Cosa aspettarsi da 3 Indigo, il primo album di Low Kidd?

Durante la realizzazione di Zzala, fortunato album d’esordio del rapper milanese Lazza, realizzato insieme a Dj Slait e a Low Kidd, i tre artisti hanno fondato un collettivo,il 333 Mob, di cui fanno parte anche l’emergente Zuno Mattia e il famoso grafico Moab Villain.

La scorsa settimana, il gruppo ha annunciato l’uscita del suo secondo disco, 3 Indigo, prodotto, mixato e soprattutto cantato dal produttore Low Kidd.

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Da sinistra a destra: Lazza, Dj Slait, Low Kidd e Zuno Mattia, fondatori del collettivo 333 Mob.

Low Kidd: chi è l’autore di 3 Indigo?

Low Kidd, all’anagrafe Lorenzo Paolo Spinosa è un produttore (e ormai anche rapper) milanese classe ’89, il cui nome d’arte deriva, da un lato, dalla sua statura e, dall’altro, dalla sua passione per le basse frequenze. Il tratto distintivo e ampiamente riconoscibile delle strumentali del ragazzo, infatti, è la tendezza ad amplificare il suono della grancassa, talvolta anche distorcendolo o stravolgendone la ritmica.

Proprio per questa ragione, molti ascoltatori hanno paragonato lo stile delle produzioni firmate 333 Mob, a quelle del famoso gruppo americano 808 Mafia, formato da dodici diversi produttori diretti da Southside, il beatmaker preferito di Low Kidd in assoluto. Tuttavia, nonostante nell’ultimo anno il producer milanese sia stato uno dei musicisti più apprezzati proprio per le sue strumentali aggressive e i suoi bassi esplosivi, soprattutto dopo la sua fortunata collaborazione con Lazza, nel corso della sua carriera, ha sempre dimostrato la sua duttilità.

Infatti, mentre brani come Mob e Tommy Jeans di Lazza, Last Man Standing di Nitro e I.B.F.M. (unico singolo online in cui rappa lo stesso Low Kidd) sono la perfetta dimostrazione dell’esplosività e dell’aggressività dei suoni del beatmaker, canzoni come Silenzio o Plesantville, invece, anch’esse sue produzioni, risultano malinconiche e rilassanti. L’unico tratto sempre riconoscibile del coautore di Zzala è il numero altissimo di frequenze basse e la loro costante amplificazione, che sia un pezzo di Salmo, di Lazza o di Nitro.

Il produttore-rapper, infatti, nella sua carriera ha avuto la fortuna di collaborare con numerosi artisti, tutti diversi l’uno dall’altro. Oltre ad avere curato, insieme a Dj Slait, la produzione dell’ultimo progetto di Lazza, si è occupato quasi interamente diNo Comment di Nitro, uscito a gennaio del 2018, ha composto le basi di sette canzoni di Hellvisback di Salmo (fra cui le hit L’Alba, 1984e Bentley vs Cadillac), ha lavorato con rapper giovani come Sfera Ebbasta, Axos, Dani Faiv, Lanz Khan e Zuno e con veterani della scena come Madman, Jack The Smoker, En?gma, Ensi e Rasty Kilo.

Inoltre, nell’ultimo periodo, Low Kidd, seguito nella sua iniziativa dal collega Big Fish, ha diviso la scena e ha fatto ampiamente discutere con la scelta di produrre un beata Young Signorino (la strumentale di Dolce Droga), un emergente tecnicamente scarso e assolutamente povero di contenuti, diventato famoso più come fenomeno del web che come rapper. Probabilmente, in realtà, la decisione di Low Kidd è stata presa al fine di ottenere visibilità subito prima del rilascio di 3 Indigo, in modo da garantirgli una diffusione più ampia.

Low Kidd al microfono: una novità:

L’annuncio del disco, avvenuto tramite un post su Instagram dello stesso artista, subito ripostato da Lazza, Dj Slait e dalla pagina ufficiale del loro collettivo, ha sorpreso e incuriosito i fan: specialmente quando hanno appreso che il disco sarebbe stato, come detto, prodotto, mixato e, soprattutto, rappato da Low Kidd.

Nella storia del rap italiano, infatti, i dischi dei produttori sono sempre stati una raccolta di canzoni rappate da diversi artisti sulle strumentali del beatmaker o deejay in questione: basti pensare a vere e proprie pietre miliari dell’hip-hop, come Novecinquantadi Fritz da Cat, pubblicato nel 1999, o a Cd più recenti, ma altrettanto validi, come Zero Kills di Night Skinny o Thori & Rocce di Don Joe e Shablo. 3 Indigo, dunque, oltre ad essere il primo album di Low Kidd, sarà anche un importante esperimento, per il rap italiano.

Fino ad oggi, infatti, l’unico brano edito in cui Low Kidd abbia mai rappato è I.B.F.M. (acronimo di “i bambini fanno Mob”), featuring con Lazza in cui il beatmaker canta la prima strofa. Uscito nell’agosto 2017, I.B.F.M. porta all’eccesso le sonorità di Lazza e del 333 Mob: flow super aggressivi; ritornello in cui l’autore di Zzala ripete otto volte la frase “I bambini fanno Mob”, via via aumentando il tono di voce; testo estremamente violento e la presenza costante di sporche (ehi, yah, uh, skrt) al termine dei versi.

In realtà, come lo stesso Low Kidd ha ricordato nel post di Instagram, due anni fa aveva realizzato due freestyle, pubblicati sul suo canale YouTube e poi da lui rimossi: CSH (Freestyle) – 凶手e No Love (Freestyle).

I freestyle del beatmaker, così come I.B.F.M., sono piuttosto espliciti nel linguaggio e piuttosto aggressivi a livello sonoro. Di breve durata e ben rappati, dimostrano un’ottima qualità tecnica del producer e una buona abilità di scrittura, che oggi, dopo due anni, sarà senz’altro migliorata. I testi dei freestyle in questione sono dei flussi di coscenza in cui Low Kidd anticipava quelle che sarebbero state alcune tendenze della scena rap del 2017 e del 2018: nel caso di No Love, il disprezzo per le donne facili che cercano l’artista per la sua fama, nel caso di CSH la volontà di fare successo e soldi.

Come potrebbe essere il disco?

Conoscendo solo tre canzoni dell’artista, immaginare gli argomenti e i temi del disco è complicato, ma sicuramente ci sarà spazio per i flow aggressivi di I.B.F.M. (non è esclusa la presenza del brano stesso nel disco) e per il linguaggio esplicito dei freestyle.

Dal modo in cui Low Kidd ha gestito Instagram e da come ha parlato nelle interviste fino ad oggi, ha dato l’idea di essere un personaggio interessante e con molte cose da dire. Potenzialmente, quindi, ha tutte le carte in regola per sfornare un album ricco, da un lato, di tracce profonde e introspettive, e, dall’altro, di esercizi di stile pieni di tecnicismi e punchlines.

La copertina del disco, realizzata da Moab Villain, autore, fra le tante, delle cover di Culture, Culture II e Supastars dei Migos, di V di Ensi e del singolo Perdonami di Salmo, è stata svelata subito, a differenza della tracklist del Cd. Low Kidd, in un’Istagram story, ha però confermato la presenza di featuring all’interno di 3 Indigo e la notizia ha fatto sì che il pubblico iniziasse a interrogarsi sulla loro identità.

I primi nomi che vengono in mente, anche pensando ai rapper che hanno messo mi piace al post di Low Kidd, sono Lazza, Nitro e Salmo, seguiti immediatamente da Jack The Smoker, Dani Faiv e Axos. Questi sei featuring sarebbero ospiti di prima qualità per l’album del producer milanese, ma non è da escludere, all’interno del disco, la presenza di artisti come Madman, Young Signorino o addirittura Sfera Ebbasta.

In un’altra storia di Instagram, l’autore delle strumentali di No Comment ha specificato che 3 Indigo 凶手non è soltanto il titolo del disco, ma il suo nome. Effetivamente, all’inizio della sua carriera da produttore, Low Kidd postponeva al suo attuale nome la parola inglese “indigo” e quella cinese “凶手”, che significano rispettivamente “indaco” e “assassino”. Il numero 3 nel titolo del Cd, invece, è un numero ricorrentissimo nella discografia del beatmaker, a partire dal suo colletivo, il 333 Mob. La spiegazione della scelta di tale numero la fornisce lo stesso Lazza nel suo ultimo brano edito, Diablo, affermando:

Tre fra il numero perfetto, ehy, pensa ce l’abbiamo triplo

In ogni caso, a breve sarà annunciata la tracklist e la data di uscita del disco, ma, fino ad adesso, questo è tutto ciò che si possa sapere o ipotizzare su 3 Indigo, il primo album di Low Kidd.

S.M.

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