Futuro – Com’è il nuovo CD di Vanta e Sheffer?

Recensione di Futuro, CD di sette tracce del giovane rapper milanese Vanta, interamente prodotto dal suo beatmaker di fiducia Sheffer, pubblicato il 4 dicembre su Spotify.

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Vanta, l’emergente milanese che ricorda Kanye West:

Vincenzo Castro, in arte Vanta, il cui nome deriva dal vantablack, la sostanza più scura conosciuta dalla scienza, che assorbe più del 99,9% delle radiazioni, è un rapper milanese atipico, del tutto incatalogabile in una scena dove le regole sembrano fin troppo definite.

Il primo video ancora oggi presente sul suo canale YouTube risale al 10 gennaio del 2017 ed è quello di Soldi Veri, seguito immediatamente dai videoclip di Non C’è Amore, Chaos e di quello di una vera e propria hit, che conta ben 21mila visualizzazioni, Giacca Vintage, estratto dal suo album I Colori Del Nero. La particolarità dei brani di Vanta, da quelli appena citati ai più recenti Vblack, Registrazione 57 e Compromesso, è la loro incredibile distanza l’uno dall’altro, dal punto di vista lirico e musicale.

Prevedere che tipo di sonorità userà Vanta in un suo pezzo o quale argomento vorrà affrontare è del tutto impossibile: passa infatti da brani dai suoni aggressivi e duri, come VBlack, autocelebrativi e pieni di punchlines, e altri molto più introspettivi, in cui l’artista si racconta, mostrando sempre diverse sfaccettature della sua personalità, spesso servendosi della tecnica del flusso di coscienza. Canzoni in cui la vena romantica e profonda di Vanta è particolarmente evidente sono, per esempio, la già citata Giacca Vintage, Registrazione57 e Compromesso, realizzata in collaborazione con il talentuoso Oneak.

I testi dell’artista, proprio a causa del suo flusso di coscienza trasparente e spontaneo, sono spesso veicolo di messaggi intimi e ardui da comprendere, a meno che non si studino – o quantomeno si leggano attentamente – le parole che usa. Per la sua particolarissima scrittura e per altri motivi, come la sua voce inconfondibile e l’utilizzo inconsueto dell’autotune, Vanta non è paragonabile a nessun rapper italiano.

Nella scena hip hop attuale, quasi tutti gli artisti hanno un modello di riferimento a cui essere ricondotti: basti pensare a Sfera Ebbasta, voce più iconica del 2018, che ha riproposto, con sonorità fresche e innovative, il mondo fatto di supercar, vestiti firmati e donne facili già descritto dai Club Dogo. In alternativa, basti ascoltare un altro emergente esploso di recente grazie a Real Talk, Il Tre, che per flow e mood delle sue canzoni, non può non ricordare il primo Gemitaiz, ai tempi dei primi tre Quello Che Vi Consiglio.

L’unico rapper con cui Vanta presenta delle somiglianze, non solo per la scelta tematica ma anche per il modo di ragionare, è Kanye West, uno degli autori più folli e rivoluzionari della storia dell’hip hop, autore di ben otto dischi da solista, fra cui pietre miliari del genere come 808 & Heartbraeak, Late Registration, Graduation e My Beautiful Dark Twisted Fantasy. L’influenza di Kanye sull’emergente milanese è evidenissima (non è un segreto che sia il cantante più apprezzato da VBlack), soprattutto nelle tracce più intime, quando Vanta affronta temi a lui molto cari come ego e ansia, mostrandosi, come l’artista americano, spaccone e sicuro di sè, da un lato, e indeciso e vulnerabile, dall’altro.

Futuro, un album coerente e identificativo di Vanta:

Futuro, uscito il 4 dicembre sul canale Spotify del cantante, è un album di sette tracce (numero assai ricorrente anche nella discografia recente di Kanye), per un totale di ventidue minuti, interamente prodotto da Sheffer, beatmaker coetaneo e concittadino di Vanta, che da poco ha pubblicato anche un mixtape da rapper, il Popcorn Mixtape.

La copertina del disco è particolarmente significativa: è un quadrato nero e tenebroso, dalla tonalità “vantablack“, più scura dello stesso sfondo di Spotify, che reca la scritta, in verticale e composta da caratteri metallizzati, “Futuro”. Futuro è un titolo che lascia spazio a una quantità spropositata di interpretazioni, dal semplice pensiero che Vanta possa essere il “futuro” del rap italiano a una più profonda riflessione sul futuro della vita dell’artista o addirittura della civilità umana.

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L’unica certezza che l’ascoltatore può ricavare dal titolo Futuro è riscontrabile ascoltando il disco e accorgendosi che si è di fronte a sonorià del tutto sconosciute e innovative, a cominciare dalle strumentaliSheffer ha veramente confezionato un piccolo capolavoro – e a livello di flow, di ritornelli e soprattutto di setting dell autotune. L’idea di futuro dei due artisti è particolarmente evidente in due scelte, l’una di Sheffer e l’altra di Vanta: quella del producer di affidarsi a suoni sordi e metallici, più vicini alla musica elettronica che al rap più canonico o ai moderni beat trap, e quella del cantante di utilizzare l’autotune come se fosse uno strumento musicale, distorcendo e modificando la sua voce, senza mai risultare fastidioso.

La prima canzone, che introduce all’ascolto il CD, è Geyser, la cui strumentale è costituita da un basso profondo e sordo, accompagnato da suoni sempre diversi, più vicini al mondo metal che a quello hip hop. Vanta, invece, propone barre lente e piene di immagini, in grado di colpire e stupire il pubblico, caratterizzate da un flow costante e ipnotico, che cambia solo con l’avvio della seconda strofa, precisamente con i versi:

V è il bene e il male e il beat che non ti aspettavi

Tidal deve pagare a Kanye un capitale

Non sono mai stato nella Capitale

Nel Medioevo sarei stato da decapitare

Geyser è un traccia esplosiva che convince a livello sonoro e colpisce a livello lirico, mostrando, da un lato, il classico flusso di coscienza che accompagna l’autore nella sua intera produzione musicale, e, dall’altro, introducendo, il tema del futuro nel ritornello: “Tutto mi tocca come un I-Pad, sono nuovo come un I-Mac” e nella quartina conclusiva:

Vantablack, Sheffer, musica 3D, ti diamo il futuro in mano, basta che lo prendi

Le migliori canzoni dai peggiori momenti, vengo dallo spazio ho falsificato i documenti

La seconda traccia di Futuro, secondo lo stesso Sheffer vera hit del progetto, è Ansia ed effettivamente è una di quelle canzoni in cui producer e rapper si sono intesi meglio, dando vita a un ritornello efficacissimo che culmina con una frase iconica: “Forse Dio non vuole che io ce la faccia!”.

Il brano è uno dei più intimi e personali del CD: rende immediata l’immedesimazione dell’ascoltatore con le parole di Vanta, grazie al suo linguaggio vivido e concreto, come nei versi:

Una scesa continua, non si ferma si inclina

La mia guerra emotiva è ciò che mi motiva

che creano empatia con il pubblico, ricordando sensazioni vissute da chiunque, descritte in maniera egregia dall’artista. Tuttavia, nonostante il tema serio e delicato, il rapper non trattiene una marcata e audace ironia, come quando canta “L’ansia con le sue avances, più confuso di un trans!”

Brutto Momento, invece, è un brano la cui strumentale somiglia al ticchettio di un esplosivo in procinto di esplodere, mentre il flow di Vanta per la prima volta nell’album è aggressivo e veloce. Il pezzoè interamente rappato, privo di qualsiasi parte melodica, e mostra com’era la visione del mondo dell’artista nel suo passato, quando evidentemente aveva passato un periodo difficile e triste. In canzoni con questo concept, la tecnica del flusso di coscienza di Vanta è valorizzata al massimo, poiché è come se l’ascoltatore si trovasse catapultato nei pensieri dell’artista, comprendendo a pieno il suo stato d’animo.

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Nel posto è una canzone dalla strumentale ipnotica su cui Vanta scaglia barre autobiografiche e anche autocelebrative, caratterizzate da una vena riflessiva e malinconica, che puntano la lente d’ingrandimento sulla sua crescita e maturazione e sulle sue difficoltà di ogni giorno, economiche (“Scrivere è gratuito, registrare no…”) e sociali (“Non so stare attento a una lezione, perché non so imparare cose che non servono…”).

La quinta traccia, La più bella, invece, è musicalmente la più riuscita dell’intero disco, dalle strofe, caratterizzate da un flow efficacissimo, nelle strofe, e dal ritornello più melodico e pieno di energia di tutto Futuro:

Un battito veloce, mi fumo una canzone, la più bella di tutte non ha melodia

È il mondo che si muove, la folla che si scuote, il suono dei pensieri di periferia

La più bella canzone che parla senza voce, la scena del film che sembra una verità

È un colpo di pistole con il silenziatore contro chi ascolta poco e si dimentica

In questo passaggio le parole di Vanta non sono un semplice testo rap, sono pura poesia e forse questo ritornello è il punto più alto mai toccato dalla sua produzione lirica in assoluto. Quelle del rapper sono parole misteriose, per certi versi incomprensibili, ma ricche di un’energia travolgente e unica, che arriva perfettamente all’ascoltatore, entusiasmandolo e colpendolo.

Luci, immediatamente successiva, è un pezzo aggressivo in cui Vanta si sfoga contro la società e la musica odierna (“La musica è di facile ascolto, perché è diventata un sottofondo…”), su una strumentale stradordinaria di Sheffer, che culmina con suoni affilati nel ritornello a intervallare la voce del rapper.

In particolare, la rima:

Lo stile è carattere, non si compra, te ne devi sbattere della massa:

Tu puoi dire: “Vattene!” alla tua ombra, ma non puoi pretendere che ti passa!

consente di aprire una veloce riflessione sull’unico vero ostacolo che il talentuoso Vblack potrebbe incontrare durante il suo tentativo di imporsi nella scena hip hop italiana, ovvero la difficoltà della sua musica. Quello che il rapper canta in Luci è importante e dimostra tutta la sua determinazione nel volere vincere e affermarsi solo con le sue forze, senza adattarsi alle regole di mercato, ma spesso i suoi testi sono, effettivamente, troppo difficili anche per un ascoltatore più attento alle parole.

Rendere più comprensibile al pubblico la propria produzione lirica senza snaturarsi o perdere la propria originalità è una delle missioni più difficili per uno scrittore, ma è un passaggio necessario per la sua maturazione definitiva, basti pensare alla recente esplosione di Luche grazie ai suoi ultimi due CD: Malammore e Potere, certamente più accessibili dei suoi lavori precedenti e non per questo meno validi, anzi.

Conclusa questa piccola parentesi, si può passare all’ultima traccia di Futuro, Giungla, che forse è anche quello che convince un po’ meno a livello di sound, soprattutto per quanto riguarda il flow del ritornello, mentre a livello di testo è nettamente migliore, evidenziando una precisa evoluzione dello stato d’animo di Vanta dalla prima canzone Geyser. Durante il disco, infatti, l’artista sembra parlare proprio di sè, di un suo periodo non particolarmente fortunato, in Ansia e Brutto momento, e della sua rinascita con conseguente ritrovamento della fiducia in sè stesso, negli ultimi pezzi del progetto.

In particolare, la nuova condizione di Vanta è evidente nel passo in cui rappa:

Te lo giuro fratello sento la testa nuova […]

V è speciale, V ha la fame di una nazionale, sono razionale, sto per decollare!

In conclusione, Futuro è un progetto che non ha nulla da invidiare a dischi di rapper più famosi del duo Vanta/Sheffer, convincentissimo a livello sonoro, con un concept ben definito, un tipo di suono innovativo e coerente per tutte le sette canzoni e delle ottime scelte vocali da parte del rapper di Milano.

Dal punto di vista testuale, il disco è un viaggio nei pensieri di Vanta, il che può entuasiasmare o non essere apprezzato a seconda dell’ascoltatore, tuttavia è difficile non farsi toccare da brani come Brutto Momento o La più bella, scritti in maniera veramente eccezionale. L’unico consiglio che si potrebbe veramente dare a VBlack è, in determinate canzoni, di rendere i suoi versi più accessibili a tutti, conservando in altri pezzi la sua penna travolgente e criptica, per equilibrare il suo prossimo lavoro. Nonostante questo, Futuro è senza alcun dubbio uno dei progetti migliori realizzati da emergenti nel 2018 e Vanta e Sheffer sono, di conseguenza due giovani promesse del rap italiano.

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