Supereroe – Il miglior disco di Emis Killa?

Nel corso della sua carriera solista, Emis Killa ha realizzato quattro album: L’erba cattiva, Mercurio, Terza Stagione e Supereroe. Quest’ultimo, uscito il 12 ottobre 2018 per la Carosello Records, è un disco validissimo a livello musicale e testuale. La domandaposta dall’articolo, tuttavia, è: “Supereroe, Cd di indubbia qualità, può competere con L’erba cattiva e Terza Stagione, vere e proprie colonne portanti del rap italiano?”

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Emis Killa, uno dei rapper più attivi della scena rap italiana:

Emiliano Rudolf Giambelli, in arte Emis Killa, è uno dei rapper più importanti del panorama hip hop ed è stato, insieme ad altri artisti della sua generazione e di quella precedente (Fedez, Marracash, Fabri Fibra e i Club Dogo su tutti), uno dei grandi fautori della decisiva “commercializzazione” del genere nel nostro paese, grazie a singoli passati alla storia per il loro successo, come Parole di Ghiaccio, Maracanà e la recente Rollercoaster.

Al di là dei singoli sopracitati, caratterizzati da ritornelli pop e tematiche non proprio tipiche dell’immaginario rap, si erge la carriera di un artista completo, capace di spaziare da brani introspettivi e malinconici, come L’Erba Cattiva o Essere Umano, ad altri aggressivi e ricchi di punchlines, come Sulla Luna, Quello di Prima o Dal Basso, a cui si ispirano tutti i rapper della nuova scuola, fino alle canzoni d’amore (Soli, Scordarmi Chi Ero e Fuoco e Benzina) e ad alcuni dei pezzi storytelling più emozionanti della musica italiana: si ascoltino Romanzo Criminale, La Bara Più Grande Del Mondo, Jack e 3 Messaggi in Segreteria. Inoltre, Killa è anche uno dei talenti più cristallini del freestyle italiano, paragonabile forse solo a Ensi e Shade, nonché uno degli artisti più trasparenti d’Italia e un lungimirante uomo d’affari, capace di alternare costantemente al brano conscious la hit da 20-30 milioni di visualizzazioni.

I due aspetti della musica di Emis Killa, che lo hanno reso diverso dal resto dei rapper italiani – e spesso migliore di loro – è stata la varietà di argomenti delle sue canzoni e soprattutto la sua chiarezza espositiva. Infatti, Emis Killa ha saputo trattare, pur mantenendo uno stile coerente e in linea con il suo modo di pensare, una ragguardevole quantità di argomenti e di tematiche, al contrario di moltissimi rapper italiani, i cui dischi sembrano esageratamente monotoni e superficiali. Per proporre un esempio pratico, basti pensare a canzoni come Jack e Linda, che raccontano in due modi opposti le dipendenze da alcol e cocaina, come Lettera Dall’Inferno, un vera e propria lettera di sfogo con cui l’artista si rivolge a Dio, o ancora come la recente Donald Trump, in cui ironicamente punzecchia il mondo della musica italiana, dalle emittenti radiofoniche ai cantanti pop , fino agli speaker insopportabili e ai giornalisti che di rap non sanno veramente nulla.

Per proporre una quantità simile di temi e di stili diversi, l’autore di Rollercoaster ha avuto la necessità di pubblicare, in quasi dieci anni di carriera, quattro mixtape, Keta Music Vol. 1 e Vol. 2Champagne e Spine e The Flow Cocker, l’EP Il Peggiore e quattro album, L’Erba Cattiva, Mercurio, Terza Stagione e Supereroe, uscito appena una settimana fa, il 12 ottobre a mezzanotte. Una domanda che, al conseguimento del quarto disco da solista di un rapper, è normale porsi riguardo la sua carriera è la seguente: “Qual è il suo miglior album?”. In questo articolo si tenterà di trovarle una risposta.

L’Erba Cattiva, un album di rottura, spontaneo e rivoluzionario:

È il 24 gennaio del 2012 e da qualche anno il rap sta diventando un fenomeno nazionale, grazie a colossi della scena come Fabri Fibra e Marracash, che avevano ottenuto un successo senza precedenti grazie alle hit Tranne Te e Badabum Cha Cha, rispettivamente nel 2010 e nel 2008. Oltre a loro, i rapper sulla cresta dell’onda sono i Club Dogo, a Milano, e Noyz Narcos, a Roma, legato tuttavia a un contesto molto più old-school di quella dei suoi colleghi milanesi.

Comunque, tutti gli artisti sopracitati hanno da poco superato i trent’anni e, come è normale che sia, stanno assistendo al fiorire di una nuova generazione hip hop, una delle più promettenti in assoluto: dall’olbiese Salmo, che di lì a poco avrebbe fondato la Machete, al romano Gemitaiz, il ragazzo dai mille mixtape, fino ai campioni di freestyle Emis Killa, Clementino e a rapper molto attivi su temi sociali, come Fedez e Mezzosangue.

Uno degli album più rappresentativi di quel periodo musicale, pubblicato, appunto, il 24 gennaio 2012 dalla Carosello Records, è L’erba cattiva di Emis Killa, realizzato dal giovane rapper di Vimercate insieme al produttore storico dei Sottotono, di Fabri Fibra e di Nesli: Big Fish. Il disco, che nella versione originale include 13 tracce, viene anticipato da due brani, un intro tutta punchlines e rime serratissime, Sulla Luna, e Cashwoman, che inizia a essere passata anche da qualche emittente radiofonica, garantendo una discreta pubblicià all’autore di Linda.

Comunque, L’erba cattiva, oltre a essere un successo discografico senza precedenti – basti pensare che una canzone come Parole di Ghiaccio conta più di quaranta milioni di visualizzazioni su YouTube – è, piaccia o non piaccia, un autentico capolavoro. Dall’intro, Sulla Luna, all’ultima del Cd, la toccante Tutto Quello Che Ho, dedicata ai suoi genitori, le tredici tracce convincono, non lasciando spazio a esercizi di stile, ma raccontando tutte quante episodi o momenti della vita del cantante. In canzoni come Parole di Ghiaccio o Nei Guai, Emis Killa approfondisce gli aspetti più romantici della sua vita e in Cashwoman racconta delle numerose scalatrici sociali che popolano a Milano, mentre in brani come Ognuno per sè e Nice Pic esplora il lato più nostalgico della sua personalità, che verrà esaltato nei dischi successivi, e ancora la title track L’Erba Cattiva e Giusto o Sbagliato quello più malinconico.

Il disco da debuttante di Emis Killa ha diversi punti di forza: su tutti l’intesa fra il rapper e Big Fish, che spazia da produzioni old school come Sulla Luna e Come Un Pitbull – in realtà composta da Don Joe – ad altre in pieno stile Boom Bap, come Cocktailz e Il Mondo dei grandi, liricamente, forse, la canzone più bella del Cd, grazie a una delle migliori strofe di Marracash. La vera rivoluzione di Big Fish, tuttavia, è la sua capacità di esaltare, oltre che le strofe, siano esplosive o malinconiche, i ritornelli del rapper, tutti cantati e coinvolgentissimi, capaci di trasmettere, come in Giusto o sbagliato o L’Erba Cattiva, messaggi seri e impegnativi con la leggerezza di una canzone pop.

Il rapper, nonostante gli argomenti profondi e spesso cupi dell’album, dosa la giusta tecnica anche nelle strofe più riflessive: basti pensare alle rime iniziali della terza strofa di Parole di Ghiaccio, per fare un esempio noto davvero a qualunque ascoltatore di rap italiano.

Sì, I discorsi freddi che fai
Si scioglierebbero nel calore di un abbraccio, lo sai
E noi, fino a poco fa ci credevamo grandi ma mo
Siamo esposti ai bei ricordi mentre grandinano
E finché dura mi accontento
Quando un cielo è bello arriva il culmine è seguito dal maltempo
E così è stato, è stato un colpo di fulmine ma adesso dai tuoi occhi sta piovendo

L’erba cattiva, inoltre, ospita tre featuring di portata colossale, per un ragazzo di appena 22 anni, Guè Pequeno in Ognuno Per Sè, Fabri Fibra in Dietrofront e Marracash in Il mondo dei grandi. Quest’ultimo, però, è l’unico che riesce a tenere il passo di Killa, nel Cd, forse anche superandolo, mentre gli altri due rapper si fanno del tutto oscurare dalle strofe del talento di Vimercate. Molto più a loro agio, invece, appaiono Duellz e Giso, collaboratori talmente storici di Emis Killa che Giso, prima del 2018 e di Supereroe, aveva partecipato, da voce ospite, a tutti gli altri suoi lavori, che si trattasse di Mixtape, EP o album in studio.

Un’ultima menzione va spesa per la Gold Edition del disco, che aggiunge a L’erba cattiva quattro brani che lo rendono un progetto ancora più corposo e di qualità: due canzoni interamente rappate su strumentali dubstep, E’ meglio così e Chissà Se, una collaborazione di livello altissimo con Bassi Maestro, Più rispetto, e soprattutto il notissimo singolo Il King, dedicato dal rapper a suo padre, venuto a mancare nel 2010, emozionante e sincero, come tutto il resto del disco.

Mercurio, flop o disco non compreso dal pubblico?

Un anno e mezzo dopo l’uscita di L’erba cattiva, Emis Killa è il rapper più famoso d’Italia, posizione contesagli solo dall’ex collega Fedez, sulla cresta dell’onda grazie al Cd Sig. Brainwash – L’arte di accontentare. Tuttavia, Killa gode di un rispetto di gran lunga maggiore da parte della scena rispetto a Fedez, come dimostrano i numerosi featuring a cui è chiamato: su tutti Sul Tetto Del Mondo con Guè Pequeno, Brutte abitudini con Jake La Furia e Tra le stelle con Mondo Marcio.

Intanto, il disco d’esordio dell’autore di Parole di Ghiaccio è certificato prima disco d’oro e poi disco di platino, proiettando il rapper verso una carriera di successi ed enormi soddisfazioni. Il secondo album di Emis Killa, uscito il 22 ottobre del 2013 è Mercurio, un disco assai controverso, fortunatissimo a livello di vendite (disco di platino ottenuto in pochissimo tempo), ma ritenuto quasi da tutti i critici il peggior progetto solista del cantante.

Mercurio è effettivamente il peggior album di Emis Killa, ma non è, al contrario di come tanti pensano, un brutto Cd: è un disco di media qualità che, rapportato agli altri tre lavori del rapper, perde il confronto in maniera netta ed evidente. I difetti di Mercurio sono sostanzialmente strutturali, risultato della probabile pressione generatasi intorno all’artista e alla necessità di replicare il successo di L’erba cattiva.

Se l’album d’esordio di Killa era stato anticipato da Sulla Luna e Cashwoman, che avevano divertito e infiammato gli ascoltatori, Mercurio viene invece presentato da un singolo, Wow, che ai tempi si rivelò un disastro e oggi sarebbe considerato una hit nazionale. I fan, che avevano tanto apprezzato le note Old School e i testi profondi di L’erba cattiva, si trovano davanti un brano autocelebrativo, costruito su una base elettro-trap di PK, che parla di donne, lusso, sneakers e orologi costosi. Barre come:

Ho talmente swag che se si va da qualche parte
Non sai se guardare il panorama o le mie scarpe

Ho un orologio che sbrilluccica a tal punto che
Non vedo nemmeno che
Cazzo di ora è

Forse non sono bello come Raoul Bova
Ma la mia tipa nuova sembra la Seredova

potrebbero tranquillamente essere usate da Sfera Ebbasta, Capo Plaza, Vegas Jones o qualunque altro rapper dell’attuale nuova scuola. Purtroppo per Killa, Wow è stata pubblicata con cinque-sei anni di anticipo, ma in compenso Lettera Dall’Inferno, secondo singolo di lancio del nuovo Cd, è uno dei brani più emozionanti e particolari della sua interra carriera. La canzone è una vera e propria lettera a Dio, a cui il rapper rivolge una serie di domande e accuse, con tono di rabbia e di profonda sofferenza, al termine di cui sentenzia:

Non prego quando pranzo e non ti ringrazio
Il pane a tavola ce l’ho perché mi alzo, e mi faccio il mazzo

Comunque, Mercurio è un disco completamente diverso dal suo precedente, per alcuni versi diametralmente opposto: abbandona i suoni Old School e le ritmiche Boom Bap in favore di suoni elettronici e ritmiche complesse che non convincono del tutto, specialmente nelle canzoni in cui il flow è aggressivo e il ritmo incalzante, come Blocco boyz, MB45 e Wow.

Guardando l’altra faccia della medaglia, tuttavia, l’abbandono di determinate sonorità permette a Killa di sperimentare ed esplorare nuovi stili musicali, evidenziando una sua predisposizione per i brani più lenti e calmi, in cui si fa accompagnare da un pianoforte e una batteria molto compassata, come nelle splendide Essere Umano con Skin, Mercurio e Soli (Assieme), forse una delle sue migliori canzoni d’amore in assoluto.

Le altre due tracce romantiche del Cd sono altrettanto valide, il successo nazionale Scordarmi Chi Ero e la meno conosciuta Gli stessi di sempre sono altrettanto belle non solo a livello ritmico, ma soprattutto per i loro testi emozionanti, dolci ed estremamente coinvolgenti. In pezzi come questi, come La Testa Vuota – in cui è presente un apprezzabilissimo ritornello di Max Pezzali degli 883 – e come Lettera dall’inferno, è possibile ritrovarsi in prima persona, da un lato, e, dall’altro, comprendere meglio la personalità, profonda, riflessiva, ma anche aggressiva e irriverente, di Emis Killa. Nello specifico, questi ultimi aspetti del suo carattere, insieme alla sua indiscutibile tecnica, vengono fuori in due brani, ricchi di punchlines e dalle strumentali più canoniche, Straight Rydah e Vietnam flow con un Salmo in forma smagliante.

I ritornelli delle canzoni di Mercurio, inoltre, sono convincenti almeno quanto quelli di L’erba cattiva, mostrando un netto miglioramento del rapper nelle parti cantate, da Scordarmi Chi Ero a Va bene, passando per Fratelli a metà, Mercurio e Soli. A livello di contenuti, invece, il Cd è inferiore al precedente, alternando canzoni scritte in maniera eccellente, come i tre brani d’amore, La testa vuota, Lettera dall’inferno, ad altre dai concept che lasciano a desiderare. A quest’ultima categoria appartengono Va bene, brano piuttosto incolore, MB45, in cui il rapper si paragona, per atteggiamento e talento nel suo campo, a Mario Balotelli (per sua fortuna la carriera che lo attende sarà molto più fortunata di quella dell’amico calciatore) e A cena dai tuoi con J-Ax, forse il peggior brano di tutta la sua discografia, dando un’immagine di sè eccessiva, sbagliata e fuorviante, che c’entra poco con l’artista maturo e intelligente che ormai il mondo del rap conosce bene.

In conclusione, Mercurio è un album medio, pieno di difetti e imperfezioni, ma anche di esperimenti riusciti benissimo, come le canzoni d’amore o Lettera dall’inferno, e con le dovute rettifiche avrebbe potuto essere un disco di tutto rispetto, per esempio  sostituendo i pezzi meno convincenti con quelli della 5 Stars Edtion, Balla col diavolo con Giso e un giovanissimo Lazza, Brutta e la dura Se penso al rap.

Il motivo per cui molti fan disprezzarono – o disprezzano tuttora – questo Cd è da ricercare non solo nel cambio di rotta totale a cui Killa era andato incontro, variando tematiche, suoni e tipo di immaginario, ma anche nel suo personaggio del tempo, che dal Cd appariva immaturo, dedito solo a feste, divertimenti e donne occasionali: una sorta di Justin Bieber italiano. Emis non solo ricordava la celebrità statunitense nei modi e negli atteggiamenti, ma anche nell’immagine e nel linguaggio, basti pensare all’utilizzo, nelle tracce dell’album, di termini come “swag” o espressioni come “bad boy“. Molti fan, dunque, vedendo il proprio idolo prendere quel tipo di strada, risultarono delusi e cessarono di ascoltarlo, per poi ricredersi sul rapper e sulla sua musica, con un indescrivibile piacere e un discreto stupore, negli anni successivi a Mercurio.

Terza Stagione, un silenzio di tre anni e un album meraviglioso:

Emis Killa non è mai stato un Justin Bieber italiano nè lo ha mai voluto essere: il fatto di essere apprezzato da molte ragazzine per la sua bellezza piuttosto che per la sua musica gli pesa, è frustrato dal fatto che il pubblico conosca soltanto Scordarmi Chi Ero e Parole di Ghiaccio e sembri ignorare brani come L’erba cattiva, Il mondo dei grandi o, senza spostarsi da Mercurio, come Lettera dall’inferno.

La reazione di Emis Killa è evidente e non si fa aspettare: come prima cosa si rade a zero, mandando agli ascoltatori un messaggio chiaro e impossibile da fraintendere, spiegato su Facebook dal rapper stesso:

Oggi, preso da uno dei miei schizzi del momento mi sono rasato a 0, un po’ perché mi son rotto le palle di impazzire per pettinarmi ogni giorno tra mille impegni, un po perchè fa caldo, un po perchè mi sono rotto il cazzo di essere considerato da molti dei miei fan più per il mio aspetto che per la musica.
Ho pubblicato una foto su Instagram e sono stato assalito da 1000 commenti di ragazzine col cuore infranto che probabilmente da domani non mi seguiranno più. Questo la dice lunga sull’interesse che i giovani hanno verso la musica.
Bene, direi che di artisti di passaggio col ciuffo ingellato ce ne sono anche troppi, ho scelto di fare musica per trasmettere emozioni a chi mi ascolta, non me ne frega niente di essere il belloccio di turno, voglio essere apprezzato per quello che sono, un artista, non un modello. Ascoltate quello che dico e fanculo alla mia faccia.

W il RAP

(Facebook, Emis Killa, 7 Agosto 2014)

Al post segue un lunghissimo silenzio musicale, durato quasi un anno, che si interrompe solo con la pubblicazione, a giugno 2015, del mixtape Keta Music 2, chiaro tentativo di tornare indietro nel tempo, al primo progetto solista della sua storia, Keta Music. Se il mixtape, una raccolta di brani che sono, di fatto, dei freestyle, anche grazie ai numerosissimi featuring (Gemitaiz, Madman, Luche, Lazza in due tracce, Jamil, Vacca, Guè Pequeno…) convince il pubblico che Emis Killa sta tornando a uno stato di forma eccezionale, nessuno poteva, tuttavia, prevedere un lavoro sbalorditivo come Terza Stagione, terzo album della carriera del rapper di Vimercate.

Terza Stagione è un album di 17 tracce per un’ora esatta di musica, prodotto in maniera raffinatissima da un team di beatmaker vario e ben composto, con i soliti Big Fish, PK e Don Joe e con le “new entries” 2nd Roof, Nebbia, Andry The Hitmaker, Zef e Sick Luke. I featuring, invece, sono molto più canonici di quelli di Mercurio, J-Ax, Skin e Max Pezzali, essendo, questa volta, tutti artisti urban. Si passa perciò da Coez, Jake La Furia e Neffa, alle prese con i ritornelli, rispettivamente, di All’alba delle 6:00, Non è facile e Parigi, a Fabri Fibra, Giso, Maruego e Jamil, alle prese con strofe rap più comuni.

Tuttavia, Terza Stagione non è un disco da ascoltare per le collaborazioni, a dirla tutta poco rilevanti, ma per l‘incredibile versatilità di Emis Killa, che in 17 canzoni affronta qualsiasi tipo di tematica e cambia stile e linguaggio con una semplicità quasi scontata. Si passa da brani privi di qualsiasi forma di censura in cui il flow è protagonista, come l’intro Dal Basso, il banger Non era vero e la spendida Quello di Prima, fino a brani in cui Killa rivive il suo passato, fatto di povertà e “vestiti sporchi”, ma a cui si sente comunque legatissimo, come Italian Dream, Vestiti Sporchi e Vecchia Maniera. In Su di lei, il rapper descrive, proponendo un esperimento particolare e assai apprezzato dai fan, una notte di fuoco con la sua ragazza, scendendo nei dettagli più espliciti e non nascondendo la sua eccitazione, espressa a pieno nella quartina:

Anche stasera in questo letto sarà crudité
Io che spingo, tu che sudi mentre sono su di te
Dopo giorni che mi studi l’hai capito
Non esiste un tipo a cui la figa piaccia più di me

mentre in pezzi come Prima che sia lunedì, All’alba delle 6:00 e Parigi mostra il suo lato più romantico. Canzoni come All’alba delle 6:00, però, sono ben diverse dai brani d’amore dei dischi precedenti, come Parole di Ghiaccio o Soli (Assieme), perché mostrano tutta la maturazione personale dell’artista, ai tempi un ragazzo e adesso un uomo.

Si potrebbero spendere ore e ore di tempo per analizzare testi come quello di Buonanotte con Maruego, una racconto della vita notturna di periferia a Milano, o quello di Uno come me, ma le due canzoni che, inevitabilmente, rendono Terza Stagione un disco eccezionale – probabilmente il migliore del 2016 insieme a Santeria e Hellvisback – sono Jack e 3 messaggi in segreteria.

Il tipo di pezzi in cui Emis Killa ha espresso al massimo la sua creatività e la sua enorme capacità lirica, infatti, sono gli storytelling. Due per l’esattezza, oltre a quelli già citati: Romanzo Criminale, il racconto in terza persona dell’incontro fra una ricca ereditiera e un giovane spacciatore di periferia, e soprattutto La bara più grande del mondo, estratto dell’EP Il Peggiore, in cui parla in prima persona, fingendo di scrivere una lettera dalla prigione alla sua ragazza.

Anche Jack e 3 messaggi in segreteria sono storytelling scritti in prima persona, il che permette a Emis di “recitare” nei brani, nel primo fingendo, nell’ultima strofa, di rappare da ubriaco e nel secondo aumentando gradualmente l’intensità della sua voce, per simulare la follia che lo pervade nel corso della storia. Jack e Tre messaggi in segreteria sono brani tanto orecchiabili quanto pesanti a livello testuale, propongono due tematiche che nessun rapper italiano ha mai affrontato prima: rispettivamente la dipendenza da alcool – che aveva invece trattatato Kendrick Lamar nella celebre Swimming Pools – e il fenomeno dello stalking. Va speficato che lo storytelling non è necessariamente usato dagli artisti per descrivere le loro esperienze personali: per esempio, Emis Killa, nei due brani di Terza Stagione, pur cantando in terza persona, si estranea completamente dalla sua vita, per raccontare storie crude e dolorose.

Jack racconta la storia di un Emis Killa fortemente legato al vizio del bere, al punto di abusarne abitualmente, ma la mette in atto personificando l’alcool e dandogli un nome, Jack come il Jack Daniels. Nella prima strofa il rapper giudica positivamente gli effetti del bere: riesce a calmare la sua ansia da aereo, a rendere le ragazze più disinibite e a farlo divertire più del normale, inizia dunque a farne uso abituale, nonostante gli avvertimenti di sua madre.

Il suo rapporto con gli alcolici si fa tuttavia impossibile già nella seconda strofa, in cui Jack “tira fuori il mostro che è in lui”, rendendolo più irascibile, incapace di guidare senza mettere a repentaglio la sua vita e rovinando i suoi rapporti con i suoi amici e la sua ragazza. Nell’ultima strofa, infine, Killa racconta di come il suo abuso di alcolici lo abbia danneggiato economicamente, rendendogli impossibile cantare ai concerti, sentimentalmente, compromettendo la sua relazione, e anche a livello di salute, quasi provocandogli una grave malattia al fegato e ai reni.

Jack ti odio, hai rovinato la mia vita
Maledetto parassita, hai allontanato la mia tipa
Mi hai sommerso di casini, ci ho sofferto, ebbene sì
Non sei più ben accetto qui, tornatene in Tennessee

Ancora più emozionante, però, è il secondo pezzo-storytelling del disco, 3 messaggi in segreteria, che racconta la storia di un femminicidio, attraverso la mente distorta e malata del killer, rifiutato dalla sua ex ragazza nonostante la chiami diverse volte al giorno, intasandole la segreteria telefonica di messaggi. Durante la storia, il ragazzo attraversa vari momenti: inizialmente soffre e non è rassegnato ad avere perso la donna di cui è innamorato, ha le idee confuse e durante la notte sogna una sua risposta. Poi, comincia a diventare geloso, a pensare che la ragazza si sia fidanzata nuovamente e la sua sofferenza diventa ira quando realizza che la sua storia d’amore è finita. La frase che Emis Killa usa per descrivere lo stato d’animo del giovane è terribile e mostruosa, cioè:

Lo so sono egoista
Un bastardo
Ma preferisco saperti morta che con un altro

ma ancora più agghiacciante è il racconto di ciò che succede nella terza strofa, in cui i pensieri malati sono ormai sedimentati nella sua testa, al punto da spingerlo a dirigersi, ubriaco, a Monza, per compiere il più atroce dei gesti.

La forza della canzone, oltre alla scrittura magistrale del rapper di Vimercate, è il ritornello: dopo un bridge cantato, piuttosto calmo, Emis Killa sceglie di testare al massimo le sue corde vocali, urlando parole dure come il marmo che lasciano intendere la sofferenza profonda del ragazzo, lacerato da un dolore fortissimo, ogni volta che lascia cadere la cornetta del telefono.

Inoltre le parole finali dei versi del ritornello – sottolineate in rosso – sono perfettamente sincronizzate con la grancassa di Big Fish, il che gli conferisce un’esplosività e una potenza inedita, emozionando e coinvolgendo l’ascoltatore.

E il tuo telefono fa “Tu, Tu
Chiamo e butti giù, giù
La segreteria
Dice in questo momento
Sono via ma se sei tu, tu
Non chiamare più, più
Ma son sempre io
Che anche oggi lascio il cuore nella tua segreteria

In conclusione, Terza Stagione è un album meraviglioso, scritto, composto e cantato magistralmente, in cui ogni dettaglio fa la differenza, nota o parola che sia. Nel disco è possibile capire la profondità e la maturazione di una persona come Emis Killa, sincera al cento per cento e lontana da qualsiasi tipo di censura. Dando per scontato che Mercurio sia un passo indietro rispetto a entrambi, è difficile determinare quale fra L’erba cattiva e Terza Stagione sia effettivamente il migliore, per due ragioni.

Il primo motivo è che L’erba cattiva è l’album di un ragazzo mentre Terza Stagione quello di un uomo e questo è evidente nella trasformazione della voce di Emis, così come nella scrittura e nelle sue riflessioni. Oltre a ciò, fra il 2012 di L’erba cattiva e il 2016 di Terza Stagione si colloca una netta rivoluzione sonora, che abbandona l’old school del primo disco in favore di suoni meno grezzi e più raffinati (quelli da cui nascerà la trap di Sfera Ebbasta e Ghali), ma non per questo meno emozionanti.

La ragione per cui, a livello qualitativo, Terza Stagione è leggermente superiore a L’erba cattiva, pur essendo entrambi dei capolavori, è la sua varietà: il disco sposa tantissime sonorità diverse e spinge Killa a cantare e rappare in modo diverso in ogni brano, a variare tematiche, linguaggio e attitudine, culminando nei due brani storytelling analizzati prima. Tuttavia, se si è veri appassionati del genere, L’erba cattiva e Terza Stagione sono due album da custodire gelosamente nella propria libreria o che comunque bisogna avere ascoltato, per comprendere una delle personalità artistiche più valide della storia del rap italiano.

Supereroe, il disco più completo di Emis Killa, ma anche il migliore?

L’unico “difetto” che si può trovare in Terza Stagione è l’assenza di una vera e propria hit da quaranta milioni di visualizzazioni, come lo erano state Parole di Ghiaccio, Scordarmi Chi Ero, Soli (Assieme) e il singolo pubblicato in occasione dei mondiali Maracanã.

Dunque, dopo Terza Stagione, che a malapena è certificato disco d’oro, Emis Killa decide di sperimentare ancora una volta, proponendo tre singoli con cui torna, di fatto, sulla cresta dell’onda: Linda, Serio con Capo Plaza e Rollercoaster, che oggi contano insieme sessanta milioni di visualizzazioni su YouTube. Rollercoaster, con i suoi ritmi latini e le sue rime romantiche, è il primo estratto di Supereroe, quarto e attualmente ultimo album di Killa, uscito il 12 ottobre 2018, esattamente due anni dopo il suo precedente.

Supereroe è una prova di maturità per il rapper di Vimercate. Prima dell’uscita il pubblico si chiede: “Riuscirà a fare un Cd bello e allo stesso tempo “commerciale”?”. In effetti, la sfida più dura, per un artista urban, è di realizzare un album che diventi virale, passi nelle radio, esponga il rapper a livello nazionale, senza però perdere di vista la qualità del prodotto, per non deludere i fan più affezionati.

Supereroe è l’album giusto al momento giusto. Composto da 13 tracce, si divide in due macrosezioni, quella dei banger, esercizi di stile musicalmente impeccabili, che un fan del rap non può non apprezzare, cioè Claro, Dope 2, Adios, Cocaina, e la seconda parte dell’intro Open Water, e quella delle canzoni d’amore, più calme e tranquille, Come Fossimo Cowboy, Rollercoaster, Fuoco e Benzina, Senza Cuore & Senza Nome e Quella foto di noi due. Gli altri brani, Supereroe e Mille Strade, invece, sono pezzi più introspettivi, in cui Killa riflette sul suo presente e sul suo passato, in maniere diversa rispetto ai dischi passati, mentre Donald Trump, forse il brano migliore di Supereroe, ha un concept originalissimo e geniale di cui si parlerà più avanti.

Pur nella sua evidente monotematicità, rispetto ai precedenti dischi, Supereroe è senza dubbio l’album più completo di Emis Killa: gli permette di dedicare il giusto numero di canzoni ai fan del rap crudo e senza censure (tracce come Dope 2 e Claro sono più da mixtape che da CD) e al pubblico femminile che tanto aveva apprezzato le sue hit romantiche. Nel mezzo si collocano pezzi come Supereroe, Mille Strade e Donald Trump, uno dei dieci brani più riusciti della discografia del rapper, in cui egli critica, senza risparmiare nomi e riferimenti chiarissimi, il mondo della musica italiana.

Nel pezzo, il rapper comincia dai cantanti pop – e, probabilmente, da J-Ax e Fedez – cantando che:

In Italia se spacchi fai schifo, se fai schifo spacchi e riempi uno stadio!

passando poi al pubblico di settantenni che non comprende le sue canzoni, fino ai Talent Show, privi di veri talenti, ai giornalisti che spesso sono musicisti falliti, a Ermal Meta e Fabrizio Moro che vincono Sanremo ma vendono la metà delle copie di un artista rap, agli speaker radiofonici che scimmiottano il rap e a Ligabue che suona sempre la stessa canzone da vent’anni.

Una serie di barre taglienti come una lama che mostrano tutte le vulnerabilità dell’industria musicale italiana, ancora non in grado di capire e accettare il genere di tendenza del paese, il rap.

Tornando all’analisi di Supereroe, è fondamentale mettere in evidenza i punti di forza dell’album: un suono impeccabile, curato dai soliti Don Joe, Big Fish e dal producer di fiducia di Capo Plaza, Ava, in Cocaina, e ancora una volta la poliedricità di Killa, che rappa, canta, usa l’autotune, propone pezzi trap e addirittura realizza extrabeat, in Dope 2. Il terzo punto di forza dell’album, poi, sono i featuring e questo è una novità assoluta per la carriera di Emis Killa.

Da un incontenibile Capo Plaza in Cocaina a un melodico Carl Brave in Senza cuore & senza nome, passando per un velocissimo Vegas Jones e per le potenti barre di Guè Pequeno e Gemitaiz, fino alla superstar internazionale 6ix9ine, clamoroso ospite a sorpresa del CD, convincono tutti e, anzi, aggiungono qualcosa a un disco che già è valido, ma con loro è anche più vario.

Queste tre caratteristiche, fuse insieme, rendono Supereroe l’album più fresco e leggero della carriera di Emis Killa, in grado di essere ascoltato senza mai risultare pesante, musicalmente e testualmente. Supereroe è un album destinato a ottenere un grande successo, come già dimostrano le classifiche di Spotify e Apple Music: brani come Claro, Cocaina e Adios faranno la fortuna dei club e delle discoteche italiane, mentre canzoni come Fuoco e Benzina, Mille Strade e la dolcissima Quella foto di noi due faranno breccia nel cuore dei più sensibili.

In conclusione, qual è il miglior album di Emis Killa?

Considerato che la musica, come ogni forma di espressione artistica, si presta a valutazioni soggettive e quindi queste conclusioni sono tutt’altro che assolute, sulla base delle considerazioni espresse in precedenza si può affermare che Mercurio è certamente l’album meno brillante della carriera di Emis Killa, mentre Supereroe, L’erba cattiva e Terza Stagione sono tutti e tre album di qualità indubbia.

Stabilire quale sia il migliore album fra i tre dischi è veramente difficile, perché i tre CD in un certo senso si completano a vicenda. Nonostante Supereroe sia un disco eccezionale in termini musicali (flow, strumentali, parti cantate…) e in questo superi tutti gli altri dischi, L’erba cattiva e Terza Stagione gli sono di gran lunga superiori a livello di contenuti e di scrittura. Questi due dischi, poi, sono totalmente diversi nelle loro tematiche e nei modi di affrontarle, mostrando un Killa-ragazzo, il primo, e un Killa-uomo il secondo.

Si è detto, poche righe sopra, che Terza Stagione è un lavoro più maturo di L’erba cattiva e per questo gli è leggemente superiore. Si può affermare, in conclusione che Terza Stagione sia superiore anche di Supereroe, perché, pur essendo meno leggero, contiente brani autenticamente rivoluzionari che influenzano notevolmente il giudizio finale, come Jack e 3 messaggi in segreteria, delle vere e proprie perle del genere. Brani come questi, come Buonanotte, Vestiti Sporchi e Sopravvissuto, sono la massima espressione, attualmente, della produzione di Emis Killa e rendono Terza Stagione un’opera d’arte, ancora prima che un disco rap.

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