Rkomi e Charlie Charles – “Dove gli occhi non arrivano”, un progetto troppo amibizioso?

Estratto dall’articolo “La prima metà del 2019 – Le delusioni” in cui nello specifico si recensiva il disco “Dove gli occhi non arrivano” di Rkomi, lodandone alcuni aspetti ma bocciandone altri.

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Si è detto più e più volte che in questo primo semestre del 2019, escluso Machete Mixtape 4, che ha monopolizzato l’attenzione mediatica di luglio, sono state pochissime le pubblicazioni dei “big”. Niente Fibra, niente Guè, niente Salmo, niente Noyz e niente Marracash (fin qui). Niente Sfera, niente Ghali, niente Tedua, niente Killa, niente Gemitaiz, niente Madman e niente Nitro. I due album più rilevanti a livello mediatico sono stati Aletheia di Izi, un vero e proprio capolavoro, e Dove gli occhi non arrivano di Rkomi, immediatamente seguiti da Re Mida, Tarantelle, 1964 e Arturo.

Dove gli occhi non arrivano è il secondo album di Rkomi, il primo in collaborazione con il talentuosissimo Charlie Charles, beatmaker di fiducia di Sfera Ebbasta e Ghali. Il progetto, non appena annunciato, ha generato un’aspettativa senza precedenti per la carriera del rapper di Calvairate, da un lato perché Charlie Charles è sinonimo di qualità e di hit (come si sente spesso dire nell’ambiente: “Charlie non ne sbaglia una”) e dall’altro perché lo stesso Rkomi è riconosciuto nella scena come rapper promettentissimo e già adesso di grande spessore lirico e musicale.

Rkomi aveva alle spalle ben quattro progetti di indiscussa qualità: il mixtape Calvairate Mixtape, due EP, Dasein Sollen e Ossigeno, e un ottimo album d’esordio, Io In Terra. Il giovane artista aveva stregato il pubblico musicalmente, grazie a flow originalissimi e spezzettati che ricordavano una versione più dolce di quelli dell’amico Tedua e a linee melodiche tanto orecchiabili quanto eleganti, che spesso gli permettevano di realizzare dei ritornelli meravigliosi ed emozionanti. Liricamente invece, nonostante risultasse ancora un po’ acerbo e confuso, Rkomi si era dimostrato profondo, riflessivo e raffinato. In più, in ogni progetto riusciva a realizzare due-tre poesie (come Apnea, Mai più e Milano Bachata in Io In Terra, Ossigeno e Solletico in Ossigeno EP) che alzavano notevolmente il livello complessivo.

Dove gli occhi non arrivano non è assolutamente un brutto disco, ma purtroppo ha pagato l’aspettativa enorme dovuta alla collaborazione con Charlie Charles e ai featuring, – si parla di nomi come Sfera Ebbasta, Ghali e Carl Brave, Elisa e Jovanotti (quest’ultimo assolutamente sprecato) – oltre che il difficile confronto con il ben più riuscito Io In Terra.

Molti, fra critici e ascoltatori, hanno individuato come difetto principale di Dove gli occhi non arrivano l’avvicinamento dell’artista di Calvairate a sonorità tendenti al pop. Effettivamente, nonostante il disco sia interamente rappato, non si può ignorare che si tratta di un CD di genere pop-rap, ma tuttavia questa sua caratteristica è tutto tranne che un difetto. Dove gli occhi non arrivano è un album straordinario a livello musicale, che dimostra da un lato quanto Rkomi sia perfetto per questo tipo di sonorità più dolci e melodiche, e dall’altro quanto i beatmaker che hanno preso parte al progetto (Charlie Charles, Zef, Daves The Kid, Drillionaire, Dardust e Junior K) siano davvero degli artisti con la A maiuscola.

In realtà, l’unico problema musicale di questo disco è la mancanza di coerenza e di coesione fra il mood e i suoni dei vari pezzi: questo, purtroppo non può che essere imputato al direttore artistico del progetto, ovvero a Charlie Charles. Dopo una spettacolare title track introduttiva, infatti, il disco inizia a diventare eccessivamente dispersivo, cercando di far coesistere stili fra loro antitetici, come quello solare di Blu e quello malinconico di Alice, quello struggente di Gioco e quello spensierato di Cose che capitano, che inevitabilmente cozzano fra loro. Il culmine di questa dispersione stilistica e sonora giunge infine con Mon Cheri, che è sì la hit del disco, ma è terribilmente fuori contesto, tanto a livello sonoro quanto per tematiche.

Il secondo problema di Dove gli occhi non arrivano prescinde completamente dall’ambito musicale e riguarda esclusivamente l’aspetto della scrittura. Rkomi, a differenza di quanto è capitato ad altri artisti (è iconico il caso del Fedez post-Pop-Hoolista) non ha subito un’involuzione: tuttavia la sua evoluzione dei contenuti non è stata accompagnata da un miglioramento di penna e dunque Dove gli occhi non arrivano è esattamente sul livello dei precedenti progetti. Ciò che rende però Io In Terra e Ossigeno EP superiori al nuovo CD è la presenza di quelle due-tre poesie di cui si parlava precedentemente (Apnea, Milano Bachata, Mai più, Solletico, Ossigeno), che in Dove gli occhi non arrivano sono invece assenti.

I pezzi che probabilmente dovevano ricoprire questo ruolo, nell’album, sono Impressione, Visti dall’alto e Canzone, ma purtroppo non riescono a reggere il confronto lirico con i capolavori degli altri dischi. Una canzone come Visti dall’alto, per esempio, è strepitosa a livello di flow, di strumentale, di ritornello, ma non è per nulla d’impatto a livello testuale, al punto che sembra quasi vuota, quasi come se Rkomi avesse perso il controllo del suo flusso di coscienza. Un altro esempio clamoroso è il ritornello del brano La U, in cui il rapper canta ripetutamente:

Faccio la U

senza fornire minimamente all’ascoltatore gli strumenti per capire a cosa si stia riferendo con quest’espressione.

Bisogna comunque complimentarsi con Rkomi, che ha sposato, insieme a Charlie un progetto ambiziosissimo, realizzando un prodotto, con i suoi limiti e i suoi difetti, assolutamente unico e originale, che lo aiuterà e gli permetterà di migliorare il suo stile in futuro. Inoltre, un altro aspetto da premiare di Dove gli occhi non arrivano è la scelta, dell’artista di Calvairate di avvicinarsi, sì, al pop e di duettare con cantanti notissimi come Jovanotti ed Elisa, ma evolvendo in modo naturale la sua musica, senza costrizioni e senza la ricerca forzata di una hit nazionale da quadruplo disco di platino che parlasse d’amore in maniera stucchevole.

Dunque, in conclusione, Dove gli occhi non arrivano è un disco medio, inferiore al precedente Io In Terra, ma che conferma le straordinarie capacità musicali di Rkomi, del suo team, dimostra la sua voglia di sperimentare e giocare con la musica, avventurandosi anche al di fuori del rap, e infine indica l’aspetto principale su cui deve migliorare maggiormente, ovvero la scrittura dei testi, spesso in preda a un flusso di coscienza eccessivamente confuso e fuori controllo.

 

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