Mambolosco, i feat con Shiva ed Enzo Dong, la moda e le hit – Siamo stati alla presentazione di Arte!

Resoconto della nostra esperienza a Milano, dove abbiamo incontrato Mambolosco e abbiamo assistito, all’hotel Nhow, alla conferenza stampa di presentazione di “Arte”, il suo esordio discografico.

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Com’è “Arte” di Mambolosco?

Arte è il primo disco di Mambolosco, il suo esordio discografico, uscito mercoledì sera a mezzanotte, ed è anche un album molto convincente. Moltissimi non saranno d’accordo con questa affermazione, ma adesso si cercherà di essere più chiari. Se si dovesse valutare Arte con gli stessi criteri con cui si valutano CD come Enemy di Noyz Narcos, Hellvisback di Salmo o Status di Marracash, sarebbe un disco largamente insufficiente, ma sarebbe radicalmente sbagliato.

Ci si chiede spesso se la trap sia un genere musicale ormai distinto e separato dal rap o se ne sia un sottogenere (questa è la tesi, fra gli altri, di Emis Killa) e quali siano dunque gli elementi che differenziano i due eventuali generi. Infatti, distinguere rap e trap è praticamente impossibile: quando si pensa alla “generazione trap” si pensa subito all’autotune, alle melodie di Sfera Ebbasta, che nei suoi brani non rappa quasi mai, ai testi della Dark Polo Gang e di Drefgold, lontani dalle tematiche canoniche del rap, e ai beat di Charlie Charles, Ava, Sick Luke, Low Kidd e Andry The Hitmaker, con i loro 808 e i loro classici strumenti.

Tuttavia, queste caratteristiche non si presentano quasi mai in modo netto e “quadrato”: rapper come Capo Plaza, Vegas Jones, Lazza e Jamil rappano (e lo fanno benissimo) su beat trap così come spesso i “trapper” – termine radicalmente sbagliato ma perfettamente identificativo – scrivono delle vere poesie, dense di influenze hip hop, nonostante i loro flow melodici – si pensi allo Sfera Ebbasta di Più Forte o a qualunque brano di Tedua, Izi e Rkomi. Che dire poi di un artista come Ernia? A volte utilizza beat trap, ma non si può certo accostare ai colleghi che sperimentano con l’autotune e cantano “sku sku”.

Nonostante l’impossibilità di trovare una soluzione univoca al quesito “Cos’è la trap?”, la discografia di Mambolosco porta alla necessità di analizzare la sua musica seguendo dei parametri diversi da quelli che si utilizzerebbero per recensire un disco di Luchè o Guè Pequeno: gli stessi che si usano per valutare, per esempio, gli album della Dark Polo Gang. I parametri classici essenziali per valutare un disco rap sono: strumentali, flow, metrica e contenuto, ma in questo caso saranno flow e strumentali (da valutare in maniera estremamente diversa), sperimentazione musicale – con tanto di analisi di sporche, utilizzo dell’autotune in modo originale, ritornelli, linee melodiche… – piuttosto che metrica e “carisma” piuttosto che contenuto.

Nella trap più estrema (Lil Pump, Smokepurpp e Lil Yachty in America, Dark Polo Gang, Drefgold e Mambolosco in Italia) non si troveranno veri e propri contenuti, ma nel migliore qualche sporadica punchline che fa saltare dalla sedia o qualche verso particolarmente iconico. Si può, tuttavia, comunque apprezzare un testo trap, quando l’artista che lo canta conquista l’ascoltatore, grazie al suo modo di mettere in rima concetti apparentemente già sentiti.

Da questo punto di vista Mambolosco è un assoluto fuoriclasse e Arte è un disco genuino, autocelebrativo ma ironico, che gioca con l’autotune in maniera raffinata e splendidamente americana e che più in generale non sbaglia davvero nessuna scelta musicale. Rispetto a Trap Lovers della DPG, Arte è nettamente più elaborato a livello di produzioni (lavoro fantastico di Nardi, ma anche di Sick Luke, Ava e Mojobeatz e Peppe Amore), l’interprete è più talentuoso – si parla di un artista incriticabile a livello di flow – e anche più nuovo. Tutto il pubblico rap, infatti, conosce ormai da anni la Dark Polo, mentre è una continua scoperta: è spensierato, allegro, canta “I don’t give a fuck”, è perennemente in relax, è letteralmente uno spasso quando scrive versi come:

Fumo troppo, forse un giorno divento un idiota, uoh
Cazzo, invece speriamo di no
Domani dico che smetto, invece come no, uoh
Faccio rock and roll

La forza di Arte è quindi nel suo stesso autore, nella sua personalità stravagante e inusuale e, ovviamente, nel suo talento nel “flexare sui beat”, senza il quale non si parlerebbe di buon disco (è il motivo per cui non lo sono i progetti di rapper come Drefgold).

La conferenza di Mambolosco all’hotel Nhow di Milano:

[Le domande sono state fatte da una moltitudine di giornalisti la cui identità è alla redazione sconosciuta e dunque le si è indicate genericamente come “domanda”. Le domande poste all’artista da Sergio, l’inviato di Raphaolic, sono invece evidenziate in rosso, come il logo della pagina!]

Domanda: Vicenza è la tua città e la citi spesso nei tuoi pezzi… Quanto ti ha influenzato l’ambiente vicentino per la realizzazione di Arte?

Mambolosco: Vicenza è una città sempre più ricca di artisti, pur non essendo una metropoli come può esserlo Roma, Napoli, Milano o Torino. Arte è un prodotto fatto in casa: scritto, realizzato (copertina inclusa) nella mia città! Persino i featuring sono venuti a Vicenza a registrare!

Domanda: Qual è la tua traccia preferita del disco?

Mambolosco: Ho due tracce preferite: No Cap e Faccio Apposta.

Domanda: Come vedi la scena vicentina e – siccome nel disco c’è molta Dark Polo – qual è il rapporto fra la scena vicentina e quella romana?

Mambolosco: A dire la verità, il vero legame forte è fra me e i membri della Dark, non fra Roma e Vicenza. Per quanto riguarda il movimento vicentino, va detto che oltre a essere piena di producer e artisti, è anche una città molto “americanizzata”. Prima di Mambolosco, comunque, Vicenza era molto legata all’old school, mentre da quando ho iniziato a ricevere consensi, si è aperta molto alla trap. A livello di nomi: sentirete parlare di tanti ragazzi oltre a me, Nardi e Nashley, che già siamo piuttosto conosciuti.

Domanda (di Sergio di Raphaolic): Ho visto che nel CD sperimenti molto con l’autotune e sei molto aperto alle sonorità R&B, inoltre un titolo come Arte apre alla possibilità di aprirsi a nuove soluzioni musicali: in quali tracce hai sperimentato di più?

Mambolosco: Le tracce più R&B sono No Cap, una delle mie preferite, Lelly Kelly e Sugo, quella con Nashley. Anche La Wave è molto sperimentale, quasi crossover, quasi tendente al rock. Nardi mi ha aiutato tanto in questo processo, consigliandomi magari di inserire un basso più trap o di giocare un po’ con l’autotune.

Domanda: Io sono molto curioso di sentire il pezzo con Shiva e quello con Enzo Dong, visto che entrambi hanno uno stile molto diverso dal tuo. Volevo chiederti come è nata la vostra collaborazione.

Mambolosco: Innanzitutto sono due ragazzi che spaccano di brutto e poi sono amici miei: quindi dovevano essere nel mio disco. Quella con Shiva nasce in studio insieme e si chiama Mac Drive, ha un titolo molto divertente, mentre quella con Enzo Dong è quella che forse ha il beat più hip-hop.

Domanda: Qual è il concept dietro la copertina?

Mambolosco: Abbiamo detto: “Facciamo la cosa più artistica possibile!” e poi ho detto “Facciamolo gocciolare!” e lo abbiamo fatto gocciolare (ndr: tutta la sala ride insieme a Mambo).

Domanda: Visto che di recente, da un paio di mesi, gira la voce che la trap sia morta o comunque sia in discesa, come è successo in America per quanto riguarda alcuni artisti, tu che l’hai portata in modo molto puro in Italia, che sensazioni hai per il tuo disco?

Mambolosco: Prima della trap non c’era niente che appassionasse così tanto i ragazzi. Ora sta a noi farla durare nel tempo! Secondo me comunque per qualche altro anno si parlerà molto di “trap”.

Domanda: Secondo te quali sono le differenze fra il pubblico del rap italiano e quello del rap statunitense.

Mambolosco: Credo che in Italia il pubblico sia più affezionato alle barre, al chiudere le rime, alle metriche serrate. Ci tengo a sottolineare che non è assolutamente un contro, anzi…

Domanda: Come sarebbe stato accolto So Much Fun di Young Thug in Italia? E Arte di Mambolosco in America?

Mambolosco: Il mio disco è molto americano! Uso tanti inglesismi come “disrispetto”, che sul vocabolario non c’è e l’ho preso dal corrispondente americano “disrespect”! Penso che Arte sarebbe stato apprezzato… Young Thug in Italia sarebbe stato un bell’esperimento! Potrebbe avere successo così come non averlo, sarebbe una scommessa!

Domanda: Riguardo la tua collaborazione con Virgin Records, ho letto che non sei molto patito di storia dell’hip hop italiano, ma piuttosto dei classici americani, come Snoop Dogg. Tendenzialmente la Virgin rende il rapper una vera e propria star, basti pensare a Caparezza o a Mondo Marcio… Questo contatto con la major ti ha avvicinato alla storia del rap italiano?

Mambolosco: Ho sempre ascoltato rap americano piuttosto che italiano, ma di recente, anche per curiosità, mi sto guardando intorno…

Domanda: Io vengo da una generazione che è quella della Golden Age, in cui l’America era piena zeppa di rapper. Di recente noto una netta discrepanza fra “nomi grossi” e nuove leve. Pensi che artisti come A$AP Rocky e Kendrick Lamar stiano monopolizzando la scena statunitense?

Mambolosco: Secondo me non è affatto così, ma anzi alcuni newcomer stanno lavorando meglio di tanti rapper affermati. Da noi in Italia l’emergente ha più difficoltà…

Domanda (di Sergio di Raphaolic): Guarda come flexo è andata benissimo, Guarda come flexo 2 ha avuto lo stesso destino e quest’estate Lento ti ha permesso di portare a casa una bella tripletta. Qual è in Arte il prossimo banger di Mambolosco?

Mambolosco: È davvero difficile capirlo, perché il disco spazia dalla trap senza autotune all’R&B di cui parlavamo prima, fino al brano alla Guarda come flexo… Non c’è sicuramente niente di simile a Lento, il pezzo con Boro Boro, anche se da Twerk, la nostra nuova collaborazione mi aspetto un bel riscontro!

Domanda: In questa “Vicenza loca” c’è spazio anche per il calcio?

Mambolosco: Non sono il tipo che va allo stadio e non scriverei l’inno del Vicenza, ma se vince la squadra della mia città sono comunque contento!

Domanda: In Hijo De Puta c’è lo zampino di Ava e Mojobeatz, i beatmakers di fiducia di Capo Plaza. Come mai nel disco non c’è un featuring con Plaza?

Mambolosco: Fondamentalmente perché non glielo ho chiesto, ma dal futuro potete sicuramente aspettarvelo!

Domanda: In No Cap, come in altri brani, parli di stile, di Gucci, di vestiti… Quanto conta lo stile per un rapper italiano?

Mambolosco: Nel tipo di musica che faccio io è fondamentale, conta almeno il 40%!

Domanda: Guarda come flexo è ormai uscita da due anni, come mai hai pubblicato così tardi il disco Arte?

Mambolosco: Diciamo che un anno fa ho pensato per la prima volta al disco… Da lì un po’ alla volta abbiamo lavorato aumentando gradualmente i ritmi di lavoro, giungendo così a questo progetto!!!

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