo latino di Persona è quello di “maschera teatrale”. Il film evidenzia proprio il rapporto tra la persona esterna e l’anima, tra ciò che l’uomo è nella vita pubblica, costretto ad adeguarsi a regole sociali, privato dei propri istinti, e la vita privata. Questa separazione avviene tramite questa maschera che l’uomo indossa costantemente, rendendo:

ogni parola menzogna, ogni sorriso, smorfia e ogni gesto, falsità

Di fronte a questa consapevolezza le strade percorribili sono solamente due: il suicidio o il mutismo (che è la strada intrapresa dalla protagonista del film).

Sentendo l’album e le varie interviste dell’artista, anche Marracash sembra aver   intrapreso quest’ultima strada, come se tutti questi anni di assenza, di silenzio rappresentassero il mutismo dovuto a un “senso di vertigine” causato da un’importante presa d’atto, ovvero rendersi conto di come tutto sia falso, lo stesso artista ha detto in un’intervista: “non sapevo più in che cosa credere” (questo tema è affrontato in particolare nel brano Qualcosa In Cui Credere).

Marracash nel suo nuovo album racconta, dunque, il rapporto tra la sua persona (Marracash) e la sua anima (Fabio) e di come quest’ultima abbia vinto sulla prima “uccidendo Marracash”.

Qualcosa In Cui Credere – Lo scheletro

[a cura di Riccardo Musci]

Senza un vero e proprio ‘scheletro’ che ci sostenga è difficile rimanere in piedi, sostenere i tessuti connettivi e gli organi vitali. Per questo, il nome ‘scheletro’ per identificare ‘qualcosa in cui credere’ ci fa intendere quanto il brano sia strutturale all’interno del disco.

Ma quindi, cosa corrisponde allo scheletro?

Analizzando i versi di Marra, si fa riferimento alla musica, anzi, la canzone sembrerebbe quasi un’invocazione alla musica, che, a differenza della società e dei suoi costrutti (‘non voglio il mondo che tu mi vuoi vendere’) può dare un senso alla vita umana, proprio come l’uomo di latta ha bisogno di un cuore (riferimento al Mago di Oz) o il golem di un ordine per prendere vita.

Per quanto riguarda la parte di Guè, si trova anche qui una critica alla società ma, a differenza di Marra, a Cosimo manca la ‘pars construens‘, la soluzione al problema. Se per Marra esiste una soluzione al sentirsi vuoto (ovvero la musica), per Guè emerge questa dicotomia: vivere a metà fra il sentirsi persi nella società e l’annegare nel lusso (‘premo “start”, accendo il reattore, senti il rombo’), fino a definirsi:

un antieroe con antidepre in combo

Interessanti sono, inoltre, le molteplici interpretazioni che si possono dare al verso:

Ho il cuore spezzato, tu hai lo stetoscopio

Lo senti, bro?

Quel ‘bro’ potrebbe essere riferito ad un amico di Marracash, ma anche al pubblico stesso e, in questa interpretazione, sono gli ascoltatori che possono comprendere lo stato d’animo del rapper, oppure il contrario, essendo il cuore rotto con lo stetoscopio non si riesce a sentire niente e dunque l’artista si sente incompreso e l’esprimere le sue emozioni (come presente nella skit iniziale della canzone) è solo un tentativo di salvezza e di sfogo.

Nel testo sono anche presenti richiami storici e/o mitologici come ‘far scaldare queste tipe come a Salem’, luogo dove vennero processate delle donne per presunta stregoneria nella fine del ‘600 o il riferimento (già citato) al Golem, creatura della mitologia ebraica fatta di argilla e che prende vita solo per proteggere il popolo  attraverso delle formule ben precise.

Da qui si evince anche il modo diverso di reagire al dolore di Marracash e Guè Pequeno. Il primo trova rimedio alla sua sofferenza grazie la musica, venerandola come un Dio e cantando:

Fai del palco la mia chiesa, dei testi il mio testamento

Tieni la mano ferma se e quando verrà il momento

mentre il secondo appare come un’anima ancora in preda alla crisi, che non ha ancora trovato la soluzione al problema, se non fuggendo attraverso una vita estrema, in una sorta di escapismo.

In conclusione, lo scheletro è la fede, cioè, per l’artista, la musica, che regge l’intera struttura dell’album e di conseguenza la sua “Persona”. In questa visione Marracash non è tanto diverso dai suoi genitori (citati in Appartengo): loro sono ‘timorati di Dio’, mentre Marra ha sostituito la musica alla tradizione cristiana e le sue preghiere, in Denti, sono contrapposte a questa nel verso: “le bestemmie le preghiere”. Il brano all’interno di Persona rappresenta la speranza nell’animo umano, una speranza, che nonostante la crisi ci permette di risalire una volta toccato il fondo, in una parola: scheletro.

Appartengo – Il sangue

[a cura di Francesco Pennacchi]

In Appartengo Fabio parla del suo sangue, inteso come carattere. Spiega l’evoluzione della sua Persona” mettendosi a nudo davanti all’ascoltatore. È notevole l’analisi che Marra fa di se stesso: racconta in un breve storytelling tutte le influenze che ha avuto nella sua vita.

Fabio parla di come le “prove del fuoco” lo hanno reso uomo. Descrive le poche chance di poter divantare ricchi e le conseguenti scorciatoie non del tutto legali. Queste esperienze hanno reso più forte il suo sangue, che origina dal suo quartiere (Barona) e dalla sua famiglia, tuttavia il rapper si è accorto che per diventare quello che voleva essere doveva necessariamente rinunciare a una parte di esso.

Solo staccandosi da quella zavorra poteva prendere il volo e diventare veramente sè stesso.

Inoltre Marracash stesso ha dichiarato che in questo disco c’è più Fabio che Marra, secondo lui Fabio ha addirittura ucciso Marra con questo nuovo progetto, visto il concept molto personale ed intimo. Io direi che questo pezzo, oltre a spiegare la dicotomia artista-persona relativa all’appartenenza del sangue, conferma quanto questo progetto appartenga più al ragazzo di Barona che al re del rap italiano.

Bravi a cadere – I polmoni

[a cura di Nicola Graffagnini]

Bravi a cadere è la sesta canzone di Persona. Marracash attribuisce a questo pezzo una delle parti del corpo umano più “sensibili”: i polmoni. Questi organi, essenziali per la respirazione, possono infatti essere danneggiati con relativa facilità provocando all’uomo serie problematiche.

I polmoni di cui ci parla il rapper di Barona sono sicuramente lesi per via dei farmaci, delle droghe e dei caffè presi nel tentativo di contrastare le paranoie. Marra sembra però non riuscire a combattere le mille “pare” con cui si trova a convivere. Fabio sembra effettivamente uscire perdente da questo conflitto, incapace di riuscire a trovare il giusto equilibrio nella vita. Il rapper si paragona proprio ad un “equilibrista” che però non si trova ad avere alcuna rete di protezione e per tale ragione si definisce “bravo a cadere”. Particolarmente significative sono le barre finali:

Ma ora so

che in fondo vivere è convivere con te stesso

Con queste parole Marra sembra affermare che la paranoia dipenda in particolare dal fatto che la maschera di artista ha ormai avuto il sopravvento su quella di “Fabio”, rendendogli impossibile bilanciare entrambe le figure.

Bravi a cadere, per certi versi, richiama il topos letterario della “crisi di identità del individuo” tanto caro a Pirandello. Il testo esplora come seconda tematica quella dell’amore, inteso però come qualcosa di travagliato: Marra appare infatti confuso sui sentimenti che prova per la ragazza in questione. Il rapper scrive:

Chissà se è per noia che noi stiamo insieme

e ciò dimostra proprio la sua incertezza sulla relazione.

Probabilmente in Crudelia ci racconta altri aspetti del rapporto con la medesima ragazza. Non  mancano poi  i riferimenti alla vita di periferia come nella frase:

Io sento aria di casa tra ‘sti palazzoni

Marra sembra infatti spiegarci come sia rimasto legato alla sua “Barona”, della quale si è in passato definito “principe”. Infatti, nonostante il successo e i soldi guadagnati in questi anni, il cantante ha affermato più volte di continuare ad abitare nel quartiere milanese dove si è trasferito da bambino con la sua famiglia.

Supreme – L’ego

[a cura di Carlo Maria Ludovici]

L’ottava traccia di Persona, Supreme, interrompe circa a metà il viaggio dell’album aprendo la strada ad un mood differente rispetto a quello segnato dalle prime tracce.

Sul beat di Marz (che ha prodotto ben 10 tracce su 15 in questo progetto ed anche svariate hit di artisti come Ernia e Rkomi) e di Charlie Charles, ascoltiamo alternarsi tha Supreme, giovanissimo producer/trapper che sembra ormai aver spodestato Coez dal trono dei ritornelli nelle canzoni rap/trap dei big della scena italiana, Marracash, e Sfera Ebbasta, nomi che sicuramente non necessitano di ulteriori presentazioni.

La canzone si apre, dopo una brevissima introduzione, con il ritornello del giovane Thasup (ha solamente 18 anni) caratterizzato da molto autotune e da vocali stretchate fino al limite, dettagli che fanno parte della prassi per quanto riguarda i suoi brani. In questa parte ricorda quando, prima di lasciare la scuola per dedicarsi alla musica, portava con sé nello zaino la “lean”, ovvero la codeina, sostanza da lui utilizzata per apparire più sicuro e disinvolto. Molto importanti le parole alla fine del ritornello, con le quali l’artista fa capire, soprattutto agli ascoltatori più giovani, come questa esperienza sia per lui ad oggi motivo di imbarazzo e non di vanto (tra le righe si intuisce un messaggio contro la miticizzazione della droga, forse un po’ troppo velato).

La prima strofa è affidata a Marra, che nel testo parla dei suoi principali sfizi (cibo, donne e denaro), si scaglia contro lo Stato e ricorda episodi spiacevoli del suo passato

Quando ero un kid, cercavo i g dopo i blitz

Nelle ultime barre, attraverso un cambio di flow, argomenti e rime, sembra voler fare il verso a qualcuno (a nessuno in particolare, probabilmente si riferisce a tutto un filone di artisti che parlano solamente di vita di strada senza nemmeno averla vissuta), terminando infine la strofa con un sonoro “imbarazzante!”.

La seconda ed ultima strofa, invece, è interpretata da Sfera Ebbasta, che di nuovo ripropone episodi tratti dal suo passato comparandoli con la sua vita odierna

dalle popo[lari] alle top 10

E uno metteva i vestiti dell’altro / Perché ero proprio come te fra, non avevo un cazzo

E più che la scelta dei feat (ThaSup e $€ non eccellono certo per modestia ed umiltà), è proprio il parallelismo tra passato e presente a dare a questa canzone il senso di l’EGOSembra che attraverso questo brano Marra e gli altri due artisti vogliano far capire da cosa deriva quello che è il loro ego quasi smisurato, la loro arroganza, che risulta dal successo da loro ottenuto oggi, nonostante le situazioni difficili che hanno vissuto durante il loro passato, agli albori delle loro carriere.

È interessante notare come i pezzi di tutti gli artisti finiscano con un messaggio di sdegno dedicato a qualcuno, probabilmente a chi non ha mai creduto in loro o a chi li imita senza aver vissuto ciò che hanno vissuto loro.

“M’imbarazzo quando penso a te”

“Imbarazzanti”

“Non ci penso a te”

Insomma, può sembrare una canzone molto leggera e poco impegnativa, ma probabilmente, nel profondo, nasconde un grande messaggio di rivalsa sociale e di incoraggiamento per chiunque viva un periodo difficile.

G.O.A.T – Il cuore

[a cura di Ottavio Pezone]

G.O.A.T. – Il Cuore è la canzone, anzi la poesia, che maggiormente ho apprezzato del nuovo disco di Marracash.

Nel pezzo, il rapper racconta quella difficoltà che tantissime persone (tra cui anche lui stesso) attraversano nella loro vita: la depressione, dalla quale non è affatto semplice e scontato guarire… Marracash riesce a descriverla in modo perfetto con i versi:

Se la depressione cala, è una nebbia fitta
Non è né noia, né dolore

Ma la sensazione che
Non ci sia un noi, non ci sia un dove

L’artista sceglie di trasmettere questo senso di ansia, di paura, di vuoto, d’insicurezza e d’insensatezza che la malattia ti provoca, ma, d’altra parte, afferma anche che:

C’è sempre un modo ed una chance
Finché nel petto suonerà…

Marra non a caso collega la canzone al “Cuore”: il significato che vuole trasmettere, infatti, è che, nonostante tutte le difficoltà, i problemi e gli affanni della vita, ci sarà sempre una chance per diventare Greatest Of All Time (G.O.A.T.) finché nel petto il nostro cuore batterà!

La canzone, trattando un tema molto delicato, potrebbe essere triste e malinconica e invece non lo è: non trascina verso il basso, non trasmette disperazione, ma anzi coraggio, speranza, tenacia, voglia di farcela. L’artista parla all’ascoltatore e lo sprona a ignorare tutto ciò che lo ha fatto soffrire in passato (“Non conta quanto hai perso prima, nella tua vita / Chi ti ha fottuto l’autostima, chi ti incasina”) e a non dare  rilevanza agli altri (riferendosi a coloro che parlano male di te), ma a tenere sempre duro, a faticare per ciò in cui si crede e ad arrivare al “top”, raggiungere i propri obiettivi!

Questa spinta a superare le difficoltà (in particolare della depressione) e a credere in se stessi per raggiungere i propri sogni è rinforzata nei versi:

L’ansia ti frega, chi vuoi che creda, se anche tu non credi in te?
Però ricorda che chi sopporta
Tutto il sudore e lo stress
E arriva al top

Dunque, anche in questo brano, come in tutto l’album, le strofe tessute da Marra non sono esercizi di stile, sono lontanissime dal rap game, da quella voglia di dimostrare a tutti i costi di essere il migliore, di avere più soldi, più macchine, più orologi ecc.

In Persona l’artista si guarda allo specchio, scava dentro di sé, alla ricerca di un “io vero”, in un mondo in cui tutto sembra guardare esclusivamente all’apparenza e in cui l’essere non conta più. È contro questo mondo che non vale nulla che si scaglia Marra:  cerca di parlare di vita vera, di problemi che toccano l’uomo profondamente nell’anima e che lo assalgono quando le luci della fama si spengono lasciandolo lì, solo, con i suoi demoni che logorano dentro. È in quel momento che l’essere umano deve ricordarsi che, finché c’è vita, può farcela; in poche parole: “Non sei solo e puoi essere il migliore se lo vuoi!

Fino alla cima G.O.A.T.

Madame – L’anima

[a cura di Arianna A. Simonetti]

Prima i denti e la pelle, i polmoni, il cervello e i nervi, poi, il sangue e il fegato.

Marra affronta il suo “ego” solo alla fine del disco, nella terzultima traccia come se volesse enfatizzare il bisogno di effettuare un kairos, un viaggio, per arrivare alla catarsi di Persona. In Madame, Fabio accusa Marra usando la terza persona innescando un dialogo con se stesso, il cui espediente letterario è la personificazione dell’anima, interpretata dalla Rapper diciassettenne Madame.

La scelta attenta di affidare ad una donna un ruolo così fondamentale si giustifica perché l’anima è così enigmatica da poter essere declinata solo al femminile. Nella prima strofa Marra invoca Madame accusandola severamente, chiedendole:

da quando è che stiamo zitti

e giustificandosi per averla nascosta, ammettendo di aver sognato la sua morte per mano propria.

Nel ritornello, Fabio riconosce all’anima di essere la sua metà prendendo finalmente coscienza del fatto che nessuno lo conoscerà mai nei suoi lati più “personali”, eccetto se stesso.

Madame prende la parola, difendendosi e spiegando a Marra che il problema non è la sua apparenza perché

come sei fatta nessuno lo sa

ma la paura di accettarsi; inoltre gli fa notare che solo quando si sente cenere la cerca (“mi cerchi come Dio, ma quando sei cenere”), quando, invece, dovrebbe allearsi con lei è non fuggire da se stesso.

In conclusione, a mio parere, in questa traccia Fabio invita l’ascoltatore a pensare e riflettere nel profondo sul proprio io, sul lato oscuro che ogni “persona” ha, ma che non conosce a fondo o comunque ne è intimorito tanto da non fare forza su questo, che paradossalmente si rivela l’essenza dell’essere umano.

Tutto questo niente – Gli occhi

[a cura di Sergio Mattarella]

Prima di parlare di Persona (e di ascoltarlo), va ricordato che si tratta di un disco nato in seguito a una crisi: quella del suo autore, che, come ricorda su Instagram:

ero più morto che vivo ed ero vuoto

Nella moltitudine di argomenti che Marracash ha deciso di affrontare, sociali, politici, psicologici e addirittura filosofici, il principale tema di Persona, dunque, è la crisi. Non una crisi astratta e generica, ma una crisi vera e propria, da cui il rapper di Barona sembra essere finalmente riuscito a uscire.

La struttura di Persona è piuttosto intuitiva: Marra racconta all’ascoltatore, con un’analisi incredibilmente lucida e profonda, tutto ciò che lo ha portato a crollare, fino a trovarsi vuoto e incapace di trovare “Qualcosa in cui credere”, a cui appendersi. I momenti decisivi del disco, probabilmente, sono le canzoni Bravi a cadere, in cui l’autore non riesce a rialzarsi, dopo essersi scontrato ripetutamente con la depressione, malattia che lo affligge, e Madame, in cui inscena una sorta di resa dei conti con la sua anima. È il momento decisivo: Fabio e Marra riescono finalmente a parlare.

Tornando però alle cause concrete che hanno portato Marracash a esplodere fino a sentirsi “più morto che vivo”, queste sono molteplici: dalla logorante relazione con la sua ex compagna, affrontata in Crudelia, alla vuotezza delle persone che lo circonda (Quelli che non pensano), passando per il suo stesso carattere, incline alla rabbia e alla frustrazione (Poco di buono), e per l’aver realizzato quanto la vita sia effimera.

Tutto questo niente racconta questo: il tentativo, miseramente fallito, di sopperire a una sensazione di vuoto tramite la ricchezza e la fama, forse tutto ciò che Marra desiderava quanto era un giovane, ambizioso e affamato.

Pensiamo che quello che ci serva sia fuori da noi
Mentre quello di cui abbiamo davvero bisogno è invisibile

spiega l’autore nell’intro del brano, prima di iniziare un elenco di beni, di elementi e di situazioni, tipiche dell’essere ricco e famoso, che non lo soddisfano e soprattutto non hanno colmato il vuoto che percepiva prima del successo. Ma come? Siamo nell’era in cui tutti vogliono essere ricchi e famosi, specialmente nella trap. Com’è possibile che un rapper italiano ridimensioni l’importanza di:

Tutti questi fan, tutte queste bitch
Tutte queste Nike, tutti questi like

[…]

File di sneakers, pile di polo

Nella seconda strofa, inoltre, Marracash si paragona a Vasco Rossi che canta La Noia, a Bojack Horseman, cinico protagonista di un’omonima serie TV il cui tema principale è l’inconsistenza della fama, a Donald Draper, personaggio di Mad Man che, nella sigla, viene rappresentato mentre precipita da un grattacielo. Gli ultimi due personaggi citati dal rapper sono Tony Soprano, dalla serie I Soprano, e a Tony Montana di Scarface, che, in una scena chiave del film, domanda all’amico se abbia faticato così tanto solo per futili beni materiali. Quest’ultimo, Manny Ribera, risponde che comunque la sua situazione è migliore di quella da cui è partito ed è così che si sente Marra.

Tutto questo niente rappresenta il momento in cui Marra accetta, finalmente, che non sarà la fama a risolvere i suoi conflitti interiori, ma, anzi, paradossalmente il successo lo ha stordito e confuso, provocandogli una serie di nuovi problemi (trovarsi sempre lontano da casa, confrontarsi continuamente con le scalatrici sociali, chiedersi se effettivamente la sua scrittura sia compresa…).

Se dunque il Marracash del 2019 incontrasse quello del 2004 (anno del suo esordio da rapper), gli direbbe:

Tutto questo niente sarà tuo

e gli spiegherebbe che non sarà né la fama né la ricchezza il suo antidoto contro il dolore, contro il senso di vuoto. Dov’è dunque la risposta? Dov’è che Marra può risolvere i suoi conflitti interiori? Non qui. Tutto questo niente è un brano che indica dove la via d’uscita dalla crisi non si trova. La soluzione è contenuta in altre tracce. Non la si troverà con gli occhi, che guardano le cose esterne, materiali. Non la si troverà nella fama e neanche nella ricchezza. Non è qui. Non è in tutto questo, non in “tutto questo niente”.

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