Avicii – Storia di un predestinato all’ultimo livello dell’Inferno

Eri bellissimo. Eri un talento acerbo. Eri uno su un miliardo. Non riesco a smettere di pensare che se fossi stato con te avrei potuto salvarti in qualche modo. Proteggerti. Dagli haters, dalle minacce, dalle cattive relazioni, dall’oscurità e dalla malattia. Qualsiasi cosa fosse successa, mi sarei preso una pallottola per te. Non capisco. Per nulla. Vuoto.

È questo il saluto su Instagram di Ash Pournouri al disc jockey svedese Avicii, Tim Bergling all’anagrafe. Che Tim fosse un ragazzo fragile, l’uomo più importante della sua vita, il suo manager, doveva saperlo bene. Una collaborazione, quella tra i due, durata otto anni coincidenti con nascita, consacrazione e declino della star, capace, in un così breve arco di tempo e con soli due album pubblicati di incidere nel panorama mondiale nella storia dell’ EDM.

Ripercorrere la carriera dell’artista in poche righe è un impresa tutt’altro che semplice. Il suo stile unico, che vedeva ora prevalenti tonalità dance (ex. Levels, Silhouettes, You make me…) ora tonalità folck rock (ex. The Nights, The Days. Hey Brother…)  che sposava ora ritmi incalzanti, dinamici, ora armonie più delicate, calme e romantiche (soprattutto l’ultimo Avicii che con la melodia di You Be Love si porta ad anni luce di distanza dall’energia di The Nights) rende impossibile individuare una top chart di canzoni che lo possano sinteticamente commemorare e spiegare. Il dato di fatto è che il Tim prima di Levels è un ragazzo come tanti, con la passione per la musica elettronica che permea la sua vita come un qualsiasi hobby. Con lo pseudonimo di Tim Berg pubblica nel lontano 2010 Seek Romance.

Poi un anno dopo la svolta: chissà, forse quello pseudonimo di Tim Berg così normale, rassicurante, altro non era che una maschera opprimente, illusoria di una finta tranquillità sporadicamente appartenuta all’artista. Sotto il nome di Avicii, che in sanscrito indica l’ultimo livello dell’inferno buddista, pubblica quel tormentone di Levels. Un brano stilisticamente semplice, quasi ripetitivo ma che nella testa di Avicii forse voleva dirci qualcosa.

Premessa: quando si parla di Avicii non è possibile prescindere dalla visione dei videoclip che accompagnano i suoi brani. Ancora una volta, infatti, il disc jockey svedese prende le distanze da ciò che è moda. il corpo femminile, da sempre anima e motore di qualsiasi videoclip, in Avicii è del tutto assente. E frammenti di storie, idee, visioni prendono il sopravvento.

Le poche note di Levels ripetute e intrecciate avrebbero potuto essere descritte tranquillamente da un culo in movimento, da ragazze ubriache ballare in una discoteca o qualsiasi altra cosa del genere. E invece il protagonista di Levels è un impiegato,  incredibilmente lontano dallo stereotipo del Don Giovanni e palesemente frustrato e alienato dal suo lavoro. La reazione a questa routine è il ballo impazzito e contagioso, e quella frase, ripetuta con voce onirica:

“Oh, sometimes
I get a good feeling, yeah
Get a feeling that I never, never, never, never had before, no no
I get a good feeling, yeah”

Per quanto Levels rappresenti solo l’inizio i fan del clubbing e della dance sono in visibilio.  È una sonorità nuova, lontanissima da quanto si balla abitualmente in discoteca. Sono anni in cui la Big Room House per intenderci quel genere di house aggressiva caratterizzata da drop esplosivi in grado di farti saltare fino al soffitto va fortissimo: sono gli anni di Tsunami di DVVBS, One e Greyhound degli Swedish House Mafia, Epic di Quintino, Toulouse di Nicky Romero.

Solo un anno dopo Avicii compone Silhouettes. Ritmo coinvolgente, voce di quelle che ti entrano in testa… Silhouettes è una vera e propria bomba che dimostra la capacità dell’artista, in grado di andare molto oltre la semplicità stilistica di Levels. Ma c’è di più, Silhouettes è la prova schiacciante che Avicii rappresenti una novità nel mondo dell’EDM per i contenuti che veicola:

“We’ve come along way since that day,

And we will never look back at the faded silhouettes”

Silhouettes è la riflessione di un individuo che da uomo decide di diventare donna, nel contesto di una società che, pur gradualmente, sta uscendo da un oscurantismo culturale. Almeno per quanto riguarda la Svezia di Avicii.

Nel 2013, a 23 anni, Tim sforna la sua canzone più famosa, l’hit da un miliardo di views intitolata Wake me up. Difficile spiegare come sia stato possibile un simile successo. Ma d’altronde in un mondo dove Despacito è il video con più visualizzazioni tutto è possibile. La voce calda di Aloe Blacc e la presenza di un testo semplice ma non del tutto privo di contenuto consentono ad Avicii di uscire dalla nicchia dei fan dell’EDM e di diffondersi in altri contesti quali quelli pop. Non è un caso che la band inglese Coldplay, per la scrittura del brano A sky full of stars, traccia molto vicina alla musica elettronica, si sia affidata alla mano del dj.

E l’album di debutto di Avicii, Truedi cui fa parte la stessa Wake me up è un vero e proprio capolavoro. You make me, Hey Brother, Addicted to you confermano la maturità dell’artista.

Quasi alle soglie del 2015 esce The nights.

When I was 16 my father said “you can do anything you want with your life. You just have to be willing to work hard to get it.” That’s when I decided, when I die, I want to be remembered for the life I lived, not the money I made

Non poteva aprirsi in modo migliore l’inno alla vita contenuto in The nights,  spettro forse di una consapevolezza della propria fragilità. Il brano risente palesemente di influssi folk rock, risultando caratterizzato da un ritmo veloce e da un procedere per immagini. Il cambio di rotta rispetto a Levels è netto: il testo, da “condimento” del brano, diventa elemento essenziale.

È difficile scegliere quale sia la più bella canzone di Avicii. In un caleidoscopio di così tanta buona musica è giocoforza rientrare nella soggettività più totale. Da amante dell’EDM ma al tempo stesso di atmosfere oniriche e testi magici posso tuttavia spezzare una lancia in favore di Waiting for love. Ripercorriamo le parole di uno dei refrain più belli della storia della dance cantato dalla bellissima voce di Simon Aldred, ex leader e perfetto sconosciuto di una rock band inglese.

Monday left me broken
Tuesday I was through with hoping
Wednesday my empty arms were open
Thursday waiting for love, waiting for love
Thank the stars it’s Friday
I’m burning like a fire gone wild on Saturday
Guess I won’t be coming to church on Sunday
I’ll be waiting for love, waiting for love
To come around

Un’autentica poesia che, forse complice la mano di Garrix, cooscrittore del brano, sfocia in un drop esplosivo ma mai eccessivo.

Pure Grinding e For A Better Day sono forse, tematicamente parlando e soprattutto il secondo, due tra i brani più interessanti dell’artista. Invito, per chi non li conoscesse, ad un intenso ascolto e ad una visione del video, necessario per capire cosa volesse dirci l’artista.

Pure Grinding è probabilmente il brano più lontano dalla dance mai realizzato da Avicii, e al tempo stesso non troppo distante da sonorità trap. For a Better day è una perla che, personalmente parlando, metto nella mia top 5 di Avicii, complice un insolito drop capace di fondere perfettamente il suono dei bassi con quello della chitarra. Il video, poi, è un unicum osando portare nella dance la tematica della pedofilia e dello sfruttamento con un cinismo e una crudeltà mai vista.

Pagatissimo, apprezzatissimo dalla critica, amatissimo dai fan, Avicii, come ormai ci ha abituato il destino, si ritira dal mondo dei club e dei live. In una lettera indirizzata ai fan scrive:

«Quello del 2016 sarà il mio ultimo tour. Grazie a tutti, ma mi fermo. La mia vita da artista annulla la mia vita reale»

E così è stato. La vita sotto i riflettori non si è mai sposata con una personalità complessa e introspettiva come quella di Tim. Prima del suicidio di cui ormai si è certi, avvenuto il 20 aprile 2018, qualche mese prima Avicii ci aveva lasciato un ultimo EP (extended play per chi non lo sapesse, ciò che atecnicamente potrebbe essere definito un piccolo album)  Le prime 6 canzoni di quello che poi avrebbe dovuto essere il nuovo album sono: What Would I Change It To, Friend Of Mine, Lonely Toghether, Without YouYou Be Love e So much better. 

AVICII11.jpg

Si tratta di pochi brani, come accennato sopra diversi dal resto della produzione di Avicii, ma ugualmente di rara bellezza. Resta il rammarico di non essere stati in grado di interpretare, come emerge dalla dichiarazione dell’ex manager Ash che apre l’articolo, il dissidio interiore dell’artista. Di aver ballato, cantato ma di non aver ascoltato e capito quanto per Tim, colpito da una solitudine esistenziale, fosse necessario trovare qualcuno.

Qualcuno.

 

 

 

A.P.

 

 

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