20 – Capo Plaza è davvero un giovane fuoriclasse?

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Chi è Capo Plaza?

Luca D’Orso, in arte Capo Plaza, è un rapper salernitano classe ’98, che nel 2017, a soli diciannove anni, si è imposto nella scena musicale italiana raggiungendo traguardi senza precedenti, come i trentasette milioni di visualizzazioni totalizzate con la trilogia dei freestyle chiamati Allenamento #1, #2 e #3 e i ventisette con Giovane Fuoriclasse, una delle canzoni più simboliche della cosiddetta “rivoluzione Trap”.

Infatti, se da un lato gli ormai noti Ghali e Sfera Ebbasta sono stati, insieme a molti altri artisti fra cui i genovesi Tedua e Izi, i primi artsisti a parlare esplicitamente di Trap (ovvero un tipo di rap basato su autotune e bassi 808), distaccandosi dai canonici rapper italiani, Capo Plaza, insieme a Drefgold e alla Sugo Gang, appartiene alla generazione immediatamente successiva alla loro.

Rapper come l’autore di Allenamento #1 o come Drefgold devono il loro successo in gran parte all’operato dei loro predecessori, sia perché nelle loro canzoni, per quanto riguarda musica a testi, c’è una fortissima influenza da parte dei progetti di Sfera Ebbasta o Ghali, ma anche perché i suddetti rapper li hanno sponsorizzati, offrendo loro un contratto per la propria casa discografica.

Se infatti Capo Plaza nel dicembre 2016 è entrato a far parte del roaster di Sto Records, etichetta discografica di Ghali, recentemente Sfera Ebbasta e Charlie Charles hanno ufficializzato la firma di Drefgold per Bilion Headz Music Group, label da loro fondata.

Al contrario di quest’ultimo, però, il rapper salernitano ha sempre mantenuto un certo distacco dal suo “superiore”: basti pensare che Capo Plaza e Ghali, prima dell’uscita di 20, non avevano mai realizzato un brano insieme e sarebbe, dunque, certamente sbagliato attribuire l’enorme successo che egli ha ottenuto solamente alla sponsorizzazione di Sto Records.

Per i suoi ottimi risultati, infatti, Capo Plaza deve ringraziare principalmente se stesso e i suoi due produttori di fiducia, Ava e Mojobeatz, poiché lavorando insieme hanno sempre dato vita a canzoni originali e ben riuscite, talmente apprezzate da portarlo a collaborare con due dei rapper più famosi del paese: Emis Killa, in Serio, e Noyz Narcos, nel ritornello di Casa Mia.

Lo stile del rapper salernitano, nonostante presenti molte caratteristiche tipiche della nuova scena, fra cui un uso massiccio di autotune e il frequentissimo rimando al quartiere in cui è cresciuto, allo stesso tempo è inconfondibile per due ragioni: la voce e la scrittura schietta e aggressiva.

Capo Plaza si distingue appunto dalla maggior parte dei rapper italiani per il suo timbro vocale, scuro e basso, e per il suo accento, non così marcato come in altri rapper campani come Clementino, Luche o Enzo Dong, ma altrettanto riconoscibile e distante da quello dei rapper milanesi con cui spesso si è trovato a collaborare.

I suoi testi, invece, sono caratterizzati da un linguaggio semplice e ridotto all’osso, quasi essenziale, particolarmente azzeccato quando parla di quartiere e di spaccio. Capo Plaza è il rapper che in Allenamento #2 canta: “A scuola giocavo a basket ma a fumare avevo il master” con la semplicità di chi racconta di essersi bevuto un caffè.

20, il primo disco:

L’album di esordio di Capo Plaza si intitola 20, nome che deriva dalla sua età al momento della pubblicazione, venerdì 20 aprile, appunto, ventesimo compleanno del rapper. Il Cd è composto da quattordici tracce per una durata complessiva di quarantasei minuti, di gran lunga superiore a quella degli altri album della scena “trap” (Album di Ghali dura 38 minuti e Rockstar di Sfera Ebbasta 34).

Nonostante la copertina del disco porti la scritta “produced by Ava”, i produttori presenti al suo interno sono ben quattro. Ava ha infatti collaborato con il fedele Mojobeatz per la realizzazione delle prime due strumentali del Cd, 20 e Giù da Me e con Charlie Charles e Daves The Kid per quella di Tesla.

I featuring presenti all’interno di 20, invece, sono tre: quello di Ghali nell’ottavo pezzo, Ne è valsa la pena, e quelli di Sfera Ebbasta e Drefgold nel terzo, Tesla. I due brani, che insieme a Giovane Fuoriclasse sono le hit del disco, hanno debuttato rispettivamente al quinto e al primo posto della classifica dei dischi più venduti, mentre l’album ha fatto il suo esordio in classifica in seconda posizione, preceduto solo da Davide di Gemitaiz.

Capo Plaza è stato senza dubbio fortunato a poter disporre, nel suo disco, delle prestazioni dei rapper di punta, Ghali e Sfera, e di Drefgold, uno degli emergenti più in vista della scena. Le loro strofe (nel caso di Sfera Ebbasta il suo ritornello) hanno decisamente convinto, mostrando Ghali in grande rispolvero e Drefgold più consapevole del suo stile.

Ascoltate le canzoni con i suddetti artisti, non sarebbe stata di troppo una terza traccia in featuring, magari con uno fra Peppe Socks o (meglio) Emis Killa, vista la durata complessiva del Cd.

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Il rapper Capo Plaza, in primo piano, e il beatmaker Ava.

Il lavoro svolto da Ava è, anch’esso, complessivamente positivo: il producer salernitano ha realizzato delle strumentali variegate ma allo stesso tempo coerenti l’una con l’altra. Le basi migliori di 20, in particolare, sono quelle più incalzanti, come quelle di Taxi, Nike BoyNe è valsa la pena (strutturate sulla melodia di uno xilofono), che spiccano senz’altro su quelle lente come Forte e chiaro o J$ JP.

Forse, però, la traccia più riuscita per quanto riguarda la produzione è l’undicesima, Uno squillo, in cui il riff di pianoforte, dall’atmosfera malinconica e triste, è accompagnato da una batteria dosata e gestita con sapienza.

L’ottimo lavoro di Ava, però, si distingue certamente per la qualità, ma non per l’originalità: le sue strumentali, infatti, hanno dei suoni decisamente simili alle tendenze del momento, spesso ricordando altre canzoni, americane e italiane. La base di Tesla, per esempio, è per suoni e melodia del piano molto simile a quella di RAF della A$AP Mob, così come la title track 20 assomiglia a Medusa di Vale Lambo.

Prima dell’uscita dell’album, la critica aveva sollevato qualche polemica anche sul singolo di presentazione del Cd, Non cambierò mai, concentrandosi però sul flow dell’artista piuttosto che sulla produzione e sostenendo che Capo Plaza si fosse ispirato ad un brano dell’album Rodeo di Travis Scott, Oh My Dis Side.

Musicalmente, ma anche contenutisticamente, quindi, il principale difetto di 20 è che non riesce a proporre una novità, omologandosi al resto della scena rap, e quando riesce a proporla è grazie ai featuring degli altri rapper. Infatti, anche i testi dei brani sembrano per lo più un miscuglio di luoghi comuni della musica Trap, essendo i temi principali: vita di quartiere, fra spaccio e criminalità; autocelebrazione; ambizione per il successo e per i soldi; voglia di riscatto; disprezzo per le donne che cercano l’artista solo per la sua fama e ostentazione di macchine di lusso e vesiti di marca.

Appunto, tematiche come la vita di quartiere e la voglia di successo sono le stesse su cui Sfera Ebbasta basò i testi del suo primo vero disco, XDVR, nel 2014, mentre altre, come il racconto della vita da star o l’ostentazione della ricchezza, tramite macchine e vestiti firmati, sono i temi principali dell’ultimo disco dello stesso rapper, Rockstar.

In diversi pezzi, 20 propone un immaginario molto simile a quello di Rockstar, a base di soldi, prostitute, droghe leggere e vita sregolata, che culmina con la canzone Taxi, il cui testo sembra una rielaborazione del tema di Uber. Il concept delle due tracce è esattamente lo stesso: il rapper è ormai così ricco che può permettersi il taxi/l’uber per muoversi da un posto all’altro.

Al di là dei paragoni con Rockstar, però, il Cd di Capo Plaza alterna tracce molto ben riuscite, in cui il rapper riesce a mostrare flow moderni, freschi e adatti alle loro strumentali, come Nike Boy, Ne è valsa la pena o Uno squillo, ad altre riuscite decisamente peggio, in cui il ritmo è troppo lento, come J$ JP e Vabbene, oppure in cui l’autotune è troppo evidente e a tratti fastidioso, come Forte e chiaro e Come me.

20, dunque, è un disco incostante, le cui canzoni sono molto memorabili o molto dimenticabili, ma dimostra comunque un’innegabile abilità al microfono del cantante salernitano, che si dimostra un discreto rapper e uno scrittore con evidenti limiti.

L’età anagrafica di Capo Plaza in un certo senso giustifica il flop del Cd: il rapper ha infatti pubblicato il suo primo lavoro ufficiale in anticipo rispetto alle carriere dei colleghi (Ghali ha debuttato sul mercato discografico con Album a ventiquattro anni, Capo Plaza lo ha fatto con quasi cinque anni di anticipo) e avrà nei prossimi anni la possibilità di migliorarsi e soprattutto di fare esprienza.

In conclusione, nonostante alcune canzoni del disco, come Nike Boy, Tesla, Non cambierò mai e Ne è valsa la pena siano molto orecchiabili e faranno la fortuna delle discoteche, 20 è un lavoro acerbo e non paragonabile alle altre uscite di questo 2018 e Capo Plaza, “Giovane Fuoriclasse” del rap italiano, è rimanda.

 

 

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