Il 2018 è il peggior anno della storia dell’EDM?

L’estate 2018, inutile ricordarlo, è ormai alle porte.

Le giornate si son fatte più lunghe, il clima più mite, la movida più intensa. D’altronde la più amata delle stagioni è da sempre veicolo di tormentoni pronti ad accompagnarci nei momenti più disparati.

Senza esagerare non è un’affermazione impropria definire l’estate il naturale manager di artisti di ogni tipo: siano dj, cantanti pop, rapper o rockstar.

Come nella fiaba di Cenerentola la prescelta sarà colei in grado di calzare la scarpetta di cristallo, o in Excalibur il prescelto sarà colui in grado di estrarre la spada dalla roccia, la realizzazione di una hit che porti al settimo cielo generazioni di studenti e lavoratori in vacanza è il più importante dei trampolini di lancio.

E c’è chi persino ha fatto del tormentone estivo un must della propria carriera musicale: si pensi al duo Fedez/J-Ax che grazie a quel Vorrei ma non posto si è affermato in ambienti estranei a quelli tipici del rap (o pop rap) e che oggi sforna Italiana con la speranza di ottenere il medesimo risultato.

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Ma come nasce una hit estiva? Premesso che ovviamente non esiste la ricetta perfetta sono molteplici le strade ripercorribili dall’artista. Un’estrema sintesi porta a ridurle a due grandi filoni: quello del capolavoro frutto di sapienza musicale e quello del pezzone che le generazioni nate sul finire degli anni ’90 definirebbero ignorante.

Sì, ignorante. Quale aggettivo può meglio descrivere un pezzo come Andiamo a comandare o, spostandoci nel mondo dell’edm, Animals o Selfie rispettivamente trampolini di lancio di Martin Garrix e Chainsmokers?

E a chi dei più preparati lettori fosse venuto in mente che Selfie sia stata rilasciata in periodo invernale, l’hit Despacito rilasciata il 12 gennaio ci ricorda che per ottenere l’appellativo di tormentone estivo non è necessario vedere la luce nei mesi caldi dell’anno.

Ma come rispondere dunque alla domanda posta dal titolo? È il 2018 veramente il peggiore anno dell’edm? La risposta passa necessariamente per un confronto con quanto fatto negli anni precedenti.

Il 2013 vede trasmessi brani terribili come Harlem Shake ma anche pietre miliari della dance Don’t you worry child o I need your love di Calvin Harris. E non mancano neppure sfumature pop come nel brano I love it di Icona Popbrano di cui tutti abbiamo urlato a squarciagola quell’ “I don’t care!”, o come nel brano Get lucky grazie al quale i Daft Punk sono usciti dall’oblio e Pharrell Williams si è consacrato come voce pop.

Turn down for what di DJ Snake, la stesse Selfie ed Animals, Summer di Calvin Harris, Bad di David Guetta (senza dimenticare dello stesso Shot me down, Lovers on the sun o Dangerous) sono solo alcune delle hit del 2014.

Lean On di Major Lazer & Dj Snake (non continui a leggere il post chi non ha mai cantato “blow kiss, fire gun”) e Hey Mama di Guetta, Sorry nel 2015, Don’t let me down di Chainsmokers, Let me love you di Dj Snake feat Justin Bieber nel 2016.

Emerge subito come, nonostante chiunque di noi abbia quell’amico pronto a dire “eh, ma adesso non è più come prima” l’edm pur evolvendosi nel corso degli anni, si sia mantenuta ad alti livelli sino a tempi recentissimi. Forse addirittura fino ai giorni nostri, per rispondere alla domanda da cui l’articolo trae spunto.

Se pensiamo all’edm della storicaNo Stress o di Infinity e la si confronta con la recente Scared to Be Lonely di Martin Garrix la distanza è siderale.

Dietro il brano di Laurent Wolf del 2008 si cela una carica emotiva che, rapportata a quegli anni, non può non apparire devastante. Per quanto riguarda Infinity è un brano che non dovrebbe avere bisogno di presentazioni. Pochi però sanno che dietro il successone di quella che più correttamente dovrebbe essere definita Infinity 2008 ci sta un brano dello stesso Guru Josh: Infinity 1990; macroscopiche sono le differenze tra i due brani, complici i 18 anni di evoluzione della dance.

Il brano di Garrix del 2017 è un brano che ammalia, esalta il nostro udito. Le armonie realizzate dal DJ olandese sono più sofisticate, i suoni più ricercati e raffinati. La voce di Dua Lipa, poi, stella nascente del pop, è quel tocco di qualità che rende il pezzo unico nel suo genere.

E dunque fintantoché si ascolta roba di qualità la preferenza per la vecchia ora per la nuova dance è qualcosa che dipende esclusivamente dai gusti personali del singolo.

Certo, non mancano nel panorama attuale veri e propri abomini.

Complice l’affermarsi della trap e del raggaeton la dance dei nostri giorni si presenta come un genere spesso come sporco. E se talvolta possono uscire pezzi gradevoli e intriganti come la recentissima Jackie Chan di Tiesto e Post Malone, risulta inspiegabile come alcune persone possano ballare e ascoltare Picky Dança Do Bumbum senza provare il sentimento di prendere una mazza e spaccare le casse.

In conclusione, il 2018 è il peggior anno dell’edm? No, come non lo era il 2017. Abbiamo assistito ad un’evoluzione musicale in cui l’edm da regina dei generi musicali, ha lasciato il posto ad altro. E ciò nonostante la nuova edm sia paradossalmente più sobria e udibile di quella vecchia, come dimostrato dalla produzione di Martin Garrix che sembra insistere su questo concetto, vedasi la nuovissima Ocean.

Se oltreoceano quella di quale fosse il genere più ascoltato negli ultimi anni è sempre stata una battaglia dura, adesso possiamo confermarlo anche relativamente all’ItaliaAltri sono diventati i generi prediletti dalla massa su spinta delle nuove generazioni, che, inevitabilmente, dettano moda.

Ed è così che Gucci gang, nel bel paese, ha venduto più di Titanium.

La dance è dunque destinata a diventare un genere di nicchia? In mancanza di una palla di cristallo con cui vedere nel futuro è difficile rispondere ad una domanda del genere. Probabilmente un Mozart mai avrebbe pensato che la musica classica sarebbe potuta diventare musica di nicchia. Ma, visto lo stretto collegamento tra divertimento e edm (si pensi ai vari festival musicali che spopolano in Europa e in America) e vista la qualità dei producer attuali che continua a mantenersi alta, il futuro della dance può dirsi assolutamente roseo.

Qual è dunque  il miglior brano del 2018 in grado di incarnare perfettamente la pura essenza dello spirito dance? Like I do, dove l’esperienza del King David Guetta incontra il talento dell’enfant prodige Martin Garrix, dando vita ad un pezzo fresco e coinvolgente.

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A.P.

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