Playlist di Salmo – La recensione del disco più folle del 2018

Recensione di Playlist, quinto e forse ultimo album di Salmo, pubblicato il 9 novembre 2018 per Sony Music Italia e Machete Empire Records e anticipato dai singoli Perdonami e 90MIN. Il CD, a solo una settimana di distanza dalla sua pubblicazione, è primo in classifica e sta frantumando tutti i record italiani, stabiliti da Rockstar di Sfera Ebbasta.

Salmo, un artista visionario e fuori dagli schemi:

Salmo, all’anagrafe Maurizio Pisciottu, olbiese classe 1984, oltre a essere, per tecnica e rime, uno dei migliori artisti della storia del rap italiano, è anche una delle personalità più importanti della scena. Senza citare la sua indiscussa abilità al microfono – le sue esibizioni live sono considerate senza dubbio le più spettacolari ed emozionanti – e la sua penna, basterebbe raccontare che Salmo è un artista a 360 gradi: è un beatmaker, suona benissimo chitarra e batteria, spesso si occupa di videomaking (ha girato il video di Sabato di Jovanotti) e di progetti discografici, avendo conseguito un successo mai visto prima con la sua etichetta discografica Machete Empire Records.

La sua carriera è stata tanto breve (solo sette anni di album in studio) quanto significativa per una scena hip hop che il rapper di Olbia stesso ha rivoluzionato e sconvolto, contaminando il suo rap, prima, con elementi aggressivi, tipici del mondo hardcore, o elettronici, del mondo drum and bass, come la famosa dubstep, e, successivamente, in dischi come Midnite e Hellvisback, suoni più puliti, sempre volti a mischiare rap e rock. Prima di questi due dischi, il rapper ne aveva pubblicati altri due, The Island Chainsaw Massacre e Death USB, che lo avevano reso una delle personalità più in vista della scena hip hop italiana, oltre ad aver preso parte da protagonista ai tre Machete Mixtape, realizzati con la sua crew, composta da artisti di spessore come Nitro, Slait, En?gma (dal 2016 fuori dal collettivo), Jack The Smoker, Dani Faiv, Hell Raton, Low Kidd e Lazza.

Playlist, quinto e ultimo CD di Salmo, è stato anticipato da due singoli, completamente diversi l’uno dall’altro, Perdonami e 90MIN, che lasciavano intendere quale sarebbe stato il concept del disco, di cui si parlerà dopo. Perdonami, infatti, è un tipico brano trap, prodotto dal talento classe 2001 ThaSupreme e orientato sul più classico degli xilofoni “happy trap”, sulla cui melodia l’autore di Hellvisback ha sputato barre severe contro i colleghi più giovani, come:

I rapper di ora si vestono male (yeah)
E cantano male (yeah)
E più fanno schifo, più sale la fama (yeah)
Ti sembra normale? (ah)

oppure:

Ho un flow da karate, ti levo i carati dai denti (ah)
Uno schiaffo e ti svegli

A livello sonoro, nel pezzo, Salmo si adattava solo in parte alle tendenze trap, scartando l’autotune e servendosi invece del cosiddetto “ayy flow”, che consiste nella ripetizione di sporche (versi come “ehy“, “yah“, “uh“, “huh“) al termine dei versi delle strofe e che caratterizza molte altre canzoni del CD. Inoltre, il rapper olbiese, a differenza dei giovani colleghi che di solito cantano su beat di questo tipo, come Sfera Ebbasta, la Dark Polo Gang o lo stesso Lazza che è nella sua stessa crew, scrive un testo intelligente e sagace, che, da un lato, diverte con le sue punchlines e con le sue rime intrecciate – nel ritornello del brano è addirittura presente un chiasmo – e, dall’altro, stimola l’ascoltatore, proponendogli spunti di riflessione a partire dai suoi versi.

90MIN, al contrario, è un brano molto più vicino a suoni hardcore piuttosto che trap. La sua strumentale, composta da “Neff-U” Theron Feemster, producer che ha collaborato, fra i tanti, con artisti come Jay-Z, Eminem e The Game, trascina l’ascoltatore in un universo sonoro completamente nuovo, articolandosi su un esplosivo riff di basso elettrico. Il testo della canzone, poi, è senza dubbio uno dei più ragionati mai scritti da Salmo e descrive, in maniera ironica nella prima e nella terza strofa, in termini più seri nella seconda, l’Italiano medio e la politica italiana del 2018.

Il cittadino italiano, in 90MIN, appare come un’autentica caricatura, ossessionato dal calcio, dai Mondiali e dalla Chiesa, oltre che completamente ignorante, al punto da sapersi esprimersi solo in dialetto. Il rapper sardo, dunque, fra citazioni a Fantozzi, al cantautore Giorgio Gaber – in particolare alla canzone La Razza In Estinzione – e al rapper americano Childish Gambino, racconta gli Italiani in chiave satirica, per poi passare, con toni radicalmente diversi e più severi, all’attacco al vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, segretario del partito “Lega Nord”

Salmo accusa Salvini, prima, di aver minacciato di togliere la scorta allo scrittore Roberto Saviano per semplici rivalità politiche e, nei versi successivi, di voler chiudere i porti alle navi ONG, contrapponendo la chiusura di tali porti all’apertura dei conti bancari da cui la Lega Nord, fra il 2008 e il 2010, è accusata di avere sottratto 49 milioni di euro. Senza addentrarsi in questioni politiche che non competono a un portale di informazione sulla musica, è impossibile fare a meno di evidenziare il coraggio, la raffinatezza e l’eleganza con cui l’autore di Playlist affronta il tema, assai delicato e cruciale, che molti suoi colleghi eviterebbero di trattare nella maniera più assoluta. In particolare, una quartina come:

Ehi, ehi, questa è l’Italia, è una mente contorta
Chiudi la bocca o ti levo la scorta
Informazione, sai, qui non informa
I razzisti che ascoltano hip hop, qualcosa non torna!

è ricercata e al contempo aggressiva, oltre a trasmettere un messaggio importantissimo per la cultura hip hop e a citare le minacce di Salvini a Saviano e il problema delle “fake news”.

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La copertina del singolo 90MIN, realizzata dal grafico Moab Villain.

La campagna promozionale più riuscita del rap italiano:

A quasi un anno di distanza di pubblicazione, Perdonami e 90MIN sono stati due successi, la prima, battendo il record del 2017, di Ghali, di streaming di una traccia su Spotify, la seconda, stabilendo nuovamente il record per un brano da solista, superando addirittura un milione di ascolti in un giorno. I due successi, tuttavia, hanno soltanto accompagnato la campagna pubblicitaria più folle e ben pensata della storia del rap italiano, che si è articolata in varie tappe.

Per iniziare, Salmo ha deciso di creare un’aspettativa senza precedenti sul suo disco, non solo pubblicandolo due anni e mezzo dopo Hellvisback, ma anche annunciandone l’enigmatico titolo, Playlist, cinque mesi prima della sua uscita, a Giugno del 2018. Quando ormai la pubblicazione era prossima, ad Agosto, l’importante annuncio: nell’album ci sarebbero stati cinque featuring segreti, che non sarebbero stati svelati fino alla data d’uscita della tracklist, svelata solo a Ottobre, dopo aver reso disponibile 90MIN.

Poi, la rivelazione dell’enigmatica copertina, che riprende un concept usato da Kanye West per il CD Yeezus e un suo ritratto fatto da un bambino nel 2015. La cover dell’album più atteso, forse, della storia del rap italiano, è un pezzo di carta sporco e rovinato, su cui è disegnata, in maniera deforme e grottesca, la faccia dell’autore di Midnite. Dopo copertine splendide come quella di The Island Of Chainshaw Massacre, in pieno stile horror, o quella di Hellvisback, pulita e quanto mai curata nel dettaglio dal fidato grafico Moab Villain, quella di Playlist è antiestetica e paradossale, per non parlare del titolo dell’album, quasi dadaista.

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I due episodi più clamorosi del campagna promozionale di Playlist, però, sono stati due: quando Salmo, travestito da senza-tetto, ha cantato, in giro per il centro di Milano, in anteprima assoluta Ho paura di uscire e Ricchi e Morti e quando, in maniera del tutto inaspettata, è diventato il primo artista musicale di sempre a possedere un canale dedicato sul sito Pornhub, la più seguita piattaforma di video erotici del mondo. Su Pornhub, il rapper olbiese ha pubblicato un ironico teaser del suo album, in cui un ragazzo, per stimolare la fantasia durante l’atto autoerotico, invece di guardare video hard, ascolta Ho paura di uscire.

Playlist, dunque, è stato pubblicato dopo una campagna pubblicitaria fortunatissima, capace di renderlo uno dei prodotti più attesi della storia del genere e di conseguenza un disco da record. In sole ventiquattro ore, infatti, il CD di Salmo ha totalizzato 9.956.884 ascolti sulle piattaforme di streaming, superando di quattro milioni l’ex primato di Rockstar di Sfera Ebbasta, portando ben otto tracce del disco nella Global Chart mondiale. Numeri eccezionali, senza nessun dubbio, ma, a livello qualitativo, Playlist effettivamente convince?

La risposta è sì: Playlist è un disco di livello, sicuramente uno dei cinque migliori progetti del 2018, straordinario a livello musicale e ottimo anche per quanto riguarda i testi, come già lasciavano intuire i singoli di lancio.

Playlist, un “non disco” folle, ma in piena linea con lo stile di Salmo:

La caratteristica principale del CD di Salmo è quella di non essere un album in senso stretto, ma, come suggerisce il suo titolo, una playlist, una raccolta di canzoni che non hanno alcun legame fra loro. Tramite questo espediente, Salmo ha potuto, da un lato, portare avanti una riflessione sul futuro della musica, mettendo in discussione il concetto di “album” e, dall’altro, realizzare un disco completamente fuori dagli schemi, quasi incoerente, musicalmente e tematicamente, che passa improvvisamente da brani hardcore come PXM a brani trap come Cabriolet con Sfera Ebbasta, passando per il Boom Bap di Stai Zitto con Fabri Fibra, per la Techno Rap di Ho paura di uscire e, addirittura, per una canzone d’amore, Il cielo nella stanza, con la cantante R&B Nstasia.

Il fatto che il CD appaia come una raccolta di canzoni sconnesse non disturba nè condiziona l’ascoltatore, che anzi accoglie la proposta del rapper come una trovata geniale, non scomponendosi neanche quando un brano dolce come Il cielo nella stanza è immediatamente seguito, nella tracklist, da Tiè, un inserito musicale aggressivo e d’impatto di un minuto e mezzo, privo di componente vocale: batteria e basso elettrico. Paradossalmente, dunque, la mancanza di un nesso fra le tracce di Playlist rappresenta, in quanto concept del disco, una forma di coerenza: i pezzi sono collegati proprio perché non sono collegati fra loro!

Al di là del suo concept, a livello musicale, Playlist è un CD eccellente: merito in gran parte dello stesso Salmo, unico producer delle tracce Stai Zitto, Ricchi e Morti, Ho paura di uscire, PXM e Tiè, e dei beatmakers che lo hanno accompagnato (Charlie Charles in Cabriolet o 2nd Roof in Il cielo nella stanza) o sostituito, come Stabber in Dispovery Channel o Tha Supreme in Perdonami.

Le strumentali, tutte diverse e tendenti ai generi musicali più disparati, sono impeccabili e godibilissime, dagli straordinari drop techno di Ho paura di uscire all’atmosfera messicana di Sparare alla luna, passando per gli 808 trap di Cabriolet e Perdonami e per l’aggressività di PXM e Stai Zitto. Tuttavia, il vero capolavoro di Playlist è la base di Lunedì, composta da Salmo, il duo Frenetik & Orang3, Lazza e ispirata a Everybody dies in their nightmers di XXXTenctacion, capace di trascinare l’ascoltatore in una dimensione terribilmente malinconica e al contempo calma e rilassante.

L’unico beat che non convince del tutto è quello di Dispovery Channel, prodotto da Stabber, storico collaboratore di Salmo, dal timbro sonoro estremamente riconoscibile dalla sua esplosività: non a caso è, tendenzialmente, molto apprezzato o non gradito affatto.

A livello di flow, è difficile trovare un rapper più completo di Salmo, in grado di alternare ritmiche struggenti come quella di Lunedì, dolci come in Il cielo nella stanza, incalzanti come in Sparare alla luna, aggressive come nella strofa di Cabriolet, come in PXM e in Stai Zitto o spezzate come in Ho paura di uscire. La vera sorpresa di Playlist, in realtà, è quanto Salmo sia migliorato nel canto, fondamentale evidente in ritornelli come quelli di 90MIN, Il cielo nella stanza e soprattutto Cabriolet.

Metricamente, il rapper olbiese conferma le doti già viste e acclamate in Hellvisback e anche in featuring come MOB o Papparapa’, sfruttando la sua grande abilità con le rime per la realizzazione di figure retoriche di suono. Esempi di metriche fuori dal comune sono le strofe di Stai Zitto, con il prepotente inizio:

Le Bon al mic, faccio una strage tipo Terzo Reich, scherzo dai
Piacere, Felice, bro, Felice Mai
Sulla cresta dell’onda, mare Hokusai, Cobra Kai
Veterano, io l’ultimo samurai
Voi non siete milionari, non siete Gerry Scotti
Non siete Travis Scott, sembrate tre bis-cotti

e quelle di Sparare alla luna, costruite principalmente su rime doppie e assonanze:

Patto di sangre, scambio di merce, pessima idea
Piatto che piange, la fortuna cieca è una pessima dea
Uomo a terra come in trincea, come in moschea
Sono io l’infiltrato, il boss della DEA

Per quanto riguarda i contenuti, Playlist è un album piuttosto vario, che presenta forti analogie di struttura con Midnite, terzo CD di Salmo, del 2013, in cui la penna del rapper aveva, tuttavia, un timbro più violento e meno ironico. In entrambi i dischi, infatti, è presente una canzone d’amore, Faraway in Midnite e Il cielo nella stanza in Playlist, uno storytelling, rispettivamente Ordinaria Follia e Sparare alla luna, un brano emozionante e introspettivo, S.A.L.M.O. e Lunedì, un pezzo sulla musica italiana, Russel Crowe, con la sua riflessione sui Talent Show, e Perdonami, e un puro esercizio di stile, Killer Game con Gemitaiz e Madman e Stai Zitto con Fabri Fibra.

La differenza sostanziale, come detto, fra i primi album di Salmo e Playlist, sta in gran parte nell’assenza, nel nuovo CD, di quella componente hardcore che il rapper aveva ereditato dal Truceklan, sostituita dalla tendenza, odierna, del’artista a parodiare, irridere e ridicolizzare l’oggetto della sua critica, spingendo così l’ascoltatore a riflettere su una determinata tematica.

In Playlist, il lato ironico e provocatorio di Salmo, oltre che in 90MIN, è riscontrabile in tracce come PXM, Stai Zitto e soprattutto Ricchi e Morti, parodia del classico vip italiano (a dire la verità molti rapper, da Sfera Ebbasta a Guè Pequeno si ritroverebbero nella prima strofa del pezzo) con tre pensieri in testa: lusso, donne e pallone. Il CD, inoltre, è forse quello più coraggioso del rapper di Machete: adotta infatti la strategia di comunicazione del celebre Mr. Simpatia di Fabri Fibra e in generale della discografia di Eminem, ovvero attaccare, senza alcun tipo di censure, personaggi noti, alcuni per ragioni più sentite dall’artista e altri per il semplice gusto di provocare e creare polemiche.

Per questo motivo, in Playlist, Salmo non risparmia nessuno: da Salvini, di cui si è già sufficentemente scritto, a Brumotti, definito “infame”, passando per il “bambino idiota” Lil Xan, Lapo Elkann, Gianluca Vacchi, Beppe Grillo e Asia Argento, a cui il rapper, in PXM, dedica la rima più scorretta del 2018:

Se penso ad Asia Argento sono ricco dentro,

Perché neanche se mi paga glielo ficco dentro!

e Marco Borriello, ribattezzato “Sborriello” in Ricchi e Morti.

Parallelamente al lato “sociale” di Playlist, Salmo sceglie, al contrario di quanto aveva fatto in Hellvisback, di mettersi a nudo nei testi di Il cielo nella stanza, dedicata alla sua fidanzata Greta Menardo, e di Lunedì, definita dai suoi storici colleghi e amici Gemitaiz e Madman la sua canzone migliore di sempre in assoluto.

Le due tematiche più ricorrenti di Playlist, ma certamente non le uniche, sono il rapporto dell’uomo con il denaro, discusso sopratutto in Ricchi e Morti e Dispovery Channel con Nitro, autore di una strofa eccezionale, e la solitudine di Salmo, espressa in versi sibillini in Ho paura di uscire, Ora che fai? ed esternata completamente in Lunedì.

In questo disco come nei precedenti, la penna di Salmo è particolarmente attenta alle punchlines da utilizzare nelle canzoni, come per esempio la rima, in Stai Zitto:

La musica è una troia, do due colpi e vengo al dunque

o alle citazioni, come quella, nello stesso pezzo, al defunto Primo Brown o quella a Lobo di Noyz Narcos, “Questi ragazzi andranno in cielo in jet, se Dio lo vuole!” in Sparare alla luna.

Il disco, al di là dei numeri straordinari, è stato accolto in maniera piuttosto fortunata anche dai recensori. Tuttavia, neanche un CD così completo è riuscito a evitare giudizi negativi. Sono due, infatti, le critiche più frequentemente mosse a Playlist: di essere, rispetto ai quattro dischi precedenti, povero di contenuti e di includere una traccia con Sfera Ebbasta, rapper che, con lo stile di Salmo. ha poco o nulla a vedere.

Per quanto riguarda la prima delle due critiche, è piuttosto facile da confutare, anche semplicemente analizzando Hellvisback ultimo album di Salmo prima di Playlist, che, escluse 1984, Il Messia e Black Widow, puntava molto di più su suoni, flow, metriche e rime ad effetto, piuttosto che effettivi contenuti e quasi lo stesso si può dire di Death USB, che di profondo aveva veramente poco.

I due CD di Salmo veramente ben scritti  a livello tematico, sono The Island Of Chainsaw Massacre e Midnite, rispettivamente del 2011 e del 2013, che, tuttavia, non sono affatto così superiori a Playlist. Ciò che nel nuovo progetto, rispetto ai quattro album che lo hanno preceduto, sembra mancare è l’immersione dell’ascoltatore in quel mondo di riferimenti a film, libri e eventi storici, che aveva sempre contraddistinto i versi di Salmo prima d’ora. Ciò nonostante, in Playlist, tale aspetto, affascinante e mai banale negli scorsi lavori, è sostituito da un’attenzione molto maggiore alla realtà di tutti i giorni, che permette al rapper olbiese di diffondere in maniera più chiara e concreta i suoi messaggi.

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La seconda critica, invece, è del tutto giustificatanonostante Cabriolet, brano incriminato, sia una vera e propria hit e, a cinque giorni dall’uscita del disco, sia ancora prima in classifica e sia stata ascoltata quasi cinque milioni di volte, solo su Spotify.

Infatti, il brano funziona soltanto a livello musicale, in gran parte grazie alla strumentale straordinaria composta dall’artista insieme a Charlie Charles e al meraviglioso ritornello cantato. Se però si analizzano le strofe, si nota una fortissima differenza, a tratti fastidiosa, fra la strofa di Salmo, cruda e aggressiva, e quella di Sfera, leggera e melodica. Dunque, i due rapper, per realizzare Cabriolet, non hanno minimamente voluto trovare uno stile comune e sembra quasi che le due parti appartengano a canzoni diverse.

Al di là di questo, inoltre, Salmo aveva, in più occasioni, prima di Playlist e nell’album stesso, punzecchiato i rapper della nuova scuola, sbeffeggiando alcune loro caratteristiche, come i denti d’oro, l’autotune, la codeina e l’ossessione per il lusso e per i capi d’abbigliamento firmati e stravaganti, elementi distintivi del personaggio di Sfera Ebbasta. Quindi, la scelta di inserire una strofa dell’autore di XDVR nel suo disco è sembrata piuttosto incoerente al pubblico dell’olbiese e, effettivamente, la critica è più che legittima: perché far partecipare al proprio CD un artista che è l’emblema di ciò che si attacca nelle canzoni?

Tralasciando questo interrogativo che, inevitabilmente, macchia la prestazione da fuoriclasse di Salmo, Playlist è innegabilmente un grande disco, a livello sonoro uno dei più completi e sperimentali della storia del rap italiano, curato da un artista tecnicamente fenomenale, che è ancora una volta riuscito a far evolvere la sua musica, in termini di musica e contenuti. Inoltre, il rapper, nel CD, affronta temi politici in maniera coraggiosa, temi sociali-filosofici come il rapporto uomo-denaro e mostra, come mai prima d’ora, i lati più vulnerabili e intimi della sua persona, dando vita a un album tanto vario quanto ben scritto.

Per stabilire, poi, se Playlist sia il miglior disco di Salmo, servirebbe un altro articolo, atto a ben altre riflessioni sull’evoluzione della sua musica. Una cosa è certa: il disco non ha deluso le aspettative di pubblico e critica.
Come si è già più volte detto per quanto riguarda Enemy di Noyz Narcos, ascoltare dall’artista di casa Machete che Playlist potrebbe essere il suo ultimo album, non può che provocare enorme dispiacere a qualsiasi ascoltatore di rap italiano. Tuttavia, il pubblico è fiducioso che questo non sarà l’ultimo atto della carriera leggendaria di Salmo, ma, anzi, che presto si potrà ascoltare nuova musica Salmo, insieme a Nitro, Hell Ratòn e tutti i suoi compagni di crew, nel quarto Machete Mixtape.

4 pensieri riguardo “Playlist di Salmo – La recensione del disco più folle del 2018

  1. Maria cristina Marsella settembre 3, 2019 — 14:20

    Non ci sono commenti
    Questo tipo di protesta distrugge la prospettiva di un futuro per i ns ragazzi.
    Abbiamo bisogno di chi la restituisca….
    La guerra dei nostri nonni ha fatto meno danni di quanto ne state facendo voi…..siete gas tossici per le nuove generazioni…

    "Mi piace"

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