68 – L’analisi delle rime più belle del nuovo disco di Ernia

Il 7 settembre, dopo l’Extended Play No Hooks e la repack Come Uccidere Un Usignolo / 67, Ernia ha pubblicato il suo primo vero album, dal titolo 68. Vista l’indubbia qualità del Cd e l’innegabile talento lirico di Ernia, in questo articolo si analizzeranno i versi più riusciti di 68, le citazioni e le varie sfumature di significato.

Il nuovo disco di di Ernia, 68, è un grande album per sonorità, flow, ma soprattutto per uno spessore lirico fuori dal comune: il rapper milanese classe 1993 è, per distacco, il miglior scrittore della nuova scuola, sia quando vuole scrivere brani autocelebrativi e ricchi di punchlines come Simba, Bro o King QT, sia quando sceglie di raccontare i suoi stati d’animo o il suo passato, come nei versi di Paranoia Mia, Tosse (La fine), 68 o La Paura, e addirittura quando scrive testi come quello di Un pazzo. Quest’ultima canzone, infatti, ha stupito moltissimi ascoltatori di Ernia, perché più che un pezzo rap sembra uno dei magici racconti di Fabrizio De Andrè, in particolare del disco Non al denaro non all’amore nè al cielo, ispirato alla raccolta di poesie Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (1915).

Dunque, constatata l’innegabile qualità espressiva del rapper, in questo articolo verranno elencate e commentate le barre più riuscite, al fine di analizzare ogni sfumatura di 68. Poiché tuttavia lo stesso Ernia ha spiegato che il disco va ascoltato a ritroso, dall’ultima traccia La Paura alla prima King QT (come dimostra anche la disposizione dei brani Sigarette (L’inizio) e Tosse (La fine)), anche l’analisi partirà dall’ultima traccia per arrivare a King QT.

1) La Paura

Dio lo preferisco quando non mi parla
Pure lui crede in me, a me sale l’ansia
È peggio quando salgono le aspettattive
Però dicono che è un tipo che non si sbaglia
Ho paura che mi dicano “Eri meglio prima”
No non parlo della gente, ma dei miei amici
Che mi eleggano sovrano, come Re Luigi
E mi accarezzino la gola con la ghigliottina
Forse dovrei credere di più a Gesù
Tutti gli chiedono qualcosa tipo al Fast Food
A volte non penso che sia caso che io lo disturbi
E c’ho paura non esista come il bigfoot

In assoluto, La Paura, outro (e di conseguenza intro) del Cd, è stato uno dei brani più apprezzati di 68 per i suoi toni struggenti: la canzone parla infatti della paura, dell’insicurezza e della costante ansia del rapper di fallire, di non riuscire a realizzare i propri sogni. In particolare, nella prima strofa, in cui lo schema metrico è piuttosto libero, Ernia spiega ironicamente che addirittura Dio crede in lui, ma questo invece di rassicurarlo amplifica la sua paura. La sua ansia, infatti, è quella di venire cambiato dal successo e che i suoi stessi amici lo possano rifiutare (“Eri meglio prima” è la classica accusa che si fa ai rapper italiani dopo qualche anno di carriera): si paragona perciò a Re Luigi XVI, re di Francia che fu deposto e condannato a morte durante la Rivoluzione francese dai suoi stessi sudditi.

Le similitudini con grandi personaggi della storia, nel Cd, sono frequentissime e dimostrano la grande cultura di Ernia, una delle voci più istruite della scena rap italiana. Nel ritornello di QQQ, infatti, il rapper milanese canta:

Gandhi
Con-qui-sto senza toccarli
Gaudì
Metto in luce i miei traguardi
Marvin
Per la mia carriera è un Grammy
Martin
I miei sogni realizzarsi

paragonandosi al celebre attivista Ghandi per la sua capacità di comunicazione, all’architetto Gaudì, che studiava accuratamente gli spazi per far sì che la luce solare occupasse al meglio i suoi edifici, per “mettere in luce i suoi traguardi” e facendo riferimento al famosissimo discorso di Martin Luther King Jr, intitolato I have a dream.

Nel corso del disco, inoltre, Ernia cita, comparandosi a loro, grandi condottieri della storia antica come Alessandro Magno, in No Pussy, e Pirro, re dell’Epiro, in Simba, celebri per le loro conquiste e la loro perseveranza; e afferma ironicamente “Fin da bambino, frate’, il mio obiettivo era rifare il Ratto delle Sabine!” citando una vicenda mitica della storia romana.

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2) Un pazzo

Come spiegato nell’introduzione dell’articolo, Un Pazzo è uno dei brani che rende 68 un grande disco, per la meravigliosa melodia che il producer Luke Giordano ha composto per la canzone e soprattutto per il testo di Ernia. Il pezzo è, infatti, una vera e propria poesia, che racconta la storia di un pazzo alla scoperta dell’amore, ispirandosi alle canzoni del cantautore genovese Fabrizio De Andrè, che nel disco Non al denaro non all’amore nè al cielo raccontava le storie di persone comuni, come nelle celebri Un giudice, Un chimico, Un blasfemo e, appunto, Un matto, di cui Un Pazzo di Ernia sembra una versione moderna.

Il brano è composto da quattro strofe da otto versi l’una e da un ritornello a intervallarle: nella terza strofa, che recita:

Così che il pazzo di aspetto non brutto
Si disse presto, o la spacca o la va
Si fece avanti, forse un po’ goffo
Pronto a sfidare quella complicità
Ma le ragazze di quel quartiere
Fuori dal centro conoscevano già
E si trovò addosso dita puntate
E le risate di chi amare non sa

Ernia racconta l’incontro del pazzo con le ragazze del quartiere. Le strofe della canzone sono caratterizzate da un linguaggio particolarmente ricercato, da una sintassi in cui le parole sono invertite di posizione e da un ampio uso di figure retoriche, come la litote al primo verso “di aspetto non brutto”. Inoltre, vista la chiara intenzione dell’artista di omaggiare De Andrè, è impossibile non notare che il “si trovò addosso dita puntate” ricorda a livello espressivo il “Bocca di rosa si tirò addosso l’ira funesta delle cagnette a cui aveva ubato l’osso”, della canzone Bocca Di Rosa.

3) QQQ

Se da un lato Ernia ha sempre avuto parole d’elogio per rapper come Rkomi, Tedua e Sfera Ebbasta (e non per l’ex collega Ghali), dall’altro non ha mai nascosto le sue opinioni negative riguardo altri suoi colleghi della nuova scuola e di fatto è sempre stato molto indipendente rispetto agli altri artisti della scena, concedendo pochi, brillanti featuring.

Nelle tracce dei suoi lavori, Come Uccidere Un Usignolo / 67 e 68, l’autore di Bella ha spesso lanciato qualche frecciata alla scena, come nelle seguenti barre dei pezzi Ehy Boy e No Pussy.

Se fossi presidente
Al voto andrebbe solo chi fa il test del quoziente
Contando gli addetti ai lavori siamo solamente
In quattro in tutto ad averne diritto in questo ambiente

La metà di questi rapper un libro non l’ha mai letto
E l’altra metà lo fa per iniettarsi un po’ di ego in mezzo al petto

[…] Sto correndo per essere il tuo cantante preferito
Senza recitare anch’io la parte del rincoglionito (Ehy Boy)       

Guardo i colleghi, con sdegno
Sembra che c’abbiano il prof di sostegno (eh) (No Pussy)

Se tutte e quattro le frecciate precedenti sono efficaci e ben scritte, tuttavia in QQQ Ernia riassume in una quartina il suo disappunto per la stupidità di alcuni rapper, definendo il proprio collega medio in maniera estremamente negativa, cantando:

Il mio collega medio è un fattone
Un deficiente con il deficit di attenzione
Non ha gusto proprio fra’ e segue le mode
Praticamente lo starter pack del minchione

Le barre in questione non sono riferite a un artista in particolare, ma evidenziano la tendenza del rapper medio a seguire le mode sia a livello di immagine sia a livello musicale, senza realmente badare alla qualità delle loro canzoni. Il difetto di molti dischi usciti negli ultimi anni, su tutti 20 di Capo Plaza o Oro Bianco Tape di Oro Bianco, è infatti la tendenza a seguire il trend dettato da Sfera Ebbasta, Ghali e i rapper più di successo del paese.

4) Paranoia Mia

Paranoia Mia è, un po’ come Un Pazzo, uno dei brani che rendono 68 un grande album: ispirata alle produzioni del rapper transalpino Damso, come lo stesso Ernia ha dichiarato in un Instagram Story, parla delle paranoie che impediscono al cantante di addormentarsi, che lo angosciano non appena si corica e svaniscono all’alba mentre sorseggia il caffè mattutino.

Nel brano, Ernia descrive le sue difficili nottate nei minimi dettagli, servendosi di svariate figure retoriche: si passa dalla personificazione della paranoia, raccontata come se fosse una donna, alla costante e ben riuscita allitterazione di varie lettere. All’inizio della prima e unica strofa, infatti, il rapper dà vita a un piacevolissimo passaggio, basato sull’allitterazione dei suoni “ena”, “esta”, “ega” e “aga”:

Una pena in testa
Un fiume in piena, in piena festa
Non si spiega e resta
Non mi prega e piega
La mia piaga è questa
Come a Praga slega poi mi defenestra

L’ultimo verso, poi, cita la defenestrazione di Praga, ennesimo riferimento storico di 68, ovvero il casus belli della guerra dei trent’anni: nel 1618 al castello di Hradčany due governatori imperiali e un loro segretario furono catturati e lanciati fuori dalle finestre del castello, da un altezza di più di dieci metri, per atterare su un carico di letame, senza che nessuno si procurasse, sorprendentemente, gravi ferite.

Un’ultima piccola curiosità sulla canzone è che due rime: “Rallento quando giro gli angoli e temo la vita mi abbracci e mi strangoli” e “Una mano rovista nel petto e mi sveglio” sono citazioni a due pezzi dei Club Dogo, Dolce Paranoia e Il sole e la luna, frasi rispettivamente pronunciate da Jake La Furia e Guè Pequeno.

5) Tosse (La fine)

Tosse (La fine) è uno dei brani più particolari a livello sonoro e più emozionanti a livello lirico di tutto il progetto 68: racconta la fine della relazione di Ernia con una ragazza, la stessa che era iniziata in Sigarette (L’inizio), descrivendo lo stato d’animo estremamente negativo del rapper, alle prese con azioni comuni, come parcheggiare, aspettare l’autobus o fumare una sigaretta, su una struggente strumentale di Marz.

La canzone, oltre a narrare la triste fine di una storia d’amore, introduce anche la “metafora del 68”, l’autobus a cui è ispirato il titolo del Cd. Quando Ernia racconta del 68 che non passa, si riferisce sia all’unico pulman che passa nel suo quartiere QT8, la linea 68, sia, metaforicamente, a quanto ha dovuto attendere per avere successo, rispetto ad alcuni suoi colleghi, coetanei, come Izi, Tedua, Ghali o Sfera. Tuttavia, in una recente intervista, il rapper ha affermato di essere ottimista poiché il tempo che si impiega a salire sull’autobus è lo stesso di quando si scende: dunque, se Ernia ha faticato così tanto a salire, vorrà dire che difficilmente il pubblico si scorderà di lui in poco tempo.

Sembra non arrivare più questo autobus di merda
E a volte sembra io sia l’unico ad avere fretta […]

Dicono non è più estate da quando non vi parlate
Fumo una paglia sul water come a scuola di nascosto
La testa è nel traffico, cerco un parcheggio tattico
Anche se la città sembra che non mi voglia far posto

Nella seconda serie di versi, di conseguenza, il traffico rappresenta la concorrenza di una scena rap sempre più colma di artisti, il parcheggio lo spazio che Ernia vuole ritagliarsi e la città la stessa scena rap.

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6) Domani

In effetti in dei momenti avevo contro i prospetti
Nella testa mia una schiera di insetti
Dicono: “Fattela la vita, che aspetti?”
E adesso che ci penso, io ci ho fatto solo petting
Io che pensavo la fortuna arrivasse col vento
Ma non si cambia aria se non si sta in movimento
Tenevo le mie mani incrociate sotto al mento
Guardando all’orizzonte un paesaggio che era spento

68 è, in diverse canzoni, un disco che parla di rivincita sociale: della tortuosa via che ha portato, dopo anni di gavetta, Ernia ai vertici della scena rap italiana. Molti ragazzi che hanno iniziato ad ascoltare musica rap negli ultimi, infatti, non sono a conoscenza del fatto che, prima di intraprendere la fortunata carriera da solista, l’autore di Come Uccidere Un Usignolo, ai tempi con il nome di Er Nyah, era uno dei due rapper del collettivo Troupe D’Elite, composto anche dalla cantante Maite, dal produttore FonziBeat (oggi Fawzi) e da Ghali, ai tempi Ghali Foh.

Il progetto Troupe D’Elite, nonostante la firma per Tanta Roba Label, che in quegli anni aveva sotto contratto rapper importanti per la scena come Guè Pequeno, Salmo, Ensi e Fedez, fu un fiasco totale. Qualitativamente parlando, la musica proposta dagli artisti di Troupe D’Elite era di livello veramente basso, testualmente e musicalmente, al punto da sembrare una scadente imitazione dei Club Dogo. Nessun ascoltatore di rap, nel 2012, avrebbe potuto immaginare che Ernia e Ghali avrebbero conquistato la scena rivoluzionando le regole del rap game, il primo con la sua capacità lirica e il secondo con il suo nuovo universo sonoro.

In Domani, singolo di anticipazione del Cd, Ernia racconta i suoi momenti più difficili dal punto di vista personale e professionale, raccontando che in alcuni momenti era pientamente consapevole della sua frustrazione. Il rapper afferma infatti che una “schiera di insetti“, metafora dei pensieri negativi e delle sue ansie, lo angosciava, poiché egli stesso avrebbe voluto impegnarsi per avere una buona famiglia, una buona carriera musicale, degli hobby e, invece, fino a quel momento, aveva vissuto in modo insoddisfacente, al punto che nel brano, riferendosi alla propria vita, canta: “E adesso che ci penso, io ci ho fatto solo petting“.

Nei versi immediatamente successivi, Ernia lascia intendere che, per un periodo, ha aspettato la sua occasione in maniera del tutto passiva, aspettando un colpo di fortuna. Siccome questo approccio alla vita non lo aiutava affatto, l’autore di Bella ha finalmente compreso che, per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato, avrebbe dovuto sudare, lottare e faticare tanto, proprio come sta facendo ora.

7) Simba

In Simba, uno dei brani autocelebrativi più riusciti della carriera di Ernia, la cui base è ispirata a Taste di Tyga e Offset, non mancano le rime argute e le punchlines da capogiro. I due versi più incisivi del pezzo, probabilmente, sono contenuti nella seconda strofa, precisamente al termine di questa quartina:

Sì, voglio lasciarvi un taglio
Tirarvi il collo come dentro un pollaio
Non ho bisogno di una marca sopra la sacca
Mi noti perché è tutto culturale il mio bagaglio

Nelle barre in questione, Ernia spiega la differenza sostanziale tra la sua musica e quella degli altri artisti urban italiani: quasi tutti i rapper del paese, da ragazzi come Sfera Ebbasta, Achille Lauro o Lazza, ai senatori della scena, come Gemitaiz, Guè Pequeno o Marracash, spesso ostentano, al fine di evidenziare la loro rivincita sociale, capi firmati, scarpe di ultima generazione e orologi costosissimi. Al contrario, il rapper di QT8 afferma, con un gioco di parole geniale (l’accostamento sacca/bagaglio culturale merita tantissimo), che non intende farsi riconoscere per i vestiti di marca, ma piuttosto per la sua cultura.

Effettivamente, come già detto in precedenza, se 68 e Come Uccidere Un Usignolo / 67 sono stati due lavori così apprezzabili, è soprattutto merito dell’enorme abilità di scrittura del rapper, che con continui riferimenti storici, culturali e musicali, riesce a sorprendere l’ascoltatore. Un riferimento che pochi hanno notato, inoltre, nella copertina di 68, realizzata dal grafico Corrado Grilli (Mecna) è l’ispirazione alla rivista di moda newyorkese Vogue, precisamente all’illustrazione realizzata dall’artista dadaista Erwin Blumenfeld.

8) 68

68, title track del disco, con il suo stile funky rap e quel ritornello cantato in maniera eccellente dall’artista, è senza dubbio una delle perle del Cd. Nel brano, Ernia non solo racconta le sue vicende passate, cosa che non accadeva da Neve, di quasi due anni fa, ma elabora in maniera eccezionale la “metafora del 68“.

Infatti, l’argomento principale delle strofe è il racconto biografico dell’artista, dalla sua infanzia a Milano fra ragazzate e arresti (due per l’esattezza, uno per furto aggravato e scasso, l’altro per porto d’armi illecito ai fini d’offesa) alla ricerca di un lavoro dopo la fallimentare esperienza in Troupe D’Elite. Tuttavia, nella prima strofa, soprattutto nei versi conclusivi, Ernia sottolinea che ha “paura di tornare giù“, facendo riferimento alla sua volontà di impegnarsi al cento per cento per restare ad alti livelli musicalmente parlando.

Son passati in fretta
Gli anni a tavoletta
Gli ho guardati sfilare dal bus
Rubavo qualche motoretta
Ma una cosa è certa
Mi promisi di non farlo più
E vivo come non ci fosse un domani
Perché il presente certo in forse è il domani, ah
Eppure corro come una saetta
Tu mi dici: “Aspetta!”
Ma ho paura di tornare giù

9) King QT

King QT è la prima traccia dell’album, ma secondo lo schema indicato dal cantante di 68, dovrebbe essere considerata come una vera e propria outro. Metaforicamente, se La Paura era infatti lo stato d’animo di Ernia prima di iniziare a lavorare al Cd, King QT è  la fine del percorso: è la posizione che il rapper vorrebbe occupare, una volta terminato l’album.

Così come il titolo di Come Uccidere Un Usignolo era ispirato, oltre che al celebre romanzo di Harper Lee Il buio oltre la siepe (titolo originale To Kill a Mockingbird), al disco di Kendrick Lamar To Pimp a Butterfly, anche King QT cita il rapper americano, precisamente il brano King Kunta. L’aggettivo “king“, ha spiegato lo stesso Ernia, non deve essere inteso con il significato di boss, ma, piuttosto, di saggio: il king deve essere colui a cui gli altri si rivolgono per consigli e suggerimenti.

Nella prima strofa del pezzo, il rapper attacca i giornalisti che tentano di creare sterili polemiche sul rap, cantando:

Il giornalista chiede se il rap incita alla droga
I giovani capiscono e conoscono la droga
Faccio una foto al vostro mondo stronzo e c’è la droga, quindi
Prossima domanda, cazzo, questa era un po’ idiota

e spiegando che i rapper non incitano i ragazzi a drogarsi, ma, occupandosi di argomenti duri come la vita di strada, quando parlano di droga, spaccio e violenza, raccontano semplicemente la realtà dei fatti.

Un altro passaggio intenso, se non commovente, della canzone è la parte riferita a Tedua, amico d’infanzia del rapper e unico featuring di 68, nella settima traccia Bro.

Ho in mente Mowgli a far sta roba per la strada con me
Io ero Baloo e lui c’aveva un paio d’euro con sé
E ce lo ricordiamo spesso sorridendo nel back
Giocando a rubamazzo con 40k di deck
Oh no, Shere Khan, Shere Khan
Questo denaro è Shere Khan
La gente vive alla ricerca e muore per sta merda
Il grano facile se esiste lascia graffi nel cuore
La pianta dei soldi cresce se l’annaffi col sudore

Quando Ernia cita Mowgli, infatti, si riferisce al rapper genovese classe, che, nel suo ultimo album, intitolato proprio Mowgli, si è paragonato al protagonista del romanzo Il Libro della Giungla. Nel romanzo, a cui è ispirato il celebre film della Disney del 1967, Mowgli è un ragazzino che ha sempre vissuto nella foresta, temendo la feroce tigre Shere Khan (nel testo paragonata alla sete di denaro) e godendo della compagnia e della protezione del giocherellone orso Baloo e della responsabile pantera nera Bagheera.

Se dunque Tedua nel suo disco si è paragonato a Mowgli, Ernia, mettendo in evidenza la forza della loro amicizia, afferma di essere Baloo e di essere orgoglioso e fiero del loro successo. Il rapper esalta inoltre il successo economico dell’amico, ricordandogli di quando, da ragazzino, aveva soltanto un paio d’euro in tasca, e racconta, in maniera volutamente esagerata, che adesso, invece, i due si divertano a giocare a rubamazzetto con quattromila euro al posto delle carte da gioco (deck in inglese significa “mazzo”), nel backstage dei concerti.

 

 

 

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